Argomento complesso….
A livello di regolamenti la FIDAL ammette la partecipazione degli atleti alle maratone a partire dalla categoria “Promesse” (20-21-22 anni), ma in alcune maratone ho letto che la partecipazione è ammessa solo dai 20 anni “compiuti”(e non dal 20° anno di nascita).
Da un punto di vista tecnico penso sia corretto, intendendo con questo che, per affrontare una distanza impegnativa come i 42km, è necessario un giusto grado di “maturazione” sia fisica che psicologica, che avviene (o dovrebbe avvenire) nel corso delle categorie giovanili, seguendo una progressione del carico graduale anno per anno, favorendo così gli adattamenti necessari per poter correre la distanza in maniera “sicura”, evitando di bruciare l’atleta anzitempo.
E’ anche vero, però, che ogni ragazzo/a ha caratteristiche differenti, sia sul piano organico-muscolare che di motivazione, e trovare oggi un giovane intenzionato a seguire un’attività che richiede spirito di sacrificio e fatica quotidiana è sempre più difficile, quindi “stroncare” sul nascere un simile entusiasmo è comunque sbagliato.
Come gestire una simile situazione? Con il buonsenso….far sì che il ragazzo/a abbia l’occasione di “conoscersi” tramite la partecipazione a gare di impegno/durata/lunghezza differenti, seguito magari da un tecnico che ne possa valutarne le predisposizioni e che possa fornire utili indicazioni per la preparazione, monitorare le risposte dell’organismo ai carichi e soprattutto trovare sempre nuovi stimoli per divertirsi.
Attualmente il livello di preparazione “naturale” dei nostri ragazzi, sotto il profilo aerobico (ma anche coordinativo) è parecchio scarso, data la notevole riduzione delle attività motorie “spontanee” (il gioco in cortile) che una volta costituivano la pre-preparazione “generale”, su cui poi venivano costruite le abilità motorie specifiche, praticando gli sport nelle società sportive, seguiti dagli allenatori di cacio, basket, atletica etc….
Quindi sembra molto difficile pensare che oggi un atleta, a 18 anni, possa esprimersi bene in una specialità (corsa prolungata) che richiede un tempo di sviluppo delle abilità specifiche di almeno 4-5 anni (dai 12/13 ai 18 anni), e che necessita di una base costruita con la preparazione generale fatta in età infantile, che oggigiorno viene spesso a mancare.
Le eccezioni ci sono, anzi forse adesso si sta aprendo un solco ancora maggiore tra pochi “talenti” in grado di produrre prestazioni di alto livello già a 16/17 anni, e il “resto del mondo”, composto da atleti che, probabilmente per un livello/quantitativo di allenamento molto inferiore che in passato a parità di età (incluso l’allenamento “spontaneo” fatto in età infantile/adolescenziale), non riescono ad esprimere prestazioni superiori a quelle di un amatore medio.
Il mio consiglio è quello di avviare la ragazza alla corsa in maniera serena, senza esagerare con le distanze, coltivando la “velocità” e la coordinazione ancor prima che i km….spaziando quindi da gare su strada a trail,campestri e magari qualche puntatina in pista perché no.
Se lei mostrerà predisposizione per l’endurance, con il tempo verrà fuori, si tratta solo di non forzare troppo gli aspetti “cronometrici” e di valutare come risponde il suo organismo alle sollecitazioni degli allenamenti e delle gare.
Dal punto di vista regolamentare penso che i 20 anni siano il limite minimo per correre la maratona….forse nei trail il regolamento è diverso, però già fare una 30km con D+1000 può essere paragonabile se non superiore come impegno sul piano muscolare ed organico…generalmente ti direi di aspettare un attimo e mi orienterei ancora per un po’ su distanze inferiori, non penso che a 20 anni sia da considerare “vecchia” come maratoneta!
allego il link ad un articolo di Massini che affronta questa tematica
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http://www.mariomoretti.it/podismo/articolo_47.pdf[/url]