A cura di Maurizio Scilla
Nove edizioni dello Sciacchetrail e nove presenze, come potevo mancare a questa decima edizione? Lo “Sciacche” si sviluppa in una delle zone più belle d’Italia, ogni anno migliaia di persone da tutto il mondo visitano i paesi “gioiello” delle 5 Terre.
E’ da anni il primo obiettivo dell’anno e un’ottima scusa per andare a “scaldare le ossa” dopo l’inverno piemontese.
Ma non avevo fatto i conti con qualcosa che c’è nel mio corpo e non sapevo esistesse, la maledetta zampa d’oca, che nell’ultimo mese mi ha costretto quasi allo stop totale. Impossibile quindi pensare di affrontare quelle centinaia di scalini, a volte in formato extra big in queste condizioni. Non mi resta che sentire Nicola dell’organizzazione e dire che sono costretto a rinunciare alla gara, ma non a un bel week end in quei luoghi “magici”.
In un attimo passo dall’altra parte della barricata, non corro, ma sarò con il microfono in mano ad accogliere gli atleti. Il week end diventa di nuovo interessante!
E’ sempre emozionante dare il via e poi godersi i sorrisi, le emozioni, i commenti degli atleti al traguardo, ancor più se in una bella giornata di sole!
Peccato che a un certo punto la mia voce che aveva dato cenni di cedimento già al risveglio, man mano si sia affievolita fino a scomparire, in pratica sono riuscito a fare registrare un DNF da speaker, non male!
LE GARE
Ventidue nazioni partecipanti, dalla Cina all’Islanda. Quest’anno nella 47 km oltre 750 runner hanno tentato la fortuna del sorteggio che premia solo 300 atleti. Questo limite è stato imposto per tutelare il delicato patrimonio del Parco Nazionale delle 5 Terre e allo stesso tempo un numero non troppo alto permette che non si formino “tappi” o situazioni pericolose, vista la conformazione dei sentieri, stretti e scoscesi.
100 km
Nella prima parte di gara non si sono riscontrati grandi distacchi, ma a partire dal secondo passaggio a Levanto (40 km), lo sloveno Aleš Frlic ha iniziato a guadagnare sugli avversari. Il vincitore dello Swiss Peaks 380 l’anno scorso non ha avuto momenti di cedimento, tagliando il traguardo in 12h06’13”, migliorando di oltre 8 minuti il tempo di Gregorio Aiello. Secondo posto per il lombardo Nicola Bassi in 12h43’01”, podio completato da Nicola Poggi in 13h07’51”.
Tra le donne gara tutta di testa per Giulia Saggin, anche lei vincitrice della Swiss Peaks 380 l’anno scorso. Nuovo record del tracciato per lei in 14h34’41” contro il 14h54’07” di Marta Cunico l’anno scorso. Secondo posto per Laura Jolanda Ranza (16h08’06”) che negli ultimi km è riuscita a superare Lisa Borzani (16h35’07”).
47 km
Il parterre maschile faceva presupporre che sarebbe uscita una gara veloce, anche grazie alle perfette condizioni dei sentieri. Nella prima parte di gara il ritmo è stato sostenuto ma alla Foce Drignana (12 km) nel giro di poco più di un minuto transitavano in 6. Nella parte alta del percorso il bergamasco Luca Arrigoni e il biellese Francesco Nicola aumentavano il ritmo e al Telegrafo (26 km) avevano un minuto di vantaggio su Moreno Sala, seguito da Edoardo Rossano. Sulla terribile salita a Volastra Francesco Nicola accusava qualche crampo e non riusciva più a rientrare, anche se solo negli ultimi 4/5 km cedeva definitivamente. Favoloso il tempo finale di Luca Arrigoni (4h22’55”) che migliora nettamente quello dell’austriaco Christian Stern 4h31’01”. Secondo Francesco Nicola in 4h25’07”, terzo gradino del podio per Moreno Sala (4h27’51”), vincitore l’anno scorso. Da sottolineare che anche Edoardo Rossano e il corso Noel Giordano sono scesi sotto il vecchio record.
Gara tutta di testa per Giuditta Turini, che però solo nella parte finale aumentava il suo vantaggio nei confronti della spagnola Cristina Palomo. 5h32’24” il tempo della valdostana contro il 5h44’15” dell’iberica. Terzo posto per Svetlana Ciobanu in 6h09’30”.
PERCORSO 47 KM
Va detto subito che il tracciato lo si deve dividere in due, perché in pratica si tratta di due gare in una.
Analizziamo la prima parte che va da Monterosso fino al Telegrafo (27 km 1400 m+):
si sale a Punta Mesco e si assaggiano i primi scalini, ma ci si gode la vista prima sul Golfo delle 5 Terre e poi su quello di Levanto. Più avanti si affronta poi un bel single track a tratti tecnico immerso nella macchia mediterranea con vista mare che porta al Santuario di Nostra Signora di Reggio. I 14 km che seguono e portano al Telegrafo sono in gran parte nel bosco su sentieri molto belli che invogliano a correre e in discesa sono ideali per lasciar girare le gambe a tutta.
Veniamo alla seconda parte dal Telegrafo all’arrivo (47 km 2600 m+):
apparentemente non complicata, invece se ci arrivi un po’“ghisato”, ti rifila il colpo di grazia. Dal Telegrafo si scende a Riomaggiore. Qui iniziano le “grane”, con la mitica salita della “Beccara” con i suoi scalini alti e pendenza da paura che porta al vigneto del Corniolo e alla Cantina Sociale di Groppo, per poi lanciarsi in discesa verso Manarola. Qui si ricomincia con gli scalini della salita del “Presepe”, altri 300 m+ che portano a Volastra. Continua la full immersion nei vigneti con viste mare spettacolari,si raggiunge così Corniglia prima e Vernazza poi. Mancano 3 km e mezzo, ancora salite, ma quando si rivolge lo sguardo a sinistra, lo spettacolo è unico, il blu del mare, le scogliere, una full immersion nella natura.
PAROLA AI PROTAGONISTI
Giuditta Turini (prima 47 km)
Sono contenta di come ho gestito la gara. Sono partita molto tranquilla, non avendo l’allenamento adeguato per una gara di 47 km. Arrivando dalla Valle d’Aosta, ho ancora gli sci ai piedi in questo periodo, ed il mio allenamento più lungo era stato di 20 km due settimane fa, dopo il quale non avevo camminato per 4 giorni!!
A dire il vero la mia intenzione era farmi un bell’ allenamento. In partenza nella mia testa mi ripetevo: “Giudy, arriva almeno a Riomaggiore, dopo di che decidi se tornare in treno o per sentieri”.
Stavo bene, gambe un pochino pesanti, ma tutto sommato giravano. E poi il panorama era bellissimo, il mare come sfondo mi ha dato una bella motivazione. Ho fatto con cautela la discesa ed arrivata a Riomaggiore mi son detta: “Torniamo pure per sentieri!”. Due anni fa, quando avevo corso lo Sciacchetrail non avevo trovato una giornata bellissima, quindi questa volta me la sono davvero goduta.
Ho fatto bene a continuare perché ad un km dall’arrivo Franky (Franco Collé) mi ha fatto la sorpresina ed è stato davvero bello tagliare il traguardo insieme.
Credo che lo Sciacchetrail sia una delle gare più belle in questo periodo, molto ben organizzata, che ti dà il giusto stimolo per iniziare la stagione, soprattutto per noi che arriviamo dai “monti” e che non vediamo il mare da diversi mesi.
© Racephoto.it
Giulia Saggin (prima 100 km)
Sono partita troppo forte come sempre, ma avrei potuto fare di peggio. Sono riuscita a viverla con leggerezza nonostante la difficoltà del percorso, per me del tutto inaspettata. Mi avevano detto che ci sarebbero stati gradini, ma non me ne aspettavo così tanti e così irregolari. E' stata proprio l'irregolarità e la tecnicità di molti tratti di percorso, alternati a tratti corribili, la difficoltà principale: non era possibile creare un ritmo medio e costante con cui viaggiare un po' " in riserva". Sempre un continuo e nuovo adattamento.
Mi rimane dentro la visione delle Cinque Terre in notturna, è stupendo viverle nel silenzio, raggiungerle vedendole dalla parte alta della costa, senza nessuno in giro. Fa parte di quei momenti che si vivono in pochi e che rimangono solo tuoi. Mi rimane un salto tra passato e futuro. Sapevo a malapena camminare la prima volta che i miei genitori mi portarono a Monterosso. Sono posti che ho visto e mi hanno visto crescere e mi fa piacere che stiano difendendo la loro identità e le loro tradizioni. Senza ciò, ogni posto nel mondo può diventare identico all'altro e che senso avrebbe viaggiare allora?
Un mese fa' il mio ragazzo mi disse " Uno dei miei sogni è vedere le Cinque Terre". Ho visto la pubblicità della gara, ho pensato che fosse destino, abbiamo preso dei giorni liberi e siamo partiti. Abbiamo condiviso gran parte del percorso. Sono grata agli organizzatori, mi hanno aiutata a realizzare un sogno della persona che amo. Volevo mostrargli questi posti non da turista, ma da viaggiatore, da chi si immerge nei posti e vuole viverli, non penso ci sia modo migliore. Ovviamente mi rimangono anche tutti i sorrisi e la gentilezza di ogni singolo volontario, grazie.
© Francesco Berlucchi
Luca Arrigoni (primo 47 km)
Direi che la gara l’ho gestita bene. Ormai non posso fare quello che facevo una decina di anni fa. Ho imparato con l'esperienza a non “sbragare” nelle prime parti di gara, anche se devo dire che abbiamo spinto sin da subito.
A dire la verità, non è stato facile tenere il passo dei giovincelli. Ho tenuto quel margine in più rispetto agli altri, che ha fatto sì che nell'ultima parte, veramente selettiva, adatta alle mie caratteristiche, potessi dare tutto quello che avevo per stare davanti. Alla fine ce la siamo giocata.
L’ esperienza, data da tante gare, tante situazioni simili passate, è stato il valore aggiunto che mi ha permesso di portarla a casa.
È stata emozionante la battaglia sportiva con amici e rivali. Emozionante l'arrivo in una piazza gremita di folla! È stato bello l'abbraccio con Francesco Nicola dopo il traguardo. Il percorso è a dir poco fantastico, già essere lì per me era una vittoria.
Scendere dalla pianura padana e vivere un pochino d'estate e di mare è stato già un bel regalo. Vincere la gara e suggellarla in questo modo, non poteva andare meglio. È stato un week-end lungo, vissuto con la famiglia, ma anche con tanti conoscenti, amici.
© Racephoto.it
Nicola Bassi (secondo 100 km)
Sono abbastanza soddisfatto. Partito bene, senza strafare, ho forzato un po' troppo fra il decimo e il vetesimo circa per seguire l'amico Andrea Prometti che era scatenato! Abbiamo addirittura preso un piccolo vantaggio sugli inseguitori. Dopo il ristoro a Levanto però Ales Frlic ci ha fatto capire chi comandava, sorpassandoci ad un passo per me ingestibile. Abbiamo proseguito io e Prometti per diversi km. Poi sono rimasto solo, ho avuto un piccolo calo durante la notte, permettendo a Nicola Poggi di agganciarmi. Anche lui andava fortissimo e per non farmi staccare ho dovuto per forza darmi una svegliata. Abbiamo fatto un bel passo aiutandoci a vicenda fin verso il 70° dove sono riuscito a prendere qualche minuto. La parte finale sulle ripide scalinate mi ha permesso di guadagnare un piccolo margine di sicurezza ed aggiudicarmi una seconda piazza combattuta durante tutta la gara!
Di questo Sciacche mi rimane un bellissimo week end passato in compagnia degli amici Andrea Prometti e Barbara Primerano. Tante battute e tante risate. Il viaggio in treno, gli spostamenti... Un percorso veloce, ma comunque con diversi tratti tecnici. Fantastiche le ripide scalinate degli ultimi 20 km, fanno pensare a quanto si faticasse un tempo per ritagliare un pezzettino di terreno da un ambiente difficoltoso come le scogliere liguri. Non per ultimo il ricordo di un fantastico "pasta party" finale. Da fare invidia a molti ristoranti!
© Racephoto.it
IL COMMENTO DEL PARCO Lorenzo Viviani (Presidente Parco Nazionale delle Cinque Terre)
Avendo vissuto la gara di prima persona, rimanendo per moltissime ore in zona arrivo, cosa ti ha piu' colpito?
Mi hanno colpito soprattutto due cose. La prima è stata vedere le Cinque Terre trasformarsi in un grande villaggio sportivo: non soltanto il punto di arrivo di una gara, ma uno spazio in cui sport, passione, comunità e paesaggio si sono tenuti insieme in modo molto forte. La seconda cosa che mi ha colpito è stata notare la stanchezza ma al contempo lo stupore e la gioia di persone che hanno girato il mondo, corso attraverso deserti e montagne, ma che sono rimaste impressionate dal nostro paesaggio e dai nostri sentieri. E per noi questo è un riconoscimento importante, perché quando atleti di grande esperienza, ti dicono che qui hanno trovato una delle prove più belle della loro vita sportiva, vuol dire che il territorio sa parlare da sé.
Quanto è importante la manifestazione per veicolare il messaggio che le Cinque Terre e il Parco sono il paradiso per gli amanti dell'outodoor?*
È molto importante, perché Sciacchetrail non è solo un evento sportivo: è un’occasione per raccontare il nostro territorio. In questi anni la gara è cresciuta insieme alla rete sentieristica che la ospita, una rete che è paesaggio agricolo, i muri a secco, la viticoltura e i prodotti tipici del territorio. Dietro a Sciacchetrail c’è un lavoro congiunto, che ha visto uniti gli organizzatori, il Parco Nazionale delle Cinque Terre, i Comuni delle 5 Terre e tutti coloro i quali si sono impegnati per realizzarlo.
Sciacchetrail veicola nel mondo uno dei simboli più riconoscibili del nostro territorio: lo Sciacchetrà. Un prodotto carismatico, che racconta molto più di un’eccellenza: racconta il paesaggio da cui nasce, il lavoro dei vigneti terrazzati, la fatica e la cura della viticoltura, l’identità profonda delle Cinque Terre.
Chi viene qui deve capire che sotto ogni passo ci sono memoria, lavoro e responsabilità, vivendo il territorio con consapevolezza, rispetto e attenzione.