a quanto pare eravamo più vicini ai 130km che ai 125km.
sul dislivello ho finito con due che dicevano 7800m D+, mentre a corry mi pare che risultassero 8400m D+.
sono più propenso sul secondo dato, a naso (e gambe) gli 8000 li abbiamo bellamente passati.
tecnico proprio no, e se lo dico io vuol dire che è vero.
nulla di difficile, mai.
ico, mettila in programma, ne vale la pena. mi sento di "rischiare" il consiglio.
però prendila come in vera semiautonomia. fai conto che roba solida da mettere sotto ai denti la trovi al 57km (riso oppure pasta, in entrambi i casi in bianco) e al 95km (come sopra più patate lesse).
e considera che quasi tutti i ristori sono all'aperto.
Ortles Haute Route (So-Bz) 12.09.2026
Moderatore: maudellevette
Regole del forum
Questa sezione è dedicata alle anteprime e ai racconti delle gare.
Nel titolo scrivete il nome della gara, la provincia e la data di svolgimento.
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- augusto losio
- Messaggi: 1717
- Iscritto il: 06/09/2010, 7:59
Re: Ortles Haute Route (So-Bz) 12.09.2026
Bene, Augusto grazie delle indicazioni, magari organizzatori rivedranno un pò i ristori, oppure la filosofia della gara è questa... Vorrà dire che a maggio per abituarmi farò le Porte per la quinta volta
I ristori all'aperto sono quindi allineati con l'essenzialità, poco da mangiare poco da fermarsi
I ristori all'aperto sono quindi allineati con l'essenzialità, poco da mangiare poco da fermarsi
Re: Ortles Haute Route (So-Bz) 12.09.2026
Garmin mi ha registrato più di 130km e più di 8’400 positivi. Di solito è preciso.
Il cancello di cui parlavamo è comunque ad almeno 30km, ne troppo ne poco, direi giusto.
Unico sballato quello di Solda, estremamente esagerato alle 6. Credo vada accorciato di almeno 2 ore. Forse anche di più.
Il cancello di cui parlavamo è comunque ad almeno 30km, ne troppo ne poco, direi giusto.
Unico sballato quello di Solda, estremamente esagerato alle 6. Credo vada accorciato di almeno 2 ore. Forse anche di più.
Re: Ortles Haute Route (So-Bz) 12.09.2026
Caro Ico, torni pure alle Porte ma non pensare di trovare una gara di sopravvivenza alimentare come una volta.Ico ha scritto: ↑15/09/2026, 14:12 Bene, Augusto grazie delle indicazioni, magari organizzatori rivedranno un pò i ristori, oppure la filosofia della gara è questa... Vorrà dire che a maggio per abituarmi farò le Porte per la quinta volta![]()
I ristori all'aperto sono quindi allineati con l'essenzialità, poco da mangiare poco da fermarsi![]()
Quest'anno ho trovato un ristoro con torte fatti in casa a volontà (e molto buone) e un ristoro con pasta e carne alla bracce. Altri ristori più scarni con poco più di acqua e qualche cracker. Ma ad almeno uno di questi mi hanno detto che l'anno prossimo vogliono fare gli abusivi anche loro - si mettono in competizione.
Io avevo 4 panini nello zaino. 2 di essi ho mangiato il giorno dopo a colazione.
Re: Ortles Haute Route (So-Bz) 12.09.2026
Confermo che PdP è cambiata, alla mia prima edizione un ragazzo mi aveva offerto mezza coca che era andato a prendere al rifugio a circa metà gara e all’ultimo rifugio c’era del the. Le altre sempre di più fino a diventare una gara con normali ristori.
Re: Ortles Haute Route (So-Bz) 12.09.2026
Si sì grazie delle dritte Martin e Corry, ne ero al corrente, comunque sempre un gran bel giro di maggio, magari cercherò di farlo senza farmi attrarre dalle sirene dei ristori nel più puro spirito originario 
- Dariogrizzly_1981
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- Località: TORINO (TO) - GENOVA (GE)
Re: Ortles Haute Route (So-Bz) 12.09.2026
Augusto , Corry, ma alla fine quel famoso cancello per il quale abbiamo fatto mille calcoli improvvisati come lo avete passato?
Comunque bravi tutti considerato il percorso davvero impegnativo come distanza, dislivello e altitudine media!
Comunque bravi tutti considerato il percorso davvero impegnativo come distanza, dislivello e altitudine media!
Re: Ortles Haute Route (So-Bz) 12.09.2026
Dal Suunto vertical 2 mi sono usciti 129km e 7981d+ (rabbia infinita per non aver visto scattare l'8 sull'orologio).
A parte gli scherzi, contentissimo di avere finito la gara, sopratutto per la preoccupazione al tendine/i Achille un pò dolorante. Dopo la salita verticale al 5alpini dove lo sentivo un pò rigido, dal passo Zebrù in poi è andato tutto benissimo. (ho messo anche la cavigliera consigliata da Martin, grazie!)
La mia gara: prima parte bene, buon ritmo, arrivato al cancello del Pizzini con ampio margine. Tratto del Ghiacciaio stupendo, discesa al Nino Corsi bella lunga. La risalita al passo Medriccio è stata la zona con temperatura più fredda, già la discesa alla base vita molto meglio.
La notte è stata la parte un pò più sofferta, soprattutto dal Rif. Serristori in poi... sentiero infinito fino al paese di Stelvio, anche la prima parte della salita al Passo Stelvio (soffro sempre un pò l'alba).
La parte dal passo Stelvio a Bormio la conoscevo, me la sono goduta camminando parecchio, poi dalle torri di Fraele corsa tutta fino al traguardo.
Le considerazioni sulle note negative della gara sono le stesse che mi sento di condividere, in particolare su ristori e balisaggio.
RISTORI: più che la poca varietà di cibo, non ho molto apprezzato la posizione al freddo di alcuni punti, soprattuto quello al Nino Corsi del 42km. L'ultimo ristoro era 15 km prima, iniziava la notte, trovare due tavoli e forse una panchina fuori al freddo è stato un pò spiacevole (considerando che il rifugio a 100 metri sotto è grandissimo) BOH.
BALISAGGIO: nel complesso mi è sembrato sufficiente, certo qualche fettuccia in + ti dà + tranquillità .... l'unico tratto dove per un paio di volte non capivo proprio dove andare è stata la prima parte della discesa dal Medriccio.
Gara dai paesaggi stupendi, sentieri sempre belli, di tecnico direi niente.
Il meteo è stato direi perfetto!
A parte gli scherzi, contentissimo di avere finito la gara, sopratutto per la preoccupazione al tendine/i Achille un pò dolorante. Dopo la salita verticale al 5alpini dove lo sentivo un pò rigido, dal passo Zebrù in poi è andato tutto benissimo. (ho messo anche la cavigliera consigliata da Martin, grazie!)
La mia gara: prima parte bene, buon ritmo, arrivato al cancello del Pizzini con ampio margine. Tratto del Ghiacciaio stupendo, discesa al Nino Corsi bella lunga. La risalita al passo Medriccio è stata la zona con temperatura più fredda, già la discesa alla base vita molto meglio.
La notte è stata la parte un pò più sofferta, soprattutto dal Rif. Serristori in poi... sentiero infinito fino al paese di Stelvio, anche la prima parte della salita al Passo Stelvio (soffro sempre un pò l'alba).
La parte dal passo Stelvio a Bormio la conoscevo, me la sono goduta camminando parecchio, poi dalle torri di Fraele corsa tutta fino al traguardo.
Le considerazioni sulle note negative della gara sono le stesse che mi sento di condividere, in particolare su ristori e balisaggio.
RISTORI: più che la poca varietà di cibo, non ho molto apprezzato la posizione al freddo di alcuni punti, soprattuto quello al Nino Corsi del 42km. L'ultimo ristoro era 15 km prima, iniziava la notte, trovare due tavoli e forse una panchina fuori al freddo è stato un pò spiacevole (considerando che il rifugio a 100 metri sotto è grandissimo) BOH.
BALISAGGIO: nel complesso mi è sembrato sufficiente, certo qualche fettuccia in + ti dà + tranquillità .... l'unico tratto dove per un paio di volte non capivo proprio dove andare è stata la prima parte della discesa dal Medriccio.
Gara dai paesaggi stupendi, sentieri sempre belli, di tecnico direi niente.
Il meteo è stato direi perfetto!
Re: Ortles Haute Route (So-Bz) 12.09.2026
OHR
Scrocco un passaggio in auto per Bormio, molto piacevole, ad Augusto e conosco anche Pietro che oltre ad essere forte è davvero un bravo ragazzo.
Abbiamo un appartamento in una posizione strategica, che ci permette di fare tutto con calma. Ritiro pettorale, briefing dove il buon Dega ci spaventa un pochino e arrivo alla partenza, dove scopriremo solo dopo un po’ che dobbiamo ritirare il gps e che controllano accuratamente tutto il materiale. Ramponcini obbligatori tutta la gara.
Si parte su asfalto ed è un bene perché così alla prima salita, abbastanza ripida, il gruppo è già sgranato. Dura poco e ci porta su un bel sentiero corribile che ci permette di rilassarci e di iniziare a pensare che il primo cancello non sia poi così tirato.
Dopo il primo ristoro entriamo in Val Zebrù. Il sentiero, tra l’altro più scorrevole del previsto, è stupendo e la vista mozzafiato. Mi sembra veramente di essere all’interno di una cartolina e il rifugio Campo, dopo 20km, arriva subito. Ritrovo Augusto, che doveva essere infortunato, malato, ritirato, praticamente ormai morto. Fatto sta che in salita va al doppio e ripartiamo zampettando.
La salita al V Alpini parte facile ma salendo diventa tosta, soprattutto per la quota e per il fatto che nell’ultimo tratto si incrociano quelli che hai davanti. Psicologicamente è impegnativo ma il paesaggio aiuta tantissimo. Arrivato trovo una graditissima sorpresa, aranciata amara in lattina! Scopriremo poi che sia qui che al Pizzini sono stati i gestori ad offrirci le bibite perché quello che aveva messo l’organizzazione era già tutto finito.
Il passo Zebrù con la neve del giorno prima, il cielo terso e il paesaggio sbalorditivo scorre via velocemente anche se gli ultimi metri sono un filo tecnici con però alcune catene che danno sicurezza.
Discesa al Pizzini facile, io per la gara ho impostato una tattica alla Allegri, difesa bassa e compatta, come priorità vediamo di non fare errori, la partita sarà lunga, probabilmente con supplementari e forse anche rigori, devo solo portarla a casa e quindi cerco di stare sempre sotto ritmo, forse con il senno di poi anche troppo, ma va bene così. Trovo la Lemonsoda offerta dal gestore.
Salendo al Casati il paesaggio diventa glaciale, la neve dei due giorni scorsi è scesa sotto i 2500 metri e ne troviamo ancora un pochino ma lo spettacolo sono i ghiacciai che imbiancati di fresco risplendono al sole e riescono a nascondere la loro sofferenza. Credevo ci fosse un ristoro invece le guide ci fanno mettere i ramponcini e si parte subito con l’attraversamento del ghiacciaio, all’inizio faccio casino perché mi devo mettere il goretex e fare qualche foto ma poi me la godo correndo felice fino alla fine dove altre guide, davvero gentili, ci fanno togliere i ramponi e ci indicano la via su uno dei pochissimi e brevissimi tratti tecnici.
Altra facile discesa al Corsi, fatta tutta chiacchierando sempre sotto ritmo, immaginando il caldo del rifugio, un pasto caldo e un posto per cambiarsi e preparare la notte.
E invece col cactus, tra l’altro dopo una deviazione su un sentiero scivoloso a causa della mancanza della banderuola al bivio, troviamo solo un tavolo all’aperto, una roccia per sedersi, pessimo brodo tiepido alla spina
dove ci pucio un pò di pane. Fa schifo! Qualcuno si lamenta e la signora altoatesina ci risponde che se vogliamo possiamo entrare nel rifugio che però è anche abbastanza distante. Fa anche parecchio freddo e abbiamo fatto più di 40 km e ben più di 3’000 metri di dislivello. Cambio solo le calze perché inizio a tremare e riparto verso il passo del Madriccio.
Qui parte la gara a chi non accende la frontale
tra gli ultrarrunners gira voce che chi lo fa per ultimo ce l’ha più lungo (il fascio di luce). Alla fine cediamo, anche questo tratto mi piace, con il buio in basso, le cime più alte ancora illuminate e le lenticolari arancioni sopra. Con il buio la stellata è da Oscar!
Invece la discesa su Solda è sicuramente l’unico tratto brutto del percorso, pista da sci dritta per dritta. Inizia a darmi fastidio la testa del perone della gamba destra, stranamente perché ero partito con un ginocchio sinistro non perfettamente in ordine e ancor più stranamente quando metto via i bastoni e lascio andare le gambe passa. Riprendo e supero Augusto.
Arriviamo a Solda con un mega vantaggio sul cancello, sicuramente da accorciare parecchio, ma ci sembra di essere ultimi. Finalmente un ottimo pasto caldo, scelgo riso con grana e prosciutto e finalmente acqua frizzante…
Ci fermiamo meno di un’ora, obbligo Augusto a non pensarci nemmeno a dormire, addirittura mangia. Ovviamente continua a blaterare di possibili ritiri, infortuni e morte quasi certa
In salita al Serristori Augusto mi aspetta, saliamo chiacchierando e cerco di tenere un ritmo basso ma costante. Anche qui psicologicamente è provante perché si vedono tutte le lucine che stanno già scendendo. Quando arrivo in cima ho un pochino di nausea e voglio entrare al caldo a mettere l’ultimo strato disponibile (maglietta, maglia manica lunga, maglia lunga pesante e goretex 2,5). Siamo già a +5000m !
La discesa è un filo tecnica, sentiamo anche una scarica di sassi vicino, lascio Augusto e altri 3 concorrenti e mi ritrovo solo. Mi capita sempre di notte chissà perché.
La discesa non è difficile ma lunga, affrontarla da solo è provante, ho sonno e anche se il sentiero è facile ci sono tratti esposti, cerco di rimanere concentrato. Ad un certo punto sento il rumore di una frana, scoprirò poi che lunedì una grossa frana ha interessato parte del percorso
Arrivare a Stelvio paese è desolante, il balisaggio non è perfetto, soprattutto le bandierine non sono dove servirebbero. Magari, forse, ai bivi
Inoltre le frecce rosse sono state sostituite da quelle blu che al buio non sono proprio il massimo e io penso che possano essere di un’altra gara…Arrivato sull’asfalto ho quasi ripreso un gruppetto ma sbaglio un bivio, scendo verso due luci rosse ma erano catarifrangenti di un trattore. Poi mi fermo a cambiare la pila della frontale e quando arrivo alla strada non vedo ancora il bivio che sale. Penso addirittura di aver saltato il ristoro che in realtà scopro essere solo un piccolo banchetto all’aperto e al freddo con di fianco una tettoia
Augusto mi riprende e ripartiamo subito per non congelare.
Studiando il percorso da casa avevo evidenziato che c’erano un po’ troppi km senza ristori, mi ero quindi informato sull’orario di apertura del Rifugio Forcola che così è diventato il nostro obbiettivo principale. La salita alterna strada sterrata a ripidi sentieri che tagliano la pista in verticale. Cerco di rimanere con Augusto che non spinge troppo. Il paesaggio inizia ad illuminarsi, altra giornata fotonica.
Vediamo l’arrivo di una seggiovia, aspetto ad esultare finché non appuriamo che effettivamente il rifugio è aperto. Mi ci fiondo ed ordino strudel con cappuccino. Mi arriva una porzione tripla con crema alla vaniglia. Dopo il terzo boccone sono indeciso se vomitare o finire. Ma è davvero buonissimo e lo stomaco si riapre, caffè espresso per me e birra media per Augusto e si riparte.
Ho davvero tanta energia e stavolta faccio io i ritmo, scambio qualche parola con Paolo che con i suoi video mi fa rivivere o conoscere tante belle gare. Il paesaggio si apre ed è ancora bellissimo ma mi accorgo presto di aver sbagliato i calcoli, il passo è molto più lontano del previsto e ho già finito l’acqua. Non ci sono nemmeno ruscelli ma proprio quando sto per morire Augusto mi dice, casualmente, che si era dimenticato di avere preso una bottiglietta d’acqua e di averla messa nello zaino. Eccheccazzo è un’ora che mi lamento e non ti è venuto in mente?? Comunque mi ha salvato. E’ ancora mio amico anche se continua con il pessimismo cosmico che al confronto Leopardi era Gastone
Arriviamo nel caos del Passo. E pensare che al briefing ci avevano detto di stare attenti ad attraversare la strada giù a Stelvio paese. Qui invece moto ed auto giocano a chi ci viene più vicino e più veloce, forse danno un premio a chi investe un runner, come in tempo di Covid. Una Ferrari ci sfreccia ad un metro. Meno male che Augusto non aveva un sasso a portata di mano…
Il ristoro è all’interno di un bell’albergo chiuso, ed è molto ben fornito con volontari e alpini davvero gentili. Mangio patate lesse con un bel po’ di sale. Un volontario ci indica la via di discesa ed infatti subito la sbagliamo, poi finalmente si riattraversa la strada e imbocchiamo un bel sentiero super panoramico.
Passiamo una facile forcella e poco dopo il passo Forcola, qui decido che è il momento di lasciare andare le gambe. Cercherò di corricchiare fino alla fine, ad un ritmo lumaca stanca ma senza mai mollare. Si scende a zigzag fino al ristoro Solena e dopo una facile strada sterrata arrivo ad un altro ristoro, prima della diga. Il Lago di Cancano è di un azzurro che sembra artificiale, mangio tre fette di anguria e riparto a ritmo “novantenne che prova a correre prima di morire”.
Ad un certo punto ci fanno tagliare una strada facendoci passare per alcuni ripidissimi ed improbabili “sentieri”, qualche bestemmia e purtroppo torna il dolore al ginocchio. Per fortuna dopo inizia una pista ciclabile, salto l’ultimo ristoro, voglio arrivare. Si entra in una bellissima pista da skiroll, un capriolo mi guarda impietosito, poi mi attraversa davanti e sparisce nel bosco.
Il Garmin continua ad accorciare il tempo finale e quando sono sotto le 33 ore mi ritengo soddisfatto e rallento. Mi godo gli ultimi chilometri.
All’arrivo Pietro mi aspetta, ha chiuso 52esimo in 28 ore, sarebbe anche primo di categoria, se ci fosse stata la sua. Trovo anche Guendalina che ha vinto la gara, se lo merita!
Mangio qualche patatina e mi vesto aspettando Augusto che però ci mette 10 minuti a fare gli ultimi 350 metri, dicono si sia fermato a fare aperitivo…
Scrocco un passaggio in auto per Bormio, molto piacevole, ad Augusto e conosco anche Pietro che oltre ad essere forte è davvero un bravo ragazzo.
Abbiamo un appartamento in una posizione strategica, che ci permette di fare tutto con calma. Ritiro pettorale, briefing dove il buon Dega ci spaventa un pochino e arrivo alla partenza, dove scopriremo solo dopo un po’ che dobbiamo ritirare il gps e che controllano accuratamente tutto il materiale. Ramponcini obbligatori tutta la gara.
Si parte su asfalto ed è un bene perché così alla prima salita, abbastanza ripida, il gruppo è già sgranato. Dura poco e ci porta su un bel sentiero corribile che ci permette di rilassarci e di iniziare a pensare che il primo cancello non sia poi così tirato.
Dopo il primo ristoro entriamo in Val Zebrù. Il sentiero, tra l’altro più scorrevole del previsto, è stupendo e la vista mozzafiato. Mi sembra veramente di essere all’interno di una cartolina e il rifugio Campo, dopo 20km, arriva subito. Ritrovo Augusto, che doveva essere infortunato, malato, ritirato, praticamente ormai morto. Fatto sta che in salita va al doppio e ripartiamo zampettando.
La salita al V Alpini parte facile ma salendo diventa tosta, soprattutto per la quota e per il fatto che nell’ultimo tratto si incrociano quelli che hai davanti. Psicologicamente è impegnativo ma il paesaggio aiuta tantissimo. Arrivato trovo una graditissima sorpresa, aranciata amara in lattina! Scopriremo poi che sia qui che al Pizzini sono stati i gestori ad offrirci le bibite perché quello che aveva messo l’organizzazione era già tutto finito.
Il passo Zebrù con la neve del giorno prima, il cielo terso e il paesaggio sbalorditivo scorre via velocemente anche se gli ultimi metri sono un filo tecnici con però alcune catene che danno sicurezza.
Discesa al Pizzini facile, io per la gara ho impostato una tattica alla Allegri, difesa bassa e compatta, come priorità vediamo di non fare errori, la partita sarà lunga, probabilmente con supplementari e forse anche rigori, devo solo portarla a casa e quindi cerco di stare sempre sotto ritmo, forse con il senno di poi anche troppo, ma va bene così. Trovo la Lemonsoda offerta dal gestore.
Salendo al Casati il paesaggio diventa glaciale, la neve dei due giorni scorsi è scesa sotto i 2500 metri e ne troviamo ancora un pochino ma lo spettacolo sono i ghiacciai che imbiancati di fresco risplendono al sole e riescono a nascondere la loro sofferenza. Credevo ci fosse un ristoro invece le guide ci fanno mettere i ramponcini e si parte subito con l’attraversamento del ghiacciaio, all’inizio faccio casino perché mi devo mettere il goretex e fare qualche foto ma poi me la godo correndo felice fino alla fine dove altre guide, davvero gentili, ci fanno togliere i ramponi e ci indicano la via su uno dei pochissimi e brevissimi tratti tecnici.
Altra facile discesa al Corsi, fatta tutta chiacchierando sempre sotto ritmo, immaginando il caldo del rifugio, un pasto caldo e un posto per cambiarsi e preparare la notte.
E invece col cactus, tra l’altro dopo una deviazione su un sentiero scivoloso a causa della mancanza della banderuola al bivio, troviamo solo un tavolo all’aperto, una roccia per sedersi, pessimo brodo tiepido alla spina
Qui parte la gara a chi non accende la frontale
Invece la discesa su Solda è sicuramente l’unico tratto brutto del percorso, pista da sci dritta per dritta. Inizia a darmi fastidio la testa del perone della gamba destra, stranamente perché ero partito con un ginocchio sinistro non perfettamente in ordine e ancor più stranamente quando metto via i bastoni e lascio andare le gambe passa. Riprendo e supero Augusto.
Arriviamo a Solda con un mega vantaggio sul cancello, sicuramente da accorciare parecchio, ma ci sembra di essere ultimi. Finalmente un ottimo pasto caldo, scelgo riso con grana e prosciutto e finalmente acqua frizzante…
Ci fermiamo meno di un’ora, obbligo Augusto a non pensarci nemmeno a dormire, addirittura mangia. Ovviamente continua a blaterare di possibili ritiri, infortuni e morte quasi certa
In salita al Serristori Augusto mi aspetta, saliamo chiacchierando e cerco di tenere un ritmo basso ma costante. Anche qui psicologicamente è provante perché si vedono tutte le lucine che stanno già scendendo. Quando arrivo in cima ho un pochino di nausea e voglio entrare al caldo a mettere l’ultimo strato disponibile (maglietta, maglia manica lunga, maglia lunga pesante e goretex 2,5). Siamo già a +5000m !
La discesa è un filo tecnica, sentiamo anche una scarica di sassi vicino, lascio Augusto e altri 3 concorrenti e mi ritrovo solo. Mi capita sempre di notte chissà perché.
La discesa non è difficile ma lunga, affrontarla da solo è provante, ho sonno e anche se il sentiero è facile ci sono tratti esposti, cerco di rimanere concentrato. Ad un certo punto sento il rumore di una frana, scoprirò poi che lunedì una grossa frana ha interessato parte del percorso
Arrivare a Stelvio paese è desolante, il balisaggio non è perfetto, soprattutto le bandierine non sono dove servirebbero. Magari, forse, ai bivi
Studiando il percorso da casa avevo evidenziato che c’erano un po’ troppi km senza ristori, mi ero quindi informato sull’orario di apertura del Rifugio Forcola che così è diventato il nostro obbiettivo principale. La salita alterna strada sterrata a ripidi sentieri che tagliano la pista in verticale. Cerco di rimanere con Augusto che non spinge troppo. Il paesaggio inizia ad illuminarsi, altra giornata fotonica.
Vediamo l’arrivo di una seggiovia, aspetto ad esultare finché non appuriamo che effettivamente il rifugio è aperto. Mi ci fiondo ed ordino strudel con cappuccino. Mi arriva una porzione tripla con crema alla vaniglia. Dopo il terzo boccone sono indeciso se vomitare o finire. Ma è davvero buonissimo e lo stomaco si riapre, caffè espresso per me e birra media per Augusto e si riparte.
Ho davvero tanta energia e stavolta faccio io i ritmo, scambio qualche parola con Paolo che con i suoi video mi fa rivivere o conoscere tante belle gare. Il paesaggio si apre ed è ancora bellissimo ma mi accorgo presto di aver sbagliato i calcoli, il passo è molto più lontano del previsto e ho già finito l’acqua. Non ci sono nemmeno ruscelli ma proprio quando sto per morire Augusto mi dice, casualmente, che si era dimenticato di avere preso una bottiglietta d’acqua e di averla messa nello zaino. Eccheccazzo è un’ora che mi lamento e non ti è venuto in mente?? Comunque mi ha salvato. E’ ancora mio amico anche se continua con il pessimismo cosmico che al confronto Leopardi era Gastone
Arriviamo nel caos del Passo. E pensare che al briefing ci avevano detto di stare attenti ad attraversare la strada giù a Stelvio paese. Qui invece moto ed auto giocano a chi ci viene più vicino e più veloce, forse danno un premio a chi investe un runner, come in tempo di Covid. Una Ferrari ci sfreccia ad un metro. Meno male che Augusto non aveva un sasso a portata di mano…
Il ristoro è all’interno di un bell’albergo chiuso, ed è molto ben fornito con volontari e alpini davvero gentili. Mangio patate lesse con un bel po’ di sale. Un volontario ci indica la via di discesa ed infatti subito la sbagliamo, poi finalmente si riattraversa la strada e imbocchiamo un bel sentiero super panoramico.
Passiamo una facile forcella e poco dopo il passo Forcola, qui decido che è il momento di lasciare andare le gambe. Cercherò di corricchiare fino alla fine, ad un ritmo lumaca stanca ma senza mai mollare. Si scende a zigzag fino al ristoro Solena e dopo una facile strada sterrata arrivo ad un altro ristoro, prima della diga. Il Lago di Cancano è di un azzurro che sembra artificiale, mangio tre fette di anguria e riparto a ritmo “novantenne che prova a correre prima di morire”.
Ad un certo punto ci fanno tagliare una strada facendoci passare per alcuni ripidissimi ed improbabili “sentieri”, qualche bestemmia e purtroppo torna il dolore al ginocchio. Per fortuna dopo inizia una pista ciclabile, salto l’ultimo ristoro, voglio arrivare. Si entra in una bellissima pista da skiroll, un capriolo mi guarda impietosito, poi mi attraversa davanti e sparisce nel bosco.
Il Garmin continua ad accorciare il tempo finale e quando sono sotto le 33 ore mi ritengo soddisfatto e rallento. Mi godo gli ultimi chilometri.
All’arrivo Pietro mi aspetta, ha chiuso 52esimo in 28 ore, sarebbe anche primo di categoria, se ci fosse stata la sua. Trovo anche Guendalina che ha vinto la gara, se lo merita!
Mangio qualche patatina e mi vesto aspettando Augusto che però ci mette 10 minuti a fare gli ultimi 350 metri, dicono si sia fermato a fare aperitivo…
Re: Ortles Haute Route (So-Bz) 12.09.2026
Bellissimo Corry, vi avevo seguito sul live e avevo tenuto d'occhio Augusto, conoscendolo dopo la birra media dell'alba, non si sarà fatto mancare un aperitivo prima dell'arrivo, a memoria a Grenoble ancora si ricordano di lui all'arrivo dellla 100 miglia UT4M soprattutto i francesi del bar
Mi sembra di aver capito che il percorso merita assolutamente, da migliorare il balisaggio e sui ristori magari verranno fatte valutazione diverse, importante è sapere cosa ti aspetta ed essere preparato.
Mi sembra di aver capito che il percorso merita assolutamente, da migliorare il balisaggio e sui ristori magari verranno fatte valutazione diverse, importante è sapere cosa ti aspetta ed essere preparato.