Tutti i segmenti (delle montagne vicentine) sotto l'ora

di Francesco Rigodanza

RACCONTO DELIRANTE N.24

 

Avete mai sentito di un Trail Autogestito a tappe, tutte nello stesso giorno, e con salite fatte a massima velocità contro il tempo. No? Be' ci sarà un motivo.

Però noi ce lo siamo inventato lo stesso!

Che qua nelle Piccole Dolomiti il trail running e la corsa in montagna siano particolarmente sentiti non è una novità. Ormai i sentieri sono pieni di persone a qualsiasi ora del giorno (e anche della notte) rendendo le tracce visibili anche a quei tizi brutti che abitano in pianura.

In mezzo alle varie cime ci sono 4 sentieri che per storia e percorso hanno un fascino particolare. L’ascesa a Cima Cornetto, la salita della Val Canale, Le 52 gallerie e la Maistrack. Ogni segmento ha quasi 1000 m+ e tratti tecnici o “insoliti”. Riuscire a farne uno sotto l’ora è notevole. Farli tutti in meno di 60’ è fuori dal comune (e si entra di diritto nella hall of fame). Correrle tutte in un’ora lo stesso giorno è decisamente da folli. Precisamente un’idea da Summano Cobras.

Si può fare. Basta organizzarsi bene. Bisogna trovare temperature miti che ti permettano di fermarti a riposare e giornate lunghe per diluire il più possibile la fatica.

Così alle 8 di un lunedì 2 gennaio, con -5° alla partenza e un’organizzazione decisamente alla cazzo ci troviamo 8 temerari pronti a sfidare la prima salita di giornata. Siamo io, papà Lorenzo, gli altri compagni Cobras Alessio, Matteo e Tommaso, Marco e Alberto, organizzatori della Skylakes di Laghi(VI) e Fabrizio, vecchia roccia trentina. L’armata brancaleone ci fa un baffo!

Cima Cornetto - 5,9 km 950 m+

Tra le 4 salite di giornata il Cornetto è sicuramente la più dura e meno conosciuta. Si parte dal Rifugio Balasso con tanti saliscendi alternati a strappetti, si arriva all’Ossario e si prosegue lungo la strada asfaltata. Dopo circa 25’ si prende il sentiero vero e proprio per la cima: ripido, costante e pietroso. Solo alcuni osano correre. Gli ultimi 70 m+ si abbandona la concezione di sentiero e si va su prima con l’aiuto di una catena fissa e poi per tanti passaggi in cui bisogna mettere giù le mani per tirarsi su. L’arrivo è in croce. Non c’è un record vero. Io un giorno ci ho messo 49’ ma attendiamo che si cimentino anche quelli forti!

Alla partenza recitiamo tutti insieme il mantra del trailer bugiardo:"Caro amico/compagno sono fuori forma, stanco e infortunato. Oggi partirò con calma e tranquillo perché mi interessa solo arrivare!" Poi ci diamo il via. E partiamo come dei forsennati. Come sempre.

Già alla prima curva Matteo va giù tradito dalla scelta delle gomme slick. Nessuno lo aspetta. Si va su di acido lattico e cattiveria. La prendo veloce, fin troppo veloce per essere mattina presto. Però voglio finire questa parte corribile il prima possibile e gestire lo pseudo vantaggio sull’ora. Alessio che è con me ha fatto lo stesso pensiero, inoltre mi confessa che ieri sera ha mangiato verdure e che sta già un po’ male (tsk, pivellino, mai mangiare verdure 24 h prima di una corsa!) ma io mi sento impacciato dalla strana scelta dei pantaloni lunghi (per compensare mi metto a petto nudo), ma non vado su molto meglio. Per fortuna iniziamo la seconda metà con un po’ di vantaggio sull’ora. Alessio molla un po’ mentre tornano sotto Fabrizio, Tommaso e Alberto. Arriviamo su alla spicciolata in 56’-57’. Giusti, giusti. Alessio rischia un po’ ma arriva in 59:24 e salva la giornata. Meno fortunati papà e Marco. 1:00:23 alla prima salita fa male al morale. Matteo invece ha capito fin dalla prima curva che non è giornata è che meglio tornare su queste rocce con meno prosecco in corpo.

Dopo aver capito che ogni sosta più lunga di 2 minuti ci fa rischiare l’ipotermia (ma ormai se non ti fai un selfie in cima non ti sei allenato veramente!) riscendiamo a valle. Con calma e tante chiacchere, tutte quelle che non potevamo fare in salita. Però 1000 m- non sono una passeggiata e le gambe lasciano intendere che sarebbero più felici in un centro massaggi thailandese!

Fate meno i fighi che mancano 39 km fig1

- Fate meno i fighi che mancano 39 km -

 

Val Canale - 4,9 km 750 m+

Salita storica per la storia podistica vicentina. Da Pian delle Fugazze 1120 m ai 1920 m del Rifugio Papa. Corribile la prima metà, tosta e tecnica la seconda con pendenze che diventano improvvisamente da vertical. Percorsa da tantissimi trailer locali per fare l’anello che scende poi per la Val di Fieno. Il record è un incredibile 36' e 40" di Antonio Pasqualotto.

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- Sempre brutti posti -

 

Piccola sosta al caldo della macchina, cambio veloce, ristoro, ritrovo della motivazione e siamo pronti. Ci saluta Tommaso che, soddisfatto della prima salita, è ostinato a voler andare a lavorare (ah il produttivo Nord-Est!). Questa salita è la più facile tra le quattro, il passaggio sotto l’ora non è proibitivo, ma manca ancora molto a fine giornata. Io, Alessio e Fabrizio la facciamo insieme a passo leggero accelerando solo nell’ultima parte causa folate di vento gelido. Chiudiamo in 53’. Alberto arriverà pochi secondi dopo attardato alla partenza da una pausa cacca. Al seguito Lorenzo e Marco, stavolta anche loro tranquillamente "underdeauar". Nonostante l’esperienza precedente ci ghiacciamo per benino prima della discesa a Bocchetta Campiglia. Lunga e tutta in ombra. Esattamente mi dite perché abbiamo scelto il 2 gennaio?

In fondo a questa discesa non troveremo le nostre macchine ma contiamo su un ristoro abusivo. Mio fratello Luca, con la minaccia di diseredamento, è venuto su con acqua e cambio asciutto. Inoltre Michele ci accoglie con un inaspettato baule che farebbe felice frotte di corridori affamati. Birre, crostate, caffè, biscotti, coca-cola. Carichi e sfamati ma siamo solo a metà.

 

Strada delle 52 gallerie - 6,5 km 800 m+

52 gallerie scavate nella roccia in poco meno di nove mesi. 100 anni fa, durante la prima guerra mondiale. Non è un sentiero, è un museo a cielo aperto. Non è solo un bel percorso, è anche un bel racconto. Sicuramente è il più frequentato dai turisti e percorrerlo ad agosto comporta il rischio di fare sei chilometri in coda. Il record di questo percorso? Be' di qua ci passa la Transdhavet e sarebbe curioso sapere 3 anni fa quanto ci hanno messo Kilian e Hernando!!! O forse è bene non saperlo e rimanere dei poveri illusi.

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- Inizia ad esserci incertezza nell'aria -

 

Di nuovo le cose non si fanno veloci. E già gli ultimi metri di discesa ci siamo accorti di come le gambe siano un po’ “pesantine”. Ma su di me le gallerie hanno un potere particolare quindi come supero il cancelletto mi si chiude la vena, non penso più a niente e tiro dritto facendo l’asociale. Faccio poco caso agli incontri lungo il percorso, come i tedeschi convinti che in cima ci fosse un ristorante aperto, o gli escursionisti che, scoperto il nostro programma, hanno detto “vi drogate?”, o chi era sul bordo del precipizio a farsi foto artistiche!?!?, spingo e basta, aiutato anche dalla scoperta dei bastoncini che non abbandonerò mai più. 50’. Da favola. Alessio, Fabrizio e Alberto arrivano poco dopo in 55-57’ anticipando di poco Michele che dopo averci ristorato si prende anche il lusso di chiudere in 59! Marco e papà non demordono e sforano il muro di pochi minuti (e seguendo la traccia GPS sembrano siano scesi e risaliti da altre vallate!!!). Irriducibili.

Siamo a ¾ e ancora in quattro a concorrere per la gloria finale. Impossibile non essere pervasi da un po’ di gioia e agitazione.

Ora ci attende una pausa più lunga e un trasferimento veloce a Santorso per la prova finale. Prima del cibo. Ordiniamo qualsiasi cosa salata rimasta: bibanesi, speck, formaggio e doppio giro di Radler. Tutta energia.

Questa Radler non vi sembra buonissima? E questo speck? E questi Bibanesi? Ah forse sono i 35 km, a questo punto è tutto buono e basta. Anche delle pasta in offerta dal LIDL cucinata da un inglese con la carbonara preparata da un tedesco potrebbe fare la sua porca figura per come siamo messi. Non sono solo le salite ad averci sfiancato. Anche le discese per quanto lente sono lunghe. E poi fa freddo e siamo in giro da nove ore. Dateci solo questi 1000 m+ finali e tanta gloria.

 

Maistrack - 3,3 km 1.000 m+

Leggende locali dicono che una volta in croce c’era Pino Maistrack, detto l'onto”, 190 chili per 1,50 m di concentrato alcolico, che beveva grappa dei girolimini. Alla quinta bottiglia gli girò un attimo la testa, scivolò e rotolò fino a valle creando la lunga linea verticale da cui prende il nome. (Ok, me la sono inventata adesso). Su questi 1000 m+ si allenano tutto l’anno atleti da ogni dove visto che rappresenta il vertical più vicino per molti poveri “pianuristi”. Inoltre qua a fine agosto c’è una gara vera e propria, la Maistrack. Il miglior tempo? 39'59". Chi? Un certo Marco De Gasperi!

Ci siamo. Stanchi ma carichi. Qualsiasi cosa venga fuori da qui tra un'ora e quel che fatto è fatto. Poi solo birre. Alla partenza con noi si è unito Filippo con la promessa che la prossima volta le prova tutte.

Si incomincia agili e leggeri, le pendenze non sono subito così bastarde ed essendo buio è bene non perdersi. Poi inizia il pratone. 60%. Ragazzi è stato bello, ci vediamo su. Torno in modalità galleria, qua però non si corre, si cammina urtando il più possibile con i paletti. Basta arrivare su in 59'59". Dai Francesco. Non ho riferimenti, è tutto buio e non sono vestito da Biancaneve. Che casino. Eppure, nella pace dei sensi dovuta al pensiero nullo, mi sembra di andare anche veloce. Tempo finale, 47’. Ho tagliato? Niente trionfalismi, mi cambio veloce e vado giù ad accogliere e spronare gli altri “sottoloristi”. Il primo è Alessio, ha finalmente digerito la rapa di ieri ed è in trance-agonistica, chiude in 53’. Gran tempo. Poi Fabrizio in 56’. Una macchina. Manca il quarto: Alberto.

Scendo, vedo due luci frontali. Marco e Alberto sono insieme. Sono lì lì con il tempo ma dovrebbero farcela. Gli urlo di tutto ma Alberto è in difficoltà. Avete idea di come deve essere fare un vertical dopo 40 km, andare in crisi e doversi giocare tutto sul filo dei secondi? Ecco. Avete capito. Ondeggia, va avanti e poi si ferma. Altre urla, oltre alle mie anche quelle di chi è già in cima, perché ormai è lì, a vista. Altro scatto, altra piccola sosta (verrebbe da sfilargli l’orologio e lanciarlo semplicemente in su, perdi 400 euro di GPS ma adesso il denaro ha un peso relativo!). I secondi passano, ultimo sforzo.

Breve storia triste: 1 ora 0 minuti 20 secondi.

Dopo la foto finale fatta con calma, gioco di luci e posa plastica (che tanto abbiamo finito e possiamo prenderci il colera!) scendiamo giù. È fatta. Se arriviamo vivi giù è fatta. Adesso birre, panini, birre e racconti. La tavolata sembra allegra, ma anche molto rincoglionita!

Chissà chi è arrivato in fondo a questo racconto! Un po’ lungo, lo so, ma è stata una giornata intensa tra un gruppo che prima ci si conosceva e adesso siamo decisamente amici. Con tanta approssimazione, curiosità e allegria. Ieri sera quando sono tornato a casa non ho mai pensato “ho fatto 4 salite sotto l’ora!” con orgoglio, semplicemente “che bella giornata!”. Fanculo il ranking ITRA, i punti UTMB, il titolo di campione intercondominiale over 23. Servono più giornate così. Meno competizione e più semplice scoperta.

Mostriamo tutti vent'anni in più fig4

- Dimostriamo tutti vent'anni in più -

 

Tranquilli la rifacciamo. Marco ha promesso di noleggiare un camper e due massaggiatrici. È una promessa. Ma sappiate che è molto più dura di quello che già sembra. Una giornata così ti sfianca lentamente!

Intanto allenatevi sulle 4 salite. Siete abbastanza forti per entrare nel Club?

(Gli esperti dicono che se non concludi i segmenti sotto l’ora al TOR ti ritiri a 10 km dalla fine).

 

Si ringraziano:

Tommaso “mi alleno tutti i giorni a pane e ripetute” Bassa

Matteo “ma io volevo l’elicottero” Parise

Michele “il ristoratore” Brazzale

Kevin, detto Alessio Zambon per gli amici

Fabrizio “tendinite” Costanzo

Marco “bronchenolo” Zanandrea

Alberto “Dorando Petri” Ferretto

Lorenzo “il vecchietto” Rigodanza

Filippo “me sveglio tardi” Dalla Valle