SPIRITO TRAIL • Corsa della Bora S1 Ultra (TS) - 05/01/2019

SPIRITO TRAIL

Trail Running Forum

Corsa della Bora S1 Ultra (TS) - 05/01/2019

Cronache e racconti

Moderatore: emme

Regole del forum
Questa sezione è dedicata ai racconti delle gare, dal giorno in cui si disputano in avanti: commenti, risultati, opinioni.
Nel titolo scrivete il nome della gara, la provincia e la data di svolgimento.

Re: Corsa della Bora S1 Ultra (TS) - 05/01/2019

Messaggioda cianix » 17/01/2020, 22:47

Boborosso ha scritto:...


Bello, ho letto anche i tuoi racconti sugli sciamani e sugli dei, un grande! :D
cianix
 
Messaggi: 1099
Iscritto il: 30/09/2013, 21:29
Località: ridente

Re: Corsa della Bora S1 Ultra (TS) - 05/01/2019

Messaggioda Supersu » 06/01/2021, 16:51

Una sensazione, fin da piccola: potrei iniziare a camminare e continuare all’infinito.

Un amore: il Carso.

Una sfida con me stessa: potrei continuare a correre/camminare in Carso per 100 miglia?

Quest’anno il percorso dell’ultratrail della bora è tracciato. E’ la mia occasione per scoprirlo. Mi iscrivo.

Carico lo zaino di frutta secca e cioccolata (niente carbone) e sono pronta per partire, come una piccola befana, ma con la giacca azzurra in gore-tex.

La notte prima dormo due ore, ma mi sento sveglia come un grillo. Sono le 5, che il viaggio abbia inizio.

Al buio sentiero Rilke e salita al monte Ermada. Scendiamo e prendiamo il 3, strano, in senso inverso alla Cavalcata Carsica, ma sempre bello. Sbucare a Goriansko dall’altro lato della strada e trovare anche un ristoro ufficiale mi fa sorridere. La giornata inizia nuvolosa, non troppo fredda, il terreno è asciutto, perfetto. Sentiero Skabar, forse è la prima volta che lo percorro, ma ci fa fare tutte le cimette che il 3 ignora e già mi piace. Del ristoro a Fernetti ricordo il tifo di due amici e una graziosa ragazza dell’est che addenta un enorme peperone rosso crudo. Sconvolgente. Monte dei Pini, Cocusso: i miei sentieri di allenamento. Sconfiniamo in Slovenia su larga carrareccia sterrata. Prima di un attraversamento stradale mi pare di vedere Raf, è presto per avere allucinazioni, spero sia lui sul serio. Si, bene, ora mi aspetta a Brgod. Proseguo, il cielo si è aperto ed il sole evidenzia i colori del Carso. Arrivo al ristoro di Brgod, mangio un riso bollito con fette di wurstel che mi sembra eccezionale. C’è Raf e c’è Michele che oltre a controllare il materiale obbligatorio offre consigli e sostegno morale. Mi da’ appuntamento a Golac. Raf invece torna a casa in compagnia di ansia e preoccupazione … per me che vago sola per boschi sconosciuti.

Salita al Taiano con un tramonto spettacolare, scambio un paio di battute con un ragazzo di Novara. Ma poi quando, senza raggiungere la cima iniziamo a scendere, sono sola. Io, un incredibile cielo stellato e un freddo pungente e umido. Un unico paesino addormentato. Strade sterrate per ore.

Arrivo a Golac. Base vita in rifugio. Recupero la sacca, entro ed inizio a tremare. Abbiamo un pasto caldo. Mi portano uno scodellone fumante di jota (in condizioni normali non posso nemmeno sentirne l’odore) rifiuto invece il salsicciotto grumuloso, non sono ancora così male. Gusto la jota, la migliore che abbia mai mangiato (forse l’unica), con effetto resuscita morti! Resto male quando Michele chiede quanti devono prendere la navetta per rientrare e quasi tutti alzano la mano. Mi cambio, piumettino leggero, gore-tex e guanti pesanti. Sono pronta. Un’amica prima di uscire mi mette in guardia su quello che mi aspetta. Devi essere convinta, da qui a Podgorje sono almeno 5 ore. Precise proprio. Sono convinta. Vado. Ciao.

Esco e mi pare meno freddo: potere della jota. Saliamo un monticello (Golac?) ed il pendio è ricoperto da cespugli di salvia che brillano argentei illuminati dalla frontale, anzi, frozen salvia, sento spezzando una fogliolina profumata. Sono in cima, uno sguardo intorno e mi immergo nel bosco. Non bastasse il terreno carsico, questo bosco è simil Cansiglio, con un tappeto di foglie che chissà cosa nasconde e rocce affioranti, ovviamente non può esserci un sentiero lineare, più che altro una traccia. Non faccio un passo senza vedere il bollo successivo, sono completamente sola ma altrettanto tranquilla e concentrata. Ogni tanto qualcuno mi raggiunge ma poi velocemente sparisce nel buio.

Dopo ore inizio a confondere la luce delle stelle con i bolli e le rare frontali che mi appaiono in lontananza. Ma ecco il filo spinato, quindi confine con la Croazia, inquietante. Via da qui!

Torniamo a salire il Taiano, almeno so dove sono e ho la compagnia di altri atleti. La discesa verso Podgorje non l’avevo mai fatta e l’immaginavo più dolce, chissà con che diritto poi (cit.)! Invece è verticale ma quanto meno il terreno asciutto tiene.

A Podgorje sosta. Devo riposarmi. Il luogo del ristoro non è molto accogliente. Umido e freddo nonostante la stufa a gas. Ma è gestito da Bobo che pure mi presta il suo piumino per scaldarmi un attimo, seduta in panca. E’ stata proprio un’ottima idea tentare una 100 miglia intorno a casa. Spunta ovunque un volto amico che mi da’ forza. Riparto ma sono veramente stanca, di nuovo sola e fatico a trovare la via. Faccio parecchie volte avanti e indietro. Sbuffo. Raf deve percepire la mia angoscia perché mi scrive e addirittura, io gli rispondo! Da qui a Dolina ci impiegherò 6 ore. Mi vien da ridere, altro che blocco mentale per la Val Travenanzes alla LUT, d’ora in poi VAL TRAVENANZES! MI FAI UN BAFFO!!!

Passo dopo passo vado avanti. Arrivo al ciglione carsico (devo assolutamente tornarci di giorno) e non è tanto il terreno ad affaticarmi (vado talmente piano) ma cercare la traccia e non sbagliare. Scendo in strada, paesino silenzioso (Ospo?), alto ponte e gatto che mi guarda perplesso.

Riprendo a salire, i cartelli indicano San Servolo 2 ore. C’è speranza. Ce n’è ancora di più quando albeggia e posso spegnere la frontale. La giornata è limpida, controllo l’ora. Ah! Sono le 7.30 è partita la 57 km, devo muovermi per essere nel percorso in comune e salutare Raf. Corro, San Servolo, discesa e dopo poco iniziano a passare i primi come saette. Poco dopo Raf: beccato! Una ragazza in inglese mi chiede se è sul percorso giusto perché “c’è gente che cammina” mi dice sconvolta. Ringrazia che riusciamo ancora a camminare, penso tra me... Al ristoro di Dolina ricevo un sacco di baci e abbracci da amici, conoscenti e qualcuno che non mi ricordo chi è… non esageriamo però, volete farmi rimpiangere il bosco solitario? Rinfrancata da tanto calore mi rimetto in marcia. Cosa saranno 7 km fino a Draga? A Draga ci arrivo. Ma ecco faccio un grave errore, dovrei fermarmi in vedetta ad osservare il panorama e far passare il gruppone della 57 e invece mi mischio a loro con il mio passo da dead woman walking. Il mio equilibrio psicologico in questo momento è fragile e quando non mi sposto veloce per far passare e me le sento dire mi sale la febbre. Una febbre da fatica che è come un allarme. La discesa su ghiaione del monte Carso mi dà la mazzata finale. Calma. Uso la val Rosandra ed una barretta al caramello per risollevarmi il morale e passato anche il sentiero dei briganti torno a sentirmi meglio.

Draga, altri volti amici ed un messaggio da Raf “vai avanti col tuo passo, vai bene”. Mangio due fette di pane e riparto (un’ora e mezzo sul cancello). Il problema ora è che conosco ogni passo da qui all’arrivo. E non me la posso raccontare. Ma è una giornata talmente splendida, che altro potrei fare se non continuare a camminare? Mi fermo un attimo seduta su una panca, la testa appoggiata al tavolo, riposo scaldata da un tiepido sole. Mi raggiunge il ragazzo di Novara, si è ripreso, va bene! Ristoro di Opicina, 145’ km, essere qui è già un successo, festeggio con pane e dell’ottimo cotto caldo. Riparto, ho l’obiettivo di salutare Robi e Neva al ristoro di Contovello. Anche qui dopo foto baci e abbracci riparto che sono le 16. Due ore di tempo per arrivare a Santa Croce ma sono preoccupata. Meraviglioso tramonto dal sentiero della salvia ed è già ora di riaccendere la frontale. Di nuovo. Ad aiutare al ristoro di Santa Croce c’è la mia amica Giuliana, praticamente mi aspetta da questa mattina alle 8.30, non posso darle una delusione. Devo farcela. Controllo l’ora. Devo muovermi. A Santa Croce arrivo e sono così felice che per un attimo mi sento gasata e ancora carica. Ma poi ripiombo nel buio e questa volta in ogni senso. Da qui alla costiera è quasi un’agonia. Penso sia la prima volta da che ho iniziato a correre che quando capisco che vengo graziata di una parte del percorso sono veramente sollevata (non devo scendere in costa dei barbari, lungo mare sugli scogli, salita a Portopiccolo, salita a Sistiana, nell’ultima ora questo tratto lo ho già percorso mentalmente più volte e tanto di cappello per chi lo ha fatto integrale). Concludo quindi sul bitume, a Sistiana mi aspetta Raf, saliamo assieme a Visogliano, giro del campo e corricchiando taglio il traguardo. Sono troppo stanca per capire quello che ho fatto, l’unico neurone ancora attivo manda segnali precisi: casa, doccia, dormire!

Amo il Carso, amo Trieste, è pur vero che essere qui è meraviglioso (cit.), forse potrei continuare a camminare all’infinito… con qualche sosta in osmiza però!
Supersu
 
Messaggi: 1
Iscritto il: 05/04/2020, 17:02

Torna a Gare Trail

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 10 ospiti