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FRANCO COLLÉ: OBIETTIVO TOR 450

Dettagli
09 Settembre 2026

A cura di Maurizio Scilla

Foto ©Kailas Fuga

Se nomini Franco Collé, immediatamente ti viene in mente il Tor des Geants. Il valdostano ha vinto quattro volte il TOR330 (2014,2018, 2021, 2023) ed è stato costretto al ritiro in altre edizioni. Durante l’inverno ha trascorso giorni cambiando idea sull’obiettivo di settembre.
Tre opzioni per lui: rigiocarsi il TOR per la quinta vittoria, rimanere in terra valdostana allungando sul Tor des Glaciers o svalicare le Alpi per allungare ancora di più il kilometraggio e provare nel Vallese lo Swiss Peaks 700.
La scelta finale è ricaduta sul TOR450 - Tor des Glaciers.

L’abbiamo intervistato pochi giorni prima del via.

Dopo i dubbi invernali, hai optato per il TOR 450 perché?

Ho scelto il 450 perché ho 48 anni e non so quante cartucce ho ancora a disposizione e mi sarebbe dispiaciuto non farlo una volta nella mia vita. Sono veramente contento della mia scelta perché sono molto più motivato dello scorso anno nel 330. Questo nuovo percorso e questa nuova sfida mi hanno veramente motivato tantissimo.

Il TOR450 percorre in gran parte l’Alta Via n. 3 e n.4, percorsi tosti e poco frequentati. In queste ultime settimane hai percorso 600 km, facendo la ricognizione di tutto il percorso (450 km 32000 m+). Cosa ci puoi dire?

Relativamente al percorso ti posso dire che è fantastico, ho scoperto veramente un tracciato unico, molto selvaggio e bello. Ci sono angoli della Valle d’ Aosta che non conoscevo per niente, sentieri ben pochi, tante pietraie, ti deve piacere la montagna, l'alta montagna. Quello che più mi ha colpito è che i punti più bassi sono i rifugi, quindi stai veramente tanto, tanto in quota, su creste, su tratti sopra i 3.000 metri,  mi affascina tantissimo questo giro.

Se non sbaglio ci si trova a superare ben 10 colli sopra i 3000 m, la quota e il maltempo possono diventare  fattori determinanti?

Eh sì, la quota c’è, rimanere per 5 giorni e 5 notti su questi colli molto più alti e con gran parte  del percorso veramente al di fuori dei punti d'appoggio, farà la differenza Ci sono lunghe tratte dove puoi trovare qua e là qualche bivacco, ma sei veramente esposto in caso di temporali, di neve. Però penso che la particolarità del Tor des Glaciers sia proprio questa, il saper gestire le condizioni di media, alta montagna, e questo lo rende ancora più unico rispetto al TOR330. Ho dovuto veramente cambiare completamente approccio, passare dal TOR330, dove si può dire che ci sia agonismo e velocità, hai un ristoro ogni 8-10 km al massimo, a questa gara dove sei veramente fuori dal mondo per tante ore, è un mondo nuovo.

Quanto sarà determinante la perfetta gestione dell’uso del gps, visto che la gara sarà in autonavigazione?

Sotto questo aspetto ho dovuto lavorarci tanto, perché ci sono numerosi tratti lungo il percorso che oltre a non essere segnati (questa è una caratteristica del TOR450), sono proprio privi di sentiero o con sentieri molto poco evidenti. Può capitare di affrontarli di notte, durante la ricognizione è stato difficile pensare di memorizzarli perché ci si trova per lunghi tratti senza avere punti di riferimento. Prendo come esempio la discesa dal Mont Gelé, penso che sia  utile sapere che devi scendere in quel vallone piuttosto che un altro. Cerchi di prendere come riferimento una valletta, una montagna alla quale puntare ma senza esserci un sentiero. A quel punto è determinante il gps, devi seguire la traccia fornita dall'organizzazione.
Sicuramente chi l’ha registrata, è passato di giorno e ha studiato i passaggi migliori, quindi basilare è avere il gps sempre bello carico perché diventa lo strumento che ti garantisce comunque anche la sicurezza. Basilare avere dietro una powerbank e ricaricare il gps quando possibile.


Quanto è stata contenta Giudy della tua scelta visto che l’assistenza si spalma su più giorni del TOR 330?

Quando le chiedo di farmi assistenza sui sentieri della Valle d’Aosta, Giuditta è la persona più felice al mondo. E’ contenta di questa scelta, perché comunque oltre a dare a me nuovi stimoli ne dà anche a lei. Quest'estate nonostante il suo infortunio, è riuscita ad accompagnarmi in alcuni pezzi, oltre a scarrozzarmi nelle varie prove di percorso. Ha potuto percorrere nuovi sentieri, scoprire nuove montagne, dopo dieci anni di TOR. Aveva bisogno anche lei di nuovi stimoli, è la più contenta. Un po’ meno lo è  mia mamma che comunque è sempre un po' apprensiva e quest’anno lo sarà di più viste le 5 notti.

Veniamo a un tasto dolente, il problema agli occhi avuto negli anni scorsi. Sei riuscito a capire da cosa fosse portato e pensi di averlo risolto?

Ho passato ben quattro mesi ad approfondire e non è stato semplice perché comunque ho girato tanti specialisti, tanti medici, difficile trovare un'unica causa e quello che è risultato alla fine è che il problema è più legato alla caratteristica di queste gare, cioè gli sbalzi di pressione che mi creano sempre questo disagio all'occhio, uniti alla disidratazione. Quindi la disidratazione è l'unico fattore che posso cercare di migliorare, ci ho lavorato in questi mesi e sto cercando durante le mie attività di idratarmi bene. Spero di riuscire a farlo anche in gara, questo è un punto fermo che ci siamo imposti, sia io che Giudy.  Un conto è dirlo adesso, mentre è diverso quando sei in gara. Sono uno che beve veramente poco e quindi dovrò concentrarmi di più su questo aspetto.

Quale sarà la strategia? Come pensi di gestire il sonno? Non potrai permetterti di dormire pochissimo come al TOR, hai un piano?

Questa forse è la cosa che più mi preoccupa perché tre notti senza dormire le ho fatte in tre edizioni del TOR, ma cinque son tante, sicuramente qualche pausa per dormire dovrò farla, magari non dalla prima notte. Quando? Lo vedrò strada facendo in base alle mie condizioni.
Se penso che dopo tre notti arrivavo stremato a Courmayeur con un sonno tremendo, cinque sicuramente non posso farle.

Conoscendoti e sapendo quanto curi ogni particolare, ti sei fatto un’idea sul tuo possibile tempo finale?

Non ho proprio idea, ho cercato di capire cosa abbia fatto Sébastien Raichon (n.d.r. tre volte vincitore del TOR450), mi sono reso conto che il francese in tutte le edizioni ha fatto un ritmo serrato sin dall’inizio. Negli ultimi due anni il percorso è cambiato tanto, hanno aggiunto il Col della Seigne, la salita dopo il Rifugio Sogno al Col della Rossa e per di più quest'anno hanno ancora aumentato di circa sei km la traccia, non si fa più il Grand Neyron, causa frane. Quindi diventa veramente difficile confrontare i tempi da un anno all'altro. Non ho idea cosa succeda dopo il terzo giorno, nella mia testa non c'è assolutamente nessun tempo. C’è solo la voglia di godermi questo viaggio perché sicuramente se parti con un tempo in testa diventa veramente dura rimanere focalizzati sull'obiettivo per così tanto tempo. Senza contare che sopra i 3.000 metri si potrebbe  trovare la neve. Penso che più o meno cinque giorni e cinque notti possa essere l'idea di tempo finale, più o meno quello che ha fatto Raichon, poi cinque o sei ore in più, cinque o sei ore in meno, quello dipenderà da tanti fattori, non solo da me stesso.

Cosa ti preoccupa di più di questa nuova avventura?

Da una parte sono consapevole del fatto che si tratta di un percorso che si addice molto di più alle mie caratteristiche rispetto al TOR330, perché i pezzi corribili sono molto pochi, quindi quello mi conforta tanto e sicuramente la mia forza sarà quella. Quello che mi preoccupa di più è come ho detto prima, che sui 3 giorni ero competitivo anche con atleti di primo livello, su cinque giorni potrebbe esserci qualche sorpresa. Potrei rendermi conto che dopo quei tre giorni il mio corpo si spegne, oppure invece che la mia forza è proprio lì, come era nel TOR330 dove facevo la differenza nel terzo giorno. Quello che mi preoccupa di più non sono 100-120 km in più, ma quelle 48 ore in più, perché gli anni scorsi arrivavo a Courmayeur al limite, e quindi solo dopo questo Tor des Glaciers potrò capire se quello era il vero limite o se era solo un limite che mi fissavo.

TORX, IL RECAP DI UNA SETTIMANA DA SOGNO

Dettagli
18 Settembre 2026

A cura di Maurizio Scilla

E’ stato un TORX che entrerà nella storia, grazie ai nuovi record e alla performance  eccezionale di Katharina Hartmuth nel TOR330. Il meteo ha messo giudizio ed ha agevolato le prestazioni, forse solo il caldo ha dato qualche problema.
Noi italiani abbiamo vissuto questi giorni seguendo in particolare Franco Collé alle prese con l’esperienza completamente nuova del Tor des Glaciers, il gressonaro ha dovuto confrontarsi con terreni molto più tecnici e più in quota e soprattutto con le 5 notti passate a calpestare i sentieri.

Qui di seguito un riepilogo di questi lunghi giorni.

TOR450 Tor des Glaciers

Franco Collé dopo aver vinto il TOR330 quattro volte, ha voluto mettersi alla prova su una distanza mai provata prima.
Il gressonaro, dopo aver lasciato sfogare gli avversari nella prima parte di gara, ha preso il comando. Al Rifugio Grauson (165 km) aveva quasi tre ore di vantaggio sul francese François Devaux, a sua volta seguito da Alessandro Roncato.
Lunedì è stata una giornata particolarmente calda, Collé è arrivato a casa a Gressoney Saint Jean (282 km) provato dalle temperature, dopo una sosta di un’oretta è ripartito approfittando del tramonto del sole. Nella giornata seguente , con il record sfumato, ha continuato a macinare km, rallentando un po’ il ritmo. Infatti François Devaux gli si è avvicinato e all’Hotel Stambecco accusava un distacco di 2h20’. Il francese ha poi dovuto ritirarsi a causa di una forte disidratazione, lasciando il secondo posto a Andrea Roncato.
Mercoledì nei pressi del Gran San Bernardo il valdostano ha avuto un momento di black-out ma una dormitina e un pasto l’hanno rimesso in pista.
Franco Collé ha tagliato il traguardo al Jardin de l'Ange di Courmayeur in 122h01’57”. Dopo le 4 vittorie al TOR 330, conquista il TOR 450. Un gigante tra i giganti.
Alle sue spalle il tedesco Volker Fohrmeister (126h22’41”), secondo nel 2024, ha superato Alessandro Roncato (130h29’33”).
Il commento di Franco Collé: "Devo essere onesto, avevo un po' sottovalutato l'andatura di gara: pensavo che i ritmi sarebbero stati più tranquilli rispetto al TOR330, invece non c'è modo di rilassarsi", ha raccontato all'arrivo. "Il terreno è completamente diverso: pietraie, ghiacciai, posti isolati dove non si corre, e la montagna impegna tanto anche di testa: sei sempre sul pezzo. Il TOR450 mi ha segnato. Avevo impostato la strategia del TOR330 e ho capito presto che era completamente sbagliata: le pause sono essenziali, perché in certi passaggi esposti, di notte, devi essere lucido. Strada facendo ho iniziato a fermarmi una mezz'ora prima di ogni tratto difficile e a mangiare qualcosa di sostanzioso, perché poi stai sei o sette ore in mezzo al nulla prima del rifugio successivo".

Kaitlin Allen è la vincitrice al femminile. La statunitense ha  tagliato il traguardo in 147h49’29”. È il secondo tempo di sempre nella storia della gara femminile, dietro soltanto al record di Florence Golay-Geymond (144h27’34” nel 2025), su un percorso però allungato di circa 4 km dalla variante tra il Rifugio Chabod e Cogne.
Alle sue spalle l’altra statunitense Amy Sproston, che dopo la fuga iniziale e il sorpasso subito da Rouquié mercoledì sera al Rifugio Perucca-Vuillermoz, ha ripreso la seconda posizione nell’ultima giornata e ha chiuso in 153h03’00”, il terzo tempo di sempre della gara femminile. Terzo posto per la francese Céline Rouquié in 156h02’11”.

©ZZAM Agency Stefano Coletta

TOR330  Tor des Geants

1100 i partecipanti al TOR330. Tra gli uomini Jiaju Zhao sin dai primi km ha preso il comando. Il cinese quest’anno ha vinto tutte le ultra che ha corso in Cina e si è piazzato al secondo posto al Mt Fuji 100 in Giappone. Ma ha trovato un degno avversario nello svizzero Jonathan Schindler. Nella salita dopo Donnas il cinese ha rallentato e al Colle della Vecchia il suo margine sullo svizzero era di soli 27’. Alla base vita di Gressoney Jiaju Zhao, ha deciso finalmente di dormire una ventina di minuti. Jonathan Schindler, entrato più tardi, ha fatto l'opposto: sosta lampo e comando della gara con una decina di minuti di margine.
La seconda notte ha però ribaltato tutto. Rinfrancato dalle energie recuperate, Zhao ha ripreso e superato lo svizzero (che a sua volta si è concesso un breve riposo a Champoluc).
Nella terza giornata di gara i primi tre sono arrivati ad avere meno di mezz’ora di distacco.
Da sottolineare che il terzo posto era occupato da Katharina Hartmuth.
Nella parte finale Zhao ha aumentato il ritmo, alle 3.55 di mercoledì ha tagliato il traguardo al Jardin de l'Ange di Courmayeur dopo 65h55'22" di gara, cancellando il record (66h08'22") stabilito nel 2025 da Victor Richard. È una pagina nuova nella storia della corsa: in sedici edizioni nessun atleta cinese era mai salito sul podio.
A meno di un'ora dal vincitore, è arrivato Jonathan Schindler, completando la sua fatica in 66h55'06", quinto tempo di sempre. Terzo uomo Weiqiang Zhang.

In campo femminile abbiamo assistito a una prova a dir poco mostruosa di Katharina Hartmuth, troppo forte il ritmo impresso dalla tedesca per le avversarie.
La Regina del TOR è di nuovo lei, terza assoluta in 67h10'09" a solo un’ora e un quarto dal primo. La tedesca vince così il suo secondo TOR330 dopo quello del 2024 e riscrive il record femminile demolendo di dodici ore esatte il 79h10'40" che lei stessa aveva stabilito due anni fa. Soprattutto, è la prima donna a salire sul podio generale nella storia del Tor des Géants. Podio completato dalla cinese Huiping Zhang (a più di 13 ore) e  da Manuela Vilaseca,  quarta Melissa Paganelli, a soli 24’ dal podio.
Il commento di Katharina Hartmuth: "Il primo giorno stavo davvero bene, il secondo meno, per via del male ai piedi e delle vesciche, ma le gambe hanno sempre risposto come dovevano", ha raccontato all'arrivo. Ieri mi sono resa conto che stavo sotto le 75 ore, poi sotto le 72, poi sotto le 70: non ci credevo. Sapevo che Zhao e Schindler erano davanti e vicini, ma non ho mai pensato alla vittoria della classifica generale, ero concentrata sulla mia gara. Certo, vedere Jonathan ai ristori mi faceva piacere: sapere di essere lì, a giocarmela".

TOR330 katharina ZZAM Agency Stefano Coletta©ZZAM Agency Stefano Coletta

TOR130 Tot Dret

n questa gara ha abbandonato Victor Richard, vincitore del TOR330 l’anno scorso, gara che ha visto protagonista Nicolas Francesco Lemoine. L’italo-francese ha tagliato il traguardo dopo 22h53’03”, abbassando di 17'06" il precedente record di Gionata Cogliati. Podio completato dal cinese Ke Li (22h34’23”) e da Giulio Vettori (22h51’38”) protagonista di una rimonta nella parte conclusiva ai danni di Francesco Cucco.

Stephanie Howe è la vincitrice del TOR130 al femminile. La statunitense ha raggiunto il traguardo di Courmayeur in 25h35'47", chiudendo in una straordinaria settima posizione assoluta dopo 130 km e 12.000 metri di dislivello positivo da Gressoney-Saint-Jean.
Una vittoria costruita soprattutto nel corso della mattinata, quando Howe ha preso saldamente il comando della gara e ha progressivamente aumentato il proprio vantaggio.
Secondo posto per la cinese Fangyuan Wen, podio completato dalla tedesca Tatiana Mitkina.

TOR130 Stephanie Howe ZZAM Agency Nicola Biagetti©ZZAM Agency Nicola Biagetti

TOR100 Cervino Monte Bianco

Cento chilometri e 8000 metri di dislivello dal Cervino al Monte Bianco non erano mai stati percorsi così in fretta. La terza edizione del TOR100 con 416 atleti al via, ha riscritto entrambi i record della gara. Davide Busuito ha tagliato il traguardo alle 12.30, dopo 15h30'03" di corsa: 19 minuti meglio del 15h49'11". Alle sue spalle il podio è stato una questione tutta italiana. Alessandro Simoncelli, secondo in 16h44'36", ha regolato la sfida a quattro che al Rifugio Champillon vedeva raccolti in mezz'ora, oltre a lui, Sébastien Guichardaz, Alessio Donati e Danilo Lantermino: Donati ha chiuso terzo in 16h59'40", a un quarto d'ora da Simoncelli.

Tra le donne la gara è stata un lungo duello a due tra la svizzera Rebecca Hormann e Kinga Kwiatkowska, alla base vita di Ollomont la polacca era entrata per prima alle 6.23, con 14 minuti sulla svizzera e 54 sulla francese Luce Leal. Hormann però non ha mai smesso di spingere e tra Ollomont e Saint-Rhémy-en-Bosses ha annullato il distacco, entrando al ristoro un solo minuto dopo la rivale. Da lì è ripartita da sola: Kwiatkowska, si è ritirata poi a Bosses. La svizzera ha tagliato il traguardo di Courmayeur in 18h59'51": 10'21" sotto il 19h10'12" stabilito nel 2025 dalla cinese Wen-Li Jiang. Seconda la francese Luce Leal in 20h25'37", terza la russa Ekaterina Fetisova in 20h44'08".

TOR100 Davide Busuito ZZAM Agency Caterina Cantù©ZZAM Agency Caterina Cantù

ORTLES HAUTE ROUTE TRAIL

Dettagli
16 Settembre 2026

127 chilometri tra terra, roccia, ghiaccio e cielo (stellato)

 

Testo di Matteo Grassi

Foto ©Organizzazione

  

ORE 9 — BORMIO V ALPINI

Il sole di settembre accarezza i tetti di Bormio. L'aria è frizzante, di quelle mattine che sanno già di autunno ma promettono una giornata limpida.

Laura saltella in prima fila per scaldarsi. Sergio Gustavo saluta sereno i fotografi.

Gabriele e Andrea si attardano a chiacchierare prima di procedere al controllo materiale. Parlano di percorsi, di montagne, di gare fatte e sognate.

È ora di accedere alla start line. Aprono gli zaini e appoggiano i vari materiali richiesti sul tavolo dei giudici, per poi ricomporre il tutto.

 


ORE 9.30 — IL VIA

La piazza esplode. Centinaia di piedi battono sul pavimento.

Matteo si attarda. Non sa nemmeno lui perché. Parte ultimo, camminando e guardandosi intorno quasi incredulo mentre gli altri scappano via. Si volta a sinistra e saluta Marco De Gasperi, il patron della corsa, si volta a destra e manda un bacio a Elisa e Nino. Poi, con calma, si mette in moto. Come se temesse di lasciarsi inghiottire dalla gara.

Poi, finalmente, si decide a partire, stacca la scopa e va a raggiungere il gruppo.

 

 

 


ORE 10 — IMBOCCO DELLA VAL ZEBRÙ

Il sentiero sale dolce tra abeti e larici e qualche canale di pietre. Il gruppo si allunga.

"Sei Laura? Quella che ha vinto la Dolomiti Sky Run qualche anno fa?"

"Sì. È stata la mia prima e unica gara lunga. Oggi non potevo non esserci. Sono le mie montagne, queste."

"Buona gara."

"Buona gara anche a te."

 


ORE 12 — VERSO IL RIFUGIO QUINTO ALPINI

Il bosco lascia spazio ai prati di alta quota, rocce e vette.

Un volontario indica. Andrea alza lo sguardo.

"È il Gran Zebrù."

Imbiancato, vestito a festa. Splendido da togliere il fiato.

 

Ph. © Jose Miguel Munoze

 


ORE 13 — VAI E VIENI

C'è un tratto, verso il Quinto Alpini, dove il percorso fa avanti e indietro. I concorrenti si incrociano, si salutano, alle volte si riconoscono.

I primi sono già scappati via. Chi li ha visti!? Mentre Matteo, Andrea, Ivan, Laura e Guendalina si incrociano, si sorridono e si dicono "ciao" o "dai, forza". Gabriele è già avanti sulle orme di Sergio Gustavo.

 


ORE 14 — SALENDO IL PASSO ZEBRÙ, 3005 METRI

È una salita di quelle in cui sia il passo che il respiro si accorciano. Maurizio è lì con i fotografi e a sua volta filma i passaggi.

"Hai visto che meraviglia? Ti piace questo percorso?"

"È stu-pen-do!"

"E il bello deve ancora arrivare. Vedrai."

 


ORE 15 — PASSO CEVEDALE, 3256 METRI

Dal passo Zebrù alla Val Cedec con lo sguardo puntato al Cevedale. La neve sottile si squaglia sotto ai piedi. Si sale al passo Cevedale con una risalita sempre più ripida e faticosa.

"Ora bisogna indossare i ramponcini," dice la guida alpina.

Matteo si siede su un sasso. La guida lo aiuta con i ramponcini esattamente come ha fatto prima con Gabriele e altri concorrenti, poi indica il ghiacciaio.

"Segui sempre la traccia. Non lasciarla mai. C'è qualche crepaccio, ma è distante."

"Ok", annuisce. Si alza e guarda davanti a sé.

Il ghiacciaio è una distesa bianca, appena segnata dalle orme di chi è passato prima. La traccia è chiara.

 


ORE 15.30 — FINE DEL GHIACCIAIO

La traversata è dolce, in leggera discesa. Il passo è cadenzato e regolare.

Dopo un salto di roccia, un'altra lingua di ghiacciaio e all'estremità della vedretta, un'altra guida avvisa: "Potete togliere i ramponcini."

Marc si ferma. Slaccia i ramponcini. Poi guarda davanti a sé: il canalino roccioso che sale ripido. Sfasciumi, rocce, terra. La guida indica la via.

Ma lui conosce questi posti. È altoatesino, ama le sue montagne, l'Ortles in particolare.


ORE 16 — VAL MARTELLO

Il sentiero è comodo. I piedi trovano presto il ritmo. Ma il rifugio Nino Corsi appare in basso solo dopo una lunga, anzi lunghissima, discesa.

Un volontario riempie le borracce ridendo: "Dai che Sergio è già a Solda."

Al che due caciaroni commentano "figa" di qua e "figa" di là. Matteo beve, mangia e riparte sperando di trovare un po' di silenzio lungo la prossima salita. E lo trova, nella valle del Madriccio, assieme a un vento gelido.

Il passo è lassù, dove il sole si è già nascosto dietro al crinale roccioso. 

Meglio coprirsi con giacca e guanti.

 

 


ORE 17 — PASSO DEL MADRICCIO, 3123 METRI

È il terzo e ultimo passaggio sopra ai tremila.

A pochi metri dalla sommità, ancora in ombra e sotto le folate di vento, un volontario incoraggia a gran voce: "Forza, bravi! Dai che dall'altra parte c'è ancora un po' di sole a scaldarvi!"

Ivan alza lo sguardo. Scollina.

La valle di Solda si apre davanti, ancora parzialmente soleggiata. E l'Ortles che campeggia sovrano. Bianco, imponente, perfetto.

Si ferma un istante. Poi giù, verso la base vita.


ORE 19 — BASE VITA, SOLDA

La discesa è lunga. Ma la fame e la voglia di qualcosa di caldo e di un cambio asciutto la fanno scorrere in fretta.

Tavoli, panche, riso, patate, brodo e tutto quello di cui puoi avere bisogno. Marc, Matteo, Ivan, Laura, Guendalina, Andrea. Sono passate dieci ore. Ma sono ancora tutti in una manciata di minuti.

Si cambiano. Mangiano. Le facce un po' stanche, ma gli occhi che brillano di felicità.

Guendalina si siede al tavolo con il piatto di pasta, olio e grana. Poi arriva Biagio — che in realtà si chiama Andrea — che le sta appresso dall'inizio nonostante abbia appena concluso la PTL.

Laura fa la sua sosta. Guendalina guarda l'orologio per controllare quanto tempo prima di lei esce dalla base vita. Si attarda a sbafare anche il sushi che aveva nella borsa. Fa un po' di stretching per le gambe di legno e va. Dieci minuti dopo Laura.

 

Ph. © Jose Miguel Munoze

 


ORE 20 — VERSO IL BUIO

La notte lentamente cala sulle montagne mentre Matteo insegue Marc risalendo le piste da sci con la frontale ancora spenta.

Matteo non sa chi sia Marc. Non si sono ancora conosciuti. O riconosciuti.

Finalmente si decidono ad accendere le luci a illuminare le bandierine catarifrangenti che danzano nella notte confondendosi con altre luci più in alto e con le stelle.


ORE 21 — ANDATA E RITORNO, ANCORA

Un altro avanti e indietro. Questa volta più lungo, fino al Rifugio Serristori. Un chilometro di salita e discesa dove si incrociano le lucine. Alle volte ci si riconosce dal buio, da qualche piccolo dettaglio, o dalla voce.

"Sei Ivan?"

"Sì."

"Sono Matteo. Buona gara."

Ma Ivan inizia ad avere sonno.


ORE 22 — IL SORPASSO

Stava andando tutto bene, quando a un certo punto la schiena di Laura si blocca e non c'è più nulla da fare. Voleva chiudere il cerchio in bellezza. Magari ci riproverà.

A Guendalina sembra un po' poco per ritirarsi. Prova a convincerla a venire avanti con lei. "Sono una chiacchierona, ti faccio scordare il mal di schiena stordendoti di parole". Ma non c'è verso.

Ora è Guendalina la prima.

"Che figata il cielo stanotte" pensa fermandosi a fotografare le stelle.

 

 


ORE 23 — PONTE STELVIO

A Marc si induriscono un po' le gambe. Matteo lo raggiunge.

"Sei di Spirito Trail?"

"Sì."

"Sei Matteo?"

"Sì."

"Io sono Marc. Abbiamo un sacco di amici in comune."

E giù a chiacchierare.


ORE 24 — VERSO IL PASSO

La salita più lunga, lunghissima, di tutta la gara. 1800 metri da risalire in moderata pendenza, con solo qualche breve tratto più impegnativo.

Gli ultimi alpeggi. La stazione a monte. Il rifugio Forcola.

Il panorama, seppure notturno, si apre. Si costeggiando i pendii, a tratti ripidi, di sfasciumi che dominano la valle Trafoi.

È un tratto così lungo che sembra non finire mai, e che mette a dura prova non solo il corpo, ma anche la mente.

Ogni tanto, un faro acceso. Sono i volontari del soccorso a presidiare questi pendii rovinosamente scoscesi, in una limpida notte che va sottozero.

"Molto bravo, dai, che tra poco vedi il passo e scendi giù al ristoro."

Ivan combatte col sonno che lo attanaglia in questa interminabile salita. Con i passi sempre più lenti e pesanti e la testa che ciondola arriva allo Stelvio. La pila si scarica per il gelo. Entra nel rifugio, vede le brande e non ci pensa due volte. Si regala un'ora di sonno.


ORE 4 — BOCCHETTA DI FORCOLA

Davide ha percorso 90 chilometri chiacchierando in compagnia, senza fare troppa fatica. Sta così bene che gli viene voglia di aumentare un po', così decide di provare a raggiungere la lucina che lo precede.

È Matteo. Lo raggiunge. Lo supera. Poi raggiunge Marc. E la lucina davanti, Luca. E quella avanti ancora...

È un bel gioco.

 

Ph. © Jose Miguel Munoze

 


ORE 5 — MINI RISTORO

Matteo raggiunge i volontari che hanno allestito un punto di soccorso con tè caldo alla malga dove doveva esserci un ristoro vero e proprio. Ma i mezzi non potevano salire per via di una frana.

È ancora buio.

"Addirittura con le maniche tirate su?"

"Sì, fa caldo a correre in discesa."

Sorride. Beve. Riparte.


ORE 6 — SOLENA

Nell'alba gelida, appena scaldata dai primi raggi che si infilano nella valle, Marc e Luca spengono la frontale attraversando la diga.

Raggiungono Michael, provato.

"Dai, forza, tieni duro."

Annuisce. "Mi toccherà camminare fino all'arrivo. Ma non mollo."

E infatti non mollerà.


ORE 7.45 — TELEFONATA

Matteo guarda l'ora sul telefono. E chiama.

"Stavi dormendo?"

"No. Sto venendo al traguardo. Tra poco ci vediamo."

 

Ph. © Racephoto.it


ORE 9 — BORMIO

Matteo, Marc, Andrea, Giulio. Si ritrovano a Bormio con le facce stanche. Si raccontano le emozioni della lunga cavalcata. Le difficoltà della notte. E le meravigliose sorprese dei paesaggi mozzafiato.

Un pochino provato, ecco Ivan, con un sorriso che dice tutto.


ORE 22 — FINE

Uno alla volta Bormio accoglie 123 concorrenti, fino alle 22. 

127 chilometri, oltre 8.000 metri di dislivello. Un ampio giro dalla Valfurva alla Val Martello, alla Valle di Solda, allo Stelvio, ai confini con la Svizzera, quindi di nuovo in Valtellina. Tra i silenzi delle vette, neve, ghiaccio, massi e torrenti, vento e stelle. 

Dopo oltre 36 ore l'ultima luce nella seconda notte raggiunge il traguardo. L'ultima medaglia viene messa al collo. Ortles Haute Route può ritenersi concluso.


Scritto da Matteo — con un contributo di Guendalina — prendendo spunto dalle parole e dalle esperienze di Marc, Andrea, Ivan, Laura, Gabriele, Davide e altri concorrenti che hanno camminato, corso, sofferto e sorriso come lui.

 

 

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