https://thehimalayantimes.com/nepal/swi ... -accident/
Morto Ueli Steck
Re: Morto Ueli Steck
Al picco della forma, pronto per una traversata storica, sembra sia scivolato durante una "corsa" di acclimatamento sui fianchi del Nuptse. Era uno dei miei "miti"! Riposa in pace...
Re: Morto Ueli Steck
Son rimasto senza parole..
Re: Morto Ueli Steck
Appena visto anch'io. Un mito! Sono rimasto troppo male!
https://www.theguardian.com/world/2017/ ... SApp_Other
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Re: Morto Ueli Steck
Un dispiacere immenso. Era un incredibile alpinista e all'avanguardia in quel che faceva. Ci mancherà come fonte d'ispirazione. R.i.p.
Re: Morto Ueli Steck
"I really like fanatical training. I am not better than anybody else, but I just really train like hell." Un uomo, un mito.
Re: Morto Ueli Steck
Il saluto di Simone Moro, raggiunto dalla notizia mentre era al campo base del Kangchenjunga
Avevo appena messo piede al campo base del Kangchenjunga, dopo due notti passate sulla montagna per l’acclimamento e la preparazione.
Era una bella giornata, stavo bene, avevo voglia di assaporare una bibita gasata fresca, una di quelle che avevo fatto portare fino a 5550 metri.
E invece di una bibita fresca, mi aspettava una doccia, gelida.
"Ueli è morto pochi minuti fa, è caduto dal Nuptse mentre si allenava. Penso sia giusto tu lo sappia. Mi dispiace molto."
Arjun, un giovane ragazzo indiano innamorato degli ottomila e presente al campo base mi diede la tragica notizia.
Ho perso tanti, tantissimi amici in montagna, dall’Himalaya alle Ande alle Alpi. Non è né un prezzo da pagare né un tributo, o un sacrificio da dover sopportare per chi ama la verticalità. E’ semplicemente ciò che capita a chi decide di vivere anziché sopravvivere, a chi si circonda di persone intensamente vive, spendendo e ricercando ogni singolo secondo di vita, amando l’azione e i sentimenti che sbocciano rigogliosi da ogni istante di questa pienezza.
Non c’è una morte nobile e una misera, ma c’è una vita vissuta da protagonisti e una agli ordini altrui o delle proprie paure. Ueli non cercava consensi o comprensione, cercava solo di fare le cose bene, secondo le sue aspirazioni e motivazioni.
Aveva il “difetto” di essere dannatamente avanti, forse troppo avanti ,e per questo pochi dei suoi colleghi anziché levarsi il cappello ammutoliti, preferivano sollevare sospetti, dubbi.
Io lo conoscevo da tempo, ci frequentavamo silenziosamente, in incontri a volte limitati a un caffè e qualche ora di chiacchiera al tavolo di casa mia, mentre altre volte aggiungevamo una corsa di qualche ora e allenamenti, in occasione delle sue regolari visite a uno sponsor italiano che lo facevano passare per Bergamo.
Abbiamo provato anche a fare una spedizione assieme e pianificare la nostra attività in cordata. Ma la realtà e il destino vollero che tutto finisse distrutto in un linciaggio ad alta quota, sull’Everest, con alcuni giovani sherpa evasi inspiegabilmente dal loro antico e pacifico modo di intendere la vita e reagire alla quotidianità.
Ora si apriranno le danze, in parte anche comprensibili, delle commemorazioni, dei ricordi, delle beatificazioni, delle incredibili salite e gesta di Ueli Steck.
Da morto, chissà perché, tutti vogliono beatificarti, dirti che eri davvero bravo. Io ho sempre amato esternare il mio apprezzamento da vivo ai vivi. Ricevere una stretta di mano e un grazie da molto più senso ai rapporti umani.
Lui era un campione, nello sport e nella vita. E la fortuna di aver vissuto con lui dei pezzi della sua esistenza e della sua progettualità, lo considero il tesoro che la vita mi ha regalato e che ora voglio silenziosamente custodire, come il dolore di averlo momentaneamente perso.
Ciao Ueli, ci vediamo prima o poi, sicuro!
Avevo appena messo piede al campo base del Kangchenjunga, dopo due notti passate sulla montagna per l’acclimamento e la preparazione.
Era una bella giornata, stavo bene, avevo voglia di assaporare una bibita gasata fresca, una di quelle che avevo fatto portare fino a 5550 metri.
E invece di una bibita fresca, mi aspettava una doccia, gelida.
"Ueli è morto pochi minuti fa, è caduto dal Nuptse mentre si allenava. Penso sia giusto tu lo sappia. Mi dispiace molto."
Arjun, un giovane ragazzo indiano innamorato degli ottomila e presente al campo base mi diede la tragica notizia.
Ho perso tanti, tantissimi amici in montagna, dall’Himalaya alle Ande alle Alpi. Non è né un prezzo da pagare né un tributo, o un sacrificio da dover sopportare per chi ama la verticalità. E’ semplicemente ciò che capita a chi decide di vivere anziché sopravvivere, a chi si circonda di persone intensamente vive, spendendo e ricercando ogni singolo secondo di vita, amando l’azione e i sentimenti che sbocciano rigogliosi da ogni istante di questa pienezza.
Non c’è una morte nobile e una misera, ma c’è una vita vissuta da protagonisti e una agli ordini altrui o delle proprie paure. Ueli non cercava consensi o comprensione, cercava solo di fare le cose bene, secondo le sue aspirazioni e motivazioni.
Aveva il “difetto” di essere dannatamente avanti, forse troppo avanti ,e per questo pochi dei suoi colleghi anziché levarsi il cappello ammutoliti, preferivano sollevare sospetti, dubbi.
Io lo conoscevo da tempo, ci frequentavamo silenziosamente, in incontri a volte limitati a un caffè e qualche ora di chiacchiera al tavolo di casa mia, mentre altre volte aggiungevamo una corsa di qualche ora e allenamenti, in occasione delle sue regolari visite a uno sponsor italiano che lo facevano passare per Bergamo.
Abbiamo provato anche a fare una spedizione assieme e pianificare la nostra attività in cordata. Ma la realtà e il destino vollero che tutto finisse distrutto in un linciaggio ad alta quota, sull’Everest, con alcuni giovani sherpa evasi inspiegabilmente dal loro antico e pacifico modo di intendere la vita e reagire alla quotidianità.
Ora si apriranno le danze, in parte anche comprensibili, delle commemorazioni, dei ricordi, delle beatificazioni, delle incredibili salite e gesta di Ueli Steck.
Da morto, chissà perché, tutti vogliono beatificarti, dirti che eri davvero bravo. Io ho sempre amato esternare il mio apprezzamento da vivo ai vivi. Ricevere una stretta di mano e un grazie da molto più senso ai rapporti umani.
Lui era un campione, nello sport e nella vita. E la fortuna di aver vissuto con lui dei pezzi della sua esistenza e della sua progettualità, lo considero il tesoro che la vita mi ha regalato e che ora voglio silenziosamente custodire, come il dolore di averlo momentaneamente perso.
Ciao Ueli, ci vediamo prima o poi, sicuro!
- inkedskin-1
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- Iscritto il: 04/09/2014, 7:13
- Località: Milano
Re: Morto Ueli Steck
Hervé Barmasse ...
La voce di David si fa rotta per colpa di un pianto improvviso. Mi chiama, farfuglia qualcosa che non capisco. Corro verso la sua tenda. I suoi occhi sono bagnati di lacrime, il viso rosso. Inizia a parlarmi lento, quasi come se ciò che sta per dirmi volesse trattenerlo ancora un attimo nel suo cuore. “Hervé… Ueli è morto”.
I pensieri si aggrovigliano, il vuoto pervade, perdo l'equilibrio. Le parole di David lasciano cadere un peso enorme nello stomaco mentre il mio cuore si fa duro cercando di sopportare un terremoto di emozioni che da lì a poco mi porteranno al pianto di un amico che ora non c'è più. Che non rivedrò più.
E pensare che solo pochi giorni fa, in quella pasticceria di Lukla che ci piaceva tanto, eravamo tutti e tre a ridere e scherzare, a parlare di alpinismo, delle sue contraddizioni e dei suoi valori. Progettavamo e pianificavamo altri allenamenti come quello di febbraio, altre scalate, e mi avevi appena invitato a casa tua per imparare ad andare in parapendio. Tu eri l'uomo dei record, io l'alpinista che vedeva nella velocità una qualità, non il fine di una scalata. Ma i punti in comune sui quali ci trovavamo d'accordo erano davvero tanti, soprattutto sull'alpinismo solitario, e la mia stima nei tuoi confronti, come la mia amicizia, mi avevano fatto apprezzare di te l'uomo oltreché l'alpinista. Come scalatore nessuno poteva metterti in discussione, e chi lo faceva, era perché non aveva mai avuto la fortuna di condividere una giornata in montagna con te, Suisse Machine.
Ho imparato molte cose nel periodo trascorso assieme, grazie di cuore Ueli.
L'alpinismo perde un riferimento importante, ma abbiamo una strada da seguire che porta il tuo nome, fatta dal tuo talento, dalla tua forza, dai tuoi sogni.
La voce di David si fa rotta per colpa di un pianto improvviso. Mi chiama, farfuglia qualcosa che non capisco. Corro verso la sua tenda. I suoi occhi sono bagnati di lacrime, il viso rosso. Inizia a parlarmi lento, quasi come se ciò che sta per dirmi volesse trattenerlo ancora un attimo nel suo cuore. “Hervé… Ueli è morto”.
I pensieri si aggrovigliano, il vuoto pervade, perdo l'equilibrio. Le parole di David lasciano cadere un peso enorme nello stomaco mentre il mio cuore si fa duro cercando di sopportare un terremoto di emozioni che da lì a poco mi porteranno al pianto di un amico che ora non c'è più. Che non rivedrò più.
E pensare che solo pochi giorni fa, in quella pasticceria di Lukla che ci piaceva tanto, eravamo tutti e tre a ridere e scherzare, a parlare di alpinismo, delle sue contraddizioni e dei suoi valori. Progettavamo e pianificavamo altri allenamenti come quello di febbraio, altre scalate, e mi avevi appena invitato a casa tua per imparare ad andare in parapendio. Tu eri l'uomo dei record, io l'alpinista che vedeva nella velocità una qualità, non il fine di una scalata. Ma i punti in comune sui quali ci trovavamo d'accordo erano davvero tanti, soprattutto sull'alpinismo solitario, e la mia stima nei tuoi confronti, come la mia amicizia, mi avevano fatto apprezzare di te l'uomo oltreché l'alpinista. Come scalatore nessuno poteva metterti in discussione, e chi lo faceva, era perché non aveva mai avuto la fortuna di condividere una giornata in montagna con te, Suisse Machine.
Ho imparato molte cose nel periodo trascorso assieme, grazie di cuore Ueli.
L'alpinismo perde un riferimento importante, ma abbiamo una strada da seguire che porta il tuo nome, fatta dal tuo talento, dalla tua forza, dai tuoi sogni.
- Canesciolto
- Messaggi: 571
- Iscritto il: 07/09/2010, 15:25
- Località: Treviso
Re: Morto Ueli Steck
Un altro grandissimo alpinista che se ne va facendo quello che più amava, all'inseguimento dei propri sogni.
Mi è piaciuto molto il saluto di Simone Moro, soprattutto la frase: "E’ semplicemente ciò che capita a chi decide di vivere anziché sopravvivere.....".
r.i.p. Ueli........
Mi è piaciuto molto il saluto di Simone Moro, soprattutto la frase: "E’ semplicemente ciò che capita a chi decide di vivere anziché sopravvivere.....".
r.i.p. Ueli........
Re: Morto Ueli Steck
Ciao Canesciolto, la frase di Moro ha colpito anche me, certo che la definizione di "vivere" diventa poi molto soggettiva....