UTMB 2018

Anteprime e cronache

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Questa sezione è dedicata alle anteprime e ai racconti delle gare.
Nel titolo scrivete il nome della gara, la provincia e la data di svolgimento.
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fdotti
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UTMB 2018

Messaggio da fdotti »

Sono abbastanza solitario e mi piace arrangiarmi da solo, senza dover chiedere aiuto a nessuno.
Questo atteggiamento nasce alle Elementari, un "6" preso perchè la mamma non mi aveva aiutato era stata una umiliazione troppo cocente.
"Checco, allora sei veramente scarso" mi sono detto. "Da adesso, devo imparare ad arrangiarmi da solo, devo farcela senza aiuti".
E così è andata per tanti anni.
A costo di non chiedere aiuto, mi sono anche ficcato in situazioni spinosi, ma la sfida era sempre la stessa, "devo uscirne da solo".
E devo dire che mi sono sempre trovato bene. Almeno per cose abbastanza facili e non così importanti. Come il lavoro.
Ma, non per la UTMB.
Tutto era cominciata nel 2013, con la storica proposta del Mecio rivolta al sottoscritto ed a Massimo Cucchi di correre la prima edizione della Merate-Cornizzolo, 35 km ed un dislivello di circa 1000 m.
Poi, nel 2014, la grande classica della Monza-Resegone, con Ugo e Raffaella. Era un'ossessione, Carla mi diceva "Hai in mente solo la Monza-Resegone"...Sì!
Nel 2015 l'abbandono definitivo dell'asfalto, col mio primo Ultra, la Lago Maggiore International (53 km X 3000), poi il Sellaronda (61 km X 3500) ed infine, arrivando ultimo dei non "tagliati", il mitico Tartufo Trail (67 km X 3300), la gara a cui ero più affezionato. Tre settimane prima del Tartufo, sono a Valmadrera con il windsurf e, soffiando il Nord e non essendo esattamente un campione, è una gran sofferenza.
Proprio verso la fine dell'uscita, il vento mi solleva dalla tavola, con i piedi la ribalto e ricado con un piede esattamente sulla pinna.
Sangue al Parè di Valma! La prudenza consiglierebbe un po' di riposo per lasciare rimarginare la ferita.
Invece, mal consigliato dalla voglia di allenarmi, partecipo ad una tapasciata vicino ad Usmate e, correndo "storto" per la ferita, mi procuro una bella infiammazione all'anca.
Il Tartufo Trail diventa così um calvario, dopo due ore, sul punto di ritirarmi, l'anca decide improvvisamente di non farmi più male e proseguo.
Arriverò 16 min dopo l'ultimo cancello (graziato! Grazie alla clemente organizzazione di Roberto) e con mezz'ora di ritardo al traguardo. Ma ho i punti !!!!!
Sì, infatti, oramai sono caduto nel "giro", non c'è gara dove non ci si chieda quanti punti porti.
Ho così finalmente i punti sufficienti per iscrivermi ad una delle grande classiche, così nell'autunno del 2015 tento l'iscrizione alla LUT (Lavaredo Ultra Trail): non va.
Riprovo con la CCC (Courmayer-Champex-Chamonix): questa entra!
Mancano 3 settimane alla CCC (fine Agosto 2016) e faccio un lungo dalle parti del Cornizzolo; siamo all'ultima discesa ed, in un punto un po' scosceso, mi chino per raccogliere la cartina di un caramella (all'inferno chi sporca le montagne, insultando il Grande Architetto). Sono stanco e non faccio attenzione: scivolo e cado, provocandomi una brutta distorsione...riesco a fare qualche passo, ma devo fermarmi, mi gira tutto. Mi appisolo o svengo, non lo so, per qualche minuto. Riprendo il cammino grazie ai santi bastoncini, ma vomito poco più sotto, ma riesco ad arrivare a Valmadrera dove becco anche la Messa. Qui, Dio mi perdoni, l'intenzione era solo una.
Una settimana prima della CCC, riprovo a corricchiare: al primo tentativo, mi devo fermare. Ci piango un po' su e riprovo: la vecchia locomotiva sbuffa e riparte. C'è speranza.
La CCC parte bene, accumulo un paio di ore abbondanti sul cancello ma, al 40 km, il ginocchio dice la sua e da quel momento ogni discesa è uno strazio.
E così, dopo 101 km e 6150 disl. porta 5 punti.
La stagione 2017 deve quindi portare 10 punti.
La prima gara programmata è la LUT (119 km e 6450 disl.); nessun guaio particolare nel periodo prima della partenza, se non uno stupido errore proprio poche ore prima. Tra i miei punti deboli c'è quello per cui quando qualcosa è gratis, devo farla.
Siamo a Cortina, manca poco alla partenza ed gratuitamente fanno provare i mitici tape neuromuscolari. Decido allora di farmene mettere sul ginocchio di cui sopra e rinuncio al mio fedele tutore. Cagata!!!!
A Cimabanche, dopo una "grintosa" discesa sotto la 3 Cime di Lavaredo, il ginocchio torna a farsi sentire. E' il punto vita, per cui posso recuperare dal mio Sacco il tutore tradito e, da figliol prodigo, tornare alle sane abitudini: via 'sta merda del tape neuromuscolare, bsck to my Tutor!
Ma il danno è fatto, le discese ancora una pena. Per fortuna un dottore "da campo", mi fa di OKI e, complice anche la stanchezza, non sento più niente.
Sono così gasato che nel'ultima discesa, sbaglio un bivio ed arrivo in un paese sbagliato: non è Cortina!!
Per fortuna ho un bel margine sul cancello ed insultamdo me (e l'organizzazioe per non aver presidiato il bivio), risalgo fino al bivio (ora c'è qualcuno, si vede che prima era andato a pisciare) e riprendo un po' stanchino e con molto disappunto, la via di Cortina e del traguardo.
Il ginocchio però ne esce malconcio; come se non bastasse, due giorni dopo nel sollevare una gigantesca Diefenbachia di mia mamma, mi si rompe in mano il bordo del vaso di terracotta che mi casca, con tanto di una tonnellata di terra e l'odiata pianta, esattamente sull'alluce peggio conciato. Male, un male porco!!!!
L'estate trascorre tra recuperi e ricadute, per tutta l'estate. Si cammina zoppicando, non si riesce a correre.
Opto allora per la gara da 5 punti più tranquilla dell'autunno: la mitica "Vie di San Francesco"(103 X 4000 disl.): armato di 4 dosi doppie di OKI, con tabella di assunzione, porto a casa 5 punti con assetto molto "conservativo" (praticamente senza correre mai).
Ma in questa corsa altrimenti secondaria, si palesa un ragazzo, circa coetaneo, con quale ci sorpassiamo reciprocamente nell'alternanza salite e discese.
"Sei di Bergamo?" è il mio approccio. Ovviamente è Bresciano, ma abbastanza tollerante.
"Ciao, Francesco", risponde "Ivan". Ed io "il terribile?", veloce la risposta "a volte".
L'incontro avviene al punto vita di metà gara e si prosegue insieme, fino alla mattina seguente quando mi faccio aspettare nel lungo falsopiano finale.
Ed i 15 punti sono completi!
Arriva il momento del sorteggio, ad inizio di gennaio escono i risultati: sono tra i fortunati sorteggiati della UTMB! Purtroppo, la fortuna abbandona invece Ivano (CCC) e Fabrizio (UTMB).
Ivano si propone di accompagnarmi.....stento a crederci, ma si sarà sbagliato....non può essere!
L'inverno è dedicato a sistemare il ginocchio: mi imbatto in un vecchio ritaglio di giornale che spiega come in Nord Europa le operazioni al menisco siano in diminuzione, anche grazie ad alcuni esercizi.
Venivo da un'altra esperienza di esercizi con gli elastici ma, avendo sbagliato l'obbiettivo (il collaterale invece del menisco), non ne stavo uscendo.
Invece, con questa nuova serie di esercizi, il ginocchio si riprende nel giro di poche settimana e riesco a riprendere a correre.
In parallelo, lavoro su di una nuova tecnica di corsa in discesa: in due parole, consiste nell'atterrare sempre con il ginocchio dietro il baricentro. Risultato: maggiore velocità e minimo impatto sul ginocchio.
La tecnica viene provata un po' ovunque, per essere consacrata in una discesa spacca-ginocchio sul sentiero cementato che porta dall'arrivo della funivia al parcheggio di Barzio.
Dulcis in fundo, l'integratore di Glucosamina ed estratto di Boswellia del Pietro Locatelli pare essere il toccasana per le mie povere cartilagini. Addicted!!
Corro sempre col tutore, perchè la mia rotula destra ha uno spiccato gusto per l'indipendenza, ma il ginocchio è ora un usato ricondizionato. Mercedes.
Le vacanze estive scorrono tranquille, sulle Odle mi sgancio dalla famiglia per fare corsette sui bei sentieri dalla Valle di Funes e, arrivato al mare, mi riprometto di stare tranquillo.
Non porto neanche il surf, per evitare problemi dell'ultimo minuto alle caviglie, ma....
E' il 23 agosto, -8 gg dalla partenza della UTMB, corsetta in spiaggia, senza forzare. Siamo in Sardegna, spiaggia di Naracu Nieddu, bellissimo golfo che ti implora di correrlo, fino al promontorio di Monti Russu.
Vai che ti fa bene! Rafforziamo la caviglia correndo sulla sabbia..sì. Quasi arrivato al Monti Russu, un bel sassone ti supplica di salirci sopra per goderti il panorama.
Fatto! Ora si tratta solo di saltare giù....sarebbe meglio osservare con attenzione dove sto saltando ed accorgermi che la zona di atterraggio non è proprio piana.....Ahiaaaa! Male porco alla caviglia sinistra!!
Cerco disperatamente l'acqua del mare, zoppico fino al bagnasciuga, puccio dentro i piedi scalzi e mi dico che non è successo niente.
Ritorno ora lentamente al punto di partenza. La caviglia sembra non gonfiarsi, ma verrò smentito la sera.
Cerco con poca convinzione un Pronto Soccorso ed alla fine mi accontento di una fasciatura che monto e smonto ogni giorno, più volte al giorno.
La caviglia sembra migliorare lentamente, ma mi duole sempre quando la inclino verso l'esterno.
Il giorno prima della UTMB, il 30 agosto, sbarchiamo alle prime luci dell'alba a Livorno, dormito (poco) in cabina e ci dirigiamo verso la Parma-La Spezia.
Vorrei tanto andare a dormire, ma c'è da recuperare la mamma in Val Nure, a Bettola, che è arcistufa e vuole tornare a Milano. Quindi usciamo a Piacenza Sud. Per evitare i numerosi Autovelox della Val Nure, opto per la Val Tidone dove, davanti al pubblico composto da una pattuglia dei Carabinieri, mi esibisco in un doppio sorpasso su linea continua, qualcosina sopra i 50 km/h. I Carabinieri vogliono fare la mia conoscenza e me lo fanno capire "flashando" i fari. "Lei ha fatto due sorpassi su linea continua, sarebbero 163 € e ritiro della patente da 2 a 6 mesi". Mi torna in mente un vecchio adagio di mio papà "Il bene non resta mai impunito". E forse è proprio lui che induce la compassione nei cuori dei Caramba, che mi lasciano andare con un semplice rimprovero "...ed ha anche due bambine lì dietro". Segue linciaggio familiare, in particolare della più grande delle "bambine" (inizio a pensare che i Caramba si siano impietositi proprio per questo....). Lasciata la mamma a Milano, proseguiamo per Usmate dove faccio un riposino di 3 ore scarse e poi esco a fare la spesa con una delle "bambine". Dopo cena torno a Milano, dove passo una notte quasi insonne perchè la mia caviglia non ha apprezzato il viaggio. La notte mi alzo nervoso a ricontrollare il materiale ed a stampare la mappa del percorso fino a Chamonix.
Il giorno dopo è il giorno della UTMB: Ivano e consorte (Afra) mi recuperano sotto cass, con tanto di Mercedes col sedile che ti massaggia e ti sostiene in curva.
Stracoccolato vengo trasportato a Chsmonix, passando per il costosissimo traforo del Monte Bianco. Arrivato in paese, mi sale un nervoso mai provato prima, sono stanco perchè ho dormito poco ed ho un presentimento per il controllo del materiale.
Approfitto del Pasta Party e poi mi avvio al controllo del materiale. Tutto ok...tranne la giacca a vento. Ma come? Era lo stesso modello ("Forlaz" della Decathlon) ammesso due anni fa!? Sì, ma è cambiato il regolamento...
E adesso? Presto! Corri (caviglia permettendo) in centro a trovare l'ultimo modello, sempre della Forclaz, riattraversa ancora Chamonix e torna al punto di controllo. Non ce la faccio veramente più e devo ancora partire. Questa volta passo il controllo materiale e posso iniziare a fasciarmi tutto: la caviglia sinistra e, come insegna Fabrizio Righetti, tutte le dita dei piedi. Poi, pasta di Fissan nei punti di fregamento, preparo il sacco da far trasportare al punto vita di Courmayeur (tra 80 km) preparo il Camel bak coi sali, tutto il "vestiario" nello zaino, flask e, finalmente, pipì.
Sono già stanco e ringrazio il Cielo che non ho dovuto guidare fin qui. Torno al bar dove mi aspetta Ivano e gli lascio lo zainone con tutto quanto non partirà, nè sulle mie spalle, nè verso il punto vita. Proseguo per il locale del Pasta Party dove mi sdraio per terra, in maniera poco elegante, con la testa appoggiata ad una poltroncina. Manca un'ora scarsa alla partenza della gara (h 18.00). Neanche mezz'ora e mi dirigo alla partenza: Chamonix è già in festa e sulla Place du Triangle de l’Amitié batte la pioggia. Piovono anche gli SMS dell'organizzazione che annucia il brutto tempo, con vento da Nord e -10 C.
Bene, così proviamo la giacca a vento nuova di pacca!
Grande entusiamo del pubblico, applausi ed incoraggiamento, bambini ed adulti che ti chiedono il 5...."Ale Francesco Piero!!" (Non è che io sia famoso, è che c'è scritto in grande sul pettorale). Bello, molto bello. Unica roba i campanacci stordiscono un attimo, ma ci sta, ti fanno sentire un eroe e sei appena partito!
Anche alla Regina del Trail, mi presento con le giraffe del Mecio, ogni volta che le guardo le trovo "improbabili", mi dico che le devo indossare per riconoscenza (a costo di sembrare dell'altra sponda) ed ogni volta vengo premiato: prima, durante e dopo la corsa le donne, concorrenti e non, impazziscono, due allungano anche le mani, una signora più attempata mi urla che sono sexy....ma sono un marito fedele, teniamola come autostima ("sei ancora un gran figo").
Ah dimenticavo la caviglia: sul terreno irregolare, basta poco perchè la caviglia giri all'esterno e senta un fitta fortissima che mi costringe a camminare dolorosamente per qualche minuto.
Trascorre la notte e la mattina ci aspetta la salita del Col de la Seigne; ora il vero nemico è il sonno, lotto contro me stesso con il mantra "ho solo sonno, non sono affaticato". Tengo duro ed alla fine il sonno, improvvisamente, se ne va.
E così per i primi 80 km, fino a Courmayeur. Poco prima, squilla il cellulare, è il Mecio, con il consiglio decisivo: fatti fare una fasciatura decente.
Dentro di me, ho solo una paura: sentirmi dire che non sono nelle condizioni di proseguire e vedermi ritirare il pettorale. Ma cedo. Così a Courmayeur (dove avrei anche urlato "Forza Juve" pur di dormire un'oretta), spendo i miei minuti per gettarmi tra la sapienti mani di una "dottoressa in qualcosa, sicuramente di interessante" che, scuotendo la testa di fronte al mio auto-fasciaggio, mi "fa su" con una benda bella rigida. Non sento neanche male, beh, comumque il mio modesto fasciaggio mi ha portato fin qui senza grossi danni. Dopo di me, sale sul lettino un Jap, gli stanno spiegando che deve ritirarsi, lui rimane impassibile, sguardo sul cellulare, probabilmente sta leggendo Google Traduttore. Se pensi che ha attraversato il mondo per essere qui....
Sul sacco che mi è stato trasportato trovo una bella sorpresa: hanno legato un biglietto che recita "Tanti saluti dai tuoi cugini francesi Dotti". Quello che mi rimane del cervello corre indietro di due anni, alla CCC del 2016, quando al ritiro dei sacchi a Chamonix una simpatica signora dell'organizzazione, appunto madame Dotti, aveva chiesto di conoscermi. Che caaaaaarina, se arrivo a Chamonix anche quest'anno, la vado a cercare.
Mancano pochi minuti al cancello, devo rimettermi in moto, pena la squalifica.
90 km mi dividono ora da Chamonix, devo ancora farmi quasi una CCC completa, ma il morale è alto perchè la fasciatura, bella stretta, mi lascia tranquillo.
Sto recuperano posizioni, ero 2371mo circa alla partenza, riparto da Courma 2195 e, più tranquillo con la caviglia, risalgo fino alla 2000ma circa: di fatto, la falce del cancello sta tagliando quelli appena dietro di me e la sento fischiare vicino alle mie orecchie.
Non sono sicuro di cosa sia successo la notte seguente, non sono se si tratta di ricordi o di sogni; durante la salita alla Giète mi aspettavo un punto di controllo che in realtà non c'era. Ad un certo punto mi sono accorto di non avere più la fedele bandana verde, sono tornato indietro per cercarla (e trovarla), poi ho raggiunto Riccardo Tonolla, vecchia conoscenza della Sella Ronda, che mi ha guidato in un momento dove freddo, vento e sonno mi facevano ballare tutto quanto avevo davanti ed avevo seri dubbi sulla possibilità di continuare.
Uno scenario dantesco (nel senso di infernale) si presenta al mio sguardo "ballerino": una montagna di cui non si capiscono i contorni, attraversata da un lento zig-zag di infinite lucine. Qualcuno, forse io, dice "ma fin lì dobbiamo andare?". Freddo, vento e sonno. Lo stomaco è vuoto perchè è da un po' che la nausea mi impedisce di mangiare. E la vista balla. Per fortuna che c'è Riccardo. In questa salita non sono pochi quelli che sono crollati per il sonno, avvolti nelle giacche a vento.
Finalmente iniziamo a scendere, per poi passare in un tendone da campo dove una dozzina di Jap, avvolti nelle coperte argentate e dorate, vinti dal sonno che farà il gioco della falce dei cancelli.
Nella discesa verso Trient torna il sole ed ho modo di apprezzare la fattura del bendaggio; mi concedo anche il lusso di 20' con la testa addormentata sullo zaino.
Bello "fresco", nella seguente salita a Les Tseppes mi fermo ad un ristoro "volante"; riprendo zaino e bastoncimi e, dopo qualche metro, mi accorgo che non sono i miei!! Torno indietro al ristoro e mi propongono un paio di bastoncini spaiati; al mio rifiuto, ne compaiono due uguali ma più lunghi dei miei. Non c'è tempo per discutere: accetto il "cambio" e riparto.
Si corre verso Vallorcine, una corsa relativamente tranquilla, finchè un cartello ci dice che mancano un'ora e mezza....ma il nostro cancello è a 45'! Giù a rotta di collo, ancora con Riccardo, arrivando un 15' prima del cancello.
Riccardo riparte subito, io non me ne accorgo e perdo qualche minuto per cercarlo e chiamare Ivano per dargli l'arrivo stimato: ore 16.00.
Il tratto seguente va fatto spingendo ma il sole inizia a picchiare ed il polacco che supero all'inizio mi confida il suo desiderio disperato di una birra fredda. La falce del cancello lo raggiungerà a Cols de Montets (peccato, era simpatico).
Inizia l'ultima salita, quello verso Flegere dove faccio l'errore di buttarla in "tapasciata", perchè oramai mi sento al sicuro. Mollo un po' e mi dilungo troppo al telefono col Mecio e Fabrizio, incassando complimenti ancora immeritati. Ma, poco dopo, un altro cartello, ci fa tremare i polsi. La Flegere è ancora lontana ed a noi manca mezz'ora. Nel frattempo la mia mente aveva cominciato a delirare, convinta che solo io ed il francese col quale ci siamo appena scambiati due sorpassi, stiamo trasportando tutta la roba sporca dei concorrenti (o la nostra, non è chiaro). Il cervello mi dice che non è vero, ma la mente insiste.
Usciamo dal bosco ed una fila di Jap segna la strada fino alla Flegere, sono gasato e riprendo il francese, i Jap non si contano. Intanto, l'inglese che aveva fatto un recupero miracoloso a Vallorcine, supera il francese e me. Non ci sto, reagisco ed arrivo correndo alla bersagliera al ristoro. Tre minuti prima del cancello. Ci salutiamo, io e l'inglese, adesso ce l'abbiamo veramente fatta.
Arrivano anche due Jap, uno dei due ha i polmoni in mano, impiega qualche minuto per calmarsi.
Intanto, gli organizzatori ci cacciano fuori dal ristoro, siamo al limite del cancello. Sai che novità!
E qui, veramente, mi sono goduto la discesa: mentre mi rimbomba in testa il provocatorio saluto telefonico del Mecio "dai, se ti impegni, arrivi ultimo", metto la quarta e la discesa è tutto un sorpasso. Cedo solo la strada ad una ungherese. Vabbè.
Mi torna in mente il consiglio di Andrea, il valdostano col quale avevo concluso la CCC due anni fa, sempre con arrivo a Chamonix: "entriamo camminando in paese, ti dico io quando iniziare a correre per poter arrivare ancora di corsa al traguardo.
Invece, quest'anno no. La voglio fare tutta di corsa. Ci sono due ponti da salire e scendere per attraversare l'Arve e sul primo riprendo l'ungherese.
La gente ti applaude e ti da il 5, è il Paradiso, accelero ancora. All'ultima curva, vedo un papà con due bambini per mano che si appresta a tagliare il traguardo. Rispettosamente, mi metto a camminare per non superarlo. In quel momento però, uno che avevo appena superato mi sta ripassando correndo. Eh no, sei scorretto, allora corro anch'io. Alzo le ginocchia, allargo le braccia e volo via. Ed il bello è che mi sembra che Chamonix abbia capito 'sto cretino con le giraffe. Non ho più sonno. E' finita. 46h13'05". 1739mo su 2561 partenti e 1778 arrivati. "Quasi" l'ultimo, ma "quasi" però.
Cerco Ivano ed Afra, dovevano essere sulla destra dell'arrivo. Subito fotona con Ivano, poi troviamo anche Afra. Chiamo casa e recupero l'ambito "gilet" da Finisher. Fallisce invece la missione di trovare una birra gratis per gli onesti Finisher, mentre Ivano mi smorza con "Guarda che abbiamo lo Champagne".
Mi giro e penso "Questo mi prende per il culo"....Afra con un cenno mi fa capire che è vero. Non ho parole.
Mi portano in macchina a recuperare il mio sacco, e non mi dimentico di cercare la gentilissma Madame Dotti. Chiedo quindi di riavere il mio sacco e di poter salutare Madame Dotti. La signorina mi restituisce il sacco...e basta. Insisto "I would like to say hello di Mrs Dotti". La signorina mi guarda perplessa. Allora le mostro il bigliettino che lei stessa mi aveva scritto e legato al sacco. Si convince e me la indica. La signora Dotti si gira e mi riconosce subito, ci abbracciamo e ricorda che mio papà era romagnolo come lei e la sua famiglia. Suo marito ci fa la foto, le auguro ogni bene ed esco con Afra.
Uscendo con Afra, ripenso "cavolo, la signorina non voleva proprio indicarmi Madame Dotti" ed Afra, dolcemente, mi fa osservare che con la bocca impastata e la parlata da ubriaco non ero proprio il massimo."Effettivamente", annuisco!
Tre quarti d'ora per di togliermi la fasciatura professionale alla caviglia sinistra, quella "personale" per la vescica al tallone destro e tutti i nastrini delle dita, rubare un po' di sapone tra i bagni e le docce e finalmente lavarmi: posso tornare da Ivano ed Afra.
Il resto è roba da Hollywood: brindisi a Champagne, baguette croccanti e ripiene, massaggio del sedile del Mercedes. Fino a sotto casa.
Onestamente, senza le coccole della famiglia Omodei (Ivano ed Afra), i consigli del Mecio e, non ultimo, tutto il calore che trasmettevano la famiglia e gli amici non ce l'avrei fatta. A denti stretti, devo ammetterlo. In certi momenti, in particolare quando la stanchezza (la UTMB non è faticosa, è stancante) si faceva sentire, mi accorgevo di non essere solo. Anzi sulla Flegere, mi sono anche girato indietro. Non sono mai stato solo. Merci!
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Re: UTMB 2018

Messaggio da gogo »

Francesco Piero, che dire?

racconto fantastico, grazie!!!!

Caspita, è stato più duro arrivare sano alla partenza che all'arrivo :lol: …...senza contare ciò che ti è capitato nei mesi precedenti….bravo, bravissimo!!!


P.S. a mio modesto parere, non credo sia il massimo prendere gli oki in gara x "coprire" i dolori ;)
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Frecciadelcarretto
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Re: UTMB 2018

Messaggio da Frecciadelcarretto »

Spassosissimo :D ...ma allora devo averti visto nel video sul tubo del tuo socio rossocrociato, mi sembra di ricordare il tuo pettorale e se non erro anche la tenda dei "morti viventi" tutti dorati :mrgreen:
Ne ho guardati 4 o 5 questo weekend per vedere se qualcuno mi aveva beccato ..solo metà schiena a Les Houches pero'.
Se non hai ancora letto il mio di racconto c'è il link nell'altro 3d.

E forse ti ho incrociato nel buio anche a Calestano tre anni fa, quando dopo la cena postgara stavo per tornare alla macchina
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martin
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Re: UTMB 2018

Messaggio da martin »

Complimenti per la testardaggine e la costanza!

Mi ricordo di te a Calestano. Io facevo la scopa al 50km mentre mio amico Gabriele faceva la scopa alla 67km. Arrivato al traguardo, docciato, cambiato e rifocillato, ci chiedevamo dove fosse finito il Gabri. Poi abbiamo visto arrivare una figura losca addossando un paio di panta che sembrava un incrocio fra una giraffa e un leopardo. E poco dietro Gabri. Ma non sapevo la storia che ci stava dietro!
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fifty
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Re: UTMB 2018

Messaggio da fifty »

fdotti ha scritto:di fatto, la falce del cancello sta tagliando quelli appena dietro di me e la sento fischiare vicino alle mie orecchie.
Immagine favolosa, riassume la sensazione che anch'io mi sono portato appresso in questo lungo viaggio; quel riposare fino all'ultimo e ripartire pochi istanti prima del cutoff, in un gioco pericoloso ma indispensabile, almeno per me, per le mie possibilità fisiche, con questi chilometraggi e dislivelli.
Congratulazioni!
fdotti
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Re: UTMB 2018

Messaggio da fdotti »

Frecciadelcarretto ha scritto:Spassosissimo :D ...ma allora devo averti visto nel video sul tubo del tuo socio rossocrociato, mi sembra di ricordare il tuo pettorale e se non erro anche la tenda dei "morti viventi" tutti dorati :mrgreen:
Ne ho guardati 4 o 5 questo weekend per vedere se qualcuno mi aveva beccato ..solo metà schiena a Les Houches pero'.
Se non hai ancora letto il mio di racconto c'è il link nell'altro 3d.

E forse ti ho incrociato nel buio anche a Calestano tre anni fa, quando dopo la cena postgara stavo per tornare alla macchina
Sì, confermo sono io, anche sul tubo. A Calestano mi hanno preso per il culo dall'inizio alla fine :D
"Va che se i cacciatori oggi non han preso niente, ti sparano a te!"
Comunque quando all'ultimo cancello, ero in ritardo di 16' ed imploravo pietà, mi han risposto "Con quelle braghe lì. come faccio ad eliminarti".
fdotti
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Re: UTMB 2018

Messaggio da fdotti »

fifty ha scritto:
fdotti ha scritto:di fatto, la falce del cancello sta tagliando quelli appena dietro di me e la sento fischiare vicino alle mie orecchie.
Immagine favolosa, riassume la sensazione che anch'io mi sono portato appresso in questo lungo viaggio; quel riposare fino all'ultimo e ripartire pochi istanti prima del cutoff, in un gioco pericoloso ma indispensabile, almeno per me, per le mie possibilità fisiche, con questi chilometraggi e dislivelli.
Congratulazioni!
Grazie....diciamo che la nostra filosofia e che abbiamo pagato per 46h30' e ce le vogliamo godere tutte :lol: :lol: :lol: :lol:
fdotti
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Re: UTMB 2018

Messaggio da fdotti »

martin ha scritto:Complimenti per la testardaggine e la costanza!

Mi ricordo di te a Calestano. Io facevo la scopa al 50km mentre mio amico Gabriele faceva la scopa alla 67km. Arrivato al traguardo, docciato, cambiato e rifocillato, ci chiedevamo dove fosse finito il Gabri. Poi abbiamo visto arrivare una figura losca addossando un paio di panta che sembrava un incrocio fra una giraffa e un leopardo. E poco dietro Gabri. Ma non sapevo la storia che ci stava dietro!
Si. salutami tanto Gabriele, sicuramente si ricorda delle giraffe e del motto "Il bene non resta mai impunito"....l'ho fatto penare nel portare 'sto imbranato fino all'arrivo. Gli devo sempre una birra ;)
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