RECORD SULLA VIA DELLA LANA E DELLA SETA

Testo di Andrea Accorsi

 

Comincia il programma di preparazione di Andrea Accorsi che lo porterà ad ottobre a tentare il progetto CONNECT 4 LONG WAY: il primo "lunghissimo" è stato dedicato alla Via della Lana e della Seta.

 

Record sulla Via della Lana e della Seta in tappa unica, no stop e in autosufficienza.

Lo scopo principale di questo primo allenamento "lunghissimo" era quello di testare mente e corpo su una distanza temporale superiore alle 24 ore e su un terreno impegnativo dal punto di vista muscolare e tecnico.
Ho scelto il percorso della Via della Lana e della Seta perché sarà la 2^ Via del CONNECT 4 LONG WAY ad ottobre, e fare una ricognizione prima dell'evento è uno dei punti strategici del mio piano di avvicinamento.
Inoltre ho deciso di aggiungere uno stimolo ulteriore dal punto di vista agonistico, mettendo nel mirino quello che era finora il miglior FKT(Fasted Know Time) del percorso in autosufficienza, ovvero 29 ore e 30 minuti.
Completarla in 24 ore e 42 minuti, è stata un’impresa che ha unito resistenza fisica, pianificazione tecnica e disciplina mentale di altissimo livello.

Il contesto del percorso
La Via della Lana e della Seta è un itinerario escursionistico di 122 km tra Bologna e Prato, con circa 4000 metri di dislivello positivo e altrettanti negativi, attraverso l’Appennino tosco-emiliano.
Il tracciato alterna salite lunghe, crinali esposti, tratti boschivi, sterrati e parti urbane, e tocca zone di memoria storica come Monte Sole e le praterie della Calvana, dove il terreno è tecnico e il ritmo difficile da mantenere costante.

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2. Significato tecnico dell’allenamento.

Completare il percorso in un’unica tappa, senza riposi prolungati e senza supporto esterno, equivale tecnicamente a un’ultra-endurance trail in autosufficienza.
Dal punto di vista tecnico e atletico significa:
a) gestione dello sforzo: mantenere un’andatura media di circa 5 km/h, su terreno misto e con dislivello importante, per oltre 24 ore, è un esercizio di controllo del passo, dei battiti e della spesa energetica.
b) Nutrizione e idratazione autonoma: l’autosufficienza implica trasportare tutto il necessario (acqua, cibo, materiale tecnico, frontale, abbigliamento termico, GPS, pronto soccorso), ricaricando risorse solo in punti naturali (fontane, sorgenti).
c) Ottimizzazione del peso: ogni grammo conta. La scelta dell’equipaggiamento è frutto di un bilanciamento tra leggerezza e sicurezza.
d) Navigazione e orientamento: 122 km, di cui una parte in notturna e in zone montane, richiedono padronanza nell’uso di tracce GPS e capacità di muoversi anche con visibilità ridotta.
e) Gestione del sonno: la completa assenza di pause significa affrontare cicli di affaticamento mentale, visivo e motorio senza errori di orientamento o cali eccessivi di lucidità.

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3. L’allineamento corpo-mente.
Alla fine sono riuscito a chiudere la Via della Lana e della Seta in 24 ore e 42 minuti (nuovo FKT).
Non è stata solo una performance atletica, ma una prova di allineamento funzionale tra corpo, mente e strategia: il corpo deve essere condizionato per sforzi prolungati, con una soglia aerobica stabile e la capacità di rigenerare energia in movimento.
La mente: la componente mentale è decisiva.
Bisogna gestire il dolore, la monotonia, il freddo, la notte e l’imprevisto, mantenendo un ritmo costante senza collasso motivazionale.
Strategia: la programmazione delle micro-pause, dei punti d’acqua, e dei tempi intermedi deve essere precisa quasi al minuto. È una forma di sincronizzazione interiore, dove ogni decisione serve a mantenere continuità.
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4. Il valore simbolico e tecnico.
Compiere l’intera Via della Lana e della Seta in queste condizioni è, in termini tecnici, un record di resistenza e fluidità motoria su percorso appenninico particolarmente tecnico.
In senso più profondo, è un esercizio di allineamento totale: un corpo allenato a sostenere lo sforzo, una mente lucida per guidarlo e uno spirito in grado di attraversare ininterrottamente il paesaggio naturale e storico che lega secoli di lavoro e fatica umana — la lana e la seta, l’uomo e la montagna.

Alla fine dei conti è stato un atto di totale presenza. L'incontro tra resistenza e introspezione, tra la precisione della tecnica e la forza silenziosa della volontà.

Nel dettaglio: la luce del giorno e il buio della notte che si alternano, le gambe che ripetono il gesto senza sosta, il respiro che diventa ritmo, il pensiero che si assottiglia fino a coincidere con il passo.
Nessun supporto, nessun ristoro pianificato. Ogni fonte è conquista, ogni chilometro un patto tra la carne e la mente. In questo genere di esperienze si impara a dosare, a scegliere l’essenziale, a lasciare tutto ciò che pesa — dentro e fuori.

Il tempo non è più un avversario ma un compagno silenzioso. Ventiquattro ore e quarantadue minuti sono l’arco in cui si dilata l’esperienza umana: dalla partenza alla vetta, dalla fatica che brucia al sollievo che si apre negli ultimi passi, quando Bologna e Piazza Maggiore appaiono come una promessa mantenuta.

È una forma di allineamento estremo, ma anche un atto di formazione. Ogni sistema — fisico, mentale, emotivo — lavora in sincronia. Il corpo diventa strumento di continuità, la mente bussola, la via stessa maestra.
È un atto di attraversamento totale, dove la montagna non si conquista: si ascolta, si attraversa, e infine ci si lascia trasformare da essa.

In fondo, restare in cammino per un giorno e una notte interi significa imparare che il movimento può essere una preghiera, e la resistenza una forma di armonia.
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