127 chilometri tra terra, roccia, ghiaccio e cielo (stellato)
Testo di Matteo Grassi
Foto ©Organizzazione
ORE 9 — BORMIO V ALPINI
Il sole di settembre accarezza i tetti di Bormio. L'aria è frizzante, di quelle mattine che sanno già di autunno ma promettono una giornata limpida.
Laura saltella in prima fila per scaldarsi. Sergio Gustavo saluta sereno i fotografi.
Gabriele e Andrea si attardano a chiacchierare prima di procedere al controllo materiale. Parlano di percorsi, di montagne, di gare fatte e sognate.
È ora di accedere alla start line. Aprono gli zaini e appoggiano i vari materiali richiesti sul tavolo dei giudici, per poi ricomporre il tutto.
ORE 9.30 — IL VIA
La piazza esplode. Centinaia di piedi battono sul pavimento.
Matteo si attarda. Non sa nemmeno lui perché. Parte ultimo, camminando e guardandosi intorno quasi incredulo mentre gli altri scappano via. Si volta a sinistra e saluta Marco De Gasperi, il patron della corsa, si volta a destra e manda un bacio a Elisa e Nino. Poi, con calma, si mette in moto. Come se temesse di lasciarsi inghiottire dalla gara.
Poi, finalmente, si decide a partire, stacca la scopa e va a raggiungere il gruppo.
ORE 10 — IMBOCCO DELLA VAL ZEBRÙ
Il sentiero sale dolce tra abeti e larici e qualche canale di pietre. Il gruppo si allunga.
"Sei Laura? Quella che ha vinto la Dolomiti Sky Run qualche anno fa?"
"Sì. È stata la mia prima e unica gara lunga. Oggi non potevo non esserci. Sono le mie montagne, queste."
"Buona gara."
"Buona gara anche a te."
ORE 12 — VERSO IL RIFUGIO QUINTO ALPINI
Il bosco lascia spazio ai prati di alta quota, rocce e vette.
Un volontario indica. Andrea alza lo sguardo.
"È il Gran Zebrù."
Imbiancato, vestito a festa. Splendido da togliere il fiato.

Ph. © Jose Miguel Munoze
ORE 13 — VAI E VIENI
C'è un tratto, verso il Quinto Alpini, dove il percorso fa avanti e indietro. I concorrenti si incrociano, si salutano, alle volte si riconoscono.
I primi sono già scappati via. Chi li ha visti!? Mentre Matteo, Andrea, Ivan, Laura e Guendalina si incrociano, si sorridono e si dicono "ciao" o "dai, forza". Gabriele è già avanti sulle orme di Sergio Gustavo.
ORE 14 — SALENDO IL PASSO ZEBRÙ, 3005 METRI
È una salita di quelle in cui sia il passo che il respiro si accorciano. Maurizio è lì con i fotografi e a sua volta filma i passaggi.
"Hai visto che meraviglia? Ti piace questo percorso?"
"È stu-pen-do!"
"E il bello deve ancora arrivare. Vedrai."
ORE 15 — PASSO CEVEDALE, 3256 METRI
Dal passo Zebrù alla Val Cedec con lo sguardo puntato al Cevedale. La neve sottile si squaglia sotto ai piedi. Si sale al passo Cevedale con una risalita sempre più ripida e faticosa.
"Ora bisogna indossare i ramponcini," dice la guida alpina.
Matteo si siede su un sasso. La guida lo aiuta con i ramponcini esattamente come ha fatto prima con Gabriele e altri concorrenti, poi indica il ghiacciaio.
"Segui sempre la traccia. Non lasciarla mai. C'è qualche crepaccio, ma è distante."
"Ok", annuisce. Si alza e guarda davanti a sé.
Il ghiacciaio è una distesa bianca, appena segnata dalle orme di chi è passato prima. La traccia è chiara.

ORE 15.30 — FINE DEL GHIACCIAIO
La traversata è dolce, in leggera discesa. Il passo è cadenzato e regolare.
Dopo un salto di roccia, un'altra lingua di ghiacciaio e all'estremità della vedretta, un'altra guida avvisa: "Potete togliere i ramponcini."
Marc si ferma. Slaccia i ramponcini. Poi guarda davanti a sé: il canalino roccioso che sale ripido. Sfasciumi, rocce, terra. La guida indica la via.
Ma lui conosce questi posti. È altoatesino, ama le sue montagne, l'Ortles in particolare.
ORE 16 — VAL MARTELLO
Il sentiero è comodo. I piedi trovano presto il ritmo. Ma il rifugio Nino Corsi appare in basso solo dopo una lunga, anzi lunghissima, discesa.
Un volontario riempie le borracce ridendo: "Dai che Sergio è già a Solda."
Al che due caciaroni commentano "figa" di qua e "figa" di là. Matteo beve, mangia e riparte sperando di trovare un po' di silenzio lungo la prossima salita. E lo trova, nella valle del Madriccio, assieme a un vento gelido.
Il passo è lassù, dove il sole si è già nascosto dietro al crinale roccioso.
Meglio coprirsi con giacca e guanti.

ORE 17 — PASSO DEL MADRICCIO, 3123 METRI
È il terzo e ultimo passaggio sopra ai tremila.
A pochi metri dalla sommità, ancora in ombra e sotto le folate di vento, un volontario incoraggia a gran voce: "Forza, bravi! Dai che dall'altra parte c'è ancora un po' di sole a scaldarvi!"
Ivan alza lo sguardo. Scollina.
La valle di Solda si apre davanti, ancora parzialmente soleggiata. E l'Ortles che campeggia sovrano. Bianco, imponente, perfetto.
Si ferma un istante. Poi giù, verso la base vita.
ORE 19 — BASE VITA, SOLDA
La discesa è lunga. Ma la fame e la voglia di qualcosa di caldo e di un cambio asciutto la fanno scorrere in fretta.
Tavoli, panche, riso, patate, brodo e tutto quello di cui puoi avere bisogno. Marc, Matteo, Ivan, Laura, Guendalina, Andrea. Sono passate dieci ore. Ma sono ancora tutti in una manciata di minuti.
Si cambiano. Mangiano. Le facce un po' stanche, ma gli occhi che brillano di felicità.
Guendalina si siede al tavolo con il piatto di pasta, olio e grana. Poi arriva Biagio — che in realtà si chiama Andrea — che le sta appresso dall'inizio nonostante abbia appena concluso la PTL.
Laura fa la sua sosta. Guendalina guarda l'orologio per controllare quanto tempo prima di lei esce dalla base vita. Si attarda a sbafare anche il sushi che aveva nella borsa. Fa un po' di stretching per le gambe di legno e va. Dieci minuti dopo Laura.

Ph. © Jose Miguel Munoze
ORE 20 — VERSO IL BUIO
La notte lentamente cala sulle montagne mentre Matteo insegue Marc risalendo le piste da sci con la frontale ancora spenta.
Matteo non sa chi sia Marc. Non si sono ancora conosciuti. O riconosciuti.
Finalmente si decidono ad accendere le luci a illuminare le bandierine catarifrangenti che danzano nella notte confondendosi con altre luci più in alto e con le stelle.
ORE 21 — ANDATA E RITORNO, ANCORA
Un altro avanti e indietro. Questa volta più lungo, fino al Rifugio Serristori. Un chilometro di salita e discesa dove si incrociano le lucine. Alle volte ci si riconosce dal buio, da qualche piccolo dettaglio, o dalla voce.
"Sei Ivan?"
"Sì."
"Sono Matteo. Buona gara."
Ma Ivan inizia ad avere sonno.
ORE 22 — IL SORPASSO
Stava andando tutto bene, quando a un certo punto la schiena di Laura si blocca e non c'è più nulla da fare. Voleva chiudere il cerchio in bellezza. Magari ci riproverà.
A Guendalina sembra un po' poco per ritirarsi. Prova a convincerla a venire avanti con lei. "Sono una chiacchierona, ti faccio scordare il mal di schiena stordendoti di parole". Ma non c'è verso.
Ora è Guendalina la prima.
"Che figata il cielo stanotte" pensa fermandosi a fotografare le stelle.

ORE 23 — PONTE STELVIO
A Marc si induriscono un po' le gambe. Matteo lo raggiunge.
"Sei di Spirito Trail?"
"Sì."
"Sei Matteo?"
"Sì."
"Io sono Marc. Abbiamo un sacco di amici in comune."
E giù a chiacchierare.
ORE 24 — VERSO IL PASSO
La salita più lunga, lunghissima, di tutta la gara. 1800 metri da risalire in moderata pendenza, con solo qualche breve tratto più impegnativo.
Gli ultimi alpeggi. La stazione a monte. Il rifugio Forcola.
Il panorama, seppure notturno, si apre. Si costeggiando i pendii, a tratti ripidi, di sfasciumi che dominano la valle Trafoi.
È un tratto così lungo che sembra non finire mai, e che mette a dura prova non solo il corpo, ma anche la mente.
Ogni tanto, un faro acceso. Sono i volontari del soccorso a presidiare questi pendii rovinosamente scoscesi, in una limpida notte che va sottozero.
"Molto bravo, dai, che tra poco vedi il passo e scendi giù al ristoro."
Ivan combatte col sonno che lo attanaglia in questa interminabile salita. Con i passi sempre più lenti e pesanti e la testa che ciondola arriva allo Stelvio. La pila si scarica per il gelo. Entra nel rifugio, vede le brande e non ci pensa due volte. Si regala un'ora di sonno.
ORE 4 — BOCCHETTA DI FORCOLA
Davide ha percorso 90 chilometri chiacchierando in compagnia, senza fare troppa fatica. Sta così bene che gli viene voglia di aumentare un po', così decide di provare a raggiungere la lucina che lo precede.
È Matteo. Lo raggiunge. Lo supera. Poi raggiunge Marc. E la lucina davanti, Luca. E quella avanti ancora...
È un bel gioco.

Ph. © Jose Miguel Munoze
ORE 5 — MINI RISTORO
Matteo raggiunge i volontari che hanno allestito un punto di soccorso con tè caldo alla malga dove doveva esserci un ristoro vero e proprio. Ma i mezzi non potevano salire per via di una frana.
È ancora buio.
"Addirittura con le maniche tirate su?"
"Sì, fa caldo a correre in discesa."
Sorride. Beve. Riparte.
ORE 6 — SOLENA
Nell'alba gelida, appena scaldata dai primi raggi che si infilano nella valle, Marc e Luca spengono la frontale attraversando la diga.
Raggiungono Michael, provato.
"Dai, forza, tieni duro."
Annuisce. "Mi toccherà camminare fino all'arrivo. Ma non mollo."
E infatti non mollerà.
ORE 7.45 — TELEFONATA
Matteo guarda l'ora sul telefono. E chiama.
"Stavi dormendo?"
"No. Sto venendo al traguardo. Tra poco ci vediamo."

Ph. © Racephoto.it
ORE 9 — BORMIO
Matteo, Marc, Andrea, Giulio. Si ritrovano a Bormio con le facce stanche. Si raccontano le emozioni della lunga cavalcata. Le difficoltà della notte. E le meravigliose sorprese dei paesaggi mozzafiato.
Un pochino provato, ecco Ivan, con un sorriso che dice tutto.
ORE 22 — FINE
Uno alla volta Bormio accoglie 123 concorrenti, fino alle 22.
127 chilometri, oltre 8.000 metri di dislivello. Un ampio giro dalla Valfurva alla Val Martello, alla Valle di Solda, allo Stelvio, ai confini con la Svizzera, quindi di nuovo in Valtellina. Tra i silenzi delle vette, neve, ghiaccio, massi e torrenti, vento e stelle.
Dopo oltre 36 ore l'ultima luce nella seconda notte raggiunge il traguardo. L'ultima medaglia viene messa al collo. Ortles Haute Route può ritenersi concluso.
Scritto da Matteo — con un contributo di Guendalina — prendendo spunto dalle parole e dalle esperienze di Marc, Andrea, Ivan, Laura, Gabriele, Davide e altri concorrenti che hanno camminato, corso, sofferto e sorriso come lui.