SPIRITO TRAIL • Racconti 2008 - 2010

SPIRITO TRAIL

Trail Running Forum

Racconti 2008 - 2010

Cronache e racconti

Moderatore: emme

Regole del forum
Questa sezione è dedicata ai racconti delle gare, dal giorno in cui si disputano in avanti: commenti, risultati, opinioni.
Nel titolo scrivete il nome della gara, la provincia e la data di svolgimento.

Racconti 2008 - 2010

Messaggioda pollo » 14/10/2010, 19:06

Forse non tutto è perduto... comincio dal primo, il resto a puntate... e se qualcuno aggiunge i suoi forse un pò di memoria la recuperiamo...

GRAN TRAIL VALDIGNE 2008

certamente non ironman, ma nemmeno tapascioni... semplicemente atleti...
gran trail valdigne, per me il primo su una distanza così lunga e con un dislivello così importante...
tempo all'inizio inclemente, partenza sotto una pioggerella fine ed insistente, ma con tutta courmayeur ad assistere alla sfilata per la via principale del centro e ad incoraggiarci con applausi e campanacci... prima salita al colle licony, la pioggetta va e viene, il monte bianco nascosto dalle nuvole, forse con il sole sarebbe più bello ma certamente anche più faticoso... si scollina dopo circa due ore, il mudanda sputacchiando mi passa via poco sotto mentre stringo i lacci delle scarpe, il tempo nel frattempo è migliorato, e lo spettacolo dall'altra parte del colle, con i ghiacciai in lontananza ed il lago sotto è mozzafiato... giù a scapicollo in val licony e poi traverso su carrareccia in costa, a tratti corribile, fino al primo ristoro di planaval, dove capiamo cosa vuol dire accoglienza ed organizzazione... il cielo ora si è aperto e il sole appare sulla seconda salita prima al colle e poi alla punta fetita, in basso si procede bene, in quota con qualche difficoltà... ma l'ambiente è impagabile, qui tutto è "grande": le montagne, i boschi, i torrenti, il rumore dell'acqua che ci accompagna un pò dappertutto, hanno una dimensione diversa dalle mie montagne orientali... dalla cima del fetita grande colpo d'occhio, titanciano e kapobecero se lo godono seduti sgranocchiando semi, io procedo lentamente sulla discesa sassosa senza forzare sulle ginocchia... siamo intorno al trentesimo e la fatica comincia a dar segno di sè, in una normale maratona sarebbe il momento di stringere i denti pensando al traguardo, qui no, c'è ancora l'eternità davanti,e allora lascio passare i più veloci e mi guardo attorno... fino a quando dalla cresta ci si infila nel bosco, su un morbido fondo di aghi di pino, e da dietro sopraggiungono dario e krom che vanno pianino anche loro, una chiacchiera tira l'altra, forse il ritmo aumenta anche un pò... e giù fino al magico borgo di charvaz, punto acqua, con i bambini che suonano le campane della cappella per incitare i corridori, e applausi e bravi da tutti, e giù ancora verso la salle, altro punto acqua all'interno di un borgo di sasso, altra gente che applaude... e avanti a mezza costa in falsopiano, si cammina, si prova a correre, ma siamo solo a mille metri qui, ovvio che si può correre, dai, e chi si ricorda che siamo al quarantesimo, che la maratona sarebbe finita qui col fiatone e le gambe a pezzi, e invece nonostante i dolorini strutturali tutto ancora gira... e nel frattempo su in alto si scurisce il cielo e si sente qualche tuono... morgex, sei del pomeriggio, primo vero ristoro da trail, seduti a tavola con un piatto di pasta, un quarto d'ora di tregua e nel frattempo ricomincia a piovere... si riparte, un tremito di freddo, ma sento che la sosta mi ha fatto bene e corro per scaldarmi, è incredibile, siamo al quarantaquattresimo e le gambe anche se un pò indolenzite dopo poco girano bene, il respiro ha il suo ritmo sotto la giusta pressione, comincio ad intuire che potrebbe andare avanti così all'infinito... nel frattempo si scatena il diluvio universale, fortunatamente siamo in basso e sotto il bosco, ma i primi in alto??... e sotto il diluvio transitiamo alle sette a pre st didier e cominciamo la salita all'arpy, camminando su sentiero fangoso prima e corricchiando su carrareccia poi, il ritmo è buono, spingo ancora bene e recupero qualche posizione... ristoro di arpy, il primo al chiuso, come al solito ogni ben di dio a disposizione, sbocconcello qua e là, indeciso se cambiarmi e vestirmi asciutto e più pesante o se continuare così... alla fine dopo poco mollo tutto e riparto subito, perchè il passo era buono e mi sento in forma, e dai che è ancora chiaro e forse si riesce ad arrivare al colle croce senza frontale... altro brivido di freddo alla partenza, tengo duro, dopo poco correndo passa, poi la strada si fa più ripida e si torna a camminare, fino al lago di arpy, verde brillante nell'ultima luce del giorno argentata dalle nuvole... e ancora su, il colle croce che non arriva mai, il buio sta scendendo e solo l'occhio abituato alla semioscurità mi consente di vedere il sentiero, piano piano il mondo si chiude su me stesso, gli equilibri e le sensazioni cambiano... poi finalmente il rumore di un generatore, qualche raffica di vento, ma allora ci siamo, scollino alle dieci di sera, la thuile sotto sembra ad un passo, sarebbe ora di tirare fuori la luce ma fa troppo freddo, meglio un pò più in basso dove c'è meno vento... e mi ritrovo solo, nel mio bozzolo di fredda luce a led, con l'intorno che improvvisamente si è spento, costretto a ripartire subito per non ghiacciarmi, solo in lontananza il rumore di un torrente e qualche goccia di pioggia in faccia... e riprendo il ritmo, raggiunto da un altro concorrente, chiedo se vuole passare, mi dice no il tuo ritmo mi va bene, e andiamo avanti, in silenzio dopo un paio di chiacchiere... abbiamo passato il sessantesimo e le dodici ore di corsa, non sono mai stato così a lungo sulle gambe e ragionevolmente sarebbe ora di fermarsi con le rotule in fiamme... eppure qualcosa mi spinge avanti, sarà la simbiosi con il compagno che sta dietro, il silenzio rotto solo dal rumore ritmato dei passi e dei bastoncini, il mondo che si è ristretto alla dimensione dell'alone delle frontali, il sudore che torna a sentirsi sulle tempie perchè in basso è più caldo... e le luci di la thuile a portata di mano, ingannatrici perchè manca ancora un pò, sentiero nel bosco, poi strada poderale, poi ancora sentiero ed infine l'asfalto, ci siamo, sono le undici, la discesa è stata veloce e a questo punto si può cominciare anche a fare due conti sul tempo finale... ristoro di la thuile, entro alle undici e dieci, mi do venti minuti di tempo, mi tolgo le cose bagnate di dosso, capelli d'angelo in brodo che se me li propone mia moglie glieli tiro in faccia, sono buonissimi e caldi, una banana, formaggio, pane, una maglia più pesante e asciutta, giacca a vento, frontale, il tempo è scaduto, ancora una coca cola e mezza arancia e via si parte... la thuile alle undici e mezza deserta, ancora una fine pioggerellina, i rari passanti ti dicono bravo, ancora quel brivido di freddo, i primi passi di corsa sull'asfalto in leggera discesa, le gambe che piano piano ricominciano a girare, e poi il sentiero fuori dal paese... di nuovo buio, salite a strappi alternate a falsopiano, passo e corsetta e bozzolo di luce e rumore forte di torrente... poi è strada asfaltata, non ripida e il ritmo si fa regolare, quasi ipnotico, efficente, veloce, quattro passi, una spinta di bastoni, un ciclo respiratorio, tre soli rumori nella testa e il sottofondo del torrente, l'energia c'è ancora tutta e piano piano i dolorini da fatica scompaiono... raggiungo un gruppetto e tiro dritto, qualcuno ne aprofitta e si mette a ruota, qualche taglio su sentiero, leggeri cambi di ritmo, ancora asfalto, poi carrareccia bianca, la pioggia si fa più intensa, dietro una curva youlaz, l'ultimo punto acqua, un the caldo, una coca, carico mezzo idrozaino, due parole con i volontari e via, solo nella notte... più avanti l'alone delle frontali del gruppetto che è partito prima di me, dietro a qualche centinaio di metri altri due, ma nel buio e nel rumore dei miei passi sono solo, di nuovo quello stato quasi ipnotico che potrebbe durare all'infinito... però ormai siamo in quota, il ritmo rallenta un pò, fa freddo e piove forte, in alto la luce sul colle dell'arp... tengo duro per un pò, pensando di tirare fuori guanti e berretto dopo aver scollinato, ma il vento e la pioggia sono troppo forti, le mani gelate e quindi poco sotto il colle sosta, rompere il ritmo, ripartire a fatica, con il passo che non ne vuole sapere di tornare a girare, forse anche perchè siamo così in alto, per fortuna ci siamo quasi... dopo poco un volontario imbaccuccato mi porge mezza tazza di the, i cinquemilaecento sono finiti e anche se mancano ancora dieci chilometri è un pò come essere arrivati, le due e cinque, posso farcela entro le diciotto ore e arrivare prima delle quattro... avanti giù, i primi tornantini su sentiero prima sassoso e poi su erba e fango, mani ghiacciate, pioggia battente e vento freddo, bastoncini puntati... a fatica accenno ad una corsetta, è più un passo saltellato su sentiero tecnico che è diventato un torrentello di fango, passi scivolati, passi affondati, un altro concorrente dietro che non vuole passare e si affida al mio ritmo, sono circa tre chilometri così, perdendo un bel pò di quota ma facendo poca strada... e poi alle due e quaranta la strada poderale, il pompiere al controllo che ti dice sì con la luce sono tre quarti d'ora, ma con il buio chissà, qui se vogliamo farcela bisogna correre, il compagno di prima se n'è già andato... e allora con ottanta chilometri nelle gambe uno non sa quanta energia può avere ancora dentro, e piano piano i passi cominciano a girare sempre più veloci, le ginocchia non le senti più, i sassi sotto le suole nemmeno, il trottino si fa efficace, l'aria torna a suonarti nelle orecchie, fa già meno freddo, senti di nuovo il sudore dentro la giacca... le luci di dolonne tra gli alberi, gli ultimi due chilometri di sentiero nel bosco, ancora qualche passaggio scivoloso di fango, le scarpe oramai zuppe, un alone di frontale poco avanti, piano piano sempre più vicino, uno più lento di me in discesa, lo passo, siamo in gara o no?... e quando manca circa un chilometro, quando già sento i bravo per quelli che stanno tagliando il traguardo, solo allora mi rendo conto di desiderare che sia finita, fino a prima non ci avevo mai pensato... e finalmente il ponte, l'asfalto, il traguardo in fondo alla strada, gli applausi, le braccia alzate, un dito al cielo, una lacrimuccia...
diciassette ore e cinquanta, e adesso...
una birra
Avatar utente
pollo
 
Messaggi: 1708
Iscritto il: 09/09/2010, 9:27

Re: Racconti 2008 - 2010

Messaggioda Checo » 14/10/2010, 19:59

Era da tempo che ero riuscito a recuperarlo (grazie a Ivana), il mio primo racconto di una corsa; il Passatore del 1995. Non è un trail, ma vissuto come tale.
Una buona occasione per rivederlo.. ;)

Immagine
Avatar utente
Checo
 
Messaggi: 534
Iscritto il: 05/09/2010, 19:28
Località: Oderzo (TV)

Re: Racconti 2008 - 2010

Messaggioda Dario » 15/10/2010, 10:20

Trail des Balcon d'Azur 27/04/2008


"Non ho la stoffa del narratore come alcuni di voi, ma la giornata lavorativa per ora insolitamente tranquilla mi permette un resoconto del Trail des balcons d’Azur.
Mi era stato segnalato da un collega, Enzo, che ogni tanto trascorre qualche giorno di vacanza vicino a Cannes: cerco le solite info sul sito dedicato e via, parto solo alla volta di Theoule sur Mer (10 km dopo Cannes), armato di tutto quanto un trailer deve avere, compreso sacco a pelo per una notte in macchina; appena prima della partenza però telefono ad Andrea (Vallese66) e con lui mi accordo per ritrovarci verso le 17.00 al porto dell’ameno paesino francese, per poi eventualmente cercare una camera e passare la serata in compagnia.
Dopo 4h 30’ di viaggio non stop scopro quanto Theoule sia proprio carino, inserito in una piccola insenatura, qualche turista in spiaggia, costruzioni abbastanza in sintonia con il paesaggio che già indica un anticipo di ciò che scopriremo; la placidità del mare dona una tranquillità che io e Andrea apprezziamo davvero, seduti al tavolino del bar sul mare a gustarci una birrettina.
Troviamo poi una camera nell’unico residence-hotel-pensione disponibile, invero un poco troppo caro per il mio standard, ma oggi va bene così...mi concedo anche un bagnettino rilassante nella piscina del residence; passiamo la serata cenando e passeggiando sul lungomare....lo so, queste cose romantiche si fanno in un altro contesto, ma.....sarà lo spirito trail!!
Sveglia di buon’ora, alle 05.00, i preparativi e i riti propiziatori (no macumbe) hanno la loro importanza; siamo ormai nello spazio antistante la zona partenza, osserviamo gli altri partecipanti alla ricerca di singolarità (e ce ne sono, eccome) e di avatar conosciuti.....ecco che vedo materializzarsi l’avatar di icoppi (Ivan) con Beatrice e altri suoi amici partecipanti; due parole e via.....partenza in spiaggia con tanta voglia di scoprire, in più la certezza che sarà il sole ad accompagnare la nostra avventura.
Dopo pochissimo intravedo Enzo che osserva la fila passare: lui parteciperà alla 30 km che partirà di lì a un’ora, un bel cinque volante mi riempie di buon umore; io e Andrea procediamo assieme, cercando nel ritmo regolarità e prudenza, ma siamo comunque preda della “Mudandite”.....ci vuole tempo per carburare, assestarsi.
Più saliamo e più il paesaggio si espande, ecco che ora inizia a regalarci qualche perla: la Costa Azzurra inizia a scoprire i suoi veli, le sue insenature nascoste; sentiamo qualche voce italiana dietro di noi, afferriamo un “ Reunion in 39 h”.....kaiser, ci vuole un tappeto rosso.....ecco chi è...Galletto dal biellese, noto ultratrailer coi fiocchi già incontrato alla Saintelyon, alla sua prima uscita stagionale.
Faccio notare ad Andrea che stiamo andando tranquilli e prudenti si, ma forse non troppo....invece ok così, Galletto se ne va avanti, assieme a Marco, amico genovese di Andrea; la prima discesa è tecnica, lenta perchè ripida su pietrame e radici, poi inizia un tratto in costa-cresta anche con qualche roccetta, dal quale possiamo sempre più ammirare il contrasto tra le rosse rocce dell’Esterel, il verde intenso della macchia mediterranea e l’azzurro-blu del mare.
Ora siamo ben carburati, è un vero piacere procedere, tant’è che inizio a concedermi qualche foto e qualche filmato “in corsa”; Ivan, dove sei? Ah sì, era già avanti a noi, ecco che ogni tanto lo intravediamo in lontananza e lo incrociamo quando il percorso compie un anello di passaggio sulla spiaggia.
Si riprende a salire verso il Corno Rosso (lo è davvero), la salita è regolare, non ripida, il sentiero irrompe nella macchia; siamo felici perchè pervasi dal profumo dei fiori e degli arbusti, gli stessi che ci feriscono graffiandoci le gambe e le braccia.
Andrea, che alto non è, si è sbucciato la pelata su un bel ramo...purtroppo la probabilità di centrarne qualcuno è alta: dal Corno Rosso parte un traverso spettacolare di 1 km circa, per me il momento più bello di questo trail: riusciamo a vedere tutto il massiccio dell’Esterel e dall’alto a godere di km e km di Costa Azzurra....sembra di volare....che emozione poter essere lì, in quel momento: le emozioni non finiscono, ci sorpassa proprio in quel tratto una ragazza giovane, direi proprio carina, con due gambe bellissime e un fondoschiena da spaccarci le noci....che giornata!!!!
La discesa anche qui è tecnica, piuttosto lenta, il pietrame mette a dura prova la nostra attenzione e i nostri poveri piedini; arriviamo al ristoro (sono previste solamente acqua naturale e coca cola, no cibi solidi) e decidiamo per un primo spuntino delle nostre cibarie da zainetto: parmigiano-reggiano, tuc, insomma qualcosa di salato.
Ripartiamo per la parte più veloce del percorso: un bel “trasferimento” verso l’interno del massiccio, qualche km pianeggiante su piacevole piccolo sterrato, poi ancora salita dove raggiungiamo Ivan, alle prese con una caviglia un po’ sofferente; insieme ridiscendiamo uno sterrato lungo e veloce che ci porta sino all’attraversamento di un piccolo ruscello.
Ci rinfreschiamo (già, il sole inizia a picchiare duro) e saliamo la porzione di percorso che ci porterà al punto più alto: la salita è abbastanza ripida, il terreno mai comodo, ma andiamo bene, regolari, tant’è che continuiamo a sorpassare e mai ad essere sorpassati, sino ad arrivare ad un ristoro non previsto al 33° km.
Rapido consulto, vediamo un po’ di ombra......pausa pranzo; ci fermiamo una decina di minuti e ne approfitto per cambiare maglia e fascia, ormai zuppe di sudore; ripartiamo in salita forse un po’ troppo allegri, visto che abbiamo qualcosa di nuovo nella pancia che attende di essere digerito.
Ancora il percorso ci accompagna con bellissimi scorci, voglio distrarmi il più possibile perchè meritano davvero, ma la difficoltà del single track in discesa mi riporta a focalizzare quanto più imminente; attraversiamo i laghetti (per un attimo ho pensato ad un tuffo) e affrontiamo una dolce ma lunga risalita di corsa; continuiamo a riprendere concorrenti, ma ecco che iniziano i primi sintomi di fatica....qualche crampettino mi suggerisce che devo rallentare l’andatura.
“Vai Andrea, io devo gestirmi un poco”.....vedo quindi il mio compagno piano piano allontanarsi in salita, ma lo rivedo dopo qualche minuto all’ultimo dei 3 ristori: vorrebbe aspettarmi, ma gli ripeto che dovrò andare lento, desidero che lui si diverta fino in fondo....vai pure, compagno.
Siamo circa al 40° km, non forzando riesco a gestire la situazione: da un po’ non vediamo il mare, il rivederlo ora indicherebbe cosa ancora mi aspetta; il percorso ora si fa impegnativo alternando tratti in salita “facile” a tratti in discesa problematici: è ripida, di sassi e terra asciutta, la vegetazione spunta da ogni dove, devo rannicchiarmi continuamente per passare.
Guido in discesa un trenino di tre, all’improvviso un grido e un tonfo pesante....il secondo del trenino è incespicato in una radice affiorante ed è caduto sui massi e nei rovi...io e il terzo lo aiutiamo a rialzarsi, è sanguinante per un taglio sulla rotula e per vari graffi, ma è duro e dopo un po’ prosegue come prima.
E siamo ormai all’ultima salita, forse 150-200 m di dislivello e all’improvviso, quando mancheranno non più di 300 m alla fine della salita......bam; una improvvisa quanto forte crisi di energie mi costringe prima a rallentare notevolmente, poi a fermarmi completamente, seduto all’ombra; già lo scorso anno mi era capitata una crisi così, durante un allenamento sul Monte Baldo.
Cerco di capire come sia meglio comportarmi, cerco lucidità....mi sono rimaste alcune razioni: 1 gel e 1 barretta, ma al solo guardarle mi si chiude lo stomaco, non riesco più nemmeno a bere... l’acqua del camel bag sa di plastica......oggi ho già ingerito 2 gel e 1 barretta, di “schifezze” non sentirei proprio il bisogno, ma devo...devo mangiare qualcosa.
Decido quindi di succhiare piano piano il gel, ma che fatica.....passano intanto altri concorrenti: uno di questi guarda il suo GPS e mi dice “courage, 4 km - c’est finie”...io rispondo “mercì, moi aussi” (grazie, anch’io); riesco a ridere dentro di me e ciò mi dà la convinzione di provare a riprendere, piano piano, dopo una sosta di ben 15’.
Scollino, vedo sotto di me Theoule vicinissima, ma sul piano non riesco ancora a riprendere la corsa; ecco che mi raggiunge anche Ivan con il suo amico preda dei crampi al 30° km, lo lascio andare dicendogli che non è il caso che mi metta a seguirli; poi però provo la corsa, riesco a tenerla...ecco la discesa, noto stupito che vado bene, i crampi non si ripresentano e riesco a finire più che discretamente, correndo bene tutto il tratto di paese sino al porto.
Riesco anche ad arrabbiarmi con due ragazzi maleducati che proprio davanti a me buttano una bottiglia di plastica in mare, ma non posso litigare a parole....qualche gesto eloquente accende altri due trailers già arrivati, ma i due str...i scappano in moto; corro ancora, sino alla spiaggia dove ci attende il tappeto rosso stile “croisette” di Cannes per l’agognato arrivo.
Per me poi arrivo piacevolissimo, dato che la famiglia e gli amici del buon Enzo al completo mi incita e mi applaude proprio sotto l’arco gonfiabile: non sapevo, ma avevo la clacque personale che mi attendeva...grazie davvero.
Cerco poi Andrea, arrivato quasi mezz’ora prima, ci ritroviamo e decidiamo di passare qualche ora in spiaggia a riposare, onde evitare il Gran Rientro Infernale: la Riviera di Ponente è lunga e trafficata.
Stiamo così in spiaggia finchè proprio non c’è più nessuno.....anche Ivan è già andato (in albergo, lui torna l’indomani).....l’abbiamo goduta la giornata, sino in fondo....ma non è finita; Andrea mostra una voracità da applausi a tavola, mentre io riesco solo a bere un the caldo e a sorseggiare una soupe de poisson, insomma un brodo di pesce.....pazienza, mi ripeto, quando lo stomaco chiamerà gli risponderemo.
Alle 21.30 partiamo, ognuno per la propria direzione; un arrivederci alla prossima e un’amicizia che è già un bel regalo.
Devo ora decidere chi mi accompagnerà a casa, dalle mie donne Ross e Sofia.......Bruce Springsteen è un’ottima compagnia......quando poi attacca Born to run sorrido."
Avatar utente
Dario
 
Messaggi: 296
Iscritto il: 06/09/2010, 9:19

Re: Racconti 2008 - 2010

Messaggioda Simone » 15/10/2010, 10:32

Lavaredo Ultra Trail 2009

Un gran percorso, una temperatura ideale per faticare sù sentieri e una splendida compagnia hanno reso questa giornata, una giornata da incorniciare.
Si parte alle 6, parto lentissimo, sono un pò timoroso, ancora brucia il ritiro dell’anno scorso.
Durante questi mesi un pò di lavoro l’ho fatto, dislivello ne ho macinato e km non me ne sono certo fatti mancare, sono sicuramente più preparato e questo è il momento di dimostrarlo.
Decido di viaggiare ad andatura controllatissima fino al 30°, la Foresta di Somadida, forcella Popena col suo ghiaione mozza-fiato e la discesa in picchiata su Misurina fanno volare il tempo, sono fresco e non voglio esagerare, decido di procedere così fino in fondo alla Val Marzon, ascoltando le mie sensazioni e cercando di spendere il minimo indispensabile perché so che dopo mi aspetterà “Sua Maestà la salita”, la Val di Cengia, me la sono sognata più e più volte durante quest’anno, passo per passo, fino a forcella Lavaredo.La mia personale tabella di marcia procede con precisione quasi Svizzera, ne sono stupito, allo scoccare della quinta ora parte l’attacco alla Val di Cengia, non prima però di incrociare “patron Brogioni” che mi chiede come và, “tutto bene” rispondo; in effetti è proprio così, tutto bene, sono a metà percorso, un discreto dislivello alle spalle e non sento nemmeno un po’ di fatica, solo un leggero indolenzimento ai quadricipiti dovuto alla lunga discesa dal Rifugio Carpi, credo sia normale.Ok, ora è il momento di capire come andrà oggi, fuoco alle polveri, salgo concentratissimo, ogni tanto raggiungo qualcuno e lo supero, voglio rimanere solo e concentrato, ogni tanto qualcuno mi raggiunge e rallento per farlo allontanare, non voglio distrazioni, "devo" rimanere concentrato.
Prendendo quota rivedo tutte le stazioni della Via Crucis dell’anno scorso, strizzo l’occhio al pino che mi ha fatto un pò d’ombra in attesa che la crisi passasse, non nascondo che come un bambino gli ho anche detto "hai visto? quest’anno ce la faccio da solo".
Si procede, mantengo i battiti dentro la giusta soglia, quella che mi permette un passo lento ma incessante, non una sosta, non mi fermo mai, nemmeno per prendere l’acqua, voglio arrivare lassù, dove spiana, questi 1300D+ sono per me una corsa nella corsa; questa volta non mollo, questa volta me la “mangio”
Passo la cascatella, anche se quest’anno visto il volume d’acqua merita di essere descritta come vera e propria cascata, vedo i tornantini, quelli ripidi, mi dico “forza, vai avanti, tra poco prenderai fiato”. L’ultimo tirone e ci sono, ecco il prato, qui si può respirare a pieni polmoni, i battiti vanno giù e mi rendo conto che l’ultima ora e un quarto è volata via senza accorgermene.
Ok, ora è il momento del secondo attacco, alla forcella Lavaredo; qui si gode di un’ampia visuale, il panorama è da brividi, siamo nel posto più bello del mondo.
Eccomi ben oltre i 2000mt, per un Trailer da cavalcavia come me è come scalare l’Everest, il fiato regge, le gambe anche; non sembra nemmeno di essere in salita ma un occhiata al gps mi dice che c’è da guadagnare ancora qualche centinaio di mt e quassù non è facile.
La mia è una marcia forzata, non mollo un attimo, forza, arrivato al cospetto delle 3 Cime penserò al dà farsi, ma ora l’obiettivo è arrivare lassù, sbuffo, mi rendo conto che stò salendo, sono a 2400, vedo la forcella e alla mia sinistra il “capolavoro”, anzi i “tre capolavori”.Sono passate 7h30’ esatte, ora ho la netta percezione che oggi “sarò fra i molti”, sorrido e vorrei uno specchio per vedere la mia faccia da ebete.Dovrei fermarmi per mangiare ma 200mt più avanti vedo Gianpaolo (Gpguindani), la discesa insieme non me la voglio perdere e allora giù in picchiata con lui davanti a fare da pacer ed io dietro impegnato a non lasciarlo andare; che discesa! Si perdono 900mt abbondanti, tutti di corsa, tutti d’un fiato. Bellissimo!
Rimango con lui e il suo socio fino a poco prima dell’attraversamento del torrente, poi li saluto, il loro ritmo per me sarebbe deleterio.
Si ricomincia a salire e dopo tanta discesa non mi dispiace affatto, provo uno strano senso di piacere nel macinare dislivello con le gambe doloranti; sono un po’ masochista ma sono sicuro che voi capite quello che voglio dire.
Da qui è un piacevolissimo falso-piano con ruscello a lato fino a Malga Rinbianco, godibilissimo, in una parola “bucolico”; sono purtroppo bollito e il mio ritmo è terribilmente crollato ma ecco che svoltata una curva, tanto bello quanto inaspettato il Ticci-Micio ristoro, un’apoteosi, una vera sorpresa, ed ecco che il secondo sorriso ebete compare sulla mia faccia.
2 bicchieri di coca e ovviamente uno di birra, rinasco, ora la netta sensazione che era “oggi finirò” passa a “è finita”; mancano 10km e nessuno mi può più fermare; meno i bastoncini come un fondista, la mia impressione è che marcio velocissimo ma questa è puramente un’impressione, sembro un mimo e il ritmo è blando.
Splendido il bosco in single-track sopra Misurina, da cartolina, troppo corto però, davanti a me una cattivissima carrozzabile sterrata che ci porterà giusto sotto il Col de Varda, “cavolo se tira, fa male e stò spingendo di braccia, di spalle e di coscia, dò tutto quello che ho sapendo che poi sarà solo discesa, spingo, mi sforzo, tiro, spendo, il sentiero spiana, et voilà, serbatoio a zero! Vuoto ! Completamente vuoto !
Ora saranno 6km di discesa, se ne hai in un’ora sei giù ma io non ne ho nemmeno un po’ e quindi meglio distrarsi.
Mi fermo, sciolgo dei sali e ne bevo mezza borraccia, me la godo, guardo il panorama, qui è uno spettacolo della natura, sento il magone in gola, gli occhi diventano lucidi, una sola lacrima scende ma vale come un fiume.
18 mesi fà, dopo 5 anni di stop e 15kg ho ripreso a correre, i 20 minuti più faticosi della mia vita, da allora tanti km e tanta fatica è passata, ma ora so il motivo, è per questo, per essere qui, adesso, mi sento arrivato e sono felice.
I restanti km nel bosco sono stati per me una sorta di passerella, le gambe erano dure come quelle di Pinocchio prima che la fata dai capelli turchini lo trasformasse in un bambino in carne e ossa, il sentiero nel sottobosco è divertente, a volte sembra di essere all’Aquafan da tanto che si scivola… un gran bel finale davvero… si sentono le macchine laggiù in fondo, questo vuol dire traguardo…
… ma io, il mio traguardo, lo avevo già tagliato.
Simone Bragazza – 11h56’53’’
Avatar utente
Simone
 
Messaggi: 400
Iscritto il: 05/09/2010, 22:13
Località: Milano ma DNA Bardigiano.

Re: Racconti 2008 - 2010

Messaggioda emme » 15/10/2010, 22:05

:roll:
ra tanti ho scelto questo:

ANTICO TROJ DEGLI SCIAMANI 2009 - 1a edizione

Correva l’anno 2007, seduti a tavola, in trattoria, ascoltavamo Daniele Cesconetto svelarci un suo sogno profondo: l’ultratrail del Cansiglio, una gara di corsa in montagna tipo quelle che fino ad allora si organizzavano solo oltralpe, e che facesse compiere un viaggio, dal Pizzoc alle vette settentrionali e ritorno, un anello in senso orario fra quell cime, quelle foreste e prati, in cui aleggia ancor oggi qualcosa di magico e misterioso.
In quelle parole, in quello sguardo trascendente era già vivo l’Antico Troj degli Sciamani.

Anno 2009, mese di settembre, giorno 18, venerdì.
Ore 9. Ho appena portato Ludovico a scuola e mi aspetta una delle giornate più intense e faticose della mia vita: preparare quanto serve per la sua festa di complenno, o meglio, per sfamare quella miriade di cavallette umane che ci aspettiamo gremiranno il tavolo del parco presso cui allestiremo il banchetto.
Sabato 19
Ore 7. Non c'è scuola e non devo lavorare, ma mi tocca alzarmi. Vico è sveglio e Viola pure, che palle."Sì, ora mi alz...". La mia schiena!
Stessa data ore 14, "vado a fare un riposino, che stanotte non so quanto dormirò". Poco dopo: "ma che ca..o è tutto sto casino?".
Ore 16. "Parto, ciao. Ciao Vico, ciao Viola".
Ore 17.30. Lasciata l'auto in uno stradello laterale incontriamo subito Tiziano, sicuro protagonista della gara a venire, ma a sentir lui: giù di forma, acciaccato... "da luglio - dice - avrò corso sì e no 2 o 3 volte".
Non riesco a trettenere il sorriso perché ogni volta è la stessa storia."Io invece sto bene - gli rispondo - e questo è il mio compagno, Fabio. Giovane, ma un cavallo di razza".
La piazzetta del centro civico è gremita di gente e subito inizia quel turbinio di baci, abbracci, strette di mano, pacche sulla spalla che mi fa fare il pieno di emozioni.
Prendiamo posto in sala per seguire il briefing illustrativo delle gare, la nostra "Antico Troi degli Sciamani" e la ben nota "Ecomaratona dei Cimbri". Si parte ovviamente con quest'ultima (anzi prima parlano anche il sindaco e qualcun'altro). Gianni De Polo illustra minuziosamente il percorso della maratona, poi..., poi tocca all'ultratrail, ma niente, nessuna spiegazione, solo un filmato: 10' di pura emozione, immagini del Cansiglio, di Cesco(netto) e soci che corrono, e lo scrittore de Savorgnani che parla di quel luogo ("Ander de le Mate" o antro della madre, abitato da forze misteriose e frequentato da sciamani, maghi ed eremiti!), posto al vertice del nostro futuro viaggio e a cui si deve il nome del Trail.
Ore 19 e 30. E' l'ora del pastaparty. Ci si sposta al campo sportivo dove è allestito un gran tendone, tipo sagra, al cui riparo si trovano il palco e numerosi tavoli e panche. Ci sediamo con Roby e il fratello Giorgio, quel fulminato di "plusplus" e il mitico Cesconetto, che indossa fiero, ma modesto, la maglia dello Spartathlon 2008 (gara di cui è finisher!) e che la settimana prossima lo vedrà nuovamente impegnato nell'impresa inumana di compiere il tragitto Atene-Sparta di 246 chilometri no-stop. Ai tavoli attorno è pieno di amici e di atleti da salutare. Molti, quasi tutti, sono qui per la maratona, solo in pochi, ma buoni, perloppiù Spiriti Trail, per il troi.
Il pasta party è superbo. Non posso non elogiare pubblicamente le cuoche per quel gustoso sugo con cui hanno condito i numerosi piatti di pasta che ci siamo ingollati (e in più affettati e formaggi!).
Ore 20 e 30. Fabio mi guarda e ci intendiamo al volo. Zitti, zitti ci defiliamo verso la palestra dove dormiremo.In ingresso è allestita una tavola per la colazione e mi si sente subito a casa.
I due atleti trentini, Doliana e Varesco, stanno finendo di sistemare gli zaini e il materiale obbligatorio, come loro anche i padovani Gabriele e Francesco..., mentre in sala c'è un gran silenzio e buio, giacché non si trovano gli interruttori, ma forse qualcuno è già coricato?Prepariamo anche noi gli zaini e gli indumenti, poi appuntiamo i pettorali. Tutto pronto, si passa alla sistemazione del giaciglio e poi ci si corica, saranno sì e no le 21 e 30, quindi mancano 5 ore alla sveglia. Magari dormire subito!
Fabio si mette i tappi nelle orecchie e ce la fa, parte in un sonno profondo che lo accompagnerà fino all'ora programmata.
Io invece sto lì, immobile con gli occhi chiusi e... sarà il caldo, sarà l'emozione, sento le tempie che pulsano. Intanto arrivano anche gli altri atleti, alla spicciolata, ed è un gran rumorio di zip, materassini, pompe per gonfiarli, e bisbiglii. Fra le 22 e 30 e le 23 c'è finalmente silenzio. Ma non si dorme. Poi, magicamente...
Domenica 20. Un po' a singhizzo e con due risvegli intermedi, dormo fino alle 2 quando suona la sveglia di Davide. "Ma se dobbiamo alzarci alle 2 e 30 a che ca..o serve svegliare tutti mezz'ora prima?". Vabbe', seguo l'esempio di qualcun'altro e approfitto del buio per cambiarmi senza veli, poi vado in bagno. Mentre libero la vescica nella turca con la porta spalancata sento il "gio62", intento nelle abluzioni, che mi dice "mi sembra di essere in caserma". Esco dal wc, lo guardo, e ci scambiamo un sorriso.
Torno in sala dove c'è un po' di luce fioca, qualche sagoma nella penombra fra cui anche, perdonate la schiettezza, dicevo, anche un bel culo, ovvimanete femminile.
Ore 2 e 30, colazione. Mentre splamo di marmellata quell'unica fetta biscottata che mi impongo di mangiare, entra dalla porta un uomo con la barba. "Ma tu sei lo scrittore!" gli dico subito, lui sorride, borbotta qualcosa che non capisco, tira fuori una bottiglia termica e ci offre del caffé: wow! Zuccherato: bleah!
Ore 2 e 40. Sono già pronto e non so cosa fare. Nell'attesa pilucco più d'una mandorla sgusciata che vanno giù che è un piacere.
Esco e trovo i mitici Evelina&Fernando, sorridenti, come al solito, e sempre più giovani.Non so che ora sia quando saliamo in auto col Cimbro (Stefano) che ci porta giù a Vittorio Veneto per la partenza.
Ore 3 e 30? In piazza Sant'Andrea c'è un banchetto con del tè caldo. E un volontario che ce ne mesce dei bicchieri.
Un paio di fiaccole e i lampioni lungo il monumentale viale alberato tingono tutto di ocra. Arrivano anche gli altri. Non è per nulla freddo. L'ultima pipì su un cipresso. La spunta in ordine numerico. I primi (Moreno e compagno) passano le transenne e fanno per partire, tanto per loro il trail è un'esperienza che ha nulla a che fare con la competizione. Ma fra le risa di tutti vengono richiamati e fatti fermare.
Ore 4. Vedo Gianni che mima con la destra il numero tre e contemporaneamente lo sento iniziare il conto alla rovescia "tre, due, uno, partiti, e... vi accompagno io questo primo tratto" si gira e parte a razzo lungo la strada asfaltata, noi dietro di lui. Io cerco di tenere le gambe a freno, che Fabio s'è più volte raccomandato! Nei brevi metri di asfalto che ci separano dall'attacco della scalinata controllo Fabio, come a dire, "va bene così?". Ma controllo anche la testa del gruppo: Caverzan e Gasparini (Tiziano), i trentini, noi... e con grande stupore vedo un Cesconetto con le gambe luccicanti di olio subito all'attacco, seguito dal compagno Walter Possamai. Dietro di noi un gruppetto di atleti che non ne vuola sapere di farsi staccare. Mi aspettavo una partenza tranquilla, e invece... partiti a bomba.
Si svolta di scatto sulla destra, Gianni ci saluta augurandoci un buon trail, e iniziamo a saltellare sulle scalette che salgono a fianco della fontana. Ripeto, mi immaginavo una partenza più lenta, io stesso sento il corpo che, in orario così antelucano, non ne vuole proprio sapere di spingere forte. Lascio andare via le prime due coppie e mi accontento di controllare Cesco-Possamai, ma ecco che mi affiancano e ci superano i due del Mercurys (gruppo podistico locale, eccezionale per certi aspetti di cui dirò in seguito). Ma non sento più Fabio e in effetti è 50 metri più indietro. Approfitto del tornante per aspettarlo. Da qui in poi la salita è meno ripida, si lascia sulla destra la scalinata che sale a Santa Augusta e si imbocca quella strada corribilissima e piacevole che avevo fatto a ritroso con il Gran Raid, così mi pare.
Fabio fatica a tenere il mio passo, anzi no, sono io che faccio fatica ad adeguarmi al suo. E ho la conferma di essere un competitivo. E va bene, me la metto via, arriveremo quinti, chissenefrega. Così, appena dopo aver passato una casa isolata nel bosco, abitata di giovani e festanti nottambuli, lo aspetto e saliamo assieme, su per il bosco. In un attimo siamo all'Agnellezza e, fra un luccichio e l'altro delle fettuccie catarifrangenti, usciamo allo scoperto nel Buio della notte sotto una volta di stelle splendenti e sopra un tappeto brulicante di luci artificiali.
Che spettacolo: mi fermo, mi volto, lo ammiro.
Poi su di nuovo per sentierini intagliati nella costa del monte. Davanti a noi qualche bagliore ogni tanto mi fa capire che non abbiamo un grande distacco da chi ci recede. Poi delle voci dal bosco, trasalisco, ma proseguo. Al tornate si piega verso nord e si esce di nuovo dalla boscaglia. Ecco una frontale che mi s'avvicina dal lato valle, è Caverzan, che mi piomba sul sentiero risalendo dal prato e borbottando qualcosa. Dietro di me si piazza Tiziano, che lascio passare e aspetto il mio compagno. Soli soletti, nessuno davanti, nessuno di dietro, scavalchiamo finalmente forcella Pizzoc. Ecco gli organizzatori che ci aspettavano al varco e che ci salutano. Nel buio della notte riconosco Stefano Cimbro dietro la macchina fotografica e la voce inconfondibile del buon Pizzol che mi dice: "sei un grande". Così ci lanciamo nella facile strada sterrata prima e nel temuto sentiero nel bosco poi. Temuto perché me lo ricordo bene, dalle scorse edizioni dell'Ecomaratona: non è facile.
Ma stavolta è tutta un'altra storia. Ora anche Fabio è tranquillo e fa girare le gambe e quando inizia il "tecnico", be', ragazzi, lasciateci vantare un po', ebbene, sul tecnico "non ce n'è per nessuno".
In quattro e quattr'otto raggiungiamo le due coppie che ci precedono. I Mercurys e Cesco-Possamai. Subito si svolta bruscamente a destra e ci si infila in un canalino in discesa.Il sentiero (se tale può essere definito!) è un ostacolo continuo: massi bagnati, colate di fango, rami viscidi e di traverso. "Ehi, Cesco, ma ti pare il modo di tracciare i percorsi?", e lui "questo è il trail", "ma i rami potevi cavarli via, no?", "non c'erano...", "sì, ecco, li avrà messi il Mazariol!". Così, tra una battuta e l'altra, procediamo con cautela, poi però quando vedo che faccio fatica a stare dietro, mi lancio in un doppio-triplo-quadruplo sorpasso mozzafiato. E Fabio è con me. Troviamo un paio di addetti del Soccorso Alpino e diciamo loro che è meglio andare su ad avvisare del pericolo, piuttosto che stare in basso ad aspettare eventuali infortunati. Breve pausa e un secondo canalino, poi di nuovo su fondo più faciile e corribile e breve pit-stop. Poi non so come, ma sbaglio strada..., cioè son sempre sul sentiero, ma non ci sono più le fettucce. E' ancora buio, forse starà anche albeggiando là fuori, ma qui nella foresta non si vede una mazza, e c'è pure una certa nebbiolina. Ci fermiamo e ci guardiamo un po' in giro, proviamo a risalire e in effetti una trentina di metri più in alto vediamo prima due, poi altre due lucine.
Puntiamo a riprendere il sentiero e sbuchiamo al villaggio cimbro di Vallorch che attraversiamo alle calcagne dei Mercurys che ci avevano sopravanzati. E qui, saranno le 5.45, c'è già il loro primo sostenitore ad aspettarli. Il Mercurys è un gruppo numeroso e affiatatissimo, un vero spettacolo tutte quelle maglie arancioni... uno spettacolo però sarà destinato a diventare anche il nostro incubo. Ma ogni cosa a suo tempo.
E, a proposito di cose giuste al tempo giusto, pare che qui l'organizzazione abbia toppato! "Dov'è il ristoro?". "Non doveva essere qui il ristoro?". Tutti e quattro sbigottiti continuiamo a correre nei primi chiarori dell'alba.Giù di nuovo, mi pare, nel bosco e comunque poco dopo ci si apre davanti una visione celestiale: la piana del Cansiglio carezzata dalla luce delicata del sole che spunta, una leggera velatura di nebbia ricopre i prati come una trapunta, sullo sfondo le creste azzurre della catena montuosa settentrionale che ci stanno aspettando.
Con Fabio si chiacchiera correndo rilassati. Si parla, è ovvio, di UTMB e del suo recente ritiro. Poi si salutano i pascoli per riprendere a salire il crinale boscato. Altre voci nella penombra, dall'alto, poi ecco Tiziano che scende da destra, mentre noi si sta sì salendo ma più verso sinistra. Ha di nuovo sbagliato strada, dice, e Caverzan è andato avanti chissà quanto. Saliamo assieme, tranquilli, non disdegna il nostro ritmo onesto. Uno sguardo in fondo alla valle: le due maglie arancioni dei nostri inseguitori. Ma delle urla gravi prima confuse, poi nidite "Tiziaaanoooo, ... Tiziaaanoooo..." provengono dall'alto. E io, senza troppo strillare, "è qua, arriva!". Poco dopo scolliniamo ed ecco Caverzan incazzato nero che raccoglie Tiziano e se lo porta dietro ad un ritmo doppio del nostro "li avevo ripresi!", gli sento dire prima di vederli sparire tra i faggi.
Noi corriamo tranquilli, al nostro ritmo, senza fatica, senza ansia e gustandoci il paesaggio. Attraversiamo pascoli, incrociamo i loro abitanti, zigzaghiamo tra i relativi escrementi, e ci adeguiamo ad aprirne e a richiuderne educatamente i cancelli. Il terreno si incurva e comincia flettere morbidamente verso il basso, le gambe girano accarezzando il prato e davanti a noi si prospetta un carosello mozzafiato: Civetta, Pelmo, Marmolada (?). Giù in picchiata nella valletta, poi nel bosco, alternando sentieri da urlo "eh, eh, il tecnico è il nostro terreno" continuiamo a ripeterci beffardi, a stradine rilassanti.
In effetti è incredibile la dimistichezza e la facilità (istinto si potrebbe definire) che ho ritrovato in questi mesi, dopo un anno grigio-nero, ora le discese me le bevo, come birra fresca, ah! E Fabio è con me.
Siamo in terra d'Alpago e riprendiamo a salire lungo una comoda carrareccia.
A un certo punto un rumore di bastoncini ci fa trasalire. ci voltiamo di scatto e vediamo i due trentini che risalgono di buona lena.
"Siete andati a funghi?" faccio io per sdrammatizzare, ma loro non si lamentano e ammettono sportivamente di aver sbagliato per colpa loro, giacché si erano lasciati tentare dal taglio di un tornante...
Ci superano e risalgono a ritmo un po' più svelto del nostro. Tanto che, quando poco dopo incrociamo il cimbro Pizzol che ci propone un ristoro volante e ci ragguaglia sul percorso, vediamo le due divise giallo verdi a meno di un minuto davanti a noi. Poi è la volta del ristoro e lì ci informano dei distacchi: 15' dai primi, "Cacchio, stanno volando!", e 2' dai secondi "Ok, niente male".
Con la giusta calma beviamo e riempiamo le sacche negli zaini. Ma mentre siamo lì a chiacchierare... ecco gli arancioni che arrivano! "Via, via, Fabio, che loro son più forti in salita, non ci dobbiamo far prendere!!!". Le indicazioni sul prosieguo sono leggermente discordanti e contarddittorie (e qui scatta una piccola critica all'organizzazione: bellissima la carta topografica, ma una stampa in a4 del classico profilo altimetrico sarebbe stata utilissima per tenere sinteticamente sott'occhio la situazione) capisco comunque che ci aspettano 700 metri di dislivello in un paio di chilometri, un primo tratto duro e poi più corribile: vediamo. Andiamo su decisi, tiro un po' e Fabio prova a seguirmi, ogni volta che si stacca lo aspetto, lo recupero e lo incito a non mollare, "è l'ultima grande salita, da lì poi si corre, è il nostro terreno", "se non ci prendono qui non ci prendono più", e mi volto ogni tanto a controllare. Quando siamo in cima alle rampe ripide li vedo di sotto, sempre intorno ai 2'. Siamo in alto, spiana, usciamo dalla vegetazione, rilanciamo il passo e scorgiamo in alto l'Ander, l'ultimo sforzo a denti stretti. Fabio tiene duro perché nell'animo è forse anche più competitivo di me. Passiamo davanti all'antro a dir poco inquietante e mi domando perché non ci abbiano fatto anche entrare,al che mi tocca resistere al desiderio forte di andarlo a esplorare (e un po' me ne vergogno, lo ammetto). Salutiamo i volontari del controllo che, se non ricordo male ci invitano alla prudenza nel tratto a seguire e che ci segnalano avremo 10 km tutti in discesa. "Ok, grazie" e ci lanciamo giù, ma non prima di aver dato un ultimo sguardo agli atleti del Mercurys che risalgono anche loro su all'Ander.
Ecco, allora, ci lanciamo..., ci cosa? Dov'è il sentiero? Semplice: non c'è! Scorgo le fettucce fra le erbe e gli arbusti bassi, noto anche il passaggio di chi ci ha preceduto, e allora ci proviamo, ma non è facile, è tutto sconnesso e un po' scivoloso. Poi finalmente il sentiero e... "questo è il nostro terreno, evvaiii!" corriamo felici, davvero. Poi però non vedo più fettucce, il sentiero è quello, sì., ma piega a destra e l'orientamento mi dice che punta alla base della salita già fatta... non mi convince. Il dubbio ci blocca e ci costringe a pensare e a tornare sui nostri passi fino all'ultima fettuccia incontrata. "Bah, non pare vi siano alternative" quindi si riprova per il sentiero, ripassiamo dove ci siamo fermati e... poco dopo una fettuccia. "Azz...", "va be', dai..." comunque è un sollievo. E da qui la discesa va via liscia senza intoppi, prima su sentiero e poi su carrareccia fino alla sbarra e alle opere di ingegneria naturalistica. Pit-stop. La discesa è finita e si corre in piano. Mi metto davanti e imposto un ritmo di crociera, ma Fabio accusa la salita affrontata a tutta... fatto sta che poco dopo il suo passo assomiglia a quello di un pensionato che fa jogging, avete presente quelli col k-way e il cappuccio in testa anche d'estate?
Neanche la successiva discesa lo fa recuperare. Un paio di salite nel bosco, con relative picchiate e un po' di saliscendi lo stendono definitivamente, si piega a destra prendendo una carrareccia in leggera discesa e quasi quasi non riesce nemmeno più a correre. Ha lo sguardo nel vuoto, il respiro affannato e l'andatura a ciondoloni. "Ma hai mangiato? Sei in crisi di zuccheri, ciucciati un gel!". La vedo brutta, mancano ancora 20 chilometri e lo spettro del ritiro inizia ad aleggiare nell'aria. Ma in un modo o nell'altro raggiungiamo il Pian Cansiglio, sulla destra il prato innaturale del golf, ad accoglierci un po' di spettatori, amici, parenti, sostenitori del Mercurys, ci incitano sportivamente "Bravi, bravissimi, forza...", ma poco dopo suonano le trombe, mi volto e dietro di noi li vedo avvicinarsi a velocità doppia.
Lo comunico un po' rassegnato a Fabio che però reagisce scuotendosi dal torpore della crisi. Non passa un secondo che all'imbocco del sentiero troviamo un gentilissimo invito ad approfittare di un ristoro improvvisato: coca cola a go-go! "Dai Fabio che ti fa bene", e lui la beve di gusto. Nel frattempo il ristoratore dice che mi conosce e che lui è il marito della fortissima Sonia. E' un po' preoccupato per lei e io lo tranquillizzo (in effetti non avrà problemi a vincere la gara femminile!). Ancora salita, stavolta sto dietro al mio compagno, e respiro l'odore acre del sudore di chi sta soffrendo. Poi si scollina e si va un po' su e giù: Fabio si lancia in allunghi insperati e addirittura troppo svelti per il mio passo. Ma la festa finisce presto e lungo l'ennesima carrareccia corribile si inchioda trascinandosi a fatica. Sbuchiamo sull'asfalto assolato, attraversiamo la strada che sale dalla piana friulana, siamo alla Crosetta, e io consulto per la prima volta la mappa: "che ca..o" penso fra me e me "non è mica finita!".
Ancora maglie arancioni a bordo strada, qualche metro prima del ristoro. Ma il loro tifo ci suona stonato perché ormai l'unico motivo che ci fa tenere duro è la sfida coi loro beniamini. Io mi sento un po' in colpa a girarmi a controllare, ma per fortuna non c'è nessuno. Beviamo un po' di sali, forse prendo su un'altra bottiglietta e, col disappunto della signora del ristoro, non mangiamo nulla, "ma come?".
La tranquillizzo: "abbiamo riserve negli zaini, grazie". "Ah, va ben", e ripartiamo. Tempo di prendere il sentiero e di leggere il cartello che segnala mancare ancora 12 chilometri e sentiamo di nuovo il consueto squillo di trombe a salutare gli atleti alle nostra calcagna. "E' l'ultima salita" continuo a ripetere come già altre volte, e ancora una volta si scollina, si spiana per poi riprendere a salire. Prati, bosco, ombra sole, cancelli e pascoli minati di cacche bovine, brevi discese, ghiaie e il Pizzoc alto sullo sfondo contrastato da un cielo un bel po' grigio. "Chissà quanto dovremo salire ancora, chissà quanto Fabio resisterà ancora a questo calvario..." continuo a pensare fra me, e ogni volta un filo di voce mi richiama all'attenti "Emme... visuale lunga... situazione alle spalle...". Poi come un miraggio appare casera Cadolten e con questa apparizione anche uno dei dubbi più atroci "e adesso ci fanno scendere beati o ci infliggono la variante proposta per l'Eco dei Cimbri?". C'è della gente e rivolgo a loro la mia domanda "adesso si scende?", "sì, sì è tutta discesa" e tal quale riferisco allo zombie che mi trascino da molti chilometri. Ristoro. Gli propongo la cola, mi pare,... ma non gli lascio il tempo di finirla con calma perché vedo scollinare e scendere in picchiata verso il ristoro... proprio una maglia arancio del Mercurys. "Eccoli, Fabio, non facciamoci passare proprio adesso che è fatta". E così si riparte sulla carrareccia in leggera discesa. La strada comincia pian piano a puntare verso il basso quando una freccia decisa decreta che la dobbiamo lasciare per quel budello di sentiero che si inerpica su per la riva . "E' il sentiero della terra nera, di cui parlavano ieri sera al briefing!" non c'è più dubbio, abbiamo il finale in comune con la maratona. Arranchiamo nel tarverso sconnesso e in contropendenza, poi ci lanciamo... o meglio mi lancio, nella discesa nel bosco. "Dai Fabio, forza" lo incito a mollare le gambe "qui sul tecnico!" e a passare i due atleti impegnati sulla distanza breve che a mia volta avevo già passato. Incrociamo un sacco di gente del soccorso alpino e dell'organizzazione, il sentiero è attrezzato con funi che fungono da parapetto, ma non me ne servo tant'è deciso il mio andare. Poi il sentiero punta decisamente verso il basso e mi convinco che ormai è fatta. Anche Fabio ci crede, ma non appena atterriamo sulla strada sterrata gli crolla il mondo addosso. Si va su, in salita, ancora! Gli ripeto quanto diceva Gianni la sera prima: "sono solo 300 metri in tutto". Ancora una volta ci crede e ancora una volta è una balla, a mia insaputa però. E' dura, durissima, Fabio barcolla, sul serio lo vedo male, ma per fortuna c'è un ristoro e ancora una volta la coca cola. Mancheranno tre chilometri ma in queste condizioni sono un'eternità. E oltrettutto non è nemmeno una discesa facile e filante. Dapprima è strada sterrata con sassi grossi che rotolano via, e allora cerchiamo di correr sui bordi più morbidi e meno impervi, poi un bel prato da attraversare, ma poi ancora stradina nella macchia, poi un falsopiano in salita, fra le case, ... mi volto un attimo e "aaaaaarrrghh", "Fabio, è qua, è uno solo, ma stanno arrivando, non mollare", poi mento consapevolmente "abbiamo 40" di vantaggio e manca un chilometro, non ci possono prendere", per fortuna ora è tutta strada, tutto asfalto, tutta discesa, con una pendenza così bella che correrebbe anche un morto... e così la lunga falcata di Fabio ci fa passare come un fulmine a lato del cartello "ultimo chilometro", lo sento appena mugugnare qualcosa, poi è la volta della piazza del municipio, del centro civico, dove c'era l'arrivo fino a un anno fa, un'altra bugia "400 metri" e continuo a voltarmi, ma ormai il passo è deciso e sostenuto: corriamo!
Poi d'un tratto compare il doppio arco gonfiabile del traguardo, e io ho il consueto dubbio "qual è quello buono?", poi Alex, lo speaker, che ci acclama a gran voce, parla di me, ma non ascolto quello che dice, ma spicco un incredibile salto in aria. Poi parla di Fabio e io lo indico sottolineando la sua grandezza, poi ci prendiamo per mano ed esultiamo sfondando il traguardo in 3a posizione dopo 9 ore e 50' circa. Subito strette di mano, baci, complimenti e ... un'intervista volante concessa senza troppi problemi di fiato.
Per la cronaca: la maglia arancione che ci inseguiva nell'ultima discesa era un atleta della maratona, scoprirò poi che De Conti e Morandin, cui va tutto il mio plauso, hanno dovuto affrontare pure loro dei momenti di crisi.

Fabio è contento, lo so, ci teneva più di me a questo risultato e se l'è meritato anche più di me. Ora si siede sul prato, poi su una sedia, poi sul marciapiede, con Chiara, la sua fidanzata che lo guarda con dolcezza. E' giovane, ne deve imparare ancora di cose, ma... ha grinta il ragazzo!
Avatar utente
emme
 
Messaggi: 1945
Iscritto il: 07/09/2010, 16:00

Re: Racconti 2008 - 2010

Messaggioda oti » 15/10/2010, 22:17

1^ edizione "100 e lode" 2009
Non è un trail, ma l'ho vissuto come tale.

Il 5 e il 6 settembre ad Isola Vicentina si è svolta la 1° edizione della 100 e lode, organizzata dal gruppo podistico La Cerniera.
La gara prevedeva la possibilità di scegliere tra tre obiettivi:
1) la maratona da Isola Vicentina fino a Recoaro su percorso collinare;
2) l’ultramaratona (55 km), proseguendo da Recoaro fino a Campogrosso (con 1000 m. di dislivello);
3) la “100 e lode” (98 km), proseguendo da Campogrosso per Pian delle Fugazze e rientrando a Isola Vicentina passando per Valli del Pasubio, Schio e Malo.
Non si tratta di un trail; solo 10-15 km erano su sterrato mentre il resto era tutto asfalto. Lo “spirito” che aleggiava era comunque molto simile a quello che si respira nelle gare trail.

L’organizzazione si è rivelata superba, dall’accoglienza pre gara al presidio del lungo percorso, ai ristori (erano 20, tutti ben forniti tranne uno), all’attenzione prestata ai singoli partecipanti, all’impeccabile segnalazione del percorso, alle numerose ambulanze dislocate lungo il percorso, al trasporto delle sacche personali che precedevano ciascun partecipante agli arrivi, a tanti altri piccoli dettagli (il numero di emergenza prestampato sul pettorale, il buono per la pasta plastificato, …). Notevole la cortesia e disponibilità dei tanti volontari coinvolti.

Il percorso, pur con i limiti di tanto asfalto, è stato piacevole. Sicuramente molto bello il tratto collinare della maratona; altrettanto si può dire della salita a Campogrosso e della successiva discesa fino a Valli del Pasubio. Sono seguiti alcuni km pericolosi lungo una statale, per uscire poi su strade più periferiche attraversando aree industriali, campagna e zone abitate; il buio della sera ha però nascosto le brutture ed ha esaltato la magia dei centri urbani attraversati, tutti ben curati.

Quando ho visto per la prima volta il volantino della “100 e lode”, ho subito pensato che non era per me; la maratona non mi interessava, l’ultra forse e i 100 km erano troppo lontani dalle mie possibilità ed esperienze precedenti. Ma qualcosa era entrato nella mia mente; oltretutto, si presentava comoda; vicina a casa, rientro organizzato, economica. Dopo ferragosto mi sono iscritto; la “100 e lode” doveva essere mia!

L’entusiasmo è durato poco; a due settimane dalla gara inizia a farmi male un tendine d’Achille e non riesco più a correre! Mi devo fermare per un’intera settimana; il sogno della 100 sta andando in fumo. Il lunedì sera prima della gara riprendo a correre, ma il tendine fa ancora male e mi sento fuori forma; così non si va da nessuna parte! Il mercoledì sera va un po’ meglio; ok, si va ma con obiettivi ridotti. Sono così alla partenza; provo qualche passo di corsa anche per riscaldamento e non ho più dolori; chissa?

Parto tranquillo e va tutto bene per i primi 20 km; nessun dolore. Poi arriva la crisi; sono veramente fuori forma e riprende a farmi male il tendine. Cammino ma non mollo e così arrivo ai 35 km. Mi sento meglio, riprendo a correre, il tendine non mi fa più male e … via per il traguardo della maratona. Continuo a sentirmi bene e così si va per il successivo traguardo. A campo grosso mi sento ancora bene; perché fermarsi? … via per l’ignoto! Subito la discesa aiuta ma ai 70 km ritorna un po’ di crisi, ma il tendine tiene bene. Cammino e calcolo che anche continuando così entro le 2 (di notte) arrivo comunque; e pensare che quando mi sono iscritto puntavo ad arrivare tra le 3 e le 4! Va alla grande quindi e l’entusiasmo fa passare la crisi; riprendo a correre e vedo pian piano sfilare i cartelli degli 85, 90, 95 km e poi … l’arrivo. Mancano un paio di minuti a mezzanotte!
Avatar utente
oti
 
Messaggi: 49
Iscritto il: 05/09/2010, 20:43
Località: Feltre (BL)

Re: Racconti 2008 - 2010

Messaggioda helyos » 16/10/2010, 16:38

L'idea di Pollo mi sembra semplicemente grandiosa...ecco la nascita dell'Abbots Way nel racconto di Armando partecipante...
se vi linkate ci sono racconto e foto... alcune epiche...
Nota a margine...io ero partito un'ora prima in MTB per controllare il balisaggio ... follie :D ma eravamo in 38... :shock: e mi sono trovato a battagliare con Lorenzo Piccardo (vincitore) che in salita mi prendeva sempre. :roll:
CHE BEI RICORDI !!! ;)

http://www.theabbotsway.com/images/AW20 ... doAW08.pdf

http://www.theabbotsway.com/images/AW20 ... /index.htm

The abbots way , 3-4 maggio 2008
di Armando Rigolli
Domenica 12 agosto 2007, sono alla Marcia di San Michele ed aspetto di parlare con gli amici della Pro Loco, sto cercando di convincerli ad organizzare qualcosa che unisca le nostre due marce, qualcosa tipo una ecomaratona che percorra tutta l’Alta val d’Arda, per esempio; è un progetto a cui penso da più di un anno ma di difficile attuazione. Immerso in questi pensieri conosco Elio Piccoli, lui avrebbe in mente qualcosa di più, una ultra!! Una ultra? Boh, la vedo difficile. Però mi ispira fiducia, mi racconta di un percorso storico, che qualcuno ha denominato “Via degli Abati” che collega Bobbio a Pontremoli quasi in linea retta, attraversando monti e fiumi, paesi e borghi per circa un centinaio di kilometri. L’idea è di farla in due tappe, con una sosta a Bardi, baricentro ideale del percorso. Elio descrive tutto come ipotesi, ma è chiaro che lui è già convinto di farla.
L’idea mi piace, sia per la parte organizzativa che per quella “atletica” (se avrò le gambe). Restiamo così, con un’idea da portare avanti, ognuno per quanto riuscirà a fare. I mesi corrono veloci, Elio continua nella sua opera di riscoperta del percorso con l’aiuto prezioso di Giovanni Magistretti, che si dedica a questo progetto da anni. Il percorso esiste già, ma non è tracciato e presenta delle varianti. Si può fare a livello escursionistico, ma se vogliamo portarci dei podisti dobbiamo essere sicuri di ogni singolo metro. In questa fase di approfondimento si valuta che saranno circa 105 km.
A fine anno si decide: nasce la “105 The Abbots Way”, si svolgerà il 3 e 4 maggio e sarà omologata Fiasp da parte dei Bipedi di Vigolzone, di cui Elio fa parte. Entra in scena anche Maria Bellini che curerà tutta la parte grafica, il volantino, il sito web nonché i contatti con tutti gli enti e le amministrazioni dei luoghi che verranno attraversati. A gennaio tutto diventa urgente, vorremmo provare il percorso a tratti, dobbiamo promuovere la partecipazione ma senza esagerare, visto che vorremmo limitarla a qualche decina per problemi organizzativi (pernottamenti, recupero vetture etc). Tutto corre via veloce, la presentazione all’expo maratona di Piacenza, la Serata Trail con gli specialisti del settore, la segnalazione del percorso (e adesso si valuta che saranno circa 110 km), le iscrizioni un po’ a singhiozzo…
Venerdì 2 maggio, siamo a Pontremoli nello splendido castello del Piagnaro, messo gentilmente a disposizione dal comune per il briefing di benvenuto ai partecipanti e per il pernottamento. E’ solo il primo grande risultato, alla fine l’azione di Elio e Maria ha avuto successo ed alcuni comuni hanno riconosciuto il valore dell’iniziativa e la stanno sostenendo. Mentre ascolto la parole di don Lorenzo che racconta le origini e le ragioni di questo percorso alla tenue luce di un antico salone, ho la netta sensazione che davvero tra quelle mura abbiano mangiato e dormito persone che percorrevano quelle strade secoli fa, con meno mezzi ma forse con motivazioni più forti delle nostre. Don Lorenzo parla in modo semplice di storia, di geografia, di leggende, si potrebbe ascoltarlo per ore, ma domani abbiamo quasi 60 km da fare, così cominciamo a stemperare quest’atmosfera un po’ magica con i nostri pettorali, i ristori, i kilometri, le ultime indicazioni, cose vane. La notte scorre tranquilla, il fantasma del castello ci ha preso in simpatia, lui ai suoi tempi camminava a piedi e sa cosa ci aspetta domani. La giornata di sabato è splendida, ormai ci siamo tutti, ognuno sistema al meglio la propria attrezzatura, l’ultimo controllo, la foto di gruppo sull’ala del castello, le ultime raccomandazioni di Elio e … si parte. Attraversiamo il mercato di Pontremoli, la gente ci guarda un po’ stupita, qualche kilometro e siamo nel bosco. La prima salita è lunga ma non ripida, si formano alcuni gruppetti, io mi trovo con Emilio dell’Italpose e due ragazzi di Lodi, i Bipedi sono qualche centinaio di metri avanti. Scolliniamo e scendiamo brevemente a Cervara, dove ci attende un ricco ristoro, ma è presto per abbuffarsi. Assaggio dei crostini al miele favolosi e ripartiamo verso il Lago Verde. A febbraio qui avevamo trovato ancora la neve, adesso con il verde chiaro delle foglie appena sbocciate sembra una cartolina. Ma la corsa detta il suo ritmo, attraversiamo il torrente che scende dalla cascata di Farfarà e ci dirigiamo verso la Fontana Gilenta. Stiamo per lasciare la Toscana, un ultimo sguardo a questo angolo di Lunigiana e già scendiamo verso
Partenza da Pontremoli
Borgo val di Taro. C’è un ristoro volante non previsto ma gradito, però divide il gruppo, adesso sono sempre con Emilio e con Stefano di Bologna che ci ha raggiunto. Fino a Borgotaro è discesa, il passo è buono (forse troppo), resto solo con Emilio e raggiungiamo Alberto proprio al ristoro in paese. Qui l’accoglienza è quasi esagerata: cineprese, fotografie in sequenza; sono un po’ frastornato, bevo o mangio qualcosa di troppo e quando ripartiamo non mi sento più come prima, ma forse è anche perché corriamo da quasi 4 ore. La salita al passo Santa Donna è la parte più impegnativa della giornata, sono 10 km con 700 metri di dislivello, è l’una del pomeriggio e fa caldo. Il primo tratto è su asfalto, poi ci spostiamo su una strada di pietra molto particolare, una sorta di lastrone unico ci accompagna per qualche kilometro, camminiamo ancora di buon passo anche se la fatica si fa sentire. Finalmente il caldo diminuisce, siamo ancora sopra i mille metri. Scolliniamo attraversando enormi pozzanghere che sembrano laghetti che cerchiamo di costeggiare aggrappandoci a piante ed arbusti, e qui inizia la discesa verso Osacca. Sono stanco, ho lo stomaco chiuso; al ristoro cerco qualcosa di salato, trovo solo un pezzo di focaccia che però fa effetto. In discesa mi riprendo abbastanza, raggiungiamo Nicola che all’inizio ha seguito Lorenzo (che sarà il più veloce in entrambe le tappe) e forse adesso paga lo sforzo. Arriviamo ad Osacca dove ci aspetta Enrica, c’è una bella fontana rinfrescante, siamo tutti abbastanza allegri perché tra poco vedremo Bardi e pensiamo che sia quasi finita. Ripartiamo un po’ al passo un po’ di corsa, vediamo il castello, che però poi scompare di nuovo; non è finita, è ancora lunga. Passiamo di fianco alla splendida Pieve di Gravago, scendiamo su un antico ciottolato fino al mulino di Brè, un altro angolo molto suggestivo e ci arrampichiamo su un sentiero ripido fino al paese. Mi rinfresco ad una fontana, potrei anche prendere dell’acqua ma penso che tra poco ci sarà il ristoro con Simona e vado avanti. Errore! Simona è quasi cinque kilometri avanti, cinque kilometri di saliscendi, più sali che scendi, che alla fine mi provano veramente. Siamo finalmente al ristoro, il castello adesso è li, di fronte a noi, ma per arrivarci bisogna ancora scendere e salire. Mi siedo su un grosso copertone di trattore abbandonato, Simona mi chiede preoccupata se me la sento di proseguire… Armando andiamo! E’ Emilio. OK andiamo. La discesa è ripida, sassosa, cerco di corricchiare, di tenere il passo, ma le gambe sono dure. Comunque arriviamo in fondo, la brezza del Ceno ci accarezza, è pomeriggio inoltrato, attraversiamo il ponte e adesso il castello è sopra di noi, minaccioso ma anche accogliente. Sul ponte arriva anche il gruppo dei Bipedi con Emilio, Pierangelo, Dany, attacchiamo la salita tutti assieme, ogni passo adesso è sofferto, però si sale. Cominciamo a vedere qualcuno sulla balconata, Maria, Enrica. Adesso ci siamo davvero, una campana rintocca le 5 e mezza, camminiamo da 9 ore e sono quasi 60 km. Mi abbandono letteralmente su una sedia, vorrei bere, mangiare, forse dormire; in realtà sto li, fermo. Bruno mi chiede come va, bene dico, ma lo dico più a me stesso, cercando di convincermi. Intanto arrivano altri amici, arriva Niky, prima delle ragazze, sembra che sia appena partita. Comincio a riprendermi, mangio qualcosa, adesso va meglio. Via , una doccia veloce che la cena ci aspetta…
Passaggio al passo Santa Donna
Il castello di Bardi, arrivo della prima tappa
Domenica 4 maggio – Mi sveglio qualche minuto prima delle 6, non ho dormito tanto ma mi sento abbastanza riposato. Provo a stirare un po’ le gambe e la domanda è: e i 55 km di oggi, chi li fa?? Facciamo colazione in questo piccolo agriturismo, prendo un po’ caffelatte che mai berrei prima di una gara normale, per tutte le controindicazioni digestive, ma oggi sento che sarà diverso. Arriviamo a Bardi verso le 7, sono gia tutti li a sistemare zaini, racchette e borracce, ci spostiamo sotto il maestoso castello che ieri pomerriggio è rimasto per ore quasi un miraggio. Una foto di gruppo e si riparte. Oggi c’è anche Simpson Wayne, l’inglese che attraversa i deserti, che non ha potuto partecipare ieri e che è arrivato nottetempo. I primi passi sono un po’ stentati, devo fare una breve corsa per dare qualche indicazioni ai primi e già mi sento stanco. Comunque partiamo di buon passo sulla salita verso Bruzzi e Linguadà, siamo quasi una decina con i Bipedi, Luigi ed Emilio dell’Italpose. Dopo qualche km di leggera salita, il percorso spiana un po’ e possiamo cominciare a correre; arriviamo a Boccolo, scendiamo e risaliamo verso Linguadà. Il sentiero qui è un po’ nervoso ma gradevole, arriviamo a Bruzzi dove troviamo un mega ristoro, panini con coppa e salame, torta di patate, torte dolci. Normalmente passerei oltre, ma oggi sento che c’è da cambiare qualcosa, basta barrette ed integratori, oggi si va di pane e salame. Ripartiamo tutti assieme, un po’ si cammina, un po’ si corre, comincio a sentirmi bene. Fino a Groppallo il percorso è semplice, passiamo di fianco ad un isolato torrino medievale che purtroppo mostra i segni del tempo e presto troviamo Enrica ad un punto di ristoro che ci informa che i primi due hanno confuso un segnale e stanno allungando un po’ il percorso. Poco male, ci ripasseranno dopo una decina di km, intanto troviamo Ilaria ed il marito, in bici, che da qui ci accompagneranno fino al traguardo. Arriviamo a Groppallo e c’è una sorta di vista parenti: Bad e Luigi ci fanno entrare due negozi dove ci vengono offerti dolci e altri cibi vari, speriamo di non esagerare... Dopo Groppallo si scende velocemente verso Farini, la discesa è abbastanza ripida e sassosa, mi metto davanti per fare un’andatura buona un po’ per tutti, non bisogna esagerare perché dopo ci attende la salita all’Aserei. Comunque scendiamo bene, arriviamo a Canova e poco dopo siamo sul ponte del Nure a Farini, dove già vediamo il ristoro che vede addirittura il sindaco tra gli addetti. Siamo tutti euforici, però ricaricando borracce e zaini si fa strada la preoccupazione per la prossima salita. Emilio “bipede” sembra abbastanza stanco, ci ripromettiamo di salire con calma; qualche passo di corsa lungo il Nure e adesso tocca a me la visita parenti: a Croce Lobbia c’è Filippo che ci ha organizzato … un altro ristoro!! Un altro assaggio di torta di patate e adesso comincia la salita, quella vera. Il primo strappo ci porta a Guglieri, forse la stiamo prendendo troppo allegramente, ma subito ci telefona Luigi che con Emilio hanno sbagliato strada e sono ancora in basso. Noi continuiamo a salire più lentamente per aspettarli e passiamo Vigonzano; sento un po’ di bruciore sotto al piede destro, è una vescica che si sta formando, però riuscirò a gestirla fino alla fine. Dopo un po’ arriviamo al mulino del Morté dove tra i ruderi si intravede ancora la “macina” di pietra, ci fermiamo per una foto ed intanto arrivano Luigi ed Emilio. La salita è ancora dura, Emilio adesso è un po’ in difficoltà, forse paga lo sforzo fatto per recuperare. L’ultimo tratto prima dei Bolderoni mette a dura prova tutti, poi un kilometro in piano e finalmente siamo a Mareto. Un altro ristoro abbondante ci aspetta, ci voleva proprio; ci sediamo qualche minuto diamo fondo alla immancabile torta di patate e deliziose crostate, un po’ di coca cola e siamo pronti per ripartire. Emilio vorrebbe fermarsi ancora un po’ e ci dice di andare: non se ne parla nemmeno,
Partenza daBardi

Salita verso l’Aserei
ancora due minuti e andiamo, tutti!. Adesso la strada è una larga carrozzabile più ripida all’inizio che poi spiana verso la Sella dei Generali. Ci stiamo avvicinando al punto più alto di tutto il nostro giro, in un ambiente quasi lunare per immagini e vegetazione quale il versante ovest dell’Aserei raggiungiamo quota 1230 metri che coincide quasi alla perfezione con i 100 km percorsi dalla partenza a Pontremoli. Altra foto di rito ed altro ristoro, questo organizzato da Andrea, fratello di Elio. Qui ci sarebbe anche del vino, ma passo la mano. Adesso c’è una bella discesa dove mi lascio un po’ andare, giusto per vedere come vanno le gambe: non male; Emilio “Italpose” mi si avvicina e prendiamo un buon ritmo, che però forse non va bene per tutti. Ok, rallentiamo un po’ ed arriviamo al Castelliere di Faraneto; qui c’è una discesa che nella prova percorso non abbiamo fatto ed è proprio impegnativa (alla fine mi costerà un’unghia). Ci stiamo avvicinando a Coli, attraversiamo un torrentello che sembra scendere dal Monte Bianco tanto è vivace, ci rimette di buon umore, almeno fino alla successiva salita, breve ma .. avete presente cos’è una salita quando hai più di cento kilometri nelle gambe! Comunque usciamo da questo vallone tanto angusto quanto selvaggio, ancora il tempo per osservare il rudere di un’altra torre di guardia e siamo a Coli. Ebbene si, siamo a Coli, ancora sette/otto km di discesa e siamo arrivati. Anche qui c’è Simona (si vede che le sono toccati i due ristori prima degli arrivi), mi chiede ancora se ce la faccio ma si vede che scherza; compatibilmente con la strada fatta, sto bene. Facciamo piangere ancora un po’ i muscoli sulla ultima salita che ci porta fuori dal paese verso Bobbio, ma il sentiero che scende adesso è li che ci aspetta. Non è proprio finita, è una bella discesa, un po’ strada, un po’ sentiero, comunque non facile; bisogna stare attenti alle caviglie, le gambe sono stanche e la testa ormai vede solo l’arrivo. Cerchiamo ancora di correre, ma forse sono solo movimenti inconsulti; Emilio “bipede” che pensava di scendere tranquillamente, viene trascinato a valle dal gruppo perché ormai “si arriva tutti assieme, tassativo”. Passiamo di fianco ad una casa dove qualche giorno prima, segnando il percorso, ci eravamo intrattenuti con una signora; la vedo ma lei non mi riconosce, comunque ci incita con un “dai che siete arrivati”. E’ vero, siamo quasi arrivati, il sentiero finisce e siamo sulla strada che costeggia il Trebbia sul lato opposto al paese, cominciamo a vedere gente che passeggia, bambini che giocano: in effetti è domenica pomeriggio di un bel giorno di primavera, anche se a noi sembra di arrivare da un altro mondo. Ci siamo, ecco il ponte gobbo, fatto più di 2000 anni fa dai romani, su cui sicuramente sono passati qui pellegrini e viandanti che in questi due giorni abbiamo cercato di emulare; lo attraversiamo, qualche centinaio di metri ancora e siamo all’arrivo. Ecco Elio, Maria, Enrica, abbracci e pacche sulle spalle si sprecano, ce l’abbiamo fatta! I moderni strumenti ci dicono che da ieri mattina a Pontremoli fino a qui sono circa 115 km, altri strumenti hanno catturato le nostre espressioni fissandole in immagini e video che poi andremo a vedere e rivedere nei giorni a venire, ma quello che resta veramente sono due giorni di emozioni vissute e condivise, di fatica e sudore ma soprattutto di gioie e soddisfazioni. Diceva il volantino: una corsa nel tempo e nella natura; è vero, uno splendido viaggio nel tempo e fuori dal tempo, correre con gli altri per trovare qualche lato meno conosciuto di se stessi.
100° km
Bravo Elio, per fare qualcosa di grande bisogna prima sognarlo, e tu l’hai fatto.
100° km
Veduta di Bobbio
Avatar utente
helyos
 
Messaggi: 478
Iscritto il: 06/09/2010, 16:13

Re: Racconti 2008 - 2010

Messaggioda pollo » 17/10/2010, 18:02

GRAN TRAIL RENSEN 2008

Arenzano, quasi le quattro di mattina, i bar del centro aperti per l’ultimo drink dopo la discoteca e per il primo caffé dei trailer, l’arco blu gonfiabile e centotrenta fulminati che chiacchierano come se fossero appena usciti da messa... Non siamo in molti e siamo in grado di ricordarci quasi tutte le facce tra di noi quando con un semplice tre due uno via dato a voce normale, senza microfono, partiamo per questa avventura lunga settanta chilometri e alta quattromila metri... Nonostante l’ora c’è più di qualcuno che ci incita mentre sfiliamo lungo via Bocca e poi giriamo a destra verso il lungomare... Caldo, umido, sciabordio d’acqua e odore di salmastro ci accompagnano per i primi chilometri di corsa lungo il vecchio tracciato ferroviario oggi pista ciclabile, a livello del mare il ritmo si alza subito ed è una corsa veloce e leggera, eco di passi nelle gallerie e ancora qualche parola... Poco prima di Cogoleto il percorso abbandona la costa e comincia ad addentrarsi verso le montagne, ancora asfalto, il buio che fortunatamente nasconde fabbriche e ponti della ferrovia e dell’autostrada, il ritmo ancora sostenuto, anche se dolcemente si comincia a salire, con sentierini che di tanto in tanto tagliano qualche tornante o aggirano un borgo, altrimenti ancora su liscio fondo asfaltato... Non è molto trail, ma per iniziare e con il buio va bene così, sono solo i primi dieci chilometri e in poco più di un’ora volano via, fino all’inizio della prima vera salita... Finalmente è sterrato, dapprima carrareccia ancora corribile, poi via via sentiero sempre più stretto, accidentato e ripido, il caldo è rotto da folate di vento sempre più insistenti, rumori di bosco e luci sempre più lontane... E’ il primo millino, la gamba ancora fresca e reattiva, il ritmo di passo buono, la spinta sui bastoncini efficace, nonostante il vento sempre più forte, le prime lanugini di nebbia e qualche goccia di pioggia, poi via via sempre più insistente... E allora su, ancora in piccoli gruppi sgranati, fino al rifugio di Pra Riundo, luci calde e ammiccanti dalle finestre, un the caldo al volo e via, sulla cresta del monte Rama battuta dal vento e dalla pioggia, un paio di chilometri corribili, poi gli ultimi passaggi del sentiero più stretto sulla cima segnalati con lampeggianti, e lo sguardo si perde verso le luci della costa, annacquate dalla pioggia, annebbiate dalle nuvole basse che il vento insistente ci porta da settentrione... Poi è discesa dura e difficile, con l’aiuto di corde nel primo tratto, e più giù su sentiero sconnesso e bagnato, grossi sassi, ciuffi d’erba, tratti anche esposti, non è corsa, è piuttosto un saltellare verso il basso puntati sui bastoncini... Un’ alba grigia, solo qualche piccolo squarcio di rosso lontano sul mare, ci vede già verso la fine di questa prima discesa, a bassa quota il vento non è più forte, il terreno torna ad essere asciutto, la macchia mediterranea intensa... Si transita per un breve tratto asfaltato già percorso, si passa sul fondo di una valletta per riguadagnare quota sul lato opposto, ed è giorno fatto quando, passato il borgo di Case Soprane al ventiquattresimo chilometro, inizia il scecondo tiro da mille metri... E’ con sollievo delle ginocchia che il passo torna ad essere quello della salita, la spinta sui bastoncini slanciata e non più contratta, il respiro più ritmato e profondo... E su di nuovo, prima asfalto, poi strada forestale, infine sentiero, segno di secoli di storia, sudati su quelle montagne, gli attraversamenti delle sassaie lastricati con le pietre più grosse, in fondovalle e poi a mezza costa, col vento che torna insistente, il monte Rama appena passato ora visibile sulla sinistra, il monte Argentea, prossimo traguardo, incappucciato da nubi sulla destra... Passaggio al Rifugio Leveasso, ancora un the e un croccantino, seduto dentro al riparo per una prima piccola sosta, i volontari che commentano i passaggi dei primi già qualche ora fa, e poi avanti ancora per i pochi ma ripidissimi metri di dislivello che mancano alla cima... Il caldo del fondovalle ha lasciato di nuovo posto al vento, alle nuvole ed alla pioggia, ed è nella nebbia che passo prima la cima e poi il rifugio Argentea, senza fermarmi perchè è freddo e non ho sete, ventottesimo chilometro... Ancora qualche centinaio di metri in cresta e si comincia a scendere, ancora pioggia, ma poco sotto la nebbia si dirada, ed è luce calda che filtra, e poi lontani riflessi a macchie dorate sul mare grigio, il terreno torna ad asciugarsi, il trottino torna a farsi ritmico, lo stomaco comincia a reclamare... Passo della Gava, primo vero ristoro al trentatreesimo, fame e sete, focaccia genovese, parmigiano, ananas secco, acqua, in quantità esagerata, mi siedo per riempire l’idrozaino e riposare un pò, folate di vento e un alternarsi di nuvolo a sprazzi di sereno... Passano i primi della trentaquattro chilometri, nudi e velocissimi, e si riparte per la terza salita, quattrocentocinquanta metri fino al monte Reixa, si forma un piccolo trenino e ne approfitto per tenere il ritmo... Ancora una volta dal clima estivo della bassa quota affacciata a sud si passa in pochissimo all’inverno delle creste e dei versanti nord, in cima è nebbia con la goccia, e nella discesa verso Faiallo, a tratti tecnica a tratti dolce, faggeto e foglie umide a terra, traditrici perchè nascondono i sassi... E giù pian piano, nella nebbia prima e poi finalmente fuori, attraversando più volte la provinciale asfaltata, fino alla sella del Barnè, siamo al quarantaduesimo, la fatica comincia a presentare il conto di dolorini articolari, caviglie e ginocchia si lamentano, ma la strada è ancora tanta, il tempo trascorso non conta più, e lo sguardo si perde ora giù verso il paese di Fiorino, dal quale ci separa una discesa spettacolare su un crinale erboso sospeso tra due canyon americani, sul fondo pecore all’abbeverata... Giù sulllo stretto sentiero, a tratti quasi chiuso dall’erba, prima in cresta e poi sul lato sinistro della valle, prati e ripide pietraie, e poi bosco di fondovalle, passata la parte tecnica a bastoncini puntati si entra in fase ipnotica, dove la costanza del ritmo dei passi, seppure ora più lento, è l’unico modo per superare la fatica... Acqua a Fiorino, e di nuovo sole caldo estivo, e poi su, tratti di asfalto e tratti di carrareccia bianca, a scollinare di qualche centinaio di metri per poi scendere a Sambuco e da lì iniziare l’ultima salita, settecento metri per arrivare alla Malanotte... Il ritmo sul sentiero ripido e ancora una volta sassoso e sconnesso è decisamente calato, ma pur sempre costante e inesorabile, è il momento della fatica catartica che porta alla gioia del non dover pensare più a nulla, del sentirsi tutt’uno con il sentiero, con i monti, con la luce e con il vento, e per fortuna sono solo e me lo posso godere senza inutili parole... Dalla Malanotte, cinquantaquattresimo, la discesa per ripassare al passo della Gava è dolce anche se cosparsa di sassoni, la corsa è cauta e leggera, ancora senza pensieri, per la seconda volta all’idea del ristoro sento animalescamente fame, e anche un pò di freddo perchè il sentiero è adesso in ombra... Passo della Gava, gente che sta ripartendo dopo la sosta, il banco del cibo tutto per me, mi servo un piatto personale di focaccia, formaggio e frutta, seduto per quasi un quarto d’ora al riparo dal vento e con il sole in fronte, piaceri della vita e ricarica per gli ultimi quindici chilometri... E riparto veramente sazio, buon passo per l’ultima salitella al monte Tardia, dal quale si rivede con soddisfazione quasi tutto il percorso di oggi, le cime ora sgombre da nubi, e finalmente inizio quella che pensavo essere l’ultima discesa verso Arenzano... Primo tratto non ripidissimo ma a fondo sempre sconnesso, poi carrareccia più liscia, il paese è ormai a portata di mano, sicuramente riusciamo ad arrivare con il chiaro, anche se il gps non è molto d’accordo perchè mi da meno di sessanta chilometri, mah, avranno gonfiato gli organizzatori, o il gps ha qualche problema... Poi una freccina ci allontana dal tracciato principale, sentiero nuovamente in salita, per un attimo pare di dover semplicemente scollinare, ma poi piega decisamente a sinistra allontanandosi dall’obiettivo, piccole salitelle, alternate a tratti piani e a leggere discese, a mezza costa su un vallone strapiombante di cui non si vede la sommità, mentre si vedono dei puntini bianchi correre sul lato opposto... Allora il gps aveva ragione, mi vengono in mente le parole del briefing distrattamente ascoltate, ultimo tratto di saliscendi, e due conti con il tempo mi dicono che dovrò riaccendere la frontale, delusione, rabbia, poi un sorriso, fa parte del gioco, e non eravamo venuti qui per fare settanta chilometri, e allora daghene, avanti, che la fatica si è dissolta, che nelle discesette si corre, che il sole sta tramontando, che la luce si accende di rosa e di indaco, che l’ultima discesa è proprio sopra il mare e le luci di Genova sono già accese... E scende la notte, la batteria del gps muore, la frontale si accende sull’ultimo tratto di sentiero contorto, e nel buio ora totale del fondovalle finalmente la strada bianca, corsetta sciolta, sorpasso altri che caminano, una ragazza infortunata assistita credo da mamma e moroso, giù giù giù in solitudne nel buio... Primi segni di civiltà, case, asfalto, il passaggio sopra l’autostrada, le viuzze di Arenzano, gruppi di bambini che incitano, finalmente calda luce di paese, un groppo in gola, è la seconda più lunga distanza che io abbia mai corso, via Bocca, l’arcone azzurro dell’arrivo, dito al cielo, applausi e un secchio di macedonia meravigliosa.
Quindici ore e trentanove, il pasta party finale ce lo siamo meritato tutto.
Bello il percorso, come già detto, molto duro, molto tecnico, per nulla scorrevole, nemmeno in discesa, ma meritevole di essere provato almeno una volta, molti mi hanno detto “un piccolo mercantour”, organizzazione efficace, con centotrenta partenti si era belli sgranati, non so cosa succederebbe con più persone, ma credo che fino a tre quattrocento li possa reggere...
Avatar utente
pollo
 
Messaggi: 1708
Iscritto il: 09/09/2010, 9:27

Re: Racconti 2008 - 2010

Messaggioda Rob » 18/10/2010, 21:12

bello questo topic revival! bravo pollo! ;)

TRAIL DEL MONTE CASTO 2008:
Bravo mau, in un'italia dove è tutto truccato e corrrotto, sei stato molto onesto a non regalare i premi a sorteggio agli amici ST (anche se con ticci ti è scappata un pò l'inibizione.... :D :D) il trucco però c'è stato, ho saputo da fonti segrete che i nostri biglietti sono stati volutamente scartati e bruciati al fine di castigare il nostro incontrollato consumo di birra!! :mrgreen:
Dal prossimo anno il Gabibbo vigilerà sulla lotteria del Casto 8-)

Comunque Checo ha ragione, è stata una bellissima giornata, non potevo trovare evento migliore per iniziare la mia carriera da trailer.
Un ringraziamento e un saluto ad Alfredo (non ST) con cui ho condiviso gran parte dell'avventura.
Dei bei ricordi rimarranno scolpiti nella memoria:

il neon e il brusio del locale iscrizioni che contrastava con la buia e assonnata atmosfera esterna del piazzale;
le facce dei primi amici di ST trovati al mattino in prossimità dei servizi... ah no erano i servizi ad essere in prossimità della birra alla spina :D ;
l'emotiva tensione di maudellevette dietro al banco iscrizioni e sul tavolo alla partenza;
la fresca salita al Monte Casto tra betulle e conifere, dove conosco qualcun altro del forum;
la tranquillità trasmessa dal gesto di un concorrente che mi precedeva: ad un tratto si ferma al lato del sentiero e scatta una foto del sole che sta nascendo dietro agli alberi (domanda: è una gara o una passeggiata tra amici, risposta: è il trail del Monte Casto!);
la prima discesa su un letto di foglie morte;
la salita alla bocchetta sessera, faticosa, costante, sudatissima, ma condivisa con altri trailer e per questo apparentemente meno dura.
il freddo pungente che mi ha investito scollinando alla bocchetta, che mi ha accentuato il mal di stomaco mio compagno dai primi chilometri, che mi ha fatto indossare i guanti, che non mi ha fatto godere appieno i bei passaggi tra i faggi autunnali, che mi ha fatto gioire al primo raggio di sole incontrato nei pressi di un alpeggio ma scomparso appena dopo;
Alfredo, incontrato in difficoltà in punta alla salita alla bocchetta sessera, incitato a ripartire, trasformato, in pochi chilometri, da un perfetto sconosciuto a un amico, compagno di avventura, un aiuto per superare momenti di crisi, quasi un roadbook essendo lui del posto.
L'incontro con Checo, in versione fotografo, che correva, scattava una foto, poi correva di nuovo, poi parlava un pò, poi è sparito!
Il sollievo e la sensazione di rinascita provato scollinando per la seconda volta alla bocchetta sessera e subito dopo correndo sul bel sentiero in discesa e finalmente al sole!
La sofferenza arrivata sui falsopiani prima delle ultime salite.
Le informazioni sbagliate, ottimiste, fornite all'ultimo ristoro prima dei 300D+ finali: "vai che sei arrivato c'è solo più una salita!" ... "si ma sono ancora 300D+!!" ... "Nooo, sono 300mt in linea d'aria, devi solo attraversare un prato un pò dritto ma è corto!" ... rincuorato riparto, ma il prato non lo vedrò mai!
Le imprecazioni lanciate al mau per quella salita a dritta su per il bosco con conseguente discesa in contropendenza, fuori dal sentiero, su tracce di cinghiali!
Il dolore sempre più acuto dentro al ginocchio destro che mi obbliga a camminare quasi interamente le ultime discese.
L'arrivo. Felicità e sofferenza. Il pensiero che mi ha accompagnato per gli ultimi 10 chilometri "...ma chi me l'ha fatto fare ... non ci sarà un'altra volta..." si affievolisce (mercoledì sarà totalemente scomparso, sostituito dalla voglia di correre ancora senza pensare al cronometro!).
Le birre, apprezzatissime, che hanno accompagnato la pasta e l'insalata, la conoscenza di altri amici ST, la premiazione e la lotteria. (truccata :mrgreen: )
I cartellini, usciti dalla mia stampante pochi giorni prima, ritagliati con l'aiuto e il divertimento della mia bimba Francesca e poi ritrovati attaccati sugli zaini o appesi al collo di persone mai viste prima.
La spontaneità delle parole scambiate con gli ST, subito amici, subito sulla stessa frequenza, un gruppo, una casta, una famiglia.
Il ritorno a casa con mio padre, amico, supporter appassionato di natura e montagna, fonte del mio DNA montagnino.
Questo è stato il mio Trail del Monte Casto, questi sono i miei ricordi dopo una settimana.
Avatar utente
Rob
 
Messaggi: 284
Iscritto il: 06/09/2010, 13:32
Località: Forno Canavese (To)

Le insidie della neve

Messaggioda Dario » 21/10/2010, 10:21

Riposto questo raccontino non di una gara, ma di un brevissimo allenamento, un po' particolare

Le insidie della neve
di Dario il mercoledì 10 marzo 2010, 23:33
Dario
Messaggi: 560
Iscritto il: martedì 8 aprile 2008, 18:54
Località: Spineda (CR)

Neve.......bianco......candore......purezza; "sotto la neve pane" dicevano i nostri vecchi.......
Ore 18.30 di oggi, ho un'ora di tempo, nevica poco e un manto immacolato di circa 30 cm è là che mi guarda: ecco che decido immediatamente di uscire per "fare un po' di traccia", sentire il morbido sotto i piedi; corro davvero poco quest'anno, ma questa è un'occasione da non mancare.
Esco e subito realizzo che sarà un'uscita faticosa ma appagante, correre su questo manto soffice non è semplice, ma la campagna così imbiancata è sempre uno spettacolo, almeno per chi si deve accontentare non avendo nè colli nè montagne; almeno non rischio le slavine, ma......le insidie della neve possono essere molteplici.
Noto che se non conoscessi a memoria tutte le stradine erbose dei trattori, se non conoscessi con sicurezza la loro larghezza, se non conoscessi tutti i fossi, veramente rischierei di uscire dai tracciati e di cadere in un qualche fossettino nascosto; ad un certo punto accendo la frontale, perchè si vede ancora, ma il senso di profondità è un poco sfalsato, voglio vedere bene dove appoggio i piedi. Incredibilmente mi sono così ben adattato in poco tempo che mi risulta più difficile correre sui brevissimi tratti asfaltati che collegano le varie capezzagne (appunto le stradine dei trattori) piuttosto che sulla neve fresca; ormai ho quasi chiuso il giro, sono riuscito a correre in sicurezza, sono a 200 metri da casa e devo solo scendere un arginello di 2 metri e attraversare l'ultimo campo.
Deciso zompo giù dall'arginello, un po' alla garibaldina........glob :shock: :shock: .....mi ritrovo nel fango fino alla cintola; cerco di liberarmi, ma è difficile....sento anzi che sprofondo ulteriormente....ma quanto cazzo di fango c'è qui?!
Poi l'orrore, i sensi realizzano..... :shock: sto lentamente sprofondando nella merda, sono finito dritto in cima ad una letamaia che qualche giorno fa non c'era....e sto andando verso il fondo!!! :o :o
Non ci posso credere, già sprofondare è una brutta sensazione, figuriamoci nel letame....cazzius, ma qui si va giù, per quanto?
Riesco ad aggrapparmi con le mani all'erba dell'arginello sotto la neve, cerco di sfilare una gamba alla volta coricandomi sul dorso....dopo una bella lotta riesco a divincolarmi e ad uscire finalmente.
Sono nero, sia in senso metaforico che fisico.....ora che respiro più rilassato, inalo per bene il nauseabondo che ho addosso; mi sposto ed inizio un lavaggio prolungato nella neve, una bella mezz'oretta di rotolamento e sfregamento nella neve, poi mi presento a casa e Ross mi guarda sbigottita e schifata.....Sofia a 4 anni non si capacita di come si possa cadere nella merda, quindi mi tartassa di domande, aumentando il mio sconcerto.
"Sotto la neve pane" dicevano i nostri vecchi.........io non più....."sotto la neve......"ditelo voi! :cry: :evil: :lol:
Avatar utente
Dario
 
Messaggi: 296
Iscritto il: 06/09/2010, 9:19

Torna a Gare Trail

Chi c’è in linea

Visitano il forum: Nessuno e 24 ospiti