Grazie ragazzi! Racconti bellissimi! Mi fate ritornare lì
TOR 2021
Moderatore: maudellevette
Regole del forum
Questa sezione è dedicata alle anteprime e ai racconti delle gare.
Nel titolo scrivete il nome della gara, la provincia e la data di svolgimento.
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Re: TOR 2021
Ma quanto hai mangiato? Sarai ingrassato di almeno cinque chili!!
Grazie ragazzi! Racconti bellissimi! Mi fate ritornare lì
Grazie ragazzi! Racconti bellissimi! Mi fate ritornare lì
Re: TOR 2021
Avevo sempre fame.. E in certi momenti ho avuto dei veri e propri cali di energie. Mi sparavo un gel e mi riprendevo.
Re: TOR 2021
Grazie GIORGIVS!!!
Mi hai fatto ricordare varie cose di cui non avevo più memoria.
Tranquillo che gli animali e le facce nei sassi c'erano, ho fatto due notti fissandole continuamente mentre avanzavo. Ad un certo punto mi sono anche fermato a fotografarle, giusto per chiedere dopo ai miei amici cosa ci vedevano. Nessuno vede cosa ci ho visto io, che poveretti...
Probabilmente ci siamo incontrati varie volte, magari abbiamo anche scambiato una parola di sfuggita, chissà...
Mi hai fatto ricordare varie cose di cui non avevo più memoria.
Tranquillo che gli animali e le facce nei sassi c'erano, ho fatto due notti fissandole continuamente mentre avanzavo. Ad un certo punto mi sono anche fermato a fotografarle, giusto per chiedere dopo ai miei amici cosa ci vedevano. Nessuno vede cosa ci ho visto io, che poveretti...
Probabilmente ci siamo incontrati varie volte, magari abbiamo anche scambiato una parola di sfuggita, chissà...
Re: TOR 2021
Abbiamo visto cose che voi umani....
Sicuramente ci siamo incrociati anche se probabilmente eri un po' più avanti.
Sicuramente ci siamo incrociati anche se probabilmente eri un po' più avanti.
Re: TOR 2021
Complimenti Giorgio per il bellissimo racconto (che memoria! io ricordo poco niente, solo emozioni) e per il tuo Tor portato a casa con tenacia e testa!
Re: TOR 2021
Grazie mille per i vari chilometri passati insieme e anche solo per qualche scambio di battute ogni tanto! A livello di persone conosciute questo TOR mi ha lasciato davvero molto. Non pensavo! Anche perchè io tendenzialmente sono un solitario...biglux ha scritto:Complimenti Giorgio per il bellissimo racconto (che memoria! io ricordo poco niente, solo emozioni) e per il tuo Tor portato a casa con tenacia e testa!
Re: TOR 2021
Ringraziate le suocere! Ingrati! Sono loro, le mamme delle vostre compagne che vi hanno permesso di portare a casa il TOR.
Altro che allungare un centone ad uno sconosciuto per non incontrarle!

Altro che allungare un centone ad uno sconosciuto per non incontrarle!
Re: TOR 2021
@giorgiovis ti ho seguito tutta la gara ma non avevo capito che eri partito con la prima ondata! Quindi sei uscito da Grassoney con 10 minuti sul cancello!?!?
COMPLIMENTI DAVVERO!

COMPLIMENTI DAVVERO!
Re: TOR 2021
Krapotkin ha scritto:Ringraziate le suocere! Ingrati! Sono loro, le mamme delle vostre compagne che vi hanno permesso di portare a casa il TOR.
Altro che allungare un centone ad uno sconosciuto per non incontrarle!
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Se non fosse venuta mia suocera, probabilmente non avrei visto nemmeno mia moglie che sulle strade di montagna non vuole guidare.
E a distanza di 3 giorni mi ha tornato tutto profumato, mi ha lavato anche sacchetti e borracce. Santa subito
Re: TOR 2021
Quarta tappa Donnas - Gressoney
Donnas
Questa base vita è all’interno di quella che potrebbe sembrare una specie di palestra, forse la peggio organizzata, ci sono 4 docce, senza un ripiano dove mettere la roba asciutta, tutte in una stanza. Provo a salire a dormire ma hanno 20 brande e la coda di persone che aspetta di andare a dormire, “dormi sul palco”… ok… vado sul palco, ci sono i massaggiatori che vanno su e giù, e muovono le assi del palco… mangio sereno, abbondante, mi metto in coda per i bendaggi alle vesciche, ma la coda è infinita. Poi compilano un elenco di chi ha bisogno di bendaggi/massaggi/tape e mi mandano a dormire, sempre sul palco. Dopo un tempo indefinito mi mettono il tape ma non hanno più bendaggi e devo aspettare… il materiale arriverà alle 16.30, io avrò aspettato tutto il tempo senza dormire, mi bendano e dormo finalmente 15 minuti mentre sono sul lettino dei bendaggi… Sto partendo per la tappa più lunga, ho fatto più di 48 ore di corsa con 2 ore e 15 di sonno, non bene. Ho una tosse infima, dovuta all’aria fredda in cima. Chiedo al medico presente e mi dice di prendermi Tachipirina e Fluidomucil Mucolitico che avevo con me.
E parto, praticamente senza dormire.
Se fino ad ora la gara era qualcosa di “atletico” da ora in poi si trasforma, diventa effettivamente una gara di endurance… pura resistenza.
Parto in centro a Donnas, strada asfaltata, approfitto per fare qualche chiamata, smessaggio, guardo cosa mi hanno scritto su Facebook. Arrivo a fine strada, ristoro, mi faccio dare un bicchiere d acqua, non ne avevo bisogno ma i volontari erano così carini e gli ho voluto dare soddisfazione, "di dove sei?" Un paesino che si chiama Flaibano "OMMIODIO Buriano, anch io sono originaria di Buriano!!!" E chi ha il coraggio di contrariarla, è con le lacrime agli occhi... sì, sono Fabiano da Buriano, da ora in poi.
Si sale in paese, sbuco su una strada, una macchina mi strombazza col clacson, uno svizzero mi urla che sono fuori strada, lo guardo perplesso, senza dire niente, indico la bandierina a 5 metri da me e la freccia sull'asfalto, lui è mortificato ma io gli sono grato per la premura e lo ringrazio.
Si sale bene, io sento un po' di bruciore allo stomaco e rallento, sarà lunga "oggi". Mi raggiungono i toscani e arrivo con loro a Perloz. Ristoro e gente splendida, per il primo anno qui non c è il complessino con la fisarmonica e le trombe, gusto i loro torcetti. Pausa in bagno e raggiungo nuovamente il gruppo toscano, ma comincio ad avere seriamente bruciore di stomaco, probabilmente dovuto ai due medicinali presi assieme. Li lascio andare e mi unisco a un certo Doriano, facciamo un tratto assieme. Arrivo a Sassa che sto pensando seriamente di ritirarmi. Col senno di poi mi rendo conto che avevo sonno e che il bruciore di stomaco era solo uno dei motivi per cui volevo ritirarmi. A Sassa provo a mangiare un po’ di pasta, ma ho sforzi di vomito e lascio perdere, prendo the caldo e molto zuccherato. Dico a Doriano che non sono bene e lui “Prenditi tutto il tempo che vuoi, ti aspetto”, una frase che mi rasserena molto e mi rimette in gara quasi in serenità. Saliamo assieme al rifugio Coda, la sua presenza mi aiuta. Sono ancora in equilibrio precario.
Al Coda: “c’è un posto dove dormire un attimo?” “No, se volete potete appoggiarvi sul tavolo”… il rifugio è chiuso agli atleti, hanno montato un gazebo svolazzante davanti al rifugio, vari atleti con la testa piegata sul tavolo che dormicchiano, c’è una che dorme sotto il tavolo con un sacco termico… la scena è molto triste e sconsolante. Quest’atteggiamento di chiusura dei rifugisti sconsola molto, la voglia di mandare a fancuore tutto è veramente tanta. Comincio a sentire la botta di sonno, mi vesto di tutto punto e mi butto sul tavolo, 25 minuti di sonno. Mi sveglio intorpidito e con voglia 0 di qualsiasi cosa… Chiedo cos’hanno di caldo, mi propongono le solite cose, ma in più una pasta panna e prosciutto, chiedo quella tentato dalla novità. La panna è qualcosa di spettacolare, mangio avidamente la pasta, raccolgo con la forchetta quanta più panna riesco, lasciando lì il prosciutto. Quella panna merita il secondo posto nella classifica dei piatti migliori del TOR, ci si aggrappa a ogni pensiero positivo per poter andare avanti, è dura…
Ripartiamo assieme, io e Doriano. La ragazza è ancora che dorme nel sacco termico sotto al tavolo.
Doriano mi dice che lui non corre su un sentiero in discesa se ci sono sassi. Ma proprio non cammina, si trascina. E’ caduto non so nemmeno quando, una volta, e adesso ha paura. Dopo 3 km sono lì che lo aspetto, lo incito, ma non ce la fa. Io non voglio lasciarlo, lui ha aiutato me e io aiuto lui. Mi suggerisce più volte di andare, che lui viene con il suo ritmo, rifiuto. La scena che si ripete, varie volte, è questa: vado avanti 100 metri, mi giro, non lo vedo, mi siedo e aspetto, arriva, riparto e vado avanti 100 metri… dopo 7-8 volte gli dico che così non ce la faccio, rischio di addormentarmi seduto, ho freddo. Per l’ennesima volta mi dice di andare, che arriva con calma. Alla fine non ce la faccio più e dopo un colpo da 100 metri vado avanti di altri 100 senza aspettarlo, mi giro, vedo la sua frontale e vado avanti per 100 e 100, ormai procedo, ma il sonno mi ha raggiunto, comincio a chiudere gli occhi mentre vado, il sentiero è di sassoni, le gambe vanno sicure ma non sono io che le guido, non vedo dove vado. Quanti km ho fatto? Quanti km sono passati? L’orologio segna tipo 170 , ma è un numero che non capisco, 170 cosa? Non possono essere km, è un numero che non capisco… Fino ad ora mi sono concentrato su tappe di 50 km e 170 proprio la mia testa lo rifiuta. Ho 8 km dal Coda al ristoro di dopo, ma quanto faccia 165+8 non lo so. 8 km che non finiscono più. Tiro fuori il GPS, ma non capisco nemmeno quello. Brancolo nel buio, occhi semichiusi, procedo, non vedo, fa freddo. Ho anche uno stimolo corporale, ma non è il momento, fa freddo, ho sonno, non riuscirei a reggermi con le gambe nel vuoto. Potrei usare un ramo per sedermi. Sono passati almeno 12 km dal Coda, c’è qualcosa che non torna, non capisco i numeri. Trovo un ramo, potrei metterlo a cavallo tra due rocce e sedermi sopra, ma è pieno di spuntoni, non è il caso, procedo. Ho voglia di piangere, sto morendo, sto morendo di sonno e se scivolo batto la testa e la finisco qui. Mi sento veramente in qualche modo vicino alla morte, ho voglia di ritirarmi, non si può fare una gara in queste condizioni. Le gambe però, le gambe non tentennano, le gambe procedono, sante queste gambe, i piedi non sbagliano l’appoggio, non so come facciano, io non vedo. Passo davanti ad una stalla abbandonata, mi metto dentro 10 minuti? E se da casa con il GPS si accorgono che c’è qualcosa che non va? Mi viene da piangere, ma procedo per non far preoccupare qualcuno (mi immagino chi guardava il mio puntino alle 4 e mezza di mattina, ma questo pensiero era al momento insormontabile). Procedo e finalmente dopo 20 km e 5 ore di orologio faccio quei caxxo di 8 km tra il Coda e il Barma. Respiro a fondo, ho un groppo in gola enorme. Avanzo dentro, vedo una volontaria: Posso appoggiarmi a dormire da qualche parte? “vieni, ti porto”, no scusa ma prima devo andare in bagno “vieni, ti porto”. Mi accompagna in bagno, il cuore ricomincia a battere speranzoso, la vita forse non è finita qui. Dopo la pausa in bagno torno dalla ragazza, dove posso dormire? “vieni, ti porto”, mi accompagna in dormitorio, mi offre un letto vero, VERO, io la guardo disperato, non posso dormire lì, sono sporco, impantanato e sudato, non me lo merito, “togliti le scarpe e infilati sotto le coperte, hai un’ora”.
In quel momento ho provato tutte le gioie del mondo. Ero un rifiuto, una mer.a, tutto sporco, e questa ragazza mi ha detto “vai bene così come sei”. Mi sono messo a dormire come un bambino, sereno, chiudo gli occhi e mi svegliano subito “è passata un’ora”. Guardo l’orologio, sono le 6.02, effettivamente ha ragione, l’ora è passata senza che me ne accorgessi, mi alzo mi metto le scarpe, mangio qualcosa, lentamente, esco dal rifugio che il cielo comincia a schiarire, con un alba nel cuore. Prima di addormentarmi volevo ritirarmi, adesso sto uscendo da un momento molto buio, ma vedo la luce davanti a me. Cammino avanti, ragiono su quello che è successo, comincio a piangere, ho rischiato grosso, non è possibile che si arrivi a questi livelli, respiri profondi, vado in iperventilazione, ho una specie di attacco di panico, respiri profondi, caccio indietro le lacrime, i piedi vanno, iperventilo, annaspo, lacrime agli occhi. Passo davanti ad una malga, sono le 7, esce il malgaro, vedo solo la sagoma nera, mi guarda, gli dico buongiorno, “Vuoi un caffè?”, cioè, cazzo, ti sei appena svegliato, hai le tue robe da fare, vedi un minchione qualsiasi e gli apri casa tua? Caccio giù un groppo alla gola e “grazie, l’ho appena bevuto”. Mi chino e raccolgo un sasso, lo metto in tasca per ricordarmi di quel posto speciale. Cerco di tranquillizzarmi, respiro a fondo e decido di mandare un vocale all’ultima persona che se lo sarebbe aspettato: mio papà. “Ciao papà, qui tutto bene, ho appena passato la metà della gara!”, chissà se è capace di sentirlo. Ma io ne avevo bisogno, di dirgli che sono ancora vivo, che suo figlio non è morto prima di lui. Dopo un ora mi scrive mia mamma dicendo che mio papà è andato da lei per ascoltare il messaggio più volte, contento.
Adesso procedo, cazzuto più che mai. Spacco tutto.
Ci sono vari su e giù, vari colli, avanzo tranquillo e beato, il momento dell’Orcolat (l’uomo nero) è passato, da inizio gara a ogni colle ho raccolto un sasso, faccio una specie di collezione alternativa, ho messo i sacchetti con i nomi dei colli nel borsone e a casa avrò una pietruzza per ogni fatica. In questa tappa ne dovevo raccogliere 6, più uno a Barma per aver superato l’Orcolat.
Pioviggina, ma non importa, so che verso Courmayeur prevedono temporali, qui l’acqua che scende non è un problema e la vivo con serenità.
Lago chiaro, scambio due battute, parto e faccio 500 metri in discesa, dopo mi accorgo che ho lasciato i bastoncini al ristoro… cacchio, torno su, raccolgo i bastoncini e riparto. Scendo un attimo e incontro Valentino, corridore barbuto, scambiamo due battute, viene con me un pezzo che non ce la fa. Comincia la salita alla Crena du Ley e Valentino parte là davanti come uno stambecco, ho difficoltà a stargli dietro, la salita è impegnativa, rocciosa, tengo il ritmo mantenendo una distanza di 20-30 metri. Arriviamo al passo, lui è al telefono che dice che adesso non riesce a venire giù, in salita ce la faceva ma adesso… bhe… potevi pensarci prima di arrivare quassù… adesso che fai? Lo lascio al telefono e scendo, c’è molta aria sulla sella e piove bene.
Scendo trotterellando, mi supera una, la riconosco, è Emanuela Ita, sta facendo il Glaciers, parliamo un attimo, le racconto la nottata, lei mi dice che ha fatto tutta una ferrata con gli occhi chiusi la notte scorsa, senza moschettoni… d’un tratto quello che io vedevo come “momento vicino alla morte” lo percepisco come una cosa da poco… forse non è una cosa strana… forse questo mondo gira così…
Arriviamo insieme al ristoro del col della vecchia, lei mangia pasta dopo un lungo periodo di digiuno perché le si era chiuso lo stomaco. Io non voglio. Entro sotto la tettoia-gazebo, hanno appena fatto la polenta… prendo un piattone di polenta fumante, mi ci buttano sopra una scaloppa di bistecca di collo grigliata, esco dalla tettoia strappando un pezzo di carne, tirando con i denti, le papille gustative che attaccano il sugo della carne unta, la carne è dura ma io lo sono di più, mastico, rido, mi faccio vedere da Emanuela e la invito a prenderne un pezzo, ricordo dopo che lei è vegetariana, ma un pezzettino se lo concede, visto l’inferno che ha passato. Finito il piatto non la vedo più, è già partita con il suo passettino silenzioso. E il podio dei piatti più buoni del TOR si chiude con il terzo posto proprio qui.
Scendo verso Niel, con calma, un po’ cammino, un po’ corro, un po’ cerco di farmi uno stuzzicadenti da un ramone per sfilare un pezzo di carne incastrato tra i premolari, dopo mezz’ora ce la faccio e vado avanti sereno.
Smette finalmente di piovere, arrivo a Niel accolto da dei mega campanacci, non ho fame, mi siedo e saluto Elia, “hei, io parto adesso, vieni con me?”… sono arrivato adesso… vabbè, mangio uno joghurt veloce e lo seguo, senza fermarmi.
Trottiamo veloci, è assieme ad una amica che abita a Courmayeur, in salita tirano come disgraziati, dopo aver fatto 700 metri di dislivelli a una velocità impossibile e prima che io tiri le cuoia li saluto e rallento. Mi rimetto l’impermeabile, non piove ma fa fresco, salgo e penso che un pisolino ci starebbe, visto che questa salita è veramente lunga, che sono abbastanza in basso, che non piove, che c’è un bel prato. Sveglia 10 minuti dopo e provo il mio primo microsonno programmato. Ogni 2 minuti passa uno a chiedermi come va, io alzo il pollice senza effettivamente svegliarmi. Dopo 10 minuti sono rinato, mi alzo e vado su, ho proprio un bel passo, raggiungo altri, quasi in cima mi arriva il torpore del sonno, fuori luogo, faccio un bel pezzo in cui viaggio molto bene, ma vedo e sento tutto ovattato, come dietro ad un vetro lavorato della doccia. Ma le gambe vanno, e chi se ne frega. Arrivo in cima sul col Lasoney, attorno ai 2300 m, foto, sasso e parto in giù. La discesa adesso passa per la valle di Loo, una valle scavata da ghiacciai, dicono che 50 anni fa c’era ancora il ghiacciaio qui, sono dentro una nuvola, c’è molto vento e la temperatura percepita è quella di un ghiacciaio, cerco di corrucciare per lo meno per non prendere freddo, ho pantaloni antipioggia, maglia, impermeabile, guanti e sopraguanti, ma ho freddo. E ho sempre questo sentore di mondo ovattato. Corro nel prato in discesa, arrivo al rifugio a 2000 di altitudine.
Ora, non so se ho salutato con un Hola all’inizio, ma mi scambiano per spagnolo, parlo in italiano, mi rispondono in inglese, faccio dei discorsoni in italiano e stando al gioco dico che sono di Madrid e mi credono. Facciamo discorsoni, parliamo di frollatura di costata di manzo, ci mettiamo d’accordo di rivederci 17 giorni dopo, quando la carne sarà pronta per la cottura. La mia testa ormai è in pappetta ma non lo do a vedere. Tolgo i guanti e parto, vedo due ragazze salire in canotta, avviso che su si gela, in bocca al lupo…
Voglio correre gli ultimi km, ma le gambe non ne vogliono sapere… A Gressoney ci sarà di nuovo la famiglia, per tornarmi i power-bank carichi. Chiamo la moglie, le dico che sarò giù per le 18.00. Scendo, ma dopo la discesa si trasforma in un sali-scendi sfiancante, i km non finiscono più e io inizio a sentire la stanca, arriverò 45 minuti dopo, sfinito. Ma vuoi mettere l’emozione di quelle due scricciole bionde che stanno correndo verso di me? Corro verso di loro, le abbraccio, piango. Che bella roba…
Donnas
Questa base vita è all’interno di quella che potrebbe sembrare una specie di palestra, forse la peggio organizzata, ci sono 4 docce, senza un ripiano dove mettere la roba asciutta, tutte in una stanza. Provo a salire a dormire ma hanno 20 brande e la coda di persone che aspetta di andare a dormire, “dormi sul palco”… ok… vado sul palco, ci sono i massaggiatori che vanno su e giù, e muovono le assi del palco… mangio sereno, abbondante, mi metto in coda per i bendaggi alle vesciche, ma la coda è infinita. Poi compilano un elenco di chi ha bisogno di bendaggi/massaggi/tape e mi mandano a dormire, sempre sul palco. Dopo un tempo indefinito mi mettono il tape ma non hanno più bendaggi e devo aspettare… il materiale arriverà alle 16.30, io avrò aspettato tutto il tempo senza dormire, mi bendano e dormo finalmente 15 minuti mentre sono sul lettino dei bendaggi… Sto partendo per la tappa più lunga, ho fatto più di 48 ore di corsa con 2 ore e 15 di sonno, non bene. Ho una tosse infima, dovuta all’aria fredda in cima. Chiedo al medico presente e mi dice di prendermi Tachipirina e Fluidomucil Mucolitico che avevo con me.
E parto, praticamente senza dormire.
Se fino ad ora la gara era qualcosa di “atletico” da ora in poi si trasforma, diventa effettivamente una gara di endurance… pura resistenza.
Parto in centro a Donnas, strada asfaltata, approfitto per fare qualche chiamata, smessaggio, guardo cosa mi hanno scritto su Facebook. Arrivo a fine strada, ristoro, mi faccio dare un bicchiere d acqua, non ne avevo bisogno ma i volontari erano così carini e gli ho voluto dare soddisfazione, "di dove sei?" Un paesino che si chiama Flaibano "OMMIODIO Buriano, anch io sono originaria di Buriano!!!" E chi ha il coraggio di contrariarla, è con le lacrime agli occhi... sì, sono Fabiano da Buriano, da ora in poi.
Si sale in paese, sbuco su una strada, una macchina mi strombazza col clacson, uno svizzero mi urla che sono fuori strada, lo guardo perplesso, senza dire niente, indico la bandierina a 5 metri da me e la freccia sull'asfalto, lui è mortificato ma io gli sono grato per la premura e lo ringrazio.
Si sale bene, io sento un po' di bruciore allo stomaco e rallento, sarà lunga "oggi". Mi raggiungono i toscani e arrivo con loro a Perloz. Ristoro e gente splendida, per il primo anno qui non c è il complessino con la fisarmonica e le trombe, gusto i loro torcetti. Pausa in bagno e raggiungo nuovamente il gruppo toscano, ma comincio ad avere seriamente bruciore di stomaco, probabilmente dovuto ai due medicinali presi assieme. Li lascio andare e mi unisco a un certo Doriano, facciamo un tratto assieme. Arrivo a Sassa che sto pensando seriamente di ritirarmi. Col senno di poi mi rendo conto che avevo sonno e che il bruciore di stomaco era solo uno dei motivi per cui volevo ritirarmi. A Sassa provo a mangiare un po’ di pasta, ma ho sforzi di vomito e lascio perdere, prendo the caldo e molto zuccherato. Dico a Doriano che non sono bene e lui “Prenditi tutto il tempo che vuoi, ti aspetto”, una frase che mi rasserena molto e mi rimette in gara quasi in serenità. Saliamo assieme al rifugio Coda, la sua presenza mi aiuta. Sono ancora in equilibrio precario.
Al Coda: “c’è un posto dove dormire un attimo?” “No, se volete potete appoggiarvi sul tavolo”… il rifugio è chiuso agli atleti, hanno montato un gazebo svolazzante davanti al rifugio, vari atleti con la testa piegata sul tavolo che dormicchiano, c’è una che dorme sotto il tavolo con un sacco termico… la scena è molto triste e sconsolante. Quest’atteggiamento di chiusura dei rifugisti sconsola molto, la voglia di mandare a fancuore tutto è veramente tanta. Comincio a sentire la botta di sonno, mi vesto di tutto punto e mi butto sul tavolo, 25 minuti di sonno. Mi sveglio intorpidito e con voglia 0 di qualsiasi cosa… Chiedo cos’hanno di caldo, mi propongono le solite cose, ma in più una pasta panna e prosciutto, chiedo quella tentato dalla novità. La panna è qualcosa di spettacolare, mangio avidamente la pasta, raccolgo con la forchetta quanta più panna riesco, lasciando lì il prosciutto. Quella panna merita il secondo posto nella classifica dei piatti migliori del TOR, ci si aggrappa a ogni pensiero positivo per poter andare avanti, è dura…
Ripartiamo assieme, io e Doriano. La ragazza è ancora che dorme nel sacco termico sotto al tavolo.
Doriano mi dice che lui non corre su un sentiero in discesa se ci sono sassi. Ma proprio non cammina, si trascina. E’ caduto non so nemmeno quando, una volta, e adesso ha paura. Dopo 3 km sono lì che lo aspetto, lo incito, ma non ce la fa. Io non voglio lasciarlo, lui ha aiutato me e io aiuto lui. Mi suggerisce più volte di andare, che lui viene con il suo ritmo, rifiuto. La scena che si ripete, varie volte, è questa: vado avanti 100 metri, mi giro, non lo vedo, mi siedo e aspetto, arriva, riparto e vado avanti 100 metri… dopo 7-8 volte gli dico che così non ce la faccio, rischio di addormentarmi seduto, ho freddo. Per l’ennesima volta mi dice di andare, che arriva con calma. Alla fine non ce la faccio più e dopo un colpo da 100 metri vado avanti di altri 100 senza aspettarlo, mi giro, vedo la sua frontale e vado avanti per 100 e 100, ormai procedo, ma il sonno mi ha raggiunto, comincio a chiudere gli occhi mentre vado, il sentiero è di sassoni, le gambe vanno sicure ma non sono io che le guido, non vedo dove vado. Quanti km ho fatto? Quanti km sono passati? L’orologio segna tipo 170 , ma è un numero che non capisco, 170 cosa? Non possono essere km, è un numero che non capisco… Fino ad ora mi sono concentrato su tappe di 50 km e 170 proprio la mia testa lo rifiuta. Ho 8 km dal Coda al ristoro di dopo, ma quanto faccia 165+8 non lo so. 8 km che non finiscono più. Tiro fuori il GPS, ma non capisco nemmeno quello. Brancolo nel buio, occhi semichiusi, procedo, non vedo, fa freddo. Ho anche uno stimolo corporale, ma non è il momento, fa freddo, ho sonno, non riuscirei a reggermi con le gambe nel vuoto. Potrei usare un ramo per sedermi. Sono passati almeno 12 km dal Coda, c’è qualcosa che non torna, non capisco i numeri. Trovo un ramo, potrei metterlo a cavallo tra due rocce e sedermi sopra, ma è pieno di spuntoni, non è il caso, procedo. Ho voglia di piangere, sto morendo, sto morendo di sonno e se scivolo batto la testa e la finisco qui. Mi sento veramente in qualche modo vicino alla morte, ho voglia di ritirarmi, non si può fare una gara in queste condizioni. Le gambe però, le gambe non tentennano, le gambe procedono, sante queste gambe, i piedi non sbagliano l’appoggio, non so come facciano, io non vedo. Passo davanti ad una stalla abbandonata, mi metto dentro 10 minuti? E se da casa con il GPS si accorgono che c’è qualcosa che non va? Mi viene da piangere, ma procedo per non far preoccupare qualcuno (mi immagino chi guardava il mio puntino alle 4 e mezza di mattina, ma questo pensiero era al momento insormontabile). Procedo e finalmente dopo 20 km e 5 ore di orologio faccio quei caxxo di 8 km tra il Coda e il Barma. Respiro a fondo, ho un groppo in gola enorme. Avanzo dentro, vedo una volontaria: Posso appoggiarmi a dormire da qualche parte? “vieni, ti porto”, no scusa ma prima devo andare in bagno “vieni, ti porto”. Mi accompagna in bagno, il cuore ricomincia a battere speranzoso, la vita forse non è finita qui. Dopo la pausa in bagno torno dalla ragazza, dove posso dormire? “vieni, ti porto”, mi accompagna in dormitorio, mi offre un letto vero, VERO, io la guardo disperato, non posso dormire lì, sono sporco, impantanato e sudato, non me lo merito, “togliti le scarpe e infilati sotto le coperte, hai un’ora”.
In quel momento ho provato tutte le gioie del mondo. Ero un rifiuto, una mer.a, tutto sporco, e questa ragazza mi ha detto “vai bene così come sei”. Mi sono messo a dormire come un bambino, sereno, chiudo gli occhi e mi svegliano subito “è passata un’ora”. Guardo l’orologio, sono le 6.02, effettivamente ha ragione, l’ora è passata senza che me ne accorgessi, mi alzo mi metto le scarpe, mangio qualcosa, lentamente, esco dal rifugio che il cielo comincia a schiarire, con un alba nel cuore. Prima di addormentarmi volevo ritirarmi, adesso sto uscendo da un momento molto buio, ma vedo la luce davanti a me. Cammino avanti, ragiono su quello che è successo, comincio a piangere, ho rischiato grosso, non è possibile che si arrivi a questi livelli, respiri profondi, vado in iperventilazione, ho una specie di attacco di panico, respiri profondi, caccio indietro le lacrime, i piedi vanno, iperventilo, annaspo, lacrime agli occhi. Passo davanti ad una malga, sono le 7, esce il malgaro, vedo solo la sagoma nera, mi guarda, gli dico buongiorno, “Vuoi un caffè?”, cioè, cazzo, ti sei appena svegliato, hai le tue robe da fare, vedi un minchione qualsiasi e gli apri casa tua? Caccio giù un groppo alla gola e “grazie, l’ho appena bevuto”. Mi chino e raccolgo un sasso, lo metto in tasca per ricordarmi di quel posto speciale. Cerco di tranquillizzarmi, respiro a fondo e decido di mandare un vocale all’ultima persona che se lo sarebbe aspettato: mio papà. “Ciao papà, qui tutto bene, ho appena passato la metà della gara!”, chissà se è capace di sentirlo. Ma io ne avevo bisogno, di dirgli che sono ancora vivo, che suo figlio non è morto prima di lui. Dopo un ora mi scrive mia mamma dicendo che mio papà è andato da lei per ascoltare il messaggio più volte, contento.
Adesso procedo, cazzuto più che mai. Spacco tutto.
Ci sono vari su e giù, vari colli, avanzo tranquillo e beato, il momento dell’Orcolat (l’uomo nero) è passato, da inizio gara a ogni colle ho raccolto un sasso, faccio una specie di collezione alternativa, ho messo i sacchetti con i nomi dei colli nel borsone e a casa avrò una pietruzza per ogni fatica. In questa tappa ne dovevo raccogliere 6, più uno a Barma per aver superato l’Orcolat.
Pioviggina, ma non importa, so che verso Courmayeur prevedono temporali, qui l’acqua che scende non è un problema e la vivo con serenità.
Lago chiaro, scambio due battute, parto e faccio 500 metri in discesa, dopo mi accorgo che ho lasciato i bastoncini al ristoro… cacchio, torno su, raccolgo i bastoncini e riparto. Scendo un attimo e incontro Valentino, corridore barbuto, scambiamo due battute, viene con me un pezzo che non ce la fa. Comincia la salita alla Crena du Ley e Valentino parte là davanti come uno stambecco, ho difficoltà a stargli dietro, la salita è impegnativa, rocciosa, tengo il ritmo mantenendo una distanza di 20-30 metri. Arriviamo al passo, lui è al telefono che dice che adesso non riesce a venire giù, in salita ce la faceva ma adesso… bhe… potevi pensarci prima di arrivare quassù… adesso che fai? Lo lascio al telefono e scendo, c’è molta aria sulla sella e piove bene.
Scendo trotterellando, mi supera una, la riconosco, è Emanuela Ita, sta facendo il Glaciers, parliamo un attimo, le racconto la nottata, lei mi dice che ha fatto tutta una ferrata con gli occhi chiusi la notte scorsa, senza moschettoni… d’un tratto quello che io vedevo come “momento vicino alla morte” lo percepisco come una cosa da poco… forse non è una cosa strana… forse questo mondo gira così…
Arriviamo insieme al ristoro del col della vecchia, lei mangia pasta dopo un lungo periodo di digiuno perché le si era chiuso lo stomaco. Io non voglio. Entro sotto la tettoia-gazebo, hanno appena fatto la polenta… prendo un piattone di polenta fumante, mi ci buttano sopra una scaloppa di bistecca di collo grigliata, esco dalla tettoia strappando un pezzo di carne, tirando con i denti, le papille gustative che attaccano il sugo della carne unta, la carne è dura ma io lo sono di più, mastico, rido, mi faccio vedere da Emanuela e la invito a prenderne un pezzo, ricordo dopo che lei è vegetariana, ma un pezzettino se lo concede, visto l’inferno che ha passato. Finito il piatto non la vedo più, è già partita con il suo passettino silenzioso. E il podio dei piatti più buoni del TOR si chiude con il terzo posto proprio qui.
Scendo verso Niel, con calma, un po’ cammino, un po’ corro, un po’ cerco di farmi uno stuzzicadenti da un ramone per sfilare un pezzo di carne incastrato tra i premolari, dopo mezz’ora ce la faccio e vado avanti sereno.
Smette finalmente di piovere, arrivo a Niel accolto da dei mega campanacci, non ho fame, mi siedo e saluto Elia, “hei, io parto adesso, vieni con me?”… sono arrivato adesso… vabbè, mangio uno joghurt veloce e lo seguo, senza fermarmi.
Trottiamo veloci, è assieme ad una amica che abita a Courmayeur, in salita tirano come disgraziati, dopo aver fatto 700 metri di dislivelli a una velocità impossibile e prima che io tiri le cuoia li saluto e rallento. Mi rimetto l’impermeabile, non piove ma fa fresco, salgo e penso che un pisolino ci starebbe, visto che questa salita è veramente lunga, che sono abbastanza in basso, che non piove, che c’è un bel prato. Sveglia 10 minuti dopo e provo il mio primo microsonno programmato. Ogni 2 minuti passa uno a chiedermi come va, io alzo il pollice senza effettivamente svegliarmi. Dopo 10 minuti sono rinato, mi alzo e vado su, ho proprio un bel passo, raggiungo altri, quasi in cima mi arriva il torpore del sonno, fuori luogo, faccio un bel pezzo in cui viaggio molto bene, ma vedo e sento tutto ovattato, come dietro ad un vetro lavorato della doccia. Ma le gambe vanno, e chi se ne frega. Arrivo in cima sul col Lasoney, attorno ai 2300 m, foto, sasso e parto in giù. La discesa adesso passa per la valle di Loo, una valle scavata da ghiacciai, dicono che 50 anni fa c’era ancora il ghiacciaio qui, sono dentro una nuvola, c’è molto vento e la temperatura percepita è quella di un ghiacciaio, cerco di corrucciare per lo meno per non prendere freddo, ho pantaloni antipioggia, maglia, impermeabile, guanti e sopraguanti, ma ho freddo. E ho sempre questo sentore di mondo ovattato. Corro nel prato in discesa, arrivo al rifugio a 2000 di altitudine.
Ora, non so se ho salutato con un Hola all’inizio, ma mi scambiano per spagnolo, parlo in italiano, mi rispondono in inglese, faccio dei discorsoni in italiano e stando al gioco dico che sono di Madrid e mi credono. Facciamo discorsoni, parliamo di frollatura di costata di manzo, ci mettiamo d’accordo di rivederci 17 giorni dopo, quando la carne sarà pronta per la cottura. La mia testa ormai è in pappetta ma non lo do a vedere. Tolgo i guanti e parto, vedo due ragazze salire in canotta, avviso che su si gela, in bocca al lupo…
Voglio correre gli ultimi km, ma le gambe non ne vogliono sapere… A Gressoney ci sarà di nuovo la famiglia, per tornarmi i power-bank carichi. Chiamo la moglie, le dico che sarò giù per le 18.00. Scendo, ma dopo la discesa si trasforma in un sali-scendi sfiancante, i km non finiscono più e io inizio a sentire la stanca, arriverò 45 minuti dopo, sfinito. Ma vuoi mettere l’emozione di quelle due scricciole bionde che stanno correndo verso di me? Corro verso di loro, le abbraccio, piango. Che bella roba…