Hollon Nickademus classe 1989
sicuramente un personaggio TOR 2013 da tenere sott'occhio.
Arrivato da San Diego circa una settimana fa e ospite di una famiglia di Courmayeur, il ragazzo sta provando il percorso (più qualche variante turistica) in attesa dell'8 settembre e i tempi non sono affatto male...
Tor des Géants® 2013
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Re: Tor des Géants® 2013
RJO ha scritto:Hollon Nickademus classe 1989
sicuramente un personaggio TOR 2013 da tenere sott'occhio.
Arrivato da San Diego circa una settimana fa e ospite di una famiglia di Courmayeur, il ragazzo sta provando il percorso (più qualche variante turistica) in attesa dell'8 settembre e i tempi non sono affatto male...
- blackmagic
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Re: Tor des Géants® 2013
Beh, da finisher della Barkley può tranquillamente affrontare di tutto...
Re: Tor des Géants® 2013
Caspita se arrivano i pezzi grossi.....quando sento parlare o leggere della Barkley mi si rizza il pelo sulla schiena...
Il TOR è bello anche per questo.....i partecipanti sono molto più "variegati" di altre gare gare ultra-trail....evidentemente la cosa catalizza atleti di estrazioni sportive diverse e non necessariamente trailers.....
bene bene.....
Il TOR è bello anche per questo.....i partecipanti sono molto più "variegati" di altre gare gare ultra-trail....evidentemente la cosa catalizza atleti di estrazioni sportive diverse e non necessariamente trailers.....
bene bene.....
Re: Tor des Géants® 2013
Se avete tempo e voglia di leggere, vi posto le mie impressioni scritte dopo il Tor...RJO ha scritto:...stanno raccontando le proprie e le altrui avventure passate nelle notti del viaggio...
UN TOR DI EMOZIONI
Sono solo in mezzo alla folla di una Courmayeur un po’ snob.
Passeggiando tra vetrine e turisti sono arrivato quasi per caso fin sotto il gonfiabile della partenza adorno delle bandiere delle nazioni partecipanti a questo Tor des Geants.
Mentre un struggente tramonto colora di rosso le cime innevate del Monte Bianco, mi siedo su dei gradini e osservo divertito alcuni bambini che giocano a tagliare il traguardo come dopo una lunga corsa. Non penso al domani, in questo momento c’è solo il presente e lo sto vivendo intensamente, ogni singolo istante.
Chiudo gli occhi mentre il sole tiepido mi scalda il volto: domani inizierà la mia avventura, una grande avventura e che vada come vada, qualcosa di sicuro mi regalerà.
Tor des Geants!
Il solo nominarlo incute un timore reverenziale; sembra una cosa impossibile da realizzare come però lo sono stati prima tanti altri trail che però uno dopo l’altro, in una continua crescita, sono diventati parte di me e padri di tanti ricordi. E ora mi trovo qui a poche ore dalla partenza da quella che sarà la mia ultima grande avventura.
Ritorno lentamente al camper incrociando uomini e donne frettolosi con lo zainetto su una spalla e la borsa gialla che sarà l’ unico legame con le cose a noi care sull’altra, mentre le stelle prossime mie compagne di molte notti, iniziano a risplendere nel freddo cielo.
La notte passa tranquilla, in un bel sonno profondo e ristoratore: mi piace dormire in camper, sotto un leggero piumino, con gli oblò aperti in modo di lasciare passare l’aria fresca che mi accarezza il volto.
Al mattino una abbondante colazione, un’ultima occhiata al borsone giallo e via a consegnarlo a chi me lo farà ritrovare puntuale alle prossime basi vita e lentamente mi avvio con largo anticipo verso la partenza tra un via vai di colorati atleti col passo affrettato e non posso non notare che sono veramente pochi i solitari come me. Io ormai ci sono abituato, ho iniziato a correre in montagna da solo e ora questa solitudine ora non mi dispiace più come un tempo, anzi a volte la cerco.
Impossibile oggi, sono letteralmente immerso tra chiassosi compagni di avventura: chi fa l’ultima telefonata, chi scherza con il vicino, chi chiacchiera, chiacchiera, chiacchiera a ripetizione probabilmente per diluire l’adrenalina. Con gli occhi cerco un paio di amici da salutare: ci abbracciamo e ci facciamo reciprocamente gli auguri.
Buon divertimento! perché alla fine, indipendentemente dal risultato sportivo ottenuto quello che ci rimarrà dentro di più importante saranno le emozioni, i suoni, i colori del lungo viaggio.
Manca poco alla partenza e sono calmo, molto calmo; gli speakers si danno un gran d’affare a dare le ultime raccomandazioni nelle tre lingue ufficiali, alternate a musica a tutto volume tra un «In alto le mani!» e via tutti con le mani i alto, « Su i bastoncini!» e tutti su con i bastoncini ma li sento distanti, molto distanti. Sono distaccato dalla realtà, mi guardo attorno ma vedo tutto ciò che mi circonda come se fossi uno spettatore seduto sulla poltrona di un cinema. Sto bene, mi sento veramente bene immerso in questa calda sensazione di pace, di tranquillità: sento solo il mio respiro, calmo e profondo e il battito lento e regolare del mio cuore.
Mi desta da questo piacevole stato di trance il rumore di uno strano aggeggio, un elicottero con quattro pale radiocomandato a distanza che sorvola alto le nostre teste reggendo una telecamerina.
«Figo! Se vinco la lotteria ne regalo uno al mo amico Valerio!» penso ridacchiando tra me e me.
Ora lo speaker inizia il conto alla rovescia e mi prende alla sprovvista una concorrente alla mia sinistra, carina, con uno smagliante sorriso e due occhini azzurri che mi regala un bacio e un « Bonne chance!». In contropiede tento di imbastire una bella frase con un scolastico francese farfugliando qualcosa del tipo «Bonjour je suis Moreno...» o qualcosa del genere ma…TRE…DUE…UNO…VIA!!!!
E via allora, si parte per una nuova avventura! Guardo in alto e non mi sento più solo: so che qualcuno da lassù mi accompagnerà…
Ma cosa sto facendo?
Volevo scrivere qualcosa del mio Tor da raccontare agli amici riuniti per vedere le foto che ho scattato, ma ne sta venendo fuori un diario!
Non posso star qui e raccontare ogni minimo particolare!
No, no, se vogliono questo non lo ascolteranno di certo questa stasera.
Questa sera vorrei regalare loro qualcosa di diverso…
Questa sera vorrei parlare loro delle emozioni, delle mie paure, delle mie lacrime…
Ma come posso fare?
Potrei iniziare raccontando loro della fatica che ho provato nelle prime dure salite, del fiato che mancava a scalare i primi colli quando arrancavo ansimando sulle pietraie sopra i primi tremila metri e della gioia ritrovata poi nel scendere correndo lungo le vallate che mi avrebbero portato alla prima base vita di Valgrisenche.
Dell’emozione provata una volta arrivato a valle nel ricevere la prima spilletta, simbolo del primo traguardo raggiunto oppure del ritrovare puntuale il mio borsone giallo, unico legame, cordone ombelicale con le mie cose, la mia realtà.
Dentro c’era un po’di tutto: la biancheria pulita, un paio di scarpe, buona roba da mangiare. Ma anche ricordi, che creavano un collegamento con chi a casa mi stava aspettando.
Potrei raccontare quando la prima notte lungo la dura salita al Col Fenetre, ho veramente creduto di non poter portare a termine questo viaggio.
Non me ne rendevo conto ma causa l’alta quota avevo le gambe completamente vuote e l’avanzare era una pena: ogni quattro-cinque passi mi dovevo fermare appoggiato ai bastoncini a recuperare l’energie per continuare. Perfino le braccia erano sfinite al punto che non ne volevano sapere di alzare i bastoncini che mi sembravano diventati di piombo e pensieri negativi mi svolazzavano attorno come tanti corvi; ma finalmente…il colle!
Scollino e inizia la ripidissima discesa e mentre pian piano mi ritornava la forza e la voglia di continuare, superata la crisi ritrovavo la gioia di correre su questi sentieri.
Cercherei di raccontare dello spettacolo nel vedere le luci dei compagni di avventura che mi precedevano mentre tracciavano nell’oscurità la via di salita arrampicandosi zigzagando su monti, che nella notte potevo solamente intuirne la altezza e delle altre lucine, quelle fisse e immobili che si stagliavano sul nero e profondo cielo. Stelle multicolori in numero mai visto che risplendevano in tutto il loro fulgore nella notte nera.
Potei sforzarmi di farvi capire cosa vuol dire dormire mezz’ora in tre giorni, del bruciore agli occhi come se fosse entrata della sabbia sparata in faccia dal forte vento e infine quando arrivo al rifugio Coda alla terza notte e decido che è giunto il momento di riposare, mi addormento di schianto ancora prima di riuscire a distenderti e a togliermi del tutto lo zaino dalle spalle.
Avrei voglia di usare per i miei amici i colori più tenui per dipingere le fredde albe vissute in cima ai monti, delle mille sfumature del violetto che confondevano lontani orizzonti.
O dei luminosi raggi del sole nascente che incendiavano i ghiacciai avvolgendomi tutto di una calda luce dorata, quasi divina, che mi scioglieva in un pianto di felicità per la fortuna di essere lì in quel momento.
Il pianto invece di dolore per la sofferenza diventata quasi insopportabile al piede, esasperata dalla fatica e del godimento quando, sentendosi completamente ignorato, finalmente smette di farmi male.
Vorrei anche trovare il modo per ringraziare Cinzia e gli Amici più fidati della gioia che provavo quando riuscivo a parlare con loro e della forza che mi dava il sapere che stavano seguendo da casa costantemente il mio lungo errare.
Ma anche della nostalgia che mi prendeva quando la comunicazione cessava.
E verso sera, all’imbrunire, quando le ombre si allungavano sui gialli prati mentre una delicata luce rosata colorava le cime e le valli coperte di neve, la malinconia prendeva il sopravvento. Una struggente sensazione di solitudine mi attanagliava il cuore: volgevo indietro il mio capo cercando qualche compagno che mi seguiva. L’avrei aspettato volentieri per poter scambiare qualche parola, anche solo per salutarlo perchè dopo ore e ore di silenzio, in quel momento la solitudine tanto cercata mi spiaceva.
Ma ecco lassù in alto in mezzo alla oscura valle, su quel monte grigio e tetro, la vista di una calda luce gialla, una finestra illuminata di un rifugio, fa l’effetto di un anestetico. Dimentico fatiche e dolori e accelero nonostante la pendenza sperando sia proprio il rifugio e non un’illusione.
La porta si spalanca: qualcuno mi ha visto arrivare ed esce per accogliermi. Una forte stretta di mano e una pacca sulla spalla mentre entro e rinasco.
E’ indescrivibile il calore, l’affetto con cui mi hanno sempre accolto tutti i volontari incontrati lungo la mia corsa o nelle basi vita. Uomini, donne, ragazzi e bambini, tutti che si davano un gran d’affare premurosi nel cercare, consapevoli degli sforzi che stavamo compiendo, di alleviarci almeno un po’ la fatica e renderci gradita la sosta. Ricordo con tenerezza i bambini della base vita di Gressoney che si facevano in quattro per cercare nel mucchio il mio borsone giallo, o nel darmi una mano con il caricabatteria del cellulare quando, complice la stanchezza, anche le cose più banali sembrano difficili.
Come posso farvi comprendere quanto mi piaceva trovarmi in mezzo ai ghiaioni nella notte fonda seguendo come lucciole le luminose balise che mi indicavano la strada, mentre ogni tanto mi fermavo e spegnevo la luce della frontale per poter meglio contemplare la volta stellata.
Più di una volta mi sono anche sdraiato per terra: lontano dalle luci inquinanti, ad alta quota le stelle si moltiplicavano e se ne poteva apprezzare la varietà dei colori: bianche, gialle, rosse, arancioni.
Ogni tanto una stella cadente sfrecciava con un vivido lampo lasciandomi tutto il tempo per esprimere un desiderio e un pensiero non poteva non andare lassù, ancora più in alto di quelle gemme e ringraziare qualcuno, ancora una volta, per la fortuna che avevo di essere lì.
Non posso poi non raccontarvi, anche se mi darete del matto, della terribile stanchezza che ho provato una notte terribile dopo giorni e giorni di salite e discese senza dormire a sufficienza, durante la salita ad un rifugio che mai arrivava. Un forte vento, che tratti mi fa sbilanciare quasi da farmi cadere a terra mentre strappa le bandierine catarifrangenti conficcate nel suolo costringendomi a cercare il sentiero che spesso si perde, solleva la neve dai ghiacciai che mi circondano facendola ricadere al suolo in una bianca bufera imbiancando tutto nonostante il cielo stellato. Sonno, fatica, il vento che mi frastorna e il freddo, tanto, tanto freddo: mi siedo spossato un attimo a cercare di raccogliere energie quando ecco che una figura compare dinanzi a me.
Un uomo vestito di bianco che mi fissa: mi alzo di scatto ma lui scompare lasciando il posto a un grosso tronco bianco di betulla. Sono stanco, penso, e mi rimetto in cammino forzando il forte vento che vuole ricacciarmi indietro: mi giro ma alle mie spalle non vedo luci.
«Probabilmente visto ‘sto tempo da lupi si sono fermati al precedente rifugio a Saint Jacques» penso mentre cerco di avanzare lungo i tornanti nel fitto bosco, ignorando invece che proprio lì sono stati fermati perché la gara era stata sospesa causa il brutto tempo,.
Ad un tratto da una vecchia costruzione diroccata, forse un casolare, un bimbo si affaccia ad una finestra nera: sento il mio cuore battere all’impazzata. Il bimbo mi guarda, pallido, due occhi vuoti e tristi; caccio un urlo e tutto svanisce, ruderi compresi.
Non sento più ne freddo, ne dolore ne la stanchezza: voglio solo arrivare, non ce la faccio più, sono stanco, non ne posso più di questo stramaledetto vento, di questa notte d’inferno che non finisce mai e cerco di accelerare, per quanto possibile, il passo quando mi accorgo, con la coda dell’occhio, che dei bambini vestiti di bianco stanno correndo paralleli a me nel fitto bosco! Li vedo, li sento chiamare il mio nome, ho paura, PAURA!
Il terrore si sta impadronendo di me, non riesco ad avere pensieri logici e razionali, mentre antiche paure prendono il sopravvento: vorrei urlare ma non ci riesco, riesco solo a correre, a correre nonostante la salita con il cuore che impazzisce cercando di non guardarmi attorno per non vedere quando, portato dal vento sento un lontano suono di campanacci. Erano i volontari del rifugio Grand Tournalin che cercavano di portare i concorrenti smarriti nella bufera sulla giusta via, guidandoli con quei suoni.
So che potrà essere difficile credermi, ma questo è quanto ho provato e quella esperienza è stata talmente forte che è ancora vivida nella mia mente tanto da farmi rabbrividire anche ora mentre sto scrivendo.
Come posso non raccontare della immensa felicità una volta giunto al Col Bruson quando ho realizzato che quella era stata l’ultima importante salita, felicità però velata dalla tristezza pensando che da lì a poche ore tutto sarebbe finito.
Potrei raccontare della leggerezza dell’ultima discesa, degli ultimi chilometri fatti di corsa a perdifiato (non so perché!), dell’emozione nel vedere dall’alto le prime case del paese, del traguardo, della folla festosa, degli applausi, delle lacrime che mi rigavano il volto: poche in verità, ne avevo gia versate a sufficienza.
Dell’incredulità che fosse tutto finito e del non dover più ripartire. Non riuscivo a togliere lo zaino, mi sembrava, nonostante tutto, di essere ad un ristoro, ad una base vita e che il mio viaggio non poteva essere finito così, ma che doveva continuare…e infatti ha continuato ancora a lungo, per giorni dentro di me, facendomi svegliare di soprassalto nel cuore della notte anche una volta a casa, costringendomi ad uscire in terrazzo per cercare le mie amiche stelle…e sta continuando tutt’ora.
Ecco, sì è così che lo vorrei raccontare, e così farò.
Morens
-
maxriga-70
- Messaggi: 2
- Iscritto il: 26/07/2013, 21:52
Re: Tor des Géants® 2013
Grazie Morens per il tuo racconto, un carico di emozioni che mi ha commosso e che, essendo nuovo del movimento, devo dire di aver provato in una sola occasione, indipendentemente dalla durezza del trail. Devo confessare che le tue parole mi stimolano ad avere un obiettivo, magari per il prossimo anno, come quello che hai descritto. Spero che colui che disegna la vita di ognuno di noi possa un giorno accontentarmi.
Grazie ancora Maxriga-70
Grazie ancora Maxriga-70
-
robertozammattio
- Messaggi: 126
- Iscritto il: 11/10/2010, 12:36
Re: Tor des Géants® 2013
Grazie Morens,
Oltre ad essere un grande atleta sai raccontare storie ed emozioni, ritagli dell’anima in cui noi viaggiatori di lunghe distanze sappiamo riconoscerci.
Brividi, occhi lucidi e un sorriso, questo mi lasciano le tue bellissime righe, in attesa di viverle presto, spero fino in fondo.
Ai nostri viaggi al termine della notte.
Un abbraccio
RobyZam
Oltre ad essere un grande atleta sai raccontare storie ed emozioni, ritagli dell’anima in cui noi viaggiatori di lunghe distanze sappiamo riconoscerci.
Brividi, occhi lucidi e un sorriso, questo mi lasciano le tue bellissime righe, in attesa di viverle presto, spero fino in fondo.
Ai nostri viaggi al termine della notte.
Un abbraccio
RobyZam
Re: Tor des Géants® 2013
GRAZIE, MORENS!!!!!!!!
questa ha dato un girone alla molla di carica, veramente.
Tra me e me, immaginavo cose simili...ma vederle scritte...
questa ha dato un girone alla molla di carica, veramente.
Tra me e me, immaginavo cose simili...ma vederle scritte...
Re: Tor des Géants® 2013
due anni fa prima del biancomorens ha scritto:
UN TOR DI EMOZIONI
...
"ma a mi no te me de mia i consigli che te ghe de a giorgio?
"ricordate che xe come 4 tce, 4km/h...40h e tea porti casa";
l'anno scorso
"bon courage...copa el drago!"
una settimana più tardi
"grazie...go copà al drago..."
ricordi?
nei primi fatico a immedesimarmi, sono le persone "normali" che mi interessano
grazie morens
Re: Tor des Géants® 2013
Ciao a tutti, innanzitutto.
Sono nuovo del forum, scrivo da Parma, e sono un assoluto novizio del mondo trail, ma frequento la montagna per quanto concerne trekking/mountain bike.
Arrivo al nocciolo della questione: sono stato attirato dal "Tor de Geants" dopo una lettura estiva; vorrei assistere da spettatore alla competizione che inizierà fra pochi giorni. Ho fatto qualche ricerca sul forum senza grande successo e quindi mi rivolgo a voi per qualche consiglio in merito.
Per ragioni lavorative avrò a disposizione solo il weekend per raggiungere la Val d'Aosta. La gara inizierà domenica 8, se non erro, pertanto vorrei raggiungere la Valle il wend successivo, 13-15 sett.
Sarà ancora un buon momento per assaporare un pò di spirito della competizione?
Immagino che i finisher migliori saranno già arrivati al termine del "Tor", ma sabato 14 ci saranno ancora atleti in gara da poter vedere sui sentieri?!
Da puro e semplice spettatore, c'è qualche elemento in particolare da tener presente o qualche altra risorsa sul web che possiate consigliarmi per l'organizzazione?
Avrei giò trovato una sistemazione a Courmayeur per il pernottamento 13-15 set.
Grazie!!
Sono nuovo del forum, scrivo da Parma, e sono un assoluto novizio del mondo trail, ma frequento la montagna per quanto concerne trekking/mountain bike.
Arrivo al nocciolo della questione: sono stato attirato dal "Tor de Geants" dopo una lettura estiva; vorrei assistere da spettatore alla competizione che inizierà fra pochi giorni. Ho fatto qualche ricerca sul forum senza grande successo e quindi mi rivolgo a voi per qualche consiglio in merito.
Per ragioni lavorative avrò a disposizione solo il weekend per raggiungere la Val d'Aosta. La gara inizierà domenica 8, se non erro, pertanto vorrei raggiungere la Valle il wend successivo, 13-15 sett.
Sarà ancora un buon momento per assaporare un pò di spirito della competizione?
Immagino che i finisher migliori saranno già arrivati al termine del "Tor", ma sabato 14 ci saranno ancora atleti in gara da poter vedere sui sentieri?!
Da puro e semplice spettatore, c'è qualche elemento in particolare da tener presente o qualche altra risorsa sul web che possiate consigliarmi per l'organizzazione?
Avrei giò trovato una sistemazione a Courmayeur per il pernottamento 13-15 set.
Grazie!!