ALAGNA-MONTE ROSA-ALAGNA, COME I PIONIERI DELLO SKYRUNNING

Testo di Filippo Caon

Dunque, AMA. È una sera di gennaio, il Caddy è parcheggiato nell’ultimo spiazzo sopra ad Alagna. Di tanto in tanto arriva un fuoristrada a fare due sgommate sul ghiaccio. È qualcosa sotto lo zero, e la luna illumina una montagna bianca e immensa di cui non conosco ancora il nome. Ho i piedi infilati nel sacco a pelo e sto finendo la prima puntata della seconda stagione di Pionieri. Mi trovo qui perché la mattina successiva ho programmato un’intervista con Gisella Bendotti, nel suo maso, sopra al paese.

 

Mi si accavallano ancora nei pensieri i fiumi di parole di Adriano Greco e di Michelangelo Oprandi, e i loro racconti sul Monte Bianco, e non sono sicuro di essere pronto alla gentile timidezza di Gisella.

Il giorno dopo la temperatura non è molto più alta, ma con la pallida luce della mattina l’ambiente attorno sembra piuttosto diverso da quello che avevo immaginato la sera prima, arrivando dalla pianura. Le immense cime bianche illuminate dalla luna appaiono adesso molto più modeste, sebbene superino abbondantemente i 3000 metri.

L’appuntamento è alle 9 in una frazione di Alagna, a cui si arriva da un’erta strada asfaltata che attraversa le piste da sci. Il sentiero che porta a Indren passa di qua. È un tipico abitato walser, coi masi in blockbau di legno di larice, le pertiche esterne per essiccare il fieno e i tetti in lose. Gisella è nata qui, ai piedi del Rosa, ed è qui che è anche iniziata la sua storia. Credo sia stato in quel momento che ho deciso di iscrivermi alla gara.

E così sei mesi dopo sono un’altra volta qui, nello stesso parcheggio, questa volta su un altro furgone, quello di Marco De Gasperi. È venuto qui anche lui per colpa di un’idea di Michelangelo Oprandi, che dopo avere scritto un libro sugli albori dello skyrunning, quest’anno ha proposto a Marino Giacometti di organizzare un ritrovo degli atleti di allora, per tentare un’ultima salita collettiva sulla montagna, trent’anni dopo l’ultima, il giorno prima della moderna Monte Rosa SkyMarathon.
© Filippo Caon

Ma bisogna tornare indietro di 33 anni. È il 1992, Marino Giacometti, dopo qualche tentativo, organizza il primo circuito di skyrace. Le tappe sono tre: Adamello, Rosa e Bianco. La gara al Rosa viene accorciata a Capanna Gnifetti per maltempo, ma viene poi ripetuta con successo nel 1993 e nel 1994, e un’ultima volta nel 1996, sebbene accorciata al Colle del Lys. Poi più niente fino al 2018. Quell’anno Manuel Gambarini e altri corridori di Alagna propongono a Giacometti di riprendere in mano l’evento, questa volta in un formato a coppie. Il percorso è piuttosto semplice: Alagna, Capanna Margherita, Alagna. 32 chilometri, 3500 metri di dislivello. Sapete il resto.

Per la loro reunion, a Oprandi, Giacometti ha detto di sì, e a ruota anche altri “pionieri” di allora: Adriano Greco, Adriano Salvadori, Paolo Fornoni, Omar Oprandi, Pascal Bertrès e Gisella Bendotti; e Marco De Gasperi, che all’epoca aveva 16 anni e per partecipare alla gara si era fatto firmare un tovagliolo dal padre. Dopo averli intervistati tutti o quasi, e averne raccontato le storie per mesi, ho deciso di arrivare ad Alagna un giorno prima anche io, per vederli tutti insieme, in fila indiana, sul nevaio sotto a Indren. E ora eccoli lì, che arrivano, sbacchettando, sulla montagna dei destini incrociati.

D’altronde, loro qui ci hanno gareggiato sul serio. 4h24’ il tempo di Fabio Meraldi, 5h34’ quello di Gisella Bendotti, nell’anno del Signore 1994. C’è anche da dire che il ghiacciaio lo permetteva molto più che negli ultimi anni: oggi il canalino della Gnifetti è quasi impercorribile se non con dei veri ramponi, e il ghiacciaio che porta al Colle del Lys è pieno di buchi e ponti di neve che non tengono. Sebbene la gara moderna ripercorra idealmente il loro stesso itinerario, la nuova forma del ghiacciaio costringe a mille ghirigori per evitare i crepacci, allungando i tempi di percorrenza. Inoltre, oggi si corre in coppia, legati, e coi ramponcini a catena, che trent’anni fa nemmeno sapevano cosa fossero.
© Filippo Caon

Alla fine, qualcuno di loro si è fermato a Indren, altri alla Gnifetti e almeno un paio al Colle del Lys. Tre sono arrivati in cima, e uno solo è tornato ad Alagna sulle sue gambe. Qualcuno si è fermato a dormicchiare, qualcun altro è sceso in funivia. Nessuno di loro aveva aspettative, e forse è difficile averne se hai vissuto una vita in cui fare cose del genere era normale.

 

Oggi dovrebbe esserlo molto di più, dal momento che lo sport è cresciuto e che salire e scendere un ghiacciaio di corsa è molto più accettato di un tempo. Invece sulla linea di partenza della gara del giorno dopo l’atmosfera è diversa. Per molti, più che una gara è un’esperienza, ma soprattutto sembriamo più alberi di Natale che corridori, tra casco, corda e imbrago. Per quanto sia giusto, e per quanto non fosse giusto farlo slegati come un tempo, fa un certo effetto vedere quanto le cose siano cambiate, e quanto il livello, tutto considerato, si sia mediamente abbassato, e sebbene oggi siamo molti di più a frequentare queste montagne in questo modo, sono davvero pochi a farlo con la naturalezza con cui lo facevano loro.

©PH Jeantet Stefano

La Monte Rosa SkyMarathon è una gara anacronistica. È anacronistica rispetto allo skyrunning contemporaneo, che si è spostato su terreni meno alpinistici e più corribili, ma lo è soprattutto rispetto a un mondo molto più apprensivo, e ingabbiato tra regolamenti, assicurazioni e liste di materiali obbligatori. Gli organizzatori di AMA ci si scontrano ogni anno, impegnandosi a portare alta la meravigliosa illusione di un mondo in cui correre a quattromila metri non era poi questa gran cosa. Ci vuole un po’ di coraggio, e loro ne hanno, anche a farci partire nonostante in cima tirino raffiche a 70 chilometri all’ora; per poi farci saggiamente girare al Colle del Lys ma regalandoci comunque la gioia di vedere la Margherita, dopo averla sognata per mesi. Difficile dire cosa avrebbero fatto i pionieri, in un giorno come questo. Certo è che tra la reunion e l’anniversario, è stato proprio un bel caso che la gara si sia fermata al Lys, esattamente come 30 anni fa.

Intanto, un’altra notte passata in macchina e un altro giorno trascorso correndo sulle tracce dei pionieri dello skyrunning.

Lo speciale di Pionieri Podcast per la reunion degli "original skyrunner", 30 anni dall'ultima Monte Rosa SkyMarathon delle origini lo potete vedere al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=guFBLWS0nLc&t=1223s

©DamianoBenedettoPhoto