Ferriere Trail Festival (Pc) 29.04.2023
Inviato: 03/05/2023, 15:32
La mia stima per Martin non ha (quasi) limiti.
Lo vedo alla partenza e gli confesso che il mio obbiettivo sono le 20 ore.
Martin ha una espressione facciale molto particolare quando odora cagate: si ferma un attimo, mette a fuoco qualcosa che sta tra i suoi occhi e i tuoi come se lo sguardo si interrompesse a metà, la bocca si stringe e resta socchiusa.
Poi (l’inglese è una lingua con pochi fronzoli) esprime la sua opinione molto direttamente senza nascondere o limitare la sua perplessità.
Ecco, ci ho messo tre ore e mezza in più.
Martin, come tutti i VECCHI, è un saggio.
In effetti il percorso ha ben poco a che vedere con una Abbbot’s Way, con un Quadrifoglio o con un Villaggi di Pietra, io mi illudevo ma niente da fare.
Molto vario e fondo non così corribile, strappi a volte violenti, una discesa nella notte che mi ha ucciso.
Uniamo a questo il fatto l’organizzazione ha (sbagliando, parere personale) messo cancelli molto ristretti.
Io non ho mai avuto problemi in questo senso, ma restare nel primo cancello per TRE MINUTI mi ha destabilizzato.
Sostanzialmente sabato ho corso 4 gare dato che ogni cancello era una frazione a sé in quanto obbiettivo di sopravvivenza.
Devo dire che questo mi ha aiutato a evitare qualsiasi crisi: la crisi te la puoi permettere quando c’è lo spazio per sofismi, menate e masturbazioni mentali, ma quando devi correre (più o meno…) badi solo al tuo sederino.
Grosso aiuto da parte di mio figlio: sulle discese pur di non perdere tempo pensavo “qui Pietro correrebbe”, e pur di non risultare la mezza pippa che in effetti sono mi sono sforzato di imitarlo.
Peccato la prima frazione al buio, era la parte più panoramica e non l’ho goduta per nulla.
Ristori a mio parere ben posizionati (i primi distanti, ma va bene così).
Volontari gentili e disponibili.
Segnalazione del percorso ineccepibile, quando dovevo tenere gli occhi bassi per conformazione del terreno o similare c’era sempre un segno al posto giusto.
Ho assaggiato tre bottiglie di gutturnio di varie produzioni proprie (bottiglioni senza etichetta) che nei punti giusti mi hanno dato la spinta che ci voleva.
Come vedete, solite impressioni prive di indicazioni reali circa il percorso.
Ci tornerei? No, non è il tipo di trail che mi diverte; certamente ne è valsa la pena (oltre che per i km messi in saccoccia) per l’atmosfera che si respirava grazie alla organizzazione.
Sono soddisfatto? Col senno del poi dico di sì, pur con un ritmo blando (non son più l’agile gazzello che un dì fui) mi è piaciuta l’ostinazione continua con cui ho inseguito gli obbiettivi parziali.
La massima punta di orgoglio è quando nel bel mezzo di una salita ho avuto lo shining: il nome del circo in “Il sol dell’avvenire” di Nanni Moretti è lo stesso del pallanuotista di “Palombella Rossa”.
Il che è bello e istruttivo.
Lo vedo alla partenza e gli confesso che il mio obbiettivo sono le 20 ore.
Martin ha una espressione facciale molto particolare quando odora cagate: si ferma un attimo, mette a fuoco qualcosa che sta tra i suoi occhi e i tuoi come se lo sguardo si interrompesse a metà, la bocca si stringe e resta socchiusa.
Poi (l’inglese è una lingua con pochi fronzoli) esprime la sua opinione molto direttamente senza nascondere o limitare la sua perplessità.
Ecco, ci ho messo tre ore e mezza in più.
Martin, come tutti i VECCHI, è un saggio.
In effetti il percorso ha ben poco a che vedere con una Abbbot’s Way, con un Quadrifoglio o con un Villaggi di Pietra, io mi illudevo ma niente da fare.
Molto vario e fondo non così corribile, strappi a volte violenti, una discesa nella notte che mi ha ucciso.
Uniamo a questo il fatto l’organizzazione ha (sbagliando, parere personale) messo cancelli molto ristretti.
Io non ho mai avuto problemi in questo senso, ma restare nel primo cancello per TRE MINUTI mi ha destabilizzato.
Sostanzialmente sabato ho corso 4 gare dato che ogni cancello era una frazione a sé in quanto obbiettivo di sopravvivenza.
Devo dire che questo mi ha aiutato a evitare qualsiasi crisi: la crisi te la puoi permettere quando c’è lo spazio per sofismi, menate e masturbazioni mentali, ma quando devi correre (più o meno…) badi solo al tuo sederino.
Grosso aiuto da parte di mio figlio: sulle discese pur di non perdere tempo pensavo “qui Pietro correrebbe”, e pur di non risultare la mezza pippa che in effetti sono mi sono sforzato di imitarlo.
Peccato la prima frazione al buio, era la parte più panoramica e non l’ho goduta per nulla.
Ristori a mio parere ben posizionati (i primi distanti, ma va bene così).
Volontari gentili e disponibili.
Segnalazione del percorso ineccepibile, quando dovevo tenere gli occhi bassi per conformazione del terreno o similare c’era sempre un segno al posto giusto.
Ho assaggiato tre bottiglie di gutturnio di varie produzioni proprie (bottiglioni senza etichetta) che nei punti giusti mi hanno dato la spinta che ci voleva.
Come vedete, solite impressioni prive di indicazioni reali circa il percorso.
Ci tornerei? No, non è il tipo di trail che mi diverte; certamente ne è valsa la pena (oltre che per i km messi in saccoccia) per l’atmosfera che si respirava grazie alla organizzazione.
Sono soddisfatto? Col senno del poi dico di sì, pur con un ritmo blando (non son più l’agile gazzello che un dì fui) mi è piaciuta l’ostinazione continua con cui ho inseguito gli obbiettivi parziali.
La massima punta di orgoglio è quando nel bel mezzo di una salita ho avuto lo shining: il nome del circo in “Il sol dell’avvenire” di Nanni Moretti è lo stesso del pallanuotista di “Palombella Rossa”.
Il che è bello e istruttivo.
