Dieci domande a Corrado De Rocco, Presidente dell’Atletica Zoldo ASD, organizzatrice della Dolomiti Extreme Trail, al via in Val di Zoldo dal 12 al 14 giugno. Un evento che nel corso degli anni è riuscito a coniugare percorsi spettacolari tra le Dolomiti, forte identità territoriale e un'organizzazione costruita grazie alla passione di un'intera comunità.
1. La DXT viene spesso definita una gara “vera” e “selvaggia”. Qual è il momento in cui avete capito che questa corsa stava diventando qualcosa di speciale?
Non c’è stato un momento preciso in cui abbiamo capito che la DXT stava diventando qualcosa di speciale. È successo nel tempo, osservando i partecipanti affrontare le difficoltà con entusiasmo, aiutarsi lungo il percorso e tornare anno dopo anno portando nuovi compagni di avventura. Abbiamo capito così che la DXT non era più soltanto una gara, ma una vera comunità. Il suo carattere “vero” e “selvaggio” nasce dall’autenticità dei percorsi, dall’ambiente naturale e da uno spirito genuino che trasforma la competizione in un’esperienza da vivere. La conferma è arrivata ascoltando i racconti dei concorrenti: parlavano soprattutto delle emozioni, delle sfide superate e delle persone incontrate. È lì che abbiamo riconosciuto la vera identità della DXT.

2. La Val di Zoldo è rimasta lontana dal turismo di massa. Quanto conta per voi preservare questa autenticità anche mentre l’evento cresce a livello internazionale?
Preservare l’autenticità della Val di Zoldo è uno dei principi fondamentali della DXT. Crediamo che il valore di questo territorio risieda nella sua natura genuina, nei paesaggi selvaggi e incontaminati e nell’equilibrio tra montagna, comunità locale e visitatori. Per questo, pur davanti a una crescente attenzione internazionale, la nostra priorità non è aumentare i numeri a tutti i costi: abbiamo scelto di mantenere un limite massimo di iscritti, perché la crescita deve essere sostenibile e compatibile con la tutela dell’ambiente. Per noi, crescere significa migliorare l’esperienza, garantire qualità e sicurezza e rafforzare il legame con il territorio, senza comprometterne l’identità. La presenza di runner internazionali è un importante biglietto da visita: contribuisce a destagionalizzare il turismo e a far conoscere la Val di Zoldo a un pubblico sempre più ampio, che spesso torna anche in altri periodi dell’anno. L’obiettivo non è solo sportivo, ma anche culturale e territoriale: far scoprire la montagna in modo autentico, così che gli atleti possano poi tornare con le famiglie e viverla con maggiore calma e consapevolezza. Questo è il nostro focus: trasformare la DXT in un’occasione per valorizzare la Val di Zoldo oltre l’evento.
3. Qual è il tratto del percorso che secondo voi rappresenta davvero l’anima della DXT? Quello che ogni runner dovrebbe vivere almeno una volta?
Se dovessimo scegliere un tratto che rappresenta davvero l’anima della DXT, sarebbe il passaggio sul sentiero Tivan, alle pendici del Monte Civetta. È uno dei punti più iconici del percorso, un paesaggio lunare, dove la fatica si unisce alla straordinaria bellezza delle Dolomiti. Civetta e Pelmo che dominano il panorama e i magnifici punti panoramici del Monte Rite e del Monte Punta tutt’intorno sono l’essenza della DXT: avventura, rispetto per la montagna e contatto autentico con la natura. È qui che il cronometro passa in secondo piano e la corsa diventa esperienza. Un’emozione intensa che spesso rimane impressa nella memoria molto più del risultato finale.

4. Organizzare una gara così tecnica e dispersa sulle montagne significa affrontare imprevisti continui. Qual è stata la sfida organizzativa più difficile che avete dovuto superare in questi anni?
Organizzare la DXT significa affrontare ogni anno una sfida complessa, soprattutto sul fronte della sicurezza. In montagna le condizioni possono cambiare rapidamente, per questo pianificazione, monitoraggio del meteo e gestione delle emergenze sono aspetti fondamentali dell’evento. La situazione più difficile che abbiamo dovuto affrontare è stata l’interruzione della gara a poche ore dalla conclusione. È stata una decisione dolorosa, ma necessaria per garantire la sicurezza degli atleti. La sfida più grande è stata coordinare in tempi rapidissimi il recupero di tutti i partecipanti ancora sul percorso, coinvolgendo volontari, soccorritori e mezzi di supporto su un territorio molto ampio. Quell’esperienza ha dimostrato la solidità dell’organizzazione e il valore straordinario di chi lavora dietro le quinte. Soprattutto, ha confermato il principio che guida ogni nostra scelta: in montagna la sicurezza viene sempre prima di tutto.

5. Molti atleti raccontano che alla DXT non si sentono semplici partecipanti ma “ospiti” della valle. Quanto è importante il coinvolgimento della comunità locale e dei volontari?
Il coinvolgimento della comunità locale e dei volontari è uno degli elementi che rendono unica la DXT. Se molti atleti si sentono più ospiti della valle che semplici partecipanti a una gara, è grazie alle persone che dedicano tempo, passione ed energie alla riuscita dell’evento. I volontari sono il vero cuore della manifestazione: presenti lungo il percorso, nei ristori, nei punti di controllo e nell’assistenza agli atleti, contribuiscono in modo determinante alla qualità, alla sicurezza e all’accoglienza della gara. Ciò che fa la differenza è il loro senso di appartenenza e l’amore per la Val di Zoldo, che si percepiscono in ogni gesto e in ogni incoraggiamento. La DXT nasce dal territorio e dalla sua comunità, ed è proprio questo spirito a lasciare un ricordo speciale in chi la vive.
6. Il nome stesso “Extreme” mette quasi soggezione. Secondo voi la DXT è una gara per pochi oppure può diventare anche una porta d’ingresso al trail running più autentico?
Il nome “Extreme” richiama una sfida impegnativa, e le distanze più lunghe della DXT lo sono certamente: percorsi tecnici, dislivelli importanti e un ambiente montano che richiede preparazione, esperienza e rispetto. Tuttavia, la DXT non è una gara riservata a pochi. Negli anni abbiamo introdotto diverse distanze per permettere a un numero sempre maggiore di persone di vivere l’esperienza e scoprire la Val di Zoldo in base alle proprie capacità. Le prove più accessibili rappresentano una porta d’ingresso al trail running e consentono di vivere l’atmosfera unica della manifestazione, mentre quelle più lunghe offrono una sfida sportiva completa e impegnativa. Cambia la difficoltà del percorso, ma non l’essenza dell’esperienza: autenticità, natura e passione per la montagna.

7. In un’epoca in cui molti eventi puntano sullo spettacolo, voi sembrate voler mettere al centro soprattutto il territorio e l’esperienza. È una scelta precisa?
Assolutamente sì. Fin dalla nascita della DXT abbiamo scelto di mettere al centro il territorio e l’esperienza dei partecipanti, più che la ricerca dei grandi numeri o dello spettacolo fine a sé stesso. Il nostro obiettivo è far conoscere la Val di Zoldo e le sue Dolomiti attraverso un’esperienza autentica, capace di lasciare un ricordo che va oltre il risultato sportivo. Vogliamo che gli atleti portino con sé le emozioni vissute, i paesaggi attraversati e l’accoglienza della comunità locale. Per questo preferiamo crescere senza perdere l’identità che rende unica la manifestazione. Il nostro successo non si misura nel numero di partecipanti, ma nella capacità di far nascere il desiderio di tornare, riscoprire questi luoghi e condividere l’esperienza con altri.
8. Dopo tredici edizioni, cosa vi emoziona ancora la mattina della partenza?
Dopo tredici edizioni, ciò che ci emoziona di più è ancora l’atmosfera che si respira nelle ore che precedono la partenza. I volti concentrati degli atleti provenienti dal tutto il mondo, l’entusiasmo del pubblico, gli abbracci, le aspettative e l’energia che coinvolge tutta la valle creano ogni anno un momento speciale. A rendere tutto ancora più unico sono le Dolomiti all’alba, con il Civetta e il Pelmo a fare da sfondo a una giornata che sta per trasformarsi in avventura. In quei minuti si concentrano mesi di lavoro, passione e attesa. È allora che ricordiamo perché continuiamo a organizzare la DXT: per condividere la bellezza delle nostre montagne e le emozioni autentiche che sanno regalare. La gara più speciale resta la Mini DXT: vedere i bambini sulla linea di partenza, emozionati e impazienti, è ogni anno un momento unico. Non solo piccoli runner locali, ma anche partecipanti internazionali, segno di una passione condivisa. È un’emozione per tutti, che riflette lo spirito più autentico della DXT e il suo legame con le nuove generazioni.

9. Se doveste descrivere la DXT a un runner straniero che non è mai stato sulle Dolomiti, quale immagine o sensazione usereste?
La DXT è un’immersione totale nell’autenticità delle Dolomiti. Correre qui significa attraversare una montagna vera, selvaggia e incontaminata, dove i sentieri si snodano tra boschi silenziosi e paesaggi intatti. La sensazione principale è il contatto diretto con la natura: il silenzio, la maestosità delle cime e la fatica che si fonde con la bellezza del territorio. In Val di Zoldo questo equilibrio è ancora intatto, e rende l’esperienza particolarmente intensa. Più che una gara, per molti runner la DXT è un modo per entrare in un paesaggio autentico e vivere una sensazione rara: quella di correre in un luogo che esiste da sempre, e che proprio per questo lascia un segno profondo.

10. C’è una storia, un atleta o un episodio vissuto durante la DXT che vi portate particolarmente nel cuore?
Una storia che portiamo nel cuore è l’ultima vittoria di Federica Boifava sulla 103 km, dopo una pausa dal trail running legata anche alla maternità. Il suo ritorno in gara è stato speciale non solo dal punto di vista sportivo, ma soprattutto umano. È un’atleta molto legata alla nostra gara e alle Dolomiti di Zoldo, dove in passato ha già conquistato anche il primo posto assoluto, battendo il tempo maschile. L’immagine più forte è il suo arrivo al traguardo: la fatica, la soddisfazione e la commozione, seguite dall’abbraccio con il suo bambino. Un momento semplice ma potente, che racchiude lo spirito della DXT. Più che una vittoria, è stata la dimostrazione che questa gara è anche percorso personale, rinascita e condivisione.
