Transamericana

SPIRITO TRAIL 104, settembre 2017, pagina 10-11

Davide Grazielli, "Transamericana", Rubrica Qui America

 

104 (4)

 

Il primo agosto un ragazzo magro, quasi emaciato, con una folta barba rossa attraversava il Golden Gate Bridge a San Francisco, scortato da una ventina di persone.

 

Nel volgere lo sguardo verso l'Oceano Pacifico, il ragazzo, che si chiama Rickey Gates ed è uno dei trail/mountain runner più conosciuti al mondo, avrà sicuramente pensato all'ultima volta che aveva visto il mare. Ed era cinque mesi, 3.600 miglia e 5.000 dollari prima, dall'altra parte del continente, a Folly Beach in South Carolina.

Perché un runner di alto livello, sponsorizzato e con la possibilità di viaggiare dove vuole decide di imbarcarsi in una traversata del continente non supportata, con un budget minimale e senza nessuna intenzione di battere alcun record? Lo spiega chiaramente Rickey stesso.

“Negli ultimi quindici anni ho viaggiato in ogni parte del mondo... mi sono accorto di aver visto più della Francia che della Carolina del Sud. Ho esplorato più le Alpi che gli Ozarks dell'Arkansas. Ho visitato il Plateau Antartico meglio dell'Oklahoma, lo stato a fianco al mio Colorado. Si dice che non si può conoscere il mondo se non conosci il tuo giardino. In questo periodo di incertezza politica e crescente disuguaglianza, ho deciso di rallentare, semplificare la mia vita, e cercare di conoscere meglio il mio paese con l'intimità che ti può dare il passo dopo passo”.

 

104 (6)

 

La Transamericana di Rickey Gates quindi come una esplorazione lenta, un modo per uscire dal guscio e vedere cosa sta succedendo. A piedi e con un budget minimo, una maniera antica per cercare di eliminare ogni barriera nelle persone che avrebbe incontrato. Un pellegrino moderno alla ricerca non della fede, ma del suo paese. Tanto che Rickey, cresciuto in una famiglia progressista, cittadino del mondo e da sempre gravitante in ambienti libertari, ha deciso di far passare il suo viaggio negli stati più conservatori, quelli che hanno reso possibile l'elezione di Trump. Per capire. Confrontarsi. Aprirsi a quel mondo reale che gli atleti spesso faticano a comprendere e decifrare, presi dalle loro priorità.

“Il modo in cui scegli di viaggiare cambia la maniera in cui vedi un posto, ma anche la maniera in cui un posto vede te”.

E quindi con 33 dollari al giorno a disposizione, ha mangiato nelle stazioni di servizio (“Non immaginate nemmeno quanto cibo spazzatura si può ingurgitare giorno dopo giorno”), dormito dove capitava con qualche sosta in motel lungo la strada per lavarsi e dormire su un letto vero, bussato a molte porte (dice di aver dormito più sui divani di qualcuno che in stanze di motel) e camminato giorno dopo giorno senza seguire alcun GPS o navigatore che non fosse il telefono con cui dava notizie a casa. Inforcando sentieri conosciuti e sconosciuti, perdendosi volutamente.

 

104 (5)

 

Zaino in spalla, nei lunghi tratti di strada del Mid West anche con un passeggino modificato, viaggiando per 40-50 chilometri al giorno, a volte fermandosi, a volte spingendo fino a notte. Senza alcun motivo, guidato solamente dalla curiosità, dalla voglia di avventura, di mettersi nelle mani del destino e di riscoprire una libertà che a volte dimentichiamo.

Cos'ha trovato Rickey oltre a portare a casa un milione di scatti, paesaggi e incontri?

“Siamo il Bello, il Brutto e il Cattivo. Siamo impregnati di successo e fallimento, orgoglio e vergogna, incomprensioni e verità assunte”.

Ci vorrà tempo al buon Rickey per sistemare le emozioni e le sensazioni immagazzinate: conoscendo lui e le sue innate capacità di comunicare, ne uscirebbe un libro fantastico su una nazione che quasi nessuno può davvero dire di conoscere. Per ora portiamoci a casa il suo consiglio: “Penso sia importante per noi parlare con i vicini, e questa è stata la cosa più importante per me nel mio viaggio”. Vale negli States come nel Vecchio Mondo, ovviamente.