SPIRITO TRAIL • Barkley Marathons (USA) 03/04.04.2011

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Barkley Marathons (USA) 03/04.04.2011

Cronache e racconti

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Questa sezione è dedicata ai racconti delle gare, dal giorno in cui si disputano in avanti: commenti, risultati, opinioni.
Nel titolo scrivete il nome della gara, la provincia e la data di svolgimento.

Barkley Marathons (USA) 03/04.04.2011

Messaggioda leosorry » 04/04/2011, 8:21

Sta finendo la Barkley Marathons, la corsa che "nessuno può finire". 5 giri da 20 miglia da completare nel tempo massimo di 60 ore, in mezzo ad un ambiente in cui non c'è alcun sentiero... appena 9 finisher su 700 partenti dal 1986. Ieri notte Brett Maune, detentore del record di velocità sul John Muir Trail è partito per il quinto giro, quando mancavano 14 ore al tempo limite di 60 ore. A quanto pare però (dalle notizie che arrivano via Twitter) nemmeno Brett ce la farà poichè si è scatenato un incendio (!) mentre stava schiacciando un sonnellino tra il quarto e il quinto giro. In ogni caso è un'edizione da ricordare perchè ben 9 atleti sono riusciti a completare la cosiddetta "corta" o "Fun Run" che consiste in tre giri in 39 ore (so che suona ridicolo, ma è un risultato eccezionale... di solito non più di 3 o 4 atleti ce la fanno!)

Appena so qualcosa metto le novità e magari qualche foto
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Re: Barkley Marathons - 3 e 4 aprile

Messaggioda leosorry » 04/04/2011, 18:33

Brett Maune ha finito la Barkley! 57 ore e 15 minuti è il tempo ufficioso. Così per il quarto anno consecutivo la Barkley ha almeno un finisher...Così dopo venticinque anni, la Barkley raggiunge la doppia cifra di finisher: Brett Mauner è il numero 10.... è proprio vero che il livello si sta alzando dappertutto!

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Bella la scritta sui pettorali, no?

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Il costo di iscrizione più assurdo: per partecipare alla Barkley bisogna versare un dollaro e portare una targa del proprio paese...

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Due concorrenti concludono un giro. Notare che in mano tengono le pagine "strappate" dai libri presenti sul percorso che testimoniano che hanno seguito la giusta via.
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Re: Barkley Marathons - 3 e 4 aprile

Messaggioda geppo87 » 04/04/2011, 18:39

Un dollaro e la targa... Questi sono fuori di brutto! :mrgreen:
Ma in che senso non c'è sentiero? :shock:
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Re: Barkley Marathons - 3 e 4 aprile

Messaggioda leosorry » 04/04/2011, 19:15

geppo87 ha scritto:Ma in che senso non c'è sentiero? :shock:


In questo senso (questa è la salita a Little Hell, piccolo inferno... figurati come deve essere il Grande Inferno!)

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Senza contare tutte le spine, rovi, ecc... i concorrenti hanno le gambe sanguinanti come se fossero strisciati sotto del filo spinato...
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Re: Barkley Marathons - 3 e 4 aprile

Messaggioda Checo » 04/04/2011, 19:42

E mi sembra di ricordare che rispetto al percorso originario, quando per la prima volta un concorrente riuscì a portarla a termine, cambiarono il tracciato in modo da renderlo ancora più impossibile. :D :D :D
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Re: Barkley Marathons - 3 e 4 aprile

Messaggioda Roby » 04/04/2011, 20:40

Geppo ti sbagli, questi non sono fuori di brutto, ma sono fuori di brutto brutto, detta alla AldoGiovannieGiacomo :D forte sta cosa però, grazie Leo per averla segnalata. SANI
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Re: Barkley Marathons - 3 e 4 aprile

Messaggioda leosorry » 04/04/2011, 20:51

Visto che vi interessa, "copio e incollo" l'articolo che avevo scritto per Correre tre anni fa. E' davvero una "gara" (mai definizione fu più sbagliata) affascinante.
Se avete voglia di scoprire qualcosa di assurdo, prendetevi dieci minuti per leggerlo!

BENVENUTI ALL’INFERNO

L’Ultra Trail più dura del mondo

Qualche volta, alla linea di partenza di un ultra-trail, può capitare di sapere che non si arriverà mai al traguardo. Può accadere perché non ci si è allenati abbastanza, oppure perché i “cancelli orari” imposti dagli organizzatori sono troppo stretti. Di solito questi pensieri sono riservati a chi, come me, corre sempre nelle retrovie e la sua massima aspettativa è riuscire ad arrivare in fondo. Esiste però una gara in cui tutti i partecipanti, dal primo all’ultimo, sanno che quel benedetto traguardo finale non lo raggiungeranno mai: si chiama “The Barkley Marathons”, una 100 miglia americana con alle spalle ormai vent’anni di storia.
Quando si pensa alle ultra più difficili del mondo, vengono in mente tanti nomi: il Grand Raid de La Réunion, l’Ultra Tour del Monte Bianco, la Western States, la Badwater nella Valle della Morte. Tante gare amano fregiarsi del titolo di “Corsa più dura del mondo” e la Barkley non fa eccezione. Mai come in questo caso però, l’appellativo sembra meritato. In vent’anni solo in sei sono riusciti ad arrivare al traguardo: 6 su 600 che ci hanno provato. La Barkley si corre su un anello di 20 miglia (32 km) all’interno del Frozen Head National Park in Tenessee, che i concorrenti devono cercare di percorrere cinque volte. A prima vista non sembrerebbe una gara impossibile: la distanza è piuttosto comune negli Stati Uniti (ormai le 100 miglia sono diventate una cinquantina) e il tempo massimo per terminare la prova è addirittura di 60 ore, il doppio di quanto normalmente le altre competizioni concedono ai concorrenti. Il regolamento della gara, caratterizzato da uno humour tutto particolare, arriva anche ad affermare che “La Barkley è la 100 miglia più facile del mondo, in cui basta tenere una media di 22 minuti al km, appena 2,5 km l’ora per arrivare al traguardo! Anche un bambino sarebbe in grado di farlo…”
La nascita di una leggenda
La prima edizione della Barkley si corse nel 1977. A dir la verità non si trattò propriamente di una gara. Proprio al confine del Frozen Head National Park, dove passa il tracciato della Barkley, si trova il penitenziario federale di Brushy Mountain State. Nel 1977 dal carcere evase il famoso James Earl Ray, l’assassino di Marthin Luther King: Ray per far perdere le proprie tracce, fuggì verso la foresta. I suoi carcerieri non sembrarono molto preoccupati dell’accaduto: senza mappa, lampada e acqua non avrebbe fatto molta strada. Fu infatti ritrovato due giorni e mezzo dopo: in 54 ore di fuga aveva coperto appena 8 misere miglia.
Nel 1986 Gary Cantrell, assieme all’amico Carl “Cane Pazzo” Henn disegnarono il percorso della Barkley, con lo scopo ben preciso di rendere la gara più dura possibile. Originariamente la Barkley era di “sole” 55 miglia con un tempo massimo di 36 ore. Nei primi due anni nessuno fu in grado di arrivare al traguardo, fino a che, nel 1988, Ed Furtaw, conosciuto anche come “Frozen Ed”, divenne il primo “finisher” ufficiale della gara. L’anno successivo Gary Cantrell decise di aggiungere anche la distanza di 100 miglia, con il tempo limite di 48 ore, ma nei successivi sei anni nessuno fu in grado di completarla. Nel 1994 Cantrell decise allora di portare il tempo limite a 60 ore, ma ciò nonostante nessuno riuscì nell’impresa. Finalmente, nel 1995, Mark Williams, un inglese di 29 anni, fece quello che nessuno aveva mai fatto prima di allora: finire la “Barkley 100”. Ci mise 59 ore e 29 minuti e dopo aver tagliato il traguardo si buttò a terra e rimase immobile per oltre un’ora prima di rialzarsi in piedi. Aveva dormito solamente 14 minuti la prima notte e un’ora la seconda. Come dissero in molti, aveva completato la Barkley solo perché “essendo inglese non sapeva affatto a che cosa andava incontro”.
Come è fatto l’inferno
Ma cosa rende questa gara così dura? Sicuramente una delle difficoltà maggiori è rappresentata dall’enorme dislivello (oltre 16.000 metri di ascesa!), con una pendenza media del 20%. Nei tratti più impegnativi la pendenza varia però, tra il 50 e il 100%. Ad ogni salita è stato dato un nome evocativo che dà una chiara idea di quello che concorrenti dovranno subire per poterle superare. C’è “Little Hell” (Piccolo Inferno) che sale di 500 metri in meno di un km, “Rat Jaw” (Mascella del Ratto) che in ottocento metri sale di 400 metri, “Big Hell” (Grande Inferno) con i suoi 700 metri di salita in poco più di un km. Senza contare il fatto che le discese che seguono sono altrettanto difficili ed impegnative ed hanno nomi altrettanto indicativi come “Zip Line” (Cerniera Lampo) o “Leonards’ Butt Slide” (La scivolata sul sedere di Leonards).
Come se il dislivello non fosse già una difficoltà sufficiente, i concorrenti devono fare anche i conti con un percorso a dir poco sfavorevole: quasi mai la Barkley concede di allungare la falcata e correre. Il 10% del tracciato passa su mulattiere, mentre un altro 10% è costituito da mulattiere ormai ricoperte di vegetazione. C’è poi un 20% costituito da sentieri decisamente selvaggi e un 40% da sentieri abbandonati da una cinquantina d’anni, che si confondono facilmente con i percorsi usati dai cervi nei loro spostamenti (probabilmente questi ultimi sono perfino migliori!). Infine c’è un 20% del percorso in cui non ci sono affatto sentieri e i concorrenti devono semplicemente farsi largo nella foresta.
Anche il clima non gioca a favore dei concorrenti: è estremamente mutevole, con temperature che possono variare imprevedibilmente da -20°C fino a +30° a seconda del fatto che la primavera sia in ritardo oppure in anticipo. In caso di pioggia poi, i ruscelli possono ingrossarsi a tal punto da arrivare fino al petto di chi prova a superarli.
A completare l’inferno c’è infine il particolare che il tracciato di gara non è segnato in alcun modo: ai concorrenti viene consegnata esclusivamente una mappa per orientarsi su cui è segnata la posizione di 9 libri che devono trovare. Un concorrente dimostra di aver completato un giro della Barkley riportando alla partenza una pagina di ciascun libro. Talvolta, soprattutto di notte, già trovare il libro è una bella sfida! Ogni anno Gary Cantrell si diverte a scegliere dei libri il cui titolo faccia capire ai concorrenti in che cosa si siano andati a cacciare: spesso il primo libro è “Great Expectations” (“Grandi Speranze”) di Charles Dickens, a sottolineare come le grandi aspettative dei concorrenti si scioglieranno presto come neve al sole delle difficoltà della gara. Possono seguire poi titoli come “The Endless Game” (Il gioco infinito), “If tomorrow comes” (Se arriva il domani), “Flatland Fable” (La Favola della Terra Piatta), “Run for Your Life” (Corri per la Tua Vita)….
Le storie circa la difficoltà della Barkley si sprecano e farebbero pure sorridere se uno non sapesse che sono del tutto vere. Nel 2001 un concorrente ci ha messo 56 ore per percorrere 4 miglia (circa 6 km) e in vent’anni di storia trenta concorrenti non sono riusciti nemmeno a percorrere 3 km. L’anno scorso altre due storie sono andate ad arricchire il già nutrito bagaglio di “leggende” della Barkley. Dan Baglione si è perso e ci ha messo 30 ore per fare 2 miglia, prima di essere ritrovato da due campeggiatori ed essere riportato alla partenza. Molto peggio è andata allo svizzero Milan Milanovich che si è perso nella notte ed è finito proprio davanti ai cancelli del penitenziario di Brushy Mountain. Tre guardie l’hanno immobilizzato e perquisito prima di chiuderlo in una cella per il resto della notte, dato che non aveva con sé un documento di identità.
Per coloro che sono abituati a correre su strada una gara come la Barkley è inconcepibile perché non arriveranno mai a capire che una media di 30 minuti al km può essere un’ottima media. Ma anche per un forte ultra-trailer una competizione come questa è al limite della comprensione, e sono in molti a considerarla un test di sopravvivenza più che una gara di corsa. Parlare della Barkley vuol dire parlare di una “prova” più che di una “gara”. Una prova di capacità fisica ma soprattutto di tenacia e di forza mentale. Qualche spiritoso ha persino suggerito che potrebbe essere considerata perfino un test di salute mentale, visto che chi vi partecipa non può avere tutte le rotelle al posto giusto…
Di certo non esiste nient’altro al mondo che assomigli alla Barkley: non è un caso che sia l’unica gara in cui anche ritirarsi costituisce un’impresa, dato che i concorrenti per farlo devono comunque fare ritorno al punto di partenza! E quando riconsegnate il vostro pettorale non troverete abbracci o mani sulle spalle, ma solo Gary Cantrell che prenderà la sua famosa tromba e intonerà “Taps”, la marcia funebre dell’esercito degli Stati Uniti.
La Barkley è in salvo
Nel 2005 lo stato del Tennessee, capeggiato dal deputato Jim Fyke, aveva decretato la fine della Barkley proibendo lo svolgimento della gara, con la generica scusa di voler preservare il parco di Frozen Head. In realtà con soli 25 concorrenti ammessi alla partenza era difficile pensare che una tale competizione potesse in qualche modo mettere a rischio la tutela dell’ambiente naturale. Finalmente, all’inizio di quest’anno, dopo molte pressioni da parte dell’ambiente dell’ultrarunning americano, le autorità dello stato hanno votato una risoluzione che permetterà alla Barkley di continuare. Gli organizzatori, per festeggiare la loro vittoria su Jim Fyke e sui suoi sforzi per far cancellare la gara, hanno introdotto una nuova salita ad un orribile picco coperto di spine cui è stato dato il nome di “Fyke Peak”. Probabilmente la loro idea è che le imprecazioni dei concorrenti costretti a salirlo non faranno più dormire in pace il deputato Fyke.
La Barkley dunque continuerà fino a che Gary Cantrell e i suoi amici avranno voglia di disseminare libri per la foresta e di suonare la marcia funebre ad ogni abbandono e fino a che là fuori ci sarà anche un solo, pazzo, ultramaratoneta che vorrà prendere il via sapendo che non vedrà mai il traguardo.
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Re: Barkley Marathons - 3 e 4 aprile

Messaggioda Roby » 04/04/2011, 20:58

Sti quà son proprio fuori :shock:
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Re: Barkley Marathons - 3 e 4 aprile

Messaggioda geppo87 » 04/04/2011, 22:20

:shock: Ora capisco!
Storia incredibile :D

leosorry ha scritto: Nel 2001 un concorrente ci ha messo 56 ore per percorrere 4 miglia (circa 6 km)


Tra le vicende "memorabili" delle precedenti edizioni questa è spettacolare! Per 56 ore ha insistito! :lol:
A parte il dubbio equilibrio psichico di questi individui.... Respect!
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Re: Barkley Marathons - 3 e 4 aprile

Messaggioda gio62 » 05/04/2011, 6:58

..dai ragazzi questa è una garetta :mrgreen: in confronto al "nostro" SUPERINIMMAGINABILEINNARIVABILEENON RIESCOASCRIVEREALTRO ULTRATRAIL DELL'ADAMELLO !!..dilettanti.. :D
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