VIRTUAL RACE

a cura di Maurizio Scilla

 

Il 2020 è un anno particolare in cui il Covid 19 ha sconvolto le nostre abitudini e ha praticamente cancellato la stagione agonistica in cui si sono salvate solo le gare di inizio anno, di gennaio e febbraio, e in cui ben difficilmente ne verranno disputate altre prima della fine.

Le nuove linee guida FIDAL per l'organizzazione di gare, per ora in bozza, sono molto restrittive e difficilmente applicabili per la maggior parte degli eventi di massa sia che si parli di strada che di trail. Distanze interpersonali, compresenze massime, dispositivi e accorgimenti di protezione individuale, sanificazioni...

È così che in questo momento di incertezza diverse organizzazioni stanno cercando qualcosa di alternativo per tenere vivo l’interesse sul proprio evento, così vengono proposte Virtual Race sia sui percorsi originali delle gare, o prove cronometrate nel giorno della gara su tracciati diversi. Se ne parla molto sui social e noi abbiamo pensato di approfondire l’argomento con alcuni esperti. Perché anche a tal riguardo non è poi tutto rose e fiori!

 

200519 strava goteborg

Flavio Saltarelli (avvocato civilista in Piacenza e skialper)

 

Cosa ne pensi delle Virtual Race e quali sono le responsabilità di chi organizza?

Secondo la nostra giurisprudenza gli organizzatori devono essere garanti della sicurezza dei partecipanti.

È una norma un po’ generale, per quanto riguarda le virtual race non ci sono precedenti, perché non se ne sono mai fatte prima, però riflettendo sulla base di quello che sono i principi generali direi che se c’è una classifica, chi partecipa, dovrebbe darti la prova di avere un certificato agonistico valido. Questo se c’è una classifica, se non c’è non è necessario.

Bisogna pensare anche un minimo di garanzie legate al percorso, quindi chi organizza deve andare a fare un sopralluogo e verificare che non presenti pericoli, salvo che possa poi cambiare a causa di situazioni particolari sopraggiunte. In ogni caso l’organizzatore può dire che ad una determinata data il percorso era idoneo, ma si invitano coloro che vogliono partecipare ad accertarsi che il percorso abbia mantenuto quelle caratteristiche, sentendo le guide del luogo, i rifugi, la forestale, questo per diminuire la propria responsabilità. È vero che sono tutti discorsi teorici perché mai questi problemi si sono posti, sono considerazioni che faccio, sulla base di principi generali.

 

 

Marino Giacometti (patron dello skyrunning)

 

Cosa pensi delle Virtual Race e cos’è il progetto #myskyrace?

Mi piacciono quelle iniziative come quella lanciata dagli organizzatori della Valtellina Vertical Tube Race per cui il 30 maggio tutti gli atleti sono invitati ad effettuare un’ascesa di 500 m, ovunque loro siano, inviando poi la traccia all’organizzazione che stilerà una classifica. E le cui iscrizioni andranno in beneficenza. Più complicata invece la situazione per quelle "gare virtuali" con servizio di tracking e cronometraggio in modalità di non compresenza (tipo Wedosport). Anche se come l'idea è decisamente popolare. Non so quanti organizzatori si prestino poi a supportarla su un percorso vero, passando dal ritiro pettorale presso negozio e relativo tracker. Ma soprattutto ho dei dubbi sulle responsabilità indirette, perché se chiedi del denaro e pubblichi una classifica qualche appiglio in tal senso per me ci sarebbe.

Come ISF siamo partiti con proposte riservate solo a percorsi su gare certificate, dando informazioni uniche su tempi di percorrenza personalizzati in sicurezza, calorie necessarie e assicurazione, prima di partire.

Notare che è tutto fondato su una rigorosa ricerca scientifica evoluta con un algoritmo personalizzato, con delle informazioni che i comuni dispositivi ti danno dopo che sei arrivato e non prima di partire. Le info si trovano al seguente link https://www.skyrunning.com/myskyrace-plan/.

Il passo successivo sarà estenderlo ad altre gare e persino ai percorsi degli allenamenti vicino a casa o al confronto con quelli degli atleti top.

In questo caso con un margine di errore notevole, perché sui percorsi noti correggiamo i gpx che presentano spesso salti di lettura e dislivelli fuori corsa, mentre su percorsi non noti possiamo solo eliminare quelli più evidenti, non c’è mai una lettura uguale all’altra!

Tra i requisiti richiesti, il pagamento di soli 10 euro per l’abbonamento a 3 gare, l’assicurazione e il certificato medico agonistico.

Potremmo poi arrivare anche a confrontare le prestazioni, ma con un confronto volontario stile condivisione Strava e non fare delle gare con classifiche.

 

200519 track

 

Direttivo Campo dei Fiori Trail

Come Campo dei Fiori Trail vi state muovendo per mantenere viva la gara in qualche modo?

La promozione del territorio e la promozione della disciplina del trail running, sono da sempre i principali obbiettivi che hanno spinto a organizzare il Campo dei Fiori Trail.

In un periodo particolare, a nostro avviso l’unico modo per tenere fede in qualche modo ai nostri obbiettivi, è quello di “suggerire” a tutti quegli atleti orfani di manifestazioni e di competizioni in questo 2020, di cimentarsi in un allenamento, in una escursione, lungo i tracciati delle nostre gare.

Il nostro impegno sarà quello di fornirgli indicazioni tipo e supporto con la pulizia dei sentieri, una traccia GPS attendibile, indicazioni dei punti acqua lungo il percorso e indicazioni di esercizi alimentari lungo il percorso.

Non stiamo parlando di un evento competitivo (nessun pettorale, nessuna iscrizione, nessun premio) quindi a nostro avviso decade la necessità di essere in possesso, da parte degli atleti, del certificati medici agonistici e quindi tantomeno da parte di noi promotori di doverlo richiedere. Anche l’ipotesi di stilare una classifica con i tempi di percorrenza non comporta necessariamente far rientrare queste escursioni individuali, tra gli eventi competitivi.

Altra cosa importante che stiamo facendo, in accordo con l’ “Ente Parco Campo dei Fiori”, è la tracciatura permanente dei percorsi CFT, questo progetto sarà un ulteriore strumento a favore di tutti quegli escursionisti che vorranno cimentarsi nel provare i nostri tracciati. I sentieri saranno corredati da informative sulle difficoltà per suggerire ai visitatori come attrezzarsi e poter decidere se sono in grado di poterli affrontare.

 

 

Paolo Germanetto (responsabile tecnico FIDAL corsa in montagna e trail)

 

Le Virtual Race possono essere qualcosa di interessante in questo momento veramente particolare?

In tanti stanno proponendo iniziative di gare virtuali. Personalmente non la vedo come una cosa negativa, anche se sui social ritrovo un certo nervosismo da parte di alcuni organizzatori che tendono a cercare per forza dei risvolti negativi.

In questo momento d’incertezza sembra passare l'idea di dover per forza seguire tutti la stessa linea sapendo a priori cosa è giusto e cosa sbagliato. E questo a me non piace, perché si perdono di vista le reazioni individuali a problemi complessi. E poi non vorrei che tanto agitarsi fosse legato al fatto che qualcuno pensa di perdere il posto in prima fila.

Dal punto di vista delle responsabilità distinguerei le cose. Da un lato ci sono iniziative nate su Strava, promosse da organizzatori completamente gratuite, senza finalità e quindi è come andare ad allenarsi sui sentieri. In quei casi non vedo delle responsabilità. Mentre invece la responsabilità individuale c'è, se sono io che traccio un percorso, se chiedo a tutti di correre sullo stesso tracciato sotto un’egida agonistica e a questo punto mi assumo anche il rischio organizzativo. Inoltre in questo contesto trovo poco corretto provare a fare del business.

Infine, confrontandomi con un legale, vedo molto complicato dare delle responsabilità a chi lancia un’iniziativa che non si svolge nello stesso posto per esempio, invitando tutti a correre 300 m di dislivello.

 

 

Roberto Terroni (Organizzatore Abbots Way dal 2019, consulente e formatore sicurezza sul lavoro)

 

Quali sono i rischi che corre chi organizza una Virtual Race?

Siamo in un terreno molto sottile ma farei una distinzione sul tipo di “evento” che si organizza, differenzierei le gare “virtuali” su percorsi predefiniti in:

- chi le indice come gare vere e proprie con classifica, premi ed iscrizione a pagamento
- chi le indice a mero scopo “turistico promozionale” per tenere vivo il nome della propria gara nell’anno dell’annullamento.

Nel primo caso direi che gli obblighi degli organizzatori poco si discostano da quelli di una gara a tutti gli effetti, finanche la richiesta di documentazione medica.

Se è gara vera e propria mi pare solo un modo per aggirare l’ostacolo e il fatto che sia dilazionata nel tempo non cambia le cose. Discuto che possa essere pubblicizzata e svolta in presenza di divieto manifestazioni da DPCM ma qui lascerei il campo ai legali.

Differente il secondo caso, io organizzatore indico un giro turistico sul mio percorso per tenere vivo il brand della gara e nel frattempo faccio promozione turistica. Nessun premio, nessuna iscrizione.

Darei il consiglio all’organizzatore comunque di fare tutto il possibile per la sicurezza del turista. Come?

Fornire tutte le indicazioni necessarie sul percorso (un briefing online in cui preciso eventuali criticità) con allegata traccia gps accurata e aggiornata. Il fatto di fornire il servizio di tracker gps costituisce sicuramente un valore aggiunto alla sicurezza del “concorrente turista”.

Niente classifica (posso tenere il tempo di percorrenza solo a fine statistico senza stilare classifiche di merito) niente quota iscrizione e se si vuole fare beneficienza, la può fare magari in maniera diretta il concorrente.

Poco di più si può fare se si tratta di una corsa personale su sentieri pubblici.