L'ALTRA FACCIA DEL TOR

di Matteo Grassi

 

 

"Entra dai, accomodati". Dopo avermi accolto sulla soglia del garage intento a spannocchiare, Ivo mi porta in cucina.

Non mi sono nemmeno seduto che la bottiglia di rosso Nus - fatto da suo figlio - è già stappata e, indicando sanguinacci e salsicce, dice: "Te l'avevo detto di passare prima della gara, ti davo io le cose giuste da mangiare. Altro che barrette".

 

"Ivo, sai che non mangio carne".

"Questa non è carne, sono Boudin, li faccio io: c'è barbabietola, patate e solo un pizzico di pancetta".

"Sono nove anni che non mangio carne...".

"Nessun problema!"

Chiama la figlia più giovane e in patois le chiede di andare a prendere del formaggio in cantina.

 

© Phillow Lab - 2014

 

Ivo e io ci siamo conosciuti nel 2014, durante il mio primo Tor mentre scendevo il vallone di Malatrà. Ancora una volta ripercorriamo quel buffo incontro: io nella bolla soporosa ed euforica, incantato dal Bianco, in uno splendido tardo pomeriggio di fine estate.

Lui seduto sul prato. Io che corricchio sul sentiero. Ci salutiamo. "Lo vuoi un panino al prosciutto?"

E io, dapprima "no", ma poi "sì", in barba al regolamento lo accetto e - racconta - dopo averlo mangiato sono ripartito a razzo. E allora lui, incuriosito, mi viene dietro per poi raggiungermi al rifugio Bonatti dove mi ricaricavo di cola. Partiamo assieme lungo la balconata e iniziamo a chiacchierare finché arrivano il rifugio Bertone, il crepuscolo e il buio. Così lo scorto in discesa fino a Courmayeur, illuminandogli il sentiero accidentato perché è senza frontale (non mi venne in mente di dargli la seconda torcia che avevo nello zaino).

Quel primo incontro finisce con due belle birre dopo il traguardo.

A ogni Tor ci siamo poi rivisti.

Così lo scorso anno dopo il mio ritiro.

Così quest'anno, stesso identico copione, stesso identico ritiro.

 

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© ZZAM Agency - Ph. Roberto Roux 

 

 

"E allora come stai?"

"Mah, bene, solo che questa gara è maledetta per me, siamo 3 a 2. Ne esco sconfitto".

"Ah, ah, anche John dice così!" Arriva da dietro la voce di Marlène, la figlia più grande appena entrata in casa. Per la quinta volta fa da assistente a John Kelly. Sì, proprio quel John Kelly: tre volte finisher della Barkley Marathons (la pazza corsa by Lazarus Lake). Marlène è di passaggio a casa mentre John, ci spiega, ormai fuori dalla corsa per la classifica, è diretto verso Oyace intenzionato a finirla anche a costo di camminare piano pur di non fare il terzo DNF. E continua: "Anche John ha detto: perché questa gara è così sfortunata per me?".

 

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© ZZAM Agency - Ph. Roberto Roux

 

In pochi minuti Marlène racconta un sacco di aneddoti: di come ha conosciuto John, della sua meticolosità, delle sue tabelle, che mi mostra, e che è venuta in contatto con tanta gente forte tipo Zach Miller, che in questi giorni fa anche lui l'assistente al TOR... Le chiacchiere con Ivo e Marlène scivolano ai fuochi tradizionali sulle cime delle montagne nel giorno dei Ss. Giovanni e Paolo, fino alle gare sul Mont Emilius e sulla Becca di Nona (di cui lei fa parte della squadra organizzativa). Ma il tempo vola e Marlène deve raggiungere John. Prima di andarsene, però, mi mostra cosa le ha regalato: la pagina raccolta durante il Loop 3 della Barkley 2025. Rimango incantato e senza parole.

"Eh, sì, ha un valore inestimabile" ci scherza su e se ne va.

 

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© ZZAM Agency - Ph. Riccardo Cabella

 

Nel frattempo è arrivata anche Monica, moglie di Ivo.

E io, con tono di finto rimprovero: "Non eri a Goilles l'altra mattina!"

"Avevo turno al pomeriggio. Sono andata su un po' prima perché volevo camminare. Ho portato le brioche agli altri volontari del ristoro e ho detto che se non avevano bisogno ci vedevamo alle tre. Così sono salita, sai, non ero mai andata da quella parte, quella che fate voi. Che colori... Una volta al rifugio Sogno mi sono detta: salgo un pochino fino a lì, e poi, dai, vado su fino al colle a vedere Champorcher. Che spettacolo! Sarei scesa anche al Miserin ma avevo il turno. Lassù ho visto passare gli atleti del Glacier. Alcuni di loro erano molto provati. E allora ho pensato: Matteo, perché lo fate? Dove trovate la motivazione?"

"Bella domanda. Penso che ognuno di noi abbia, come dire, un posto in cui sta bene. C'è chi lo trova da una parte, chi da un'altra. Noi, seppure con tante sfaccettature diverse, lo troviamo nella montagna, nella fatica, nella solitudine e nella scoperta".

 

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© ZZAM Agency - Ph. Roberto Roux

 

Siamo passati a caffè e dolcetti, e mentre Ivo esce a telefonare, dalla porta sempre aperta entra una coppia di amici, entrambi con la maglia Volontor e dai volti familiari.

"Ecco Danilo e Susy di Le Goilles" dice Monica presentandoli.

Ah, ecco dove li avevo visti! E pure loro si ricordano di me.

Si uniscono alla tavola.

"Avete finito di smontare?" chiede Monica.

"Ieri abbiamo chiuso il ristoro e sistemato il grosso, ma ci vorranno ancora giorni per finire di sistemare tutto" dice Danilo, elencando una serie di faccende ancora da sbrigare.

"Caspita - faccio io - ma la struttura è...?"

"Nostra, della mia famiglia, sistemata com'è ora da mio nonno".

"Beh, complimenti, ma ve l'ho già detto l'altra mattina: siete un gruppo bellissimo".

"Grazie - entrambi sorridono - lo facciamo col cuore senza rimborsi e mettendoci tanto tempo e nostre risorse, ma ne vale la pena".

"Probabilmente senza i volontari il Tor non esisterebbe, anche gli organizzatori lo ricordano sempre; l'altra sera al briefing Alessandra Nicoletti lo ha detto davanti a centinaia di persone". "Ma, dimmi un po', come è andata la prima notte? Immagino abbiate dormito ben poco".

"Pochissimo; i primi sono passati poco dopo le 3, Franco e un altro assieme. Ma in realtà - ride - siamo stati tutti svegliati prima perché uno dei nostri ci ha fatto uno scherzo. Si è finto il primo con tanto di torcia in testa: è venuto su correndo e facendo suonare il cicalino".

"Ah... il famoso cicalino! Quello che non suonò nel 2014?"

"Già, proprio quello!"

Parliamo del caso Canepa del 2014, squalificata a seguito di denuncia da parte di un concorrente di aver preso passaggi o tagliato e che "in effetti da noi a Goilles non era stata registrata. La stavamo tutti aspettando ma non arrivava... tanto che stavamo andando a cercarla. Ma poi è successo il finimondo, con tanto di forze dell'ordine".

"Non dev'essere stato piacevole essere stati coinvolti nel vortice del fango".

"No! Sono stato anche chiamato in tribunale; diciamo che non ci ho dormito qualche notte".

Rimango un po' incupito da questo racconto.

Ma Susy e Monica rompono il silenzio raccontando aneddoti divertenti successi in questi anni, dallo zainone di Makoto Yoshimoto, ai tanti che passando lasciano un segno o un ringraziamento, come ha fatto quest'anno Perrier.

"Martin Perrier, quello che è arrivato secondo con Corsini?"

"Sì. Proprio lui"

"Dai, racconta…"

"Ci ha portato una stecca di cioccolato con su scritto: Grazie, Martin. E come a noi, a tutti i ristori".

"Incredibile, bellissimo!"

 

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© Matteo Grassi

 

Ecco perché il Tor è diverso. Anche se anni fa partivano in 300 e oggi, tra tutte e 5 le gare i partecipanti saranno forse dieci volte tanto, il Tor è cambiato sì, ma in un certo senso è rimasto lo stesso.

Ieri mattina ho incontrato Paolo Griselli, vicepresidente di VdA Trailers, ovvero della direzione di gara, e mi ha chiesto: "Come l'hai visto questo TOR?".

"Il mio primo Tor è stato 11 anni fa - gli ho risposto - e non ho mai smesso di seguirlo, partecipando altre quattro volte. Certo è cambiato, ma qualcosa è rimasto uguale negli anni, sai cosa? L'umanità".

"Grazie per queste parole, è quello che speravo di sentirti dire".