LE GRANDI CORSE BIANCHE

Di Thomas Lorenzi, a cura di Andrea Vagliengo

Chi legge queste righe è un sognatore. Ogni “Spirito Trail” che si rispetti ha immaginato distese sconfinate, grandi viaggi, grandi sfide e grandi imprese, l’estremo. Se non altro, ha viaggiato con la mente e continua a farlo. Le gare e i paesaggi vengono vissuti attraverso gli occhi di chi racconta le proprie esperienze.

 

Estraniarsi.

Per un attimo intorno a noi tutto diventa vivido, reale. L’atmosfera della gara s’impossessa dei nostri sensi e la natura descritta si fa spazio nel nostro cuore.

Si percorrono quei sentieri, immaginando distese di neve sconfinate e paesaggi solenni. Il bianco, che tutto ricopre, spaventa. L’ immensità, però, al contempo dona un senso di quiete, grazie a quel candore che uniforma, smussa gli spigoli più ruvidi e rende candido anche il paesaggio più impervio.

 

Le gare mitiche

Iditarod, Yukon Arctic Ultra, The Ice Ultra, Arctic Circle Race, Rovaniemi 150, La Grande Corsa Bianca e, perché no, Via Lattea Trail. Il grande Nord affascina e stupisce. Certo, nel nostro immaginario romantico queste gare possono sembrare ricche di fascino: e lo sono! Ma non dobbiamo farci ingannare, dietro quel candore sconfinato, si nascondono vere e proprie insidie glaciali. Trovarsi ad affrontare temperature, tutto sommato modeste, di 10° sotto lo zero, con 30 ore di esposizione costante al freddo, mette il nostro corpo e la nostra resistenza a dura prova. Immaginiamo correre a 40 gradi sotto zero. La preparazione fisica, la sperimentazione del materiale e la perfetta conoscenza del nostro corpo, sono la chiave per portare a termine la nostra avventura, senza incappare in situazioni compromettenti e potenzialmente invalidanti in modo permanente.

 

Alimentazione e idratazione

È pensiero comune che, a basse temperature, il corpo richieda meno liquidi. Sicuramente la percezione della sete non è la stessa che si avverte d’estate. Al contrario, il corpo necessita comunque di un’adeguata idratazione e infatti è buona norma assumere sali, o liquidi in genere, ogni 20 minuti di tempo anche se si corre al freddo. Abituarsi a bere anche se non viene percepito lo stimolo della sete, è fondamentale.

Durante le mie prime esperienze, avevo impostato l’orologio affinché mi avvisasse ogni 15/20 minuti: l’ora di trangugiare qualcosa era arrivata. Col tempo, assumere liquidi diventa automatico. Il bioritmo scandisce il corretto minutaggio intrinseco nell’assimilazione. L’idratazione è alla base delle funzioni corporee, favorisce il corretto processo cellulare, elimina le scorie e i radicali liberi prodotti dall’ossidazione dell’attività fisica e permette una corretta termoregolazione. Ovviamente, anche l’alimentazione gioca un ruolo estremamente importante per una buona riuscita del nostro viaggio.

In media, un organismo sottoposto a bassa temperatura, consuma fino al 30% in più, rispetto a quanto avverrebbe in condizioni di comfort, per cui assumere calorie correttamente durante una corsa al freddo è ancora più importante di quanto già non sia farlo quando corriamo in montagna d’estate. Come sempre la sperimentazione e il buon senso sono alla base delle nostre prove, non esistono formule magiche come quelle di Asterix che possano migliorare la prestazione, o il pentolone nel quale cadere per ottenere una forza superiore. Capire cosa il nostro fisico tollera e cosa non invece non gli è gradito farà la differenza, specie se si tratta di una competizione, in cui dovremo trascorrere parecchie ore sulle gambe.

 

Attrezzatura

Tralasciando i materiali già ampiamente trattati nel precedente articolo, possiamo addentrarci nei meandri dell’attrezzatura più estrema, adatta a correre a temperature rigide. E’ necessario munirsi di sacco a pelo collaudato e guaina da bivacco impermeabile. Potrà capitare, specie in gare lunghe, di dover passare le notti all’addiaccio, rimirando romanticamente le stelle. Il firmamento sarà sicuramente molto suggestivo, ma non ci viene certo in aiuto quando le temperature crollano vertiginosamente. Passare una notte sulla neve deve prevedere una tecnica ampiamente collaudata, non c’è spazio per gli errori dettati dall’inesperieza. Innanzitutto una pala potrebbe rivelarsi una grande amica: creare un buco dove soggiornare può trasformare un tugurio sferzato dalle intemperie, in un hotel Ritz a 5 stelle al riparo dal vento. L’unico modo per procurarsi l’acqua dove il clima si fa duro, è sciogliere la neve tramite un fornello a benzina. Marchi come Primus e MSR, sono leader nel settore. Occorre però una certa esperienza nel maneggiarli. Non pensate assolutamente d’improvvisare in gara: il consiglio è sempre quello di provare e sperimentare tutto il materiale a casa, così da arrivare preparati al vostro appuntamento.

Dormite in montagna col sacco a pelo, scavate un buco nella neve, provate ad accendere il fornello. Con le mani congelate, anche creare una semplice scintilla vitale, risulterà estremamente complicato.

 

Tecniche di gara

Sostituirsi ai cani da slitta , trainando una Pulka per chilometri e chilometri, non è certo un’impresa facile. Ecco perché mi sono sostituito ad un mulo, tirando per mesi un copertone nelle strade del mio paese, suscitando un autentico vespaio. Battute, sguardi attoniti ed epiteti di cui non sono certo stato esente erano all’ordine del giorno.

Mettete tutto in conto.

Io avevo riadattato un vecchio imbrago d’arrampicata, una cintura alla quale  attaccare il mio strumento di tortura, che mi ha permesso di simulare il peso della slitta che ho trascinato in gara per 26 ore. Un altro aspetto, trattato qualche numero indietro fra le pagine di Spirito Trail, è l’importanza della respirazione. Il naso è il nostro più grande alleato. Non servono situazioni estreme, basta correre con 5 gradi sotto lo zero per sentire l’aria fredda filtrare in gola e nei bronchi, con chissà quali effetti nefasti sul nostro apparato respiratorio. Certo, respirare col naso non è facile, ma permette un adattamento del tutto proficuo nei mesi freddi. Anche in questo caso la parola d’ordine è sperimentare. Persino la barba gioca un ruolo fondamentale. In previsione di una gara fredda, è auspicabile farsela crescere. Sembra banale, ma quello strato di peli facciali crea una barriera perfetta contro lo sferzare del vento e del gelo. Detto questo, le signorine si dovranno attrezzare: come dice il detto, “ donna barbuta, sempre piaciuta”.

Infine, è doveroso abituarsi a correre nella neve. Sembrerà ovvio, ma avere appoggi irregolari , cedevoli, discontinui per ore ed ore crea scompensi muscolari e destabilizzazione fisica. Anche il trailer, corridore di montagna abituato a terreni irregolari, non si troverà, per valore acquisito sul campo, a proprio agio a correre sulla neve senza una giusta sperimentazione. La neve, specie se alta, ha una propria dimensione, particolare, precisa, fantastica, dura, incantevole, snervante, sublime, glaciale, magica…..ma pur sempre personale.

 

Istruzioni per l’uso

Il mondo bianco è affascinante. L’ambiente ovattato, disturbato dal nostro lento incedere che disegna sulla neve il nostro passaggio di mestizia, fatica e meraviglia, merita rispetto e preparazione. Lasciarsi affascinare dal grande nord è doveroso, da quei luoghi in cui il magnetismo si fa centrale e tutto intorno a noi assume una dimensione dilatata e glaciale.

La natura ci affascina. Ma così come riuscirà a stupirci, come bambini che guardano il mare per la prima volta, sarà spietata con chi non avrà la giusta preparazione.

Non improvvisate, sperimentate e arrivate preparati all’appuntamento con la neve. Il freddo a volte richiede il suo obolo.

Viaggiate, sognate, vivete!