Argomento interessante: anche io me lo ero perso...
Nelle mie esperienze, avere la compagnia può fare la differenza durante la notte.
Avere qualcuno con cui chiacchierare ti fa passare il tempo, sentire meno la fatica, e dà maggiore tranquillità sul fatto di aver preso il sentiero giusto quando non vedi balise per qualche minuto.
Difficile organizzare tanti pacer, che viaggino a un ritmo predefinito, come in una maratona: magari trovi quello che fa il ritmo giusto, ma poi tu vuoi fermarti a dormire mezz'ora a un ristoro, cosa fai?
In definitiva, lascerei al caso e alla tattica di gara la possibilità di formare gruppetti. Mi viene in mente in proposito l'UTMB 2011, quando Kilian decise (lo disse lui dopo la gara) di non forzare i ritmi (rinunciando quindi al tentativo di record) perchè preferiva rimanere in gruppo per affrontare la notte di cattivo tempo.
Forse in una gara ha senso invece rinforzare il gruppo delle scope.
Avrebbe senso avere un "Pacer" in gare dai 100 km in su?
Moderatore: leosorry
Re: Avrebbe senso avere un "Pacer" in gare dai 100 km in su?
ciao ELIO mi sento di dover rispondere ,perchè oltre a fare gare trail faccio anche qualche maratona.
quest'anno per la prima volta dopo 20 maratona ho fatto il PACER DELLE 04:15 A MILANO.
prima cosa non è che ci infischiamo di dei runner che stanno male....ma noi abbiamo un compito;portare al traguardo nel tempo stabilito il maggior numero di atleti; ciò implica che se qualcuno rallenta non possiamo aspettarlo perchè ci sono tutti gli altri .....
detto ciò essendo in tre ci si organizza,essendo alla prima esperienza io sono stato in mezzo al gruppo dando consigli a chi li chiedeva e quando si facevano i "buchi" cercavo di chiudere con gradualità
alla fine all' ultimo km si da il rompete le righe per cercare di far guadagnare ancora qualche secondo a tutti.
come scritto in precenza la scelta fatta da te e ARMANDO la condivido , secondo me UMBE ha fatto un buon lavoro ed inoltre a fatto conoiscere le problematiche dell ADMO.
ciao ci si vede....prima o poi sto viaggio lo finisco
quest'anno per la prima volta dopo 20 maratona ho fatto il PACER DELLE 04:15 A MILANO.
prima cosa non è che ci infischiamo di dei runner che stanno male....ma noi abbiamo un compito;portare al traguardo nel tempo stabilito il maggior numero di atleti; ciò implica che se qualcuno rallenta non possiamo aspettarlo perchè ci sono tutti gli altri .....
detto ciò essendo in tre ci si organizza,essendo alla prima esperienza io sono stato in mezzo al gruppo dando consigli a chi li chiedeva e quando si facevano i "buchi" cercavo di chiudere con gradualità
alla fine all' ultimo km si da il rompete le righe per cercare di far guadagnare ancora qualche secondo a tutti.
come scritto in precenza la scelta fatta da te e ARMANDO la condivido , secondo me UMBE ha fatto un buon lavoro ed inoltre a fatto conoiscere le problematiche dell ADMO.
ciao ci si vede....prima o poi sto viaggio lo finisco
Re: Avrebbe senso avere un "Pacer" in gare dai 100 km in su?
Visto che dal quarantesimo chilometro circa, fino alla fine, sono stato in compagnia di Umberto (Olmo 68,) vorrei dare il mi contributo alla discussione.
Beh, avere una sorta di Pacer su gare lunghe, secondo me, ha senso. Molto.
E vorrei cogliere l'occasione, perché non credo di averlo fatto nel modo migliore all'arrivo, per RINGRAZIARE Umberto per quello che ha fatto (e gli organizzatori della Abbots per la lungimiranza del progetto).
Umberto, un "Pacer" che per tutto il viaggio ha cercato di tenere un passo che consentisse di arrivare in circa 24-26 ore, ma in modo intelligente. Quando vedeva che qualcuno del gruppo aveva difficoltà, gli stava vicino, lo incoraggiava se necessario, lo distraeva o semplicemente gli dava indicazioni sul percorso che stavamo per affrontare. Quando ha visto che le 24 ore non erano fattibili, se non per poche persone, ha rallentato, proprio con l'obiettivo di tenere unito il gruppo. E c'è riuscito. Almeno fino a un paio di km dall'arrivo, dove il gruppo da 6 è diventato due da tre. Ma ormai il lavoro era fatto.
Spero che un pacer (o due, in funzione della distanza e dei tempi massimi di percorrenza) diventi una costante nei trail di lunga distanza. Aiuterebbe senz'altro ad aumentare il numero di finisher o comunque a far stare in compagnia persone che affronterebbero la gara da sole.
Beh, avere una sorta di Pacer su gare lunghe, secondo me, ha senso. Molto.
E vorrei cogliere l'occasione, perché non credo di averlo fatto nel modo migliore all'arrivo, per RINGRAZIARE Umberto per quello che ha fatto (e gli organizzatori della Abbots per la lungimiranza del progetto).
Umberto, un "Pacer" che per tutto il viaggio ha cercato di tenere un passo che consentisse di arrivare in circa 24-26 ore, ma in modo intelligente. Quando vedeva che qualcuno del gruppo aveva difficoltà, gli stava vicino, lo incoraggiava se necessario, lo distraeva o semplicemente gli dava indicazioni sul percorso che stavamo per affrontare. Quando ha visto che le 24 ore non erano fattibili, se non per poche persone, ha rallentato, proprio con l'obiettivo di tenere unito il gruppo. E c'è riuscito. Almeno fino a un paio di km dall'arrivo, dove il gruppo da 6 è diventato due da tre. Ma ormai il lavoro era fatto.
Spero che un pacer (o due, in funzione della distanza e dei tempi massimi di percorrenza) diventi una costante nei trail di lunga distanza. Aiuterebbe senz'altro ad aumentare il numero di finisher o comunque a far stare in compagnia persone che affronterebbero la gara da sole.
Re: Avrebbe senso avere un "Pacer" in gare dai 100 km in su?
E se il pacer cede fisicamente/mentalmente chi lo porta al traguardo? 
Re: Avrebbe senso avere un "Pacer" in gare dai 100 km in su?
Ciao Silvio68, chiedo scusa ho usato il termine sbagliato...silvio68 ha scritto:ciao ELIO mi sento di dover rispondere ,perchè oltre a fare gare trail faccio anche qualche maratona.
quest'anno per la prima volta dopo 20 maratona ho fatto il PACER DELLE 04:15 A MILANO.
prima cosa non è che ci infischiamo di dei runner che stanno male....ma noi abbiamo un compito;portare al traguardo nel tempo stabilito il maggior numero di atleti; ciò implica che se qualcuno rallenta non possiamo aspettarlo perchè ci sono tutti gli altri ....
Auspico quindi più pacer (persone esperte che possono essere individuate anche con l'appellativo "Expert Racer", diversa definizione coniata per il trail "EXPRACE") e che possano guidare le diverse andature senza dover correre su e giu per recuperare atleti in difficoltà. Lasciando alle "scope" l'ultima analisi di percorrenza.
A questo punto potrebbe veramente esserci anche un elemento in più di sicurezza per chi, meno esperto ma anche con andature veloci, volesse cimentarsi nell'approccio ai trail lunghi. Almeno oltre i 50-60 km....o sono troppo corti