Copio qui i miei pensieri/incontri/esperienze come li ho pubblicati sui miei social. Così non siete obbligati aa mettermi abbondanti like:-)
Cerco di non ripetere i personaggi da un anno all'altro, quindi miei cari Offriends, Augusto, Corry, Marietto ecc non offendetevi se non vi trovate.
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Una settimana in VDA, tanti incontri e il solito pieno di emozioni al Tor. Appunti sparsi, tra gioie e dolori, paura e sorprese (sesso incluso!)
L’infarto. Domenica notte, palazzetto di Dolonne. Arrivano i primi ritirati. Uno di loro gira a vuoto nel salone: gli domando se ha bisogno: “no grazie, ho solo un dolore forte al petto”. Ansia. Poi aggiunge “mi fa male anche un braccio”. Doppia ansia, ma riesco a convincerlo a parlare con il dottore che sta mettendo una flebo a un concorrente disidratato. Questo lo ascolta e gli dice di sedersi tranquillo intanto che finisce quello che sta facendo. Mi accovaccio accanto a lui, chiacchiere varie poi se ne esce con un “anche mio papà è morto d’infarto”. Spoiler: fatti tracciati e esami ospedalieri il tipo risulta in buona salute. Tanto l’infarto me lo stavo beccando io.
Peter. Lui è un campione, anche di simpatia. E’ secondo al Tor del Glaciers quando le ginocchia gli fanno ciao. Ma, tornato a Courmayeur, non dimentica di distribuire il “suo” speck portato dall’Alto Adige.
Katharina. Stravince il TOR con un tempo clamoroso, un record che nessuna donna batterà mai. Si dice. Forse al momento una sola donna potrebbe migliorare quel crono monstre, l’americana Katie Schide. La quale, guarda caso si presenta a Courmayeur in incognito e il giorno dopo la gara viene fotografata proprio con Katharina. Anteprima di un duello spaziale?
Ruggiero. Non è più lui. Dopo nove Tor e tre Glaciers portati a casa, questa volta corre solo la 130 km. E le foto che lo ritraggono addormentato nel parterre appena dopo il traguardo hanno già fatto il giro del web. Testimoni implacabili.
Alessandra. La tipa ha già vinto un Tot Dret oltre a un’infinità di altre gare. Questa volta dichiara di essere sul 330 in modalità turista. Le credo fino a un certo punto. Ma quando la incontro mentre scende verso Gressoney vedo che è proprio vero. Rilassata, sorridente, chiacchierona. Ci sediamo su un sasso per arricchire la collezione di selfie, lei incurante del tempo che passa. Questa volta è così, ma l’anno prossimo?
Zeo. Il suo vero nome è Davide, ma nessuno se lo ricorda. Lui per tutti è Zeo. Dopo tre anni di promesse (mie) lo raggiungo al Blékéné, il ristoro che i concorrenti trovano poco dopo avere superato il Lazoney. La Loo Valley è magnifica, ma l’accoglienza di
Zeo e dei gestori del rifugio-agriturismo è indimenticabile: chiedi una birra e questa arriva accompagnata da insalata di camoscio e polenta e capretto. Zeo è un grande, ma questo luogo merita di essere conosciuto senza l’assillo del cronometro.
Alfia e Armando. “Segui loro e arrivi sempre al traguardo”. Questo si dice, a ragione, di Alfia e del marito Armando, due che hanno finito tutto quello che c’è da finire. Questa volta no e me li ritrovo a Dolonne troppo presto. DNF. Entr3ambi stanno benissimo e tiriamo tardi (molto tardi) in chiacchiere cercando di non svegliare i ritirati che dormono nelle brandine poco distanti. I motivi del ritiro non saranno mai chiariti (robe di famiglia), di certo di loro non ci si può più fidare
Le scope del Vessonaz. La concorrente è sfinita ma, soprattutto, infortunata. Non riesce ad andare avanti. Che fare? Loro se la caricano in spalla e la portano fino a Oyace, 1000 metri di dislivello più in basso. E c’è ancora qualcuno che dice che fare la scopa è una passeggiata.
Antonio e Luca. L’affiatata coppia del Bione Trailers Team si presenta baldanzosa al ritiro pettorali. In fondo i due qualche TOR l’hanno già messo in saccoccia, possono anche permetterselo. Però il crono li segnala ritirati già prima di La Thuile. Da allora nessuno ne sa più nulla. Se qualcuno ha notizie…
Alfredo. Da molti anni gestisce con gli amici del Cai Castellanza il ristoro del Frassati. E’ lui che accoglie i concorrenti sfiniti con una stretta di mano. E’ lui, con i colleghi, che si prende cura dei runner che stanno per concretizzare un sogno ma che in quel momento hanno più che mai bisogno di attenzione. Quel team sa sempre cosa fare, un meccanismo ben oliato. Poi arriva uno (non concorrente e non dell’organizzazione) che si mette a spiegare in modo imperativo come bisogna fare. E bisogna gestire anche lui.
Tamara. Il suo cespuglio di riccioli neri non passa inosservato. Ma a lasciare il segno sono le sue fotografie che riescono a catturare l’anima del corridore, quello che sta pensando e vivendo in quel momento. Ormai la conoscono tutti, lei ha scattato nelle principali gare di trail in Italia, da nord a sud. Chissà, se ne uscirà un libro sarò il primo a comprarlo. Intanto conservo con cura l’immagine che mi ha regalato (lei è pluralista, mica riprende solo gli atleti).
TruffaTOR 1. Lo so, agli italiani piacerebbe che la classifica dei concorrenti che non vorresti mai più vedere fosse comandata dai francesi. Invece no, assolutamente. Alla riconsegna delle sacche sono stati alcuni nostri connazionali e diversi cinesi a piantare grane davvero indecorose e perfino a operare perfino veri e propri tentativi di truffa. Ricordo il cinese che ha preteso uno zainetto nuovo sostenendo che una volontaria aveva rovinato il suo togliendo il GPS (palla!). Si placa quando gli viene concessa la sostituzione. Ma naturalmente si guarda bene dal restituire il suo. La prossima volta resta a casa per favore.
TruffaTOR 2. Il concorrente italiano è infuriato, minaccia di far intervenire la moglie ancora più arrabbiata di lui. Sostiene che il suo GPS non trasmetteva e la signora era spaventatissima. Di conseguenza pretende la restituzione di 100 euro oltre ai 100 della cauzione. Giro di telefonate e alla fine riceve quanto richiesto. Scopriremo solo dopo che al tizio era stato sostituito il GPS strada facendo e lui non aveva avvertito la consorte del cambio. E nell’ora di contumelie e minacce che ci aveva regalato non aveva trovato il tempo per segnalarci questo dettaglio. Malafede a mille. Non contento, il giorno dopo ha scritto una mail lamentandosi di essere stato trattato male. Il bottino, forse, non era stato sufficiente.
Aosta Valley. Ma solo io trovo fastidioso che alle premiazioni lo speaker reciti dopo il nome del concorrente residente a nord di Quincinetto la dicitura “Italia-Aostavalley” mentre per lombardi, toscani, veneti ecc basta la nazionalità? Ok il campanile, ma da una manifestazione di respiro planetario il provincialismo smaccato dovrebbe essere bandito. Poi magari sbaglio io eh.
Sex & The TOR. Sabato sera, il TOR è finito. Al palazzetto di Dolonne un gruppo di volontari festeggia con pizza e golosità varie. Poi una di loro esce sulla terrazza a fumare e dall’esterno nota due ragazzi nascosti dietro allo stand di Kailas molto concentrati su sé stessi. Per essere certa di quanto visto chiama altri due colleghi. Che confermano. Distanza tra i due peccaminosi e i Volontor gozzoviglianti sotto lo stesso tetto: 15 metri. Nuovo tipo di premio finisher?
Erika.La grande capa dei VolonTOR. Monumentale. Ma non è una novità!