TOR 2021

Anteprime e cronache

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Questa sezione è dedicata alle anteprime e ai racconti delle gare.
Nel titolo scrivete il nome della gara, la provincia e la data di svolgimento.
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Corry
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Re: TOR 2021

Messaggio da Corry »

Visto che non fanno larrancabirra potremmo organizzare noi!
Metà ottobre.
In ricordo del tor si sale al champillon o altro rifugio facilmente raggiungibile con lo zaino pieno di birre!
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Boborosso
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Re: TOR 2021

Messaggio da Boborosso »

Comincio


TDG – I giorni prima

A casa ho preparato il materiale per il borsone, usandone uno leggermente più piccolo di quello che mi daranno per fare le prove. In questo modo sono sicuro che tutto il materiale ci starà dentro anche dopo 3-4 gg di roba sporca o riuscirò ad infilarcelo quando sarò poco lucido e al buio di un dormitorio.
Ho optato per fare sette sacchetti zip-loc con il nome della base vita, in ogni sacchetto c’è mutanda, canotta termica, maglietta, calzini, fascia scaldacollo, manicotti. Poi sacchetti con maglie a manica lunga, pantaloni, calzini, ramponicini… materiale che si usa una o più volte. Un “beauty-case” da 20x15x8 da elettricista portacavi, in tessuto, con i settori e cernierine, molto ordinato e accessibile, ci ho messo dentro dal power bank al cottonfiocc, passando per le creme antiabrasioni e i medicinali di emergenza.
Arrivo a Courmayeur il venerdì pome, l’aria odora di grande sfida, tutti sfoggiano le loro magliette/giacche dei grandi eventi a cui ha partecipato, LUT, UTMB, prima comunione, Mortadelethon e corsa coi sacchi delle elementari.
Li vedo tutti magri, persino il pizzaiolo della pizza al taglio è bello asciutto e tirato, sono fuori luogo con la mia panzetta e i miei chili di troppo.
Sabato mattina giro in paese, l’aria ha un profumo misto di festa e caghetta, voglia di cominciare, paure, ci si sente grandi. Si cerca di stare seduti più possibile, non bisogna stancarsi il giorno prima.
Nel pomeriggio ritiro sacca al village, ti mettono un numero sul petto e quel numero sarà il tuo ticket di ingresso, bighelloni in giro in attesa che l’APP dica che tocca a te. Niente code infinite. Bene.
Vedo Bosatelli, mi saluta come si salutano i Visps, io ricambio con un “ma chi ti conosce?”… non sono credibile, eh? Vabbè… gli faccio io una foto di nascosto, a questo gigante tra i giganti. Mi sento un po’ un pulcino bagnato nel mezzo di questi mostri del Trail…


Prima tappa Courmayeur-Valgrisenche

Alle 9.00 c’è l’appuntamento per l’ingabbiamento pregara, senza molta ressa si entra tra le transenne, si vive il momento con serenità, ci sono atleti che salutano i loro cari o il gruppetto di tifosi. La musica e gli speaker pian piano incalzano e aumentano il ritmo, le emozioni aumentano, si respira a fondo, sia per ricordarsi il momento che per tranquillizzarsi, stretching, zips che si aprono e si chiudono, ultimo controllo degli oggetti a portata di mano, piedi che non vogliono stare fermi, gli speaker che ci iniettano nelle vene la voglia di spaccare tutto e finalmente il via: partenza attraverso il centro da favola, 2 km di corridoio di gente che urla, suona campanacci, applaude, siamo come tori a Pamplona, ma più cazzuti, io comincio a singhiozzare, non vedo un cacchio, ho le lacrime agli occhi, urlo, rido, corruccio anche ma le gambe è bene che facciano il loro lavoro da sole adesso, che io mi sto sconquassando tutto dalle emozioni e sto cercando i visi di mia moglie e delle bambine, sbattendo gli occhi per mandare via le lacrime. Mi tengo indietro per riuscire a vederle ed evitare la folla di corridori. Finalmente le vedo, do un bacio a tutte e tre, saluto e parto, non è più il momento di crogiolarsi, abbiamo 350 km da fare.
Puntualizzo che sono nel primo gruppo di partenza, quello dei top runners. Il motivo è che 2 anni prima ho vinto una gara di 120 km, dove eravamo solo in 5 persone. Questo ha fatto in modo che ho un punteggio ITRA veramente cazzuto, ma sopravvaluta le mie capacità, quasi tutti quelli che sono attorno a me sono più fighi, lo so e lascerò sfilare tutti e mi terrò indietro per evitare di sfinirmi da subito.
Dopo 3 km c’è il famoso imbottigliamento a inizio sentiero, vicino a me c’è quello che deve spiegare tutte le regole per sopravvivere al TDG e continuerà ad elencarle per tutti i 350 km. Mi infilo più avanti nella coda, per tenermelo lontano un po’ e non sentirlo.
L’atmosfera è quella di una uscita domenicale, si parlucchia, si avanza anche un po’ determinati ma non c’è ansia da prestazione.
Dopo 500 metri di dislivello tengo monitorato il cardio sull’orologio, stiamo pompando troppo, lascio passare, lascio passare fino a quando non mi trovo addirittura ultimo, assieme ad una tailandese, la strada è carrabile e dietro a me c’è una Jeep che chiude la gara, averla dietro dà un po’ fastidio, avanza fino a noi e poi si ferma un minuto per poi ri-raggiungerci… Finalmente la strada diventa sentiero e la macchina deve fermarsi, mi concentro sul sentiero con il mio passo costante, supero 4-5 persone con calma e arrivo in cima al Col Arp, esulto, invoco un po’ di casino tra la 30ina di persone ferme a pranzare dopo la loro scampagnata, ricevo urla, applausi, incitamenti e riprendo ad andare in discesa sorridendo. E’ la mia prima discesa del Tor, non so come prenderla… corruccio/cammino, poi corro, poi camminuccio… cacchio se è difficile tenersi…
Ristoro, sembra un plotone di accoglienza, pieno di volontari pronti a servirti, assaggio la cocacola di tutti, per non fare torto a nessuno.
Si continua a scendere, per ora troppo asfaltoso, ma mi fa sentire più tranquillo, chissà cosa mi credevo di trovarmi come terreno.
Gente che incita, dappertutto è una sagra di paese, in fondo è domenica e c’è gente in gita ovunque.
Ristoro in valle, le regole Covid qui si rispettano ancora decentemente. Mangio, dimentico i bastoncini, riparto. Ritorno indietro di 300 metri a prendere i bastoncini, saluto tutti e riparto di nuovo.
Seconda salita, si sale prima dentro il bosco, poi pian piano aumenta la pendenza, fino ad uscire allo scoperto, dopo i 1000 metri di dislivello, dietro a noi, una valle creata da un ghiacciaio, di traverso rispetto alla discesa, ampia e larga, con un piccolo bordo che sembra sia stato molto coraggioso a suo tempo nel contenere questa discesa di ghiaccio. Nel mezzo un ruscello che avanzava in modo molto irregolare e forma un laghetto. Molti se lo saranno perso, in questa fase si gareggia e non si guarda in giro.
Conosco un francese che ha 26 anni, ha fatto il tor 2 anni fa e l’ha chiuso facendo gli ultimi 20 km in retromarcia per un problema muscolare, quest’anno la fa senza convinzioni, ha avuto un aneurisma ed è già contento di poter partire… che gentematta….
Discesa a gradoni, salto e balzo come uno stambecco, forse sto esagerando ma mi diverto un casino e non mi ferma nessuno fino al ristoro.
Terza salita, tra le piante di mirtillo, poi sentiero, il colle non arriva più, tra i pietroni. Il sangue pompa nelle cosce e finalmente in cima! invece no: è solo una sella e adesso si viaggia sulla cresta di destra, aiutati da corde nei punti più impegnativi, scalini di lastre di roccia spaccata. Arriviamo in cima con il buio, mettiamo la frontale e parto correndo nell’aria frizzante della sera, le teste sono ancora sgombre, i pensieri sono leggeri. Passo davanti ad un monumento, è qui che è morto il concorrente giapponese nel 2012 o giù di lì, mi fermo un attimo a salutarlo e poi riparto.
Nel buio supero uno, con conati di vomito. Gli chiedo “need help?”, mi risponde di no e procedo. Supero varia gente che ormai ha deciso di non correre più fino all’arrivo alla prossima base vita. Arrivo all’asfalto e decido anch’io che è il momento di rilassarsi un po’, qualcuno mi recupera. Ristoro, mancano 5 km alla base vita, ho lo stomaco chiuso, bevo mezzo bicchiere di coca ma ho difficoltà, mi impongo di chiudere lentamente, per non farmi danni già alla prima tappa.
Arrivo a Valgrisenche dopo 10 ore e 50, quasi 2 ore prima del previsto.
GIORGIVS
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Iscritto il: 19/07/2016, 18:37

Re: TOR 2021

Messaggio da GIORGIVS »

Boborosso ha scritto:Comincio


TDG – I giorni prima

A casa ho preparato il materiale per il borsone, usandone uno leggermente più piccolo di quello che mi daranno per fare le prove. In questo modo sono sicuro che tutto il materiale ci starà dentro anche dopo 3-4 gg di roba sporca o riuscirò ad infilarcelo quando sarò poco lucido e al buio di un dormitorio.
Ho optato per fare sette sacchetti zip-loc con il nome della base vita, in ogni sacchetto c’è mutanda, canotta termica, maglietta, calzini, fascia scaldacollo, manicotti. Poi sacchetti con maglie a manica lunga, pantaloni, calzini, ramponicini… materiale che si usa una o più volte. Un “beauty-case” da 20x15x8 da elettricista portacavi, in tessuto, con i settori e cernierine, molto ordinato e accessibile, ci ho messo dentro dal power bank al cottonfiocc, passando per le creme antiabrasioni e i medicinali di emergenza.
Arrivo a Courmayeur il venerdì pome, l’aria odora di grande sfida, tutti sfoggiano le loro magliette/giacche dei grandi eventi a cui ha partecipato, LUT, UTMB, prima comunione, Mortadelethon e corsa coi sacchi delle elementari.
Li vedo tutti magri, persino il pizzaiolo della pizza al taglio è bello asciutto e tirato, sono fuori luogo con la mia panzetta e i miei chili di troppo.
Sabato mattina giro in paese, l’aria ha un profumo misto di festa e caghetta, voglia di cominciare, paure, ci si sente grandi. Si cerca di stare seduti più possibile, non bisogna stancarsi il giorno prima.
Nel pomeriggio ritiro sacca al village, ti mettono un numero sul petto e quel numero sarà il tuo ticket di ingresso, bighelloni in giro in attesa che l’APP dica che tocca a te. Niente code infinite. Bene.
Vedo Bosatelli, mi saluta come si salutano i Visps, io ricambio con un “ma chi ti conosce?”… non sono credibile, eh? Vabbè… gli faccio io una foto di nascosto, a questo gigante tra i giganti. Mi sento un po’ un pulcino bagnato nel mezzo di questi mostri del Trail…


Prima tappa Courmayeur-Valgrisenche

Alle 9.00 c’è l’appuntamento per l’ingabbiamento pregara, senza molta ressa si entra tra le transenne, si vive il momento con serenità, ci sono atleti che salutano i loro cari o il gruppetto di tifosi. La musica e gli speaker pian piano incalzano e aumentano il ritmo, le emozioni aumentano, si respira a fondo, sia per ricordarsi il momento che per tranquillizzarsi, stretching, zips che si aprono e si chiudono, ultimo controllo degli oggetti a portata di mano, piedi che non vogliono stare fermi, gli speaker che ci iniettano nelle vene la voglia di spaccare tutto e finalmente il via: partenza attraverso il centro da favola, 2 km di corridoio di gente che urla, suona campanacci, applaude, siamo come tori a Pamplona, ma più cazzuti, io comincio a singhiozzare, non vedo un cacchio, ho le lacrime agli occhi, urlo, rido, corruccio anche ma le gambe è bene che facciano il loro lavoro da sole adesso, che io mi sto sconquassando tutto dalle emozioni e sto cercando i visi di mia moglie e delle bambine, sbattendo gli occhi per mandare via le lacrime. Mi tengo indietro per riuscire a vederle ed evitare la folla di corridori. Finalmente le vedo, do un bacio a tutte e tre, saluto e parto, non è più il momento di crogiolarsi, abbiamo 350 km da fare.
Puntualizzo che sono nel primo gruppo di partenza, quello dei top runners. Il motivo è che 2 anni prima ho vinto una gara di 120 km, dove eravamo solo in 5 persone. Questo ha fatto in modo che ho un punteggio ITRA veramente cazzuto, ma sopravvaluta le mie capacità, quasi tutti quelli che sono attorno a me sono più fighi, lo so e lascerò sfilare tutti e mi terrò indietro per evitare di sfinirmi da subito.
Dopo 3 km c’è il famoso imbottigliamento a inizio sentiero, vicino a me c’è quello che deve spiegare tutte le regole per sopravvivere al TDG e continuerà ad elencarle per tutti i 350 km. Mi infilo più avanti nella coda, per tenermelo lontano un po’ e non sentirlo.
L’atmosfera è quella di una uscita domenicale, si parlucchia, si avanza anche un po’ determinati ma non c’è ansia da prestazione.
Dopo 500 metri di dislivello tengo monitorato il cardio sull’orologio, stiamo pompando troppo, lascio passare, lascio passare fino a quando non mi trovo addirittura ultimo, assieme ad una tailandese, la strada è carrabile e dietro a me c’è una Jeep che chiude la gara, averla dietro dà un po’ fastidio, avanza fino a noi e poi si ferma un minuto per poi ri-raggiungerci… Finalmente la strada diventa sentiero e la macchina deve fermarsi, mi concentro sul sentiero con il mio passo costante, supero 4-5 persone con calma e arrivo in cima al Col Arp, esulto, invoco un po’ di casino tra la 30ina di persone ferme a pranzare dopo la loro scampagnata, ricevo urla, applausi, incitamenti e riprendo ad andare in discesa sorridendo. E’ la mia prima discesa del Tor, non so come prenderla… corruccio/cammino, poi corro, poi camminuccio… cacchio se è difficile tenersi…
Ristoro, sembra un plotone di accoglienza, pieno di volontari pronti a servirti, assaggio la cocacola di tutti, per non fare torto a nessuno.
Si continua a scendere, per ora troppo asfaltoso, ma mi fa sentire più tranquillo, chissà cosa mi credevo di trovarmi come terreno.
Gente che incita, dappertutto è una sagra di paese, in fondo è domenica e c’è gente in gita ovunque.
Ristoro in valle, le regole Covid qui si rispettano ancora decentemente. Mangio, dimentico i bastoncini, riparto. Ritorno indietro di 300 metri a prendere i bastoncini, saluto tutti e riparto di nuovo.
Seconda salita, si sale prima dentro il bosco, poi pian piano aumenta la pendenza, fino ad uscire allo scoperto, dopo i 1000 metri di dislivello, dietro a noi, una valle creata da un ghiacciaio, di traverso rispetto alla discesa, ampia e larga, con un piccolo bordo che sembra sia stato molto coraggioso a suo tempo nel contenere questa discesa di ghiaccio. Nel mezzo un ruscello che avanzava in modo molto irregolare e forma un laghetto. Molti se lo saranno perso, in questa fase si gareggia e non si guarda in giro.
Conosco un francese che ha 26 anni, ha fatto il tor 2 anni fa e l’ha chiuso facendo gli ultimi 20 km in retromarcia per un problema muscolare, quest’anno la fa senza convinzioni, ha avuto un aneurisma ed è già contento di poter partire… che gentematta….
Discesa a gradoni, salto e balzo come uno stambecco, forse sto esagerando ma mi diverto un casino e non mi ferma nessuno fino al ristoro.
Terza salita, tra le piante di mirtillo, poi sentiero, il colle non arriva più, tra i pietroni. Il sangue pompa nelle cosce e finalmente in cima! invece no: è solo una sella e adesso si viaggia sulla cresta di destra, aiutati da corde nei punti più impegnativi, scalini di lastre di roccia spaccata. Arriviamo in cima con il buio, mettiamo la frontale e parto correndo nell’aria frizzante della sera, le teste sono ancora sgombre, i pensieri sono leggeri. Passo davanti ad un monumento, è qui che è morto il concorrente giapponese nel 2012 o giù di lì, mi fermo un attimo a salutarlo e poi riparto.
Nel buio supero uno, con conati di vomito. Gli chiedo “need help?”, mi risponde di no e procedo. Supero varia gente che ormai ha deciso di non correre più fino all’arrivo alla prossima base vita. Arrivo all’asfalto e decido anch’io che è il momento di rilassarsi un po’, qualcuno mi recupera. Ristoro, mancano 5 km alla base vita, ho lo stomaco chiuso, bevo mezzo bicchiere di coca ma ho difficoltà, mi impongo di chiudere lentamente, per non farmi danni già alla prima tappa.
Arrivo a Valgrisenche dopo 10 ore e 50, quasi 2 ore prima del previsto.
Mi dispiace davvero non esserci incontrati/parlati. Sicuramente ci siamo visti e rivisti probabilmente anche se io ero leggermente più indietro di te. Comunque piace pure a me sentire i racconti degli altri.
youngblood
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Re: TOR 2021

Messaggio da youngblood »

Sul "Mortadelethon" sono morto :lol: :lol: :lol:
aspettiamo la seconda puntata!
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fifty
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Re: TOR 2021

Messaggio da fifty »

Grandissimo Boborosso ma non farci aspettare troppo :D :D
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Krapotkin
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Re: TOR 2021

Messaggio da Krapotkin »

...siamo come tori a Pamplona, ma più cazzuti,
:lol:

...assaggio la cocacola di tutti, per non fare torto a nessuno :lol:
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Boborosso
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Re: TOR 2021

Messaggio da Boborosso »

Seconda tappa Valgrisenche-Cogne

Finito la prima tappa di 52 km e 3900 D+. Mangio bene, pasta al pomodoro con aggiunta di patate, tonno, prosciutto, fontina a pezzi, cracker, tutto nello stesso piatto, la volontaria mi guarda perplessa negli occhi “non mi giudicare…” le dico. A completamento joghurt e una bella birrazza. Vedo molte persone sfinite in base vita, io invece mi sento bene, chiamo mia moglie per dirle come sto andando, non capisce una cippa di quello che dico, sarà il segnale, sarà che parlo a bassa voce per non disturbare gli altri, sarà che ho la bocca piena, “ti richiamo amore”. Non avrei dovuto dormire qui, ma visto che sono in anticipo voglio concedermi un po’ di riposo. Doccia veloce e provo a mettermi giù. Ma l’adrenalina è tanta e c’è un cogl…ne che continua a rovistare nel borsone: non riesce a infilare tutti i suoi sacchetti di nylon dentro, non riesce a chiuderlo, preme ogni singolo sacchetto di nylon rumoroso, muove la zip, ritira fuori tutto, schiaccia a suon di pugni, rimette dentro… 20 minuti così… mi alzo dalla branda e me ne vado seccato, chissà come farà alla 6^ tappa con più roba sporca…
Mi trovo due principi di vesciche nei talloni, non ne ho mai avute in vita mia… mi metto il Compeed. Mi ricremo i piedi con la pasta Fissan per evitare vesciche, mi metto la crema all’arnica da caviglie alle anche per evitare problemi muscolari e di giunture. Ho le ginocchia leggermente affaticate dalle discese.
Richiamo mia moglie dopo la doccia e la semi-nanna, me ne ero dimenticato, non capisce una cippa nemmeno adesso, poretta, è l’una passata di notte, stava dormendo tranquilla ormai…
Mi sono imposto di stare almeno 20 ore in questa seconda tappa, inizialmente prevista in 16, per riposare un po’ le ginocchia e per godermi un po’ di più il viaggio, visto che sto tirando come un dannato. E’ la tappa più lunga e con più dislivello di tutte, 56 Km e 4100 D+, rallentare un po’ non mi farà male.
Nonostante sia notte fonda riesco mentalmente a pensare che c’era un ieri e che ora c’è un oggi, sono all’indomani, sono fresco.
Ho un’illuminazione, obiettivo del giorno: trovare un vigile o un poliziotto e dirgli “agente, cos’è successo, stavo correndo troppo???” (non troverò un agente di nessun tipo fino all’arrivo, purtroppo, la battuta la conservo per un altro trail…)
Salita al Col Fenetre, al buio, da solo. Non ho paura a stare da solo, le prossime notti magari avrò bisogno di compagnia, ma non la prima, adesso sto bene. Arrivo al rifugio Chalet Epee in un attimo, trovo un altro che sta vomitando dopo aver cercato di mangiarsi mezza arancia, siamo a 3 persone che vomitano davanti ai miei occhi, io per evitare continuo a mangiare lentamente e solo cose che mi allettano e mi sembrano leggere (prevalentemente minestra, per capirci…). Scambio due battute e riparto. Siamo ancora poco sgranati, in salita conosco varie persone che poi rivedrò, o che non vedrò mai più, ma nella notte è più facile scambiare battute o parlare, diventiamo più ciarlieri e facciamo amicizie. Nell’ultimo pezzo faccio tre pause di 30 secondi prima di arrivare in cima, da tanto che tira questa salita. E sono al Col Fenetre. Foto di rito e riparto allegro, ma la discesa è un muro verticale, si scende a zig-zag su una parete ripida, il sentiero è molto polveroso, quando si fa la traversa va anche bene, sia la zig che la zag, ma quando si gira è dura, ci sarà una pendenza del 50% del terreno, è proprio quel trattino tra lo zig e lo zag che frega. Gente che mi supera, io proprio non mi arrischio… come faranno… Dopo almeno 30-40 tornanti il terreno spiana leggermente, ma io sono smonato e non ho voglia di ricominciare a correre, vado piano, quando arriva qualcuno da dietro mi fermo a fare pipì o a sistemarmi una scarpa per farlo passare. Sono rimasto piuttosto impaurito da quella pendenza, il giorno prima era un carnevale di Rio in confronto. Discesa lenta e inesorabile fino a Rhemes de Notre Dame, senza fretta, recuperando un po’ di sicurezza. Che poi non mi stanno superando in molti, eh… L’effetto caghetta deve essere stato più o meno uguale per tutti. Arrivo al ristoro, mi siedo, mangio la mia minestra gourmet con dentro questo e quello, oltre alla pastina. In parte a me si vedono i primi che dormono appoggiati, braccia sul tavolino, dietro a me c’è uno con l’assistente personale con 2 borsoni, lo cambia di tutto punto e gli prende da mangiare, praticamente è il suo Sheerpa. Rimango un po’ perplesso, che gusto c’è a farsi servire e riverire… stai facendo un endurance trail, ci si diverte a sporcarsi le mani…
Riparto per il col Entrelor, pian piano albeggia e poi schiarisce, parlo con Aline, svizzera e tutta d’un pezzo, parlo con Aldo, valdostano che conosce la zona. E’ giorno in cima. Ci arrivo con le mie difficoltà alle 8:30, tardi per vedere l’alba assieme ad una gnocca e limonare… vabbè. Salita veramente dura, per fortuna la discesa non è impegnativa, anche se lunghissima. Continuo a cercare di non correre, faccio il bravo.
Conosco Filippo il siculo e reincontro Aldo il valdostano in discesa, poi provo a lasciarmi andare un po’ lasciandoli indietro, supero alcune mucche e un toro che cercava di ingropparsi le mucche del pascolo … accelero per sicurezza per evitare di diventare troppo attraente agli occhio del toro.
Arrivo al ristoro di Eaux Rossex, fa caldo, bevo senza mangiare, fa molto caldo. E si parte verso la cima più alta di tutto il TOR, col Loson, con i suoi 3.300 metri di altitudine. Si sale in gruppi, mi unisco ad Aldo e a Filippo, ci si ferma spesso, a 2.500, poi a 2.800, poi a 3.000. A 2800 mi sparo una barretta tarocca del LIDL e mi bevo mezzo litro di sali. Dai 3.000 in poi è un vai/fermati continuo. La mancanza di ossigeno e l’aria fredda si fanno sentire. Ho le mie prime allucinazioni, sono convinto che in parte a me ci sia una baracca, mi giro, non c’è, guardo giù e ho la percezione nuovamente che ci sia, ma non c’è. Questo per 3 volte. Sole, fatica, altitudine. Amen.
Il terreno alla fine è fatto di pietrame spaccato, ghiaino spigoloso e scivoloso, si avanza lentamente, tutti si fermano varie volte, sembra una via crucis. Finalmente in cima, foto di rito, dietro la cima c’è un bivacco in plexiglass, salutiamo il volontario e partiamo in giù subito, troppo vento per fermarsi.
Dopo 500 metri di dislivello provo l’ebbrezza di fare pipì controvento con l’aria freddissima. La privacy imponeva di non far vedere il pipo agli altri e quindi controvento sia… per fortuna evito di p…rmi addosso.
Parlo con Filippo, non ha mai fatto ultra prima dell’iscrizione al TOR, da marzo ha fatto un 45 e un 60km, oltre ad allenamenti specifici snervanti di palestra. Non mi convince molto la sua situazione, gli auguro ogni bene ma la sua presenza nel TOR è decisamente azzardata.
Discesa infinita, con Filippo che in discesa proprio non va benissimo. Io mi rompo le scatole di camminare e comincio ad andare anche se ho le ginocchia leggermente infiammate, Filippo comincia a starmi dietro. Ci supera Carlo, tipo 65 anni, che va come un capretto. Lo tengo davanti a me e facciamo un bel pezzo assieme, correndo in discesa, Filippo sempre al seguito. Io e Filippo ci mettiamo d’accordo di ripartire assieme, io propongo 3 ore di sosta, lui 4… malvolentieri ma vada per 4, prevediamo arrivo a Cogne per le 20.00, partiremo a mezzanotte, mi chiede di svegliarlo se rimane addormentato (???).
Arriviamo all’asfalto/carrabile, Cogne dista ancora quei 5 km, qui camminiamo veloci senza correre. In fondo, non dobbiamo arrivare prima di Bosatelli.
A 2 km da Cogne una coppia ci propone un sorso da un bottiglione di dubbia provenienza, glissiamo elegantemente, poi io lascio indietro Carlo, Filippo e un altro che si era unito e corruccio, voglio arrivare. Arriviamo alle 19.30. Dico a Filippo di partire per le 23.30, mi manda a quel paese che ha cose da fare…
hasta1977
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Re: TOR 2021

Messaggio da hasta1977 »

Leggerti è uno spasso :D :D
Bravo
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biglux
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Re: TOR 2021

Messaggio da biglux »

Boborosso ha scritto:…Parlo con Filippo, non ha mai fatto ultra prima dell’iscrizione al TOR, da marzo ha fatto un 45 e un 60km, oltre ad allenamenti specifici snervanti di palestra. Non mi convince molto la sua situazione, gli auguro ogni bene ma la sua presenza nel TOR è decisamente azzardata.
Discesa infinita, con Filippo che in discesa proprio non va benissimo. Io mi rompo le scatole di camminare e comincio ad andare anche se ho le ginocchia leggermente infiammate, Filippo comincia a starmi dietro. Ci supera Carlo, tipo 65 anni, che va come un capretto. Lo tengo davanti a me e facciamo un bel pezzo assieme, correndo in discesa, Filippo sempre al seguito. Io e Filippo ci mettiamo d’accordo di ripartire assieme, io propongo 3 ore di sosta, lui 4… malvolentieri ma vada per 4, prevediamo arrivo a Cogne per le 20.00, partiremo a mezzanotte, mi chiede di svegliarlo se rimane addormentato (???).
Arriviamo all’asfalto/carrabile, Cogne dista ancora quei 5 km, qui camminiamo veloci senza correre. In fondo, non dobbiamo arrivare prima di Bosatelli.
A 2 km da Cogne una coppia ci propone un sorso da un bottiglione di dubbia provenienza, glissiamo elegantemente, poi io lascio indietro Carlo, Filippo e un altro che si era unito e corruccio, voglio arrivare. Arriviamo alle 19.30. Dico a Filippo di partire per le 23.30, mi manda a quel paese che ha cose da fare…

Filippo il siciliano l’ho conosciuto anche io tra Donnas e Sassa! È un tizio che lavora nell’esercito ed è patito di Spartan Race. Fisicamente era messo bene ma è stato devastato dalle vesciche e mi sa che ha alzato bandiera bianca a La Barma…
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Boborosso
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Re: TOR 2021

Messaggio da Boborosso »

Terza tappa - Cogne-Donnas

Mangio l’ennesima minestra “potenziata”, sono a 8 minestre in 36 ore, doccia, tolgo i compeed in doccia e faccio un macello, sangue dovunque… sembra una macelleria… vado in infermeria, mi faccio medicare, mi bendano e mi massaggiano, dovevano mettermi il tape alle ginocchia ma ormai avevano messo crema massaggio per errore… Io tendo a scherzare con chiunque e questo forse fa in modo che i volontari facciano passare prima quelli incazzosi: a me di alzare la voce non va, i volontari stanno facendo un ottimo lavoro e preferisco aspettare sparando cazzate e divertendomi, perdendo un po’ più di tempo. Finito vado a nanna, tra una cosa e l’altra sono passate già 2 ore abbondanti da quando sono arrivato. 2 ore complete di sonno in branda, lusso. Dormo benissimo.
Sveglia alle 23.45, alle 24.00 sono all’ingresso.
Cambio le scarpe e metto le ghette: opto per la versione protettiva per i piedi. Se partivo così non avrei avuto ancora vesciche a questo punto. Adesso ne ho anche tra le dita e sotto la pianta. A saperlo prima…
Filippo non si vede.
Lo cerco dovunque, chiedo a chiunque. Dopo 25 minuti di ricerca avviso in dormitorio, in refettorio, in zona partenza che io vado, che lo avvisino che l’ho cercato… non sono la mamma…
Questa tappa sarà la più facile, una volta su e poi giù fino a Donnas. 50 Km e 1500 D+.
Dispiace per i Tape, che in discesa avrebbero aiutato ed evitato di fare danni.
Sono abbastanza incacchioso per la mancanza di Filippo alla base vita, di conseguenza trotto molto e al primo ristoro di Lillaz raggiungo 4 toscani (3 toscani e un adottato, per la precisione), che accompagnavano il conosciuto Aldo, mi accodo a loro e mi faccio tirare, poi tiro a mia volta e saliamo con una certa velocità il colle. Si parla, nel buio, si scherza. Arriviamo al rifugio Sogno in pochissimo tempo, veramente dei treni.
Al Sogno c’è gente che dorme su un divano, si mangia finalmente una minestra non di dado, con pezzi di verdura vera dentro. Si vede che ci mettono un po’ di cuore. Qui per l’ennesima volta incontro il Texano, uno che nei sentieri lo senti a 2 km di distanza, da quanto urla, lo saluto e scambio due battute. Stiamo fermi 45 minuti, troppo per i miei gusti, vorrei andare ma aspetto il gruppo con cui sono arrivato fino a qui. Arriva Filippo, mi chiede scusa, si era fermato a farsi fare un massaggio… (!!!) ed è partito mezz’ora dopo di me (praticamente quasi all’1.00). Partiamo, ancora nel buio, senza Filippo. Si arriva al colle in poco tempo, la strada non è lunga. Foto di rito e si riparte in discesa, adesso ci si sgrana, davanti io, Aldo e il Toscano adottato Mauro, gli altri 3 rimangono indietro. Passiamo il rifugio Miserin, chiuso di notte, incontriamo subito dopo il gestore che sta salendo ad aprire a piedi, arriviamo al Dondena che albeggia. Qui sul bancone avevano una boccia di latte fresco… una gola… chiedo un caffelatte… me lo servono in una tazza di ceramica… VERA… prendo 12-15 biscotti, mi siedo e mangio quello che sarà ricordato come il piatto più buono di tutto il TOR: caffelatte con i biscotti. Divoro tutto mentre guardo 5-6 persone abbattute sul divano in un angolo a fare un pisolo. Io non ho sonno, sono in paradiso con il mio caffelatte. Talmente buono che vado a prendere il bis e mi risiedo nella mia postazione, mentre guardo gente dormire.
Saluto la congrega toscana, ho la famiglia che arriverà a Donnas e voglio arrivare prima possibile.
Ormai c’è luce in cielo, parto corrucciando in discesa, allegrotto.
30 km di discesa, infinita, ma tanto è solo discesa.
Arrivo dopo 12-13 km a Chardonney, mangiucchio, bevo, saluto, “ancora 15 km e sarai a Donnas, tutta discesa.”, parto correndo. La famiglia aspetta.
Point Bosses “bene, bravo, da qui in poi c’è un bello strappo di 500 D+, poi si scende.” COOOSA? Ma dai…. Era tutta discesa, no? Vabbè… bevo un the caldo e assisto alla simpatica diatriba tra due volontari ultra 70enni, uno ha fatto l’alpino a Artegna e Venzone, l’altro ha fatto l’artigliere a Tolmezzo, fanno a gara a chi ce l’ha più lungo. Ho la brutta idea di uscirmene con un: “hei, io sono friulano!” ed entrambi fanno a gara a raccontarmi le loro avventure nominandomi giudice per definire chi dei due merita più onore… perdo 3 ore di orologio ad ascoltarli, col sorriso, che bella cosa le persone. Riparto senza rilasciare verdetto, accompagnato da un altro corridore friulano, che perderò poco dopo.
La salita non me l’aspettavo, veramente infima, ormai le gambe si erano spente… oltre a questo fa veramente caldo, siamo scesi ben sotto i 1000 metri di altitudine e si sente l’afa… non sono più abituato, dopo 4 gg che sono sempre sopra i 1300.
Superiamo 3 ponti assurdi, con equilibrio instabile, uno peggio dell’altro, in uno salgo assieme all’altro friulano, io faccio saltare lui e lui fa saltare me mentre camminiamo sulle uova, pardon, sulle assi instabili… senso di mare mosso incredibile… ma sono a norma sti tratti qua???
Finalmente finisco lo scollinamento, scendo verso Sant Martin, arrivo in centro, sono sul marciapiede, vedo una ragazza tutta indaffarata che chiude il portoncino a chiave velocemente, cammina sul vialetto preoccupata, esce sul marciapiede, mi guarda, cambia espressione e con un sorrisone deciso mi dice “Forza!” facendo moto con il pugno a mezz’aria. Cacchio, sta qua, incasinata nella sua vita, trova un attimo di serenità per donarmela e farmi andare avanti… mi viene un groppo alla gola per l’umanità di questa ragazza, attraverso verso una fontana e mi sciacquo la faccia e le lacrime. Alzo la faccia e uno mi fa: “ciao, sono di Radio punto TOR, posso intervistarti in diretta?”… “sì, ma piangerò tutto il tempo”… va bene… e mi intervista, racconto quanto sono contento di essere qui, quante lacrime ho già versato, quanto mi sta dando il popolo della Valle d’Aosta e che mi aspetta la mia famiglia a Donnas. “Vai, allora, corri dalla tua famiglia!”.
Non me lo faccio ripetere due volte, cerco di guardare la strada attraverso le lacrimone bloccate sugli occhi e corro, ci sono altri 3 km di strada in paese, molto belli e suggestivi, sento mia moglie al telefono, condivido la posizione su whatsapp. E alla fine della zona storica di Bard sono lì, due scricciole che mi corrono incontro urlando “papà!”… io che piango e non riesco a dire niente… le abbraccio, le bacio, nel frattempo arriva mia moglie, bacio anche lei, c’è anche mia suocera ma a lei basta un ciao, che di baci ne ho dati abbastanza. Cerco di concentrarmi sulla gara per bloccare un po’ la crisi di pianto, facciamo 30 metri assieme, piango, rido, bacio, abbraccio, facciamo altri 20 metri assieme e poi gli dico di andare alla base vita che ormai ci siamo.
Passo davanti ad una scuola, la porta è aperta, sento la maestra che urla e sbraita agli alunni, sono 2 giorni che è iniziata scuola e già urli… sono le 12.20… la tentazione di entrare in classe e urlare “ricreazioneeeee!!!” è forte ma mi trattengo e procedo.
Becco 4 della gara, uno prima e uno dopo, che sono stufi e non vedono l’ora di arrivare in base vita, li supero: ho chi mi aspetta, io.
Arrivo alla base vita, negozio l’entrata delle bimbe e di mia moglie nella zona autorizzata con l’alpino volontario e gli allungo un centone per lasciar fuori mia suocera, sto mezz’ora con la famiglia, che bello, che pace. Parlo un po’ con loro, non ci diciamo praticamente niente, ma saranno momenti che mi caricheranno molto. Poi, come sono arrivate, se ne vanno. Scaccio subito pensieri tristi e mi riconcentro sulla gara. Ho 4 ore e mezza di pausa adesso.
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