1°TWA "De La Tardina" 25/06/2011
Inviato: 20/04/2011, 20:58
Iniziate ad avere paura...
ARRIVA il "Trail Autogestito de la Tardina"....
In the night, in tel bosc...
e...sarà allora con gli argofedeli , nella notte del trail da paura...a catturar "la terribile tardina"
Curiosi? Wahahahahahaha:
...
Tutti sono invitati:
25 GIUGNO 2011, Campo di Alano di Piave, ore 19
LA Collina di Mison-Il borgo antico di San Daniele-Il Pont de La Stua-Il santuario di Tessère...Il tesoro sepolto dei Conti Loschi...
>SI CAMMINA (Preferibilmente in nordic walking) NON SI CORRE! E' UN TWA (TrailWalkingAutogestito)
>CON LAMPADE E TORCE FRONTALI (Da procurarsi autonomamente)
>SI SEGUE LA GUIDA
>NELLA NOTTE O AL CALAR DELLE TENEBRE
>ADDENTRANDOSI NEI BOSCHI MISTERIOSI DELLA CONCA DEGLI EROI
>UN ORETTA E MEZZA "IN THE NIGHT" ...IN TEL BOSC...
>A CATTURAR LA TARDINA *
>ALLA FINE LAUTA ILLIBAGIONE DI GRUPPO ALLA FESTA DI SANT'ULDERICO
>E' GRATIS, A PROPRIO RISCHIO E PERICOLO, SOLO PER IL GUSTO DELL'AVVENTURA TRA FIABE, LEGGENDA E REALTA' OSCURE...
La Tardina è tra voi!!!!
LA TARDINA
La Tardina è una vigliacca nube di maligne presenze ché s’alza alla sera
con rumore di tuono ed urla nel vento.
La Tardina porta uomini armati senza volto e senza cuore, che discendono
dalla montagna ed incendiano le case e le stalle, uccidendo ogni persona.
La Tardina porta la fame, la peste e la miseria e fa perdere il sentiero
e la ragione a persone buone e sincere.
La Tardina è sempre in agguato, al calar della sera e scende come vento
gelido dalla valle dell’inferno fino a Schievenin e…se nel suo orribile
volo incontra bambini e bambine, che per gioco si sono attardati…li
rapisce per farli inghiottire dalla notte oscura.
Nero e senza stelle è il suo mantello e la sua voce stridula come albero
squarciato dal fulmine.
Tutto inizio molti secoli fa in valle Storta.
C’era una piccola casa abita da cinque sorelle. Ogn’una era nata un anno
dopo l’altra, ma sembravano gemelle. Stessi occhi, stessa pelle e con la
medesima voce d’uccellino. Dove andava una, anche le altre andavano. Se
una partiva, tutte partivano. Se una tornava, anche le altre tornavano.
Se una aveva fame, anche le altre avevano fame. Correvano e giocavano
tutto il giorno dando a volte una mano alla mamma Maria in piccoli
lavori. Nell’orto e nel giardino od a raccogliere fragole e mirtilli.
Portavano le mucche, le capre al pascolo facendo attenzione che le
mucche o i vitellini non prendessero sentieri pericolosi.
La mamma ogni sera preparava sul larin una bella polenta che ben cotta,
rovesciava al centro della tavola con verdure o qualche pezzo di carne
in umido. Babbo Pietro, partiva alla mattina a tagliare legna con la sua
adorata manera, ereditata da uno zio che aveva vissuto molti anni in
Svizzera e ritornava a tarda sera, stanco ma con tutti i profumi del
bosco a dosso.
Quella montagna lui la conosceva bene e poteva camminare per ore anche
ad occhi chiusi, ma preferiva tenerli aperti perché non si sa mai…perché
a volte la montagna viene percorsa da qualche spiritello dispettoso o
frettoloso con coda di volpe, occhi di tasso e voce di gufo…allora,
bisogna sempre fare tanta attenzione e non fidarsi mai perché a volte la
montagna s’intristisce e diventa pericolosa.
Ogni anno con la primavera papà Pietro partiva per andare a lavorare in
Germania o in Belgio per poi ritornare verso dicembre con tanti regali e
con pochi soldi, che però bastavano a tira avanti e pagare i debiti.
Tutta la famiglia viveva felice e senza grandi problemi.
Dall’altra parte delle valle proprio di fronte alla loro casa, viveva
una famiglia fatta da un padre avaro senza cuore, da una madre invidiosa
come l’ortica e che con i suoi nastri e rossetti pensava di fermare il
tempo e da una figlia bellissima, di nome Dina.
La figlia educata da padre avaro nei beni, ma pure di cuore e da una
madre gelosa di tutto e di tutti, non poté che crescere…che a pane e
maldicenza e zuppa d’invidia.
Tutte le più brutte idee e tutti i più brutti pensieri covavano nel
cuore di Dina.
Guardava con occhi cattivi ogni donna o bambina per vedere se erano più
belle o avevano qualcosa in più di lei, per poi sparlarne alle spalle.
Dalla sua casa, Dina guardava da lontano le cinque sorelle giocare,
cantare e divertirsi mentre lei ribolliva d’invidia e cattiveria.
Una mattina presto Dina partì con la sua gerla e una lunga corda.
Cammino e cammino a lungo fino sul fondo valle per poi salire attraverso
cupi sentieri, fitti di piante velenose e orribili rospi. Dina lungo il
sentiero così canticchiava: “Aconito e belladonna, tasso e digitale vi
ruberanno ogni cosa, ogni sorriso e la vita”, poi sotto val Storta si
fermo e tirò fuori dalla gerla la lunga corda, che legò stretta ad un
albero, per poi mimetizzarla con foglie e sterpi.
Quando le cinque sorelle, come ogni giorno uscirono di corsa per andare
a scuola, Dina nascosta si tenne pronta ed al loro passaggio tirò la
corda facendole precipitare giù per il burrone.
Papà Pietro e mamma Maria si disperarono e cercarono a lungo le figlie
chiamando a squarciagola i loro nomi per tutto il giorno e per tutta la
notte. Con amici e parenti accorsi da Schievenin.
Dina, dopo il misfatto, di corsa ritornò a casa crudelmente felice nel
suo cuore, per aver eliminato quelle sorelle così sempre allegre e piene
di sole ed amore.
Quando ritornò a casa, orgogliosa di ciò che aveva fatto raccontò tutto
ai suoi genitori che stupiti e terrorizzati d’aver allevato un mostro di
malvagità, la picchiarono a dovere con un bel bastone.
Dina dolorante si rinchiuse nella sua camera meditando vendetta nei
confronti dei genitori.
La mattina seguente, andò nel bosco e prese le foglie della piccola e
dolce digitale che aveva il potere di spegnere ogni cuore. Tritò le
piccole foglie e l’aggiunse alla brocca di vino, posta sulla tavola.
Bastarono due bicchiere e la mamma e il papà di Dina morirono fulminati
d’un crepacuore da pianta malefica.
L’allegria e la follia esplosero in Dina tanto che si mise a cantare ed
urlare.
Risvegliati da tanta malvagità gli spiriti delle grotte del vento e di
tutti gli i dirupi andarono da lei, ma anche per loro tutta quella
cattiveria era troppa da sopportare e con il loro potere trasformarono
Dina l’invidiosa, l’avara di cuore e la malvagia in una nube nera di
rancorosa e crudele cattiveria.
Ovviamente, non la vollero con loro perché figlia della morte di cinque
sorelle innocenti e pertanto la condannarono a vagare da sola e
disperata lungo la montagna per l’eternità.
Da quel giorno Dina, l’invidiosa assassina cambiò il suo nome in Tardina
e per questo motivo tutte le mamme e le nonne si affacciano
all’imbrunire dai balconi chiamando a squarciagola i propri figli,
mettendoli in guardia: “Torna a casa…torna a casa…fa presto se no la
Tardina ti prende e ti porta via…fa presto ….se no la Tardina te fa
perdere la strada e te fa morir “.
Le cinque sorelle morirono…ma non proprio…da quel giorno le cinque
sorelle vivono tutt’assieme abbracciate lungo i pendii delle nostre
montagne e quando c’è ancora l’ultima neve la loro voglia di vivere e
giocare esplode in una stupenda e meravigliosa fioritura d’erica rossa.
Le cinque sorelle e l’erica sono la stessa cosa e da quel tempo in valle
di Schievenin, in ricordo delle sorelle è rimasta l’usanza di ricoprire
le pareti dei fienili con rami d’erica, che non teme il gelo e gli
spiriti maligni… le nubi nere e le bambine invidiose come Dina,
l’orribile Tardina.
ARRIVA il "Trail Autogestito de la Tardina"....
In the night, in tel bosc...
e...sarà allora con gli argofedeli , nella notte del trail da paura...a catturar "la terribile tardina"
Curiosi? Wahahahahahaha:
...
Tutti sono invitati:
25 GIUGNO 2011, Campo di Alano di Piave, ore 19
LA Collina di Mison-Il borgo antico di San Daniele-Il Pont de La Stua-Il santuario di Tessère...Il tesoro sepolto dei Conti Loschi...
>SI CAMMINA (Preferibilmente in nordic walking) NON SI CORRE! E' UN TWA (TrailWalkingAutogestito)
>CON LAMPADE E TORCE FRONTALI (Da procurarsi autonomamente)
>SI SEGUE LA GUIDA
>NELLA NOTTE O AL CALAR DELLE TENEBRE
>ADDENTRANDOSI NEI BOSCHI MISTERIOSI DELLA CONCA DEGLI EROI
>UN ORETTA E MEZZA "IN THE NIGHT" ...IN TEL BOSC...
>A CATTURAR LA TARDINA *
>ALLA FINE LAUTA ILLIBAGIONE DI GRUPPO ALLA FESTA DI SANT'ULDERICO
>E' GRATIS, A PROPRIO RISCHIO E PERICOLO, SOLO PER IL GUSTO DELL'AVVENTURA TRA FIABE, LEGGENDA E REALTA' OSCURE...
La Tardina è tra voi!!!!
LA TARDINA
La Tardina è una vigliacca nube di maligne presenze ché s’alza alla sera
con rumore di tuono ed urla nel vento.
La Tardina porta uomini armati senza volto e senza cuore, che discendono
dalla montagna ed incendiano le case e le stalle, uccidendo ogni persona.
La Tardina porta la fame, la peste e la miseria e fa perdere il sentiero
e la ragione a persone buone e sincere.
La Tardina è sempre in agguato, al calar della sera e scende come vento
gelido dalla valle dell’inferno fino a Schievenin e…se nel suo orribile
volo incontra bambini e bambine, che per gioco si sono attardati…li
rapisce per farli inghiottire dalla notte oscura.
Nero e senza stelle è il suo mantello e la sua voce stridula come albero
squarciato dal fulmine.
Tutto inizio molti secoli fa in valle Storta.
C’era una piccola casa abita da cinque sorelle. Ogn’una era nata un anno
dopo l’altra, ma sembravano gemelle. Stessi occhi, stessa pelle e con la
medesima voce d’uccellino. Dove andava una, anche le altre andavano. Se
una partiva, tutte partivano. Se una tornava, anche le altre tornavano.
Se una aveva fame, anche le altre avevano fame. Correvano e giocavano
tutto il giorno dando a volte una mano alla mamma Maria in piccoli
lavori. Nell’orto e nel giardino od a raccogliere fragole e mirtilli.
Portavano le mucche, le capre al pascolo facendo attenzione che le
mucche o i vitellini non prendessero sentieri pericolosi.
La mamma ogni sera preparava sul larin una bella polenta che ben cotta,
rovesciava al centro della tavola con verdure o qualche pezzo di carne
in umido. Babbo Pietro, partiva alla mattina a tagliare legna con la sua
adorata manera, ereditata da uno zio che aveva vissuto molti anni in
Svizzera e ritornava a tarda sera, stanco ma con tutti i profumi del
bosco a dosso.
Quella montagna lui la conosceva bene e poteva camminare per ore anche
ad occhi chiusi, ma preferiva tenerli aperti perché non si sa mai…perché
a volte la montagna viene percorsa da qualche spiritello dispettoso o
frettoloso con coda di volpe, occhi di tasso e voce di gufo…allora,
bisogna sempre fare tanta attenzione e non fidarsi mai perché a volte la
montagna s’intristisce e diventa pericolosa.
Ogni anno con la primavera papà Pietro partiva per andare a lavorare in
Germania o in Belgio per poi ritornare verso dicembre con tanti regali e
con pochi soldi, che però bastavano a tira avanti e pagare i debiti.
Tutta la famiglia viveva felice e senza grandi problemi.
Dall’altra parte delle valle proprio di fronte alla loro casa, viveva
una famiglia fatta da un padre avaro senza cuore, da una madre invidiosa
come l’ortica e che con i suoi nastri e rossetti pensava di fermare il
tempo e da una figlia bellissima, di nome Dina.
La figlia educata da padre avaro nei beni, ma pure di cuore e da una
madre gelosa di tutto e di tutti, non poté che crescere…che a pane e
maldicenza e zuppa d’invidia.
Tutte le più brutte idee e tutti i più brutti pensieri covavano nel
cuore di Dina.
Guardava con occhi cattivi ogni donna o bambina per vedere se erano più
belle o avevano qualcosa in più di lei, per poi sparlarne alle spalle.
Dalla sua casa, Dina guardava da lontano le cinque sorelle giocare,
cantare e divertirsi mentre lei ribolliva d’invidia e cattiveria.
Una mattina presto Dina partì con la sua gerla e una lunga corda.
Cammino e cammino a lungo fino sul fondo valle per poi salire attraverso
cupi sentieri, fitti di piante velenose e orribili rospi. Dina lungo il
sentiero così canticchiava: “Aconito e belladonna, tasso e digitale vi
ruberanno ogni cosa, ogni sorriso e la vita”, poi sotto val Storta si
fermo e tirò fuori dalla gerla la lunga corda, che legò stretta ad un
albero, per poi mimetizzarla con foglie e sterpi.
Quando le cinque sorelle, come ogni giorno uscirono di corsa per andare
a scuola, Dina nascosta si tenne pronta ed al loro passaggio tirò la
corda facendole precipitare giù per il burrone.
Papà Pietro e mamma Maria si disperarono e cercarono a lungo le figlie
chiamando a squarciagola i loro nomi per tutto il giorno e per tutta la
notte. Con amici e parenti accorsi da Schievenin.
Dina, dopo il misfatto, di corsa ritornò a casa crudelmente felice nel
suo cuore, per aver eliminato quelle sorelle così sempre allegre e piene
di sole ed amore.
Quando ritornò a casa, orgogliosa di ciò che aveva fatto raccontò tutto
ai suoi genitori che stupiti e terrorizzati d’aver allevato un mostro di
malvagità, la picchiarono a dovere con un bel bastone.
Dina dolorante si rinchiuse nella sua camera meditando vendetta nei
confronti dei genitori.
La mattina seguente, andò nel bosco e prese le foglie della piccola e
dolce digitale che aveva il potere di spegnere ogni cuore. Tritò le
piccole foglie e l’aggiunse alla brocca di vino, posta sulla tavola.
Bastarono due bicchiere e la mamma e il papà di Dina morirono fulminati
d’un crepacuore da pianta malefica.
L’allegria e la follia esplosero in Dina tanto che si mise a cantare ed
urlare.
Risvegliati da tanta malvagità gli spiriti delle grotte del vento e di
tutti gli i dirupi andarono da lei, ma anche per loro tutta quella
cattiveria era troppa da sopportare e con il loro potere trasformarono
Dina l’invidiosa, l’avara di cuore e la malvagia in una nube nera di
rancorosa e crudele cattiveria.
Ovviamente, non la vollero con loro perché figlia della morte di cinque
sorelle innocenti e pertanto la condannarono a vagare da sola e
disperata lungo la montagna per l’eternità.
Da quel giorno Dina, l’invidiosa assassina cambiò il suo nome in Tardina
e per questo motivo tutte le mamme e le nonne si affacciano
all’imbrunire dai balconi chiamando a squarciagola i propri figli,
mettendoli in guardia: “Torna a casa…torna a casa…fa presto se no la
Tardina ti prende e ti porta via…fa presto ….se no la Tardina te fa
perdere la strada e te fa morir “.
Le cinque sorelle morirono…ma non proprio…da quel giorno le cinque
sorelle vivono tutt’assieme abbracciate lungo i pendii delle nostre
montagne e quando c’è ancora l’ultima neve la loro voglia di vivere e
giocare esplode in una stupenda e meravigliosa fioritura d’erica rossa.
Le cinque sorelle e l’erica sono la stessa cosa e da quel tempo in valle
di Schievenin, in ricordo delle sorelle è rimasta l’usanza di ricoprire
le pareti dei fienili con rami d’erica, che non teme il gelo e gli
spiriti maligni… le nubi nere e le bambine invidiose come Dina,
l’orribile Tardina.