
ph. Lelio Boaglio
Ah Piacciono i racconti di Tor?
Se al primo Tor non sai bene cosa ti aspetti, al terzo Tor sai tutto. Conosci quasi ogni pietra sul percorso. Sai perfettamente quali sono i punti più difficili, ma anche i (pochi) tratti brutti o che non ti piacciono.
Io ho sempre odiato la salita da Donnas a Sassa. perché è eterna e non finisce mai, con quel continuo andare da una parte all'altra e poi brevi strappi tra bosco e case, tutti uguali.
Ricordo il mau lo scorso anno ad aspettarmi nell'ultimo tratto di sentiero, quasi in piano verso destra prima di montare sulla scalinata che porta al ristoro di Sassa.
Ma quest'anno mau non c'è, è troppo tardi, anzi è praticamente mattino.
Da lì al rifugio Coda mi piace di più, prima tra prati e con bosco e poi tra grosse pietre da saltare fino a raggiungere la cresta.
Sbuca il sole e l'aria si fa sempre più fresca man mano che si sale.
A cinquanta metri dalla cresta vedo bene di indossare tutto quello che ho.
E ho fatto bene perché lassù tira un vento terribile, che ti sbatte per terra. Gelido e violento.
Il rifugio è la in fondo a 15 minuti circa di saliscendi sempre esposti al vento.
Il ragazzo orientale che mi precede ha freddo e si ripara in una specie di anfratto nella roccia. Ma non è dalla parte giusta della corrente d'aria, e se la prende tutta. E' stupido e pericoloso fermarsi qua. Glielo dico, "mancano solo 5 minuti al rifugio". "Ho freddo" dice lui. Gli dico di ripartire e che vado ad avvisare. Cosa che faccio appena entro al caldo dell'accogliente tana, dove poi il buon Guabix mi coccolerà con birra e ottima zuppa.
Fino a qua ci sono arrivato, l'umore è un po' più alto, le gambe fanno sempre fatica a piegarsi ma almeno non mi viene da piangere.
Riparto, sempre col vento che ti butta per terra, per altri 50 metri, mi aveva avvisato Giabix, fino alla forcella. Arrivo alla forcella, sto per scendere... "Matteo". E' guabix che mi ha rincorso col telefono in mano, vuole che chiamiamo il mau.
"Ma sarà al lavoro"
"Eh se può risponde altrimenti lascia correre".
Dopo cinque minuti per trovare la connessione nell'unico punto in cui prende (ventoso!) ecco finalmente il mau. Una voce amica fa sempre piacere. Prometto a entrambi di mettercela tutta, un passo alla volta fin dove riesco, possibilmente fino a Courmayeur. Anche se in verità mi sembra così lontano e così improbabile farcela, stavolta.
Mi fiondo in discesa, una delle più stronze di tutto il tor. Fatta di sassi e sassi e sassi. Raggiungo due ragazze, una mora e una bionda, rispettivamente lituana e statunitense, entrambe bloccate in discesa. Le passo, faccio pochi metri e sento dietro di me un rutto pazzesco. Oddio! Faccio altri dieci passi e un'altro rutto detonato. Omadonna!
Aiuto, scappo, scappo e mi addentro in uno dei tratti più selvaggi e intensi del Tor. Da qui al Lago Vargo, al rifugio della Barma, al col Marmontana, alla Crenna dou Leui, al Colle della vecchia...
Voglio stare da solo, finalmente solo, nelle montagne che amo sotto un sole cocente, sferzato da un vento impetuoso, alla ricerca di pace, di serenità, alla ricerca di abbuffarmi di bellezza ed emozioni, che non tardano ad arrivare.
La variante del La Barma, introdotta lo scorso anno, e che di notte mi era parsa stupenda e terrificante al tempo stesso, oggi alla luce del sole si mostra pacata, selvaggia, ma serena. Brulle rocce enormi e nere, limpidi laghi blu. Wow.
Doppio piatto di pasta e dieci minuti in branda.