UN VERO VIAGGIO

Due regioni, sei provincie, 600 km di percorso e quasi 12.000 metri di dislivello: un campo da gioco straordinario per quella che non è più una gara o una semplice corsa, ma un vero viaggio. È questo che deve aver pensato Nico Valsesia, ideatore di questa Barolo – Courmayeur, una prima assoluta in questo nostro mondo del trail, con la combinazione delle due versioni, quella “bike” per i ciclisti assieme a quella “run”, decisamente più infernale.

Dicevamo un viaggio, perché se è vero che ci sono stati dei vincitori (Oliviero Alotto per la “run” in 5gg6h22’ e Marcello Ugazio per la “bike” in 33h46’16’’), per tutti gli altri è stata una immersione nella natura di Piemonte e Valle d’Aosta e anche una immersione in loro stessi.

Percorso

 

L’organizzazione forniva una traccia da seguire, un gps da tenere sempre acceso per monitorare in tempo reale l’avanzamento di ciascun concorrente e tre basi vita in cui potersi fare una doccia, dormire e mangiare: Vignale Monferrato (136° km), Borgomanero (286° km) e Donnas (422°). Per tutto il resto i concorrenti potevano decidere in autonomia dove fermarsi a dormire (dal B&B a cinque stelle o sotto un albero in riva a un fiume) e mangiare (dal ristorante stellato fino a un panino comprato al supermercato), ritagliandosi ognuno le proprie tappe in base alle proprie condizioni.

Decisamente più dura la corsa a piedi, tagliata su misura per ultramaratoneti navigati, in grado di affrontare una molteplicità di insidie e imprevisti: il caldo eccezionale che ha imperversato sull’Italia, i drittoni infiniti sotto il sole delle risaie del vercellese, le salite e discese spaccagambe delle Langhe, le montagne della Val d’Aosta che arrivano quando sulle gambe hai già più di 400 km, i lunghi tratti senza acqua né punti in cui comprare da mangiare, i nugoli di zanzare che impedivano di dormire,. Ecco dormire: Roberto Rovelli, terzo classificato, mi ha confidato di aver dormito in media un paio d’ore per notte, dove capitava: riuscite a immaginare cosa vuol dire camminare 22 ore al giorno per sei giorni di seguito?

 

Roberto Rovelli foto di Fabio Menino

© Ph. Fabio Menino

 

Più umana la versione “bike”, con la possibilità di recuperare tra una tappa e l’altra con un po’ di ore di sonno e di macinare km in velocità sia sui tratti in pianura che sulle lunghe discese: non sottovalutatela, però, a parte il vincitore che l’ha chiusa in poco più di un giorno, la maggior parte dei concorrenti ha impiegato dai 3 ai 4 giorni per arrivare al traguardo, pedalando anche 15 ore al giorno.

 

Ma dove mi porta?

600 km dicevamo, che possono essere ripartiti idealmente in quattro sezioni molto differenti tra di loro:

 

Langhe e Monferrato

Dolci colline coperte di vigneti, sormontate da castelli fantastici che scrutano l’orizzonte: non fatevi ingannare, questa sezione è probabilmente la più dura di tutto il percorso con 135 km e 2.800 metri di dislivello che non lasciano mai tregua, con salite ripide e altrettante discese. Le quote basse (Monforte d’Alba con i suoi 513 metri è il punto più alto), non danno alcun sollievo alla calura di questi giorni di luglio.

 

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© Ph. Fabio Menino

 

Vercellese e Valsesia

La seconda sezione (151 km e 1.360 m+) è quella della grande pianura del vercellese con le sue risaie punteggiate da antiche abbazie cistercensi (furono i monaci ad introdurre qui la coltivazione del riso attorno all’anno mille): la tappa è un viaggio nel viaggio, alla scoperta di affascinanti angoli di medioevo nascosti tra le risaie, mentre aironi e garzette si levano in volo al passaggio delle ruote dei concorrenti.

È il regno dei drittoni infiniti sotto il sole su strade bianche impolverate: durissime per i camminatori, molto più agevoli per i ciclisti che qui possono tenere medie elevate senza stancarsi troppo.

 

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Le montagne del biellese

Si arriva finalmente alle montagne dell’arco alpino: dapprima la salitona all’Oasi Zegna e Bielmonte seguita dalla lunghissima ascesa fino al santuario di Oropa, prima di scendere verso la Valle d’Aosta. Una tappa fantastica da non sottovalutare con i suoi 136 km e 3.030m+, con un lungo tratto della Panoramica Zegna da cui poter osservare il Monte Rosa da una parte e la Pianura Padana dall’altra.

 

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Valle d’Aosta

Devastante con i suoi 149 km e 4.210 metri di dislivello positivo con diversi passaggi al di sopra dei 2.000 metri (la “cima Coppi” del percorso è il colle di Bard con i suoi 2.198 metri). Alcune salite sono troppo ripide per essere pedalate, quindi anche i ciclisti dovranno scendere e spingere il loro mezzo e ci sono almeno un paio di discese piuttosto impegnative, in cui più di qualcuno sceglie di camminarle invece che rimanere in sella.

 

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La Valle è anche il luogo delle innumerevoli fontane in cui immergersi per trovare refrigerio, degli alpeggi in quota, delle grandi montagne, dei ghiacciai che stanno soffrendo in questo infuocato 2022.

 

Consigli

Non sono proprio in grado di dare un consiglio ai corridori a piedi, anche perché dovrei essere io a chiedere consiglio a loro: tutti quelli che hanno affrontato questa prima edizione della Barolo-Courmayeur erano davvero atleti completi. Mi affido dunque al commento di Cesare Mauri, secondo classificato.

 

 DSC7656 foto di Fabio Menino

© Ph. Fabio Menino

“È stata un'avventura da vivere con pieno spirito di adattamento e forza d'animo per superare le continue e totalmente impreviste prove che ti si porranno di fronte. Prove di resistenza fisica e mentale che vanno ben oltre a quelle di una "normale" ultramaratona. Non ero preparato a trovarmele di fronte, forse non lo era nessuno dei concorrenti, e quando te le sei trovate (ciottolati infiniti con zanzare indescrivibili, ore e ore senza viveri o anche acqua, lunghi infiniti di notte in totale solitudine da mandar veramente fuori di testa, strade infernali sotto caldo atroce, animali vari che ti fanno visita, sentieri di sabbia rovente, micro-sonni in mezzo ad una rotonda perché sei arrivato allo sfinimento totale, etc. etc. ) momenti in cui ti trovi a provare vera disperazione che, o decidi di affrontare con tutte le risorse che hai senza lamentarti e dando tutto te stesso, o saranno loro a schiacciarti e lo faranno con la forza di un titano. E tra tutto ciò tramonti spettacolari, nottate magiche che mi resteranno sempre nel cuore, scorci di vita rurale e tanto tanto altro. Troppa bellezza per poterla descrivere da uno con le mie limitate doti alla penna.”

 

Più facile invece per i ciclisti, che possono andare in giornata da base vita a base vita: solo l’ultimo giorno (la tappa valdostana) può avere senso spezzare la tappa in due, a meno di voler arrivare a Courmayeur in piena notte e dover affrontare al buio la terribile, infinita, salita a Courba.

Fondamentale è l’equipaggiamento: si può viaggiare leggerissimi e contare sull’accoglienza degli innumerevoli alberghi e B&B che si trovano lungo il percorso, ma può capitare (è capitato a qualche concorrente) di trovare tutto pieno e di trovarsi a dormire all’addiaccio nel sacco a pelo.

 

 DSC8783 foto di Fabio Menino

 © Ph. Fabio Menino

CLASSIFICHE

 

BAROLO COURMAYEUR RUN 2022

1) Oliviero Alotto 5g6h22m

2) Cesare Mauri 6g9h36m

3) Roberto Rovelli 6g10h33m

 

BAROLO COURMAYEUR SOLO BIKE 2022

1) Marcello Ugazio 1g10h17m

2) Walter Martinetti 2g4h9m

3) Mattia Torraco 2g5h50m

 

Attrezzature utilizzate

In questa Barolo – Courmayeur abbiamo voluto sperimentare l’utilizzo del set completo da cicloturismo realizzato da Thule: Thule Tour Rack, abbinato al Thule Pack ‘n Pedal e a due borse Thule Shield da 13 litri ciascuna.

Il Thule Tour Rack (€ 117,00 https://www.thule.com/it-it/bike-packs-bags-and-racks/panniers-and-bike-bags/thule-tour-rack-_-100090) permette di trasportare anche i carichi più pesanti proteggendo al contempo il telaio della bici. Si adatta a ogni tipo di bicicletta (sia gravel che mountain bike) e a ogni dimensione delle ruote (abbiamo utilizzato due mountain bike con ruote da 29’’) e può essere montato sia anteriormente che posteriormente.

Thule Tour Rack

 

I telai laterali Pack ‘n Pedal (€ 42,00 https://www.thule.com/it-it/bike-packs-bags-and-racks/panniers-and-bike-bags/thule-pack-n-pedal-side-frames-_-PP_100017) sono compatibili con quasi tutte le borse da viaggio.

Thule Packn pedal

Le borse Thule Shield (133,50 € https://www.thule.com/it-it/bike-packs-bags-and-racks/panniers-and-bike-bags/thule-shield-pannier-13l-_-3204206) non necessitano presentazioni, poiché hanno fissato uno standard di qualità nel settore delle borse da cicloturismo: impermeabili, resistenti, facilissime da agganciare e sganciare dal telaio in pochi secondi.

Thule Shield

Pur avendo partecipato alla versione “ciclistica” della Barolo – Courmayeur la scelta delle scarpe è stata fondamentale: a meno che non siate dei campioni, molte salite dovrete percorrerle a piedi spingendo la bicicletta. Niente di peggio che ritrovarsi a spingere 25 kg di bici e carico con poco grip sotto i piedi. Le SCOTT Sport Trail Evo (€ 109,90 https://www.scott-sports.com/it/it/product/scott-sport-trail-evo-shoe ) ci sono sembrate da subito la scelta migliore grazie alla loro suola in gomma Sticki, un battistrada tassellato con un ottimo grip e a una comodità che non è mai venuta meno, nemmeno durante la lunghissima ascesa, tutta camminata, da Dolonne a Courba Dzeleuna. Estremamente versatili con protezioni in materiale sintetico per evitare urti pericolosi sui tratti fuoristrada più impervi.

Scott Sport Trail Evo Scott Trail Evo suola