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Re: Maccheggiocogiochiamo

Messaggioda pollo » 13/04/2018, 15:57

mircuz ha scritto:Se c'è da menare il can per l'aia per far girare il contakilometri, allora mi incazzo di brutto, e la prossima volta correrò bello lontano da qui, caro organizzatore. Se invece avrai saputo condurmi da A a B con coerenza e bellezza, allora mi inchino a te organizzatore-tracciatore, e avrai la mia anima, o quasi, insomma :mrgreen:

Mircuz, ora puoi chiamarmi Mefisto!
:lol: :lol:
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Re: Maccheggiocogiochiamo

Messaggioda mircuz » 13/04/2018, 16:11

Oh si Mefistofele, sarò Faust, allora, a ricorrer giovani camosce su e giù per le brechene della TDH :lol:
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Re: Maccheggiocogiochiamo

Messaggioda offroad » 16/04/2018, 18:14

tananai ... è bellissimo :D
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Re: Maccheggiocogiochiamo

Messaggioda Silanas » ieri, 19:49

OT? Forse.
Sono giorni ormai che mi frulla in testa quella parola. Mi rincorre da sempre, da quando bambino rimanevo impalato davanti a quella carta d’Italia 1 : infinito, da quando quella cromia fatta di blu, bianco (poco), verde e marrone, raccontava di un mondo da sognare. Ho ancora nel naso il profumo, lo spessore e la rugosità di quella filigrana ingiallita dal tempo: quella stessa emozione che mi pietrifica, naso in su, come folgorato da sindrome di Stendhal, ogni volta, sempre, davanti ad una tavola periodica appesa ad un muro, magia dell’Universo.
Ma quanto erano belle quelle carte???Le cerco da anni, non le trovo. Prima o poi per salvarmi, mi toccherà entrare di notte pila in mano, anzi frontale che fa più trail, in qualche vecchia scuola elementare. Chi ci sta?
I miei viaggi nascono tutti da li. Dagli occhi, e da quella capacità di sognare scorrendo il dito lungo sentieri, profili di monti, corsi d’acqua, solchi di valli: quelle rughe di mondo, come le hai descritte divinamente.
Hai una capacità sconcertante di fissare emozioni in parole, come e meglio di una fotografia perché quelle parole lasciano spazio all’immaginazione, la nostra. Non lo scopriamo certo oggi, ma quel E un sentiero che sbuca in forcella, regalandoci "l'altra-parte", di cosa ha bisogno, ancora? mi fa venire la pelle d’oca, come quando raccontavi:
Di solito parlo di Montagne:
Loro mi bastano, mi bastano sempre. Alzando gli occhi verso quelle pareti immense, mi sento al mio posto, nell'unico posto nel quale io possa stare…

Smentendo in due righe e da sempre l’incapacità di descrivere cosa succede sotto e sopra alla mia pelle quando, dietro ad una curva, oltre il bosco, o in lontananza, spuntano i contorni irregolari delle Dolomiti.
Non ci riuscirò mai.


Sbagliavi.

Eh si, la geografia. E’ quella la parola che mi frulla in testa. Ma si studia ancora a scuola?
C’è un posto a Torino, pieno di libri e cassetti. Cassetti che racchiudono ancora oggi, epoca di mappe digitali, decine e decine di carte di Mondo: è lì che partono i miei sogni, da una carta. Come quando da bambino, al buio accendevo quell’interruttore e vedevo scorrere davanti a me Continenti illuminati, su quel mappamondo che ancora oggi mi sorprendo a far girare.
Ho sempre avuto bisogno di quelle carte, come quando mi son ritrovato a dover navigare una città non mia, portici e osterie. In via dei Giudei volavan velieri come in un porto canale, cantava Guccini.
Tracciavo le rotte di quella città su un pezzetto di carta e lo montavo sul manubrio della bicicletta mentre pedalavo, controvento, alla ricerca di me stesso. Ricerca non finita, per intenderci.
Sono le montagne, oggi, il terreno dove sperimentare questa ricerca. Ho smesso da tempo di voler “cambiare il mondo”; in un’epoca dove la gente fa elisky non ho davvero più voglia di fare il Don Chisciotte di turno contro i mulini a vento. Ma sento, forte, la responsabilità soggettiva delle mie azioni. Ognuno è libero di stare al mondo, e in montagna, come meglio crede, lo scrivo sinceramente. E non credo neanche il mio sia l’unico o il migliore. E’ semplicemente il mio e questo non me lo potrà mai togliere nessuno.
Il mio zaino non è solo carico di materiali e di viveri: dentro ci sono la mia educazione, i miei affetti, i miei ricordi, il mio carattere, la mia solitudine. In montagna non porto il meglio di me stesso: porto me stesso, nel bene e nel male
Faremo meno casino, faremo meno rumore ma non siamo soli e non siamo pochi ed è importante far sentire anche la nostra voce. Davvero belle parole le vostre, io non sarei riuscito; leggervi mi riscalda.
Incrociare lo sguardo di un bambino mentre corro in montagna, e sperare che quell’incontro possa seminare curiosità in quel piccolo cuore sarà la mia ricompensa più grande, sarà il mio, personale, inconsapevole e intimo “cambiare il mondo”.
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