Parto da quello che sta succedendo in queste ore sul nanga Parbat dove da 5gg Daniele Nardi e Tom Ballard son dispersi sullo sperone mummery. Il Nanga parbat è una delle tre cime più pericolose al mondo, insieme al K2 e Annapurna..
Vivo la montagna a 360gradi,compreso l alpinismo e NONOSTANTE tutta l ammirazione per queste imprese faccio pur sempre fatica ad accettarle quando così rischiose... So che l argomento è già stato toccato in varie occasioni, non ultimo kilian che sale due volte sull Everest, perde la strada, perde l acqua ma si ritrova lo stesso... Ma qua parliamo di montagne dove il 30 40 percento non torna a casa... È una percentuale ENORME che farebbe desistere chiunque dal tentare..ma ne vale veramentella pena? Inolte veramente su una percentuale del genere incide la capacità /abilità? O quanto fondamentalmente il culo? Inolte un dispendio (leggetevi il libro di moro sull Annapurna) economico incredibile.. Veramente, faccio fatica ad apprezzare ed ammirare queste scelte da percentuali impossibili..
Nanga e riflessioni
Moderatore: emme
Re: Nanga e riflessioni
Gli astronauti, gli esploratori estremi, gli alpinisti di punta (oltre a Honnold etc) e chi più ne ha più ne metta: per queste persone la fine prematura della vita è solo uno dei tanti fattori da mettere in conto prima di partire, cosa che per noi non è ad esempio.
Noi partiamo per le nostre avventure con il 100% di probabilità di ritornare vivi (almeno teorica, e calcolata da noi, per cui potremmo anche sbagliare...), loro sanno già che partono con meno del 100%.
Perché lo fanno? Non penso per sete di fama o denaro, ma forse per spingere i propri limiti e spesso quelli della specie umana ancora più in alto, in un tentativo nobile ma potenzialmente autodistruttivo.
Tutta la mia ammirazione, comunque, per un atteggiamento mentale che non farò mai proprio.
Noi partiamo per le nostre avventure con il 100% di probabilità di ritornare vivi (almeno teorica, e calcolata da noi, per cui potremmo anche sbagliare...), loro sanno già che partono con meno del 100%.
Perché lo fanno? Non penso per sete di fama o denaro, ma forse per spingere i propri limiti e spesso quelli della specie umana ancora più in alto, in un tentativo nobile ma potenzialmente autodistruttivo.
Tutta la mia ammirazione, comunque, per un atteggiamento mentale che non farò mai proprio.
Re: Nanga e riflessioni
Riporto un estratto da un intervista del sopracitato Honnold :
“Molti dicono che non provo paura, o che non temo la morte, ma quello non è semplicemente vero! Ho la stessa sana speranza di sopravvivere di tutti quanti. Non voglio morire. Almeno non ancora. [Ride] Penso di accettare maggiormente che prima o poi morirò. Lo capisco, ma non voglio farmi prendere in braccio lungo la strada. Voglio vivere in un certo modo, che richiede accettare un grado più alto di rischio, ed è ok per me“.
“Molti dicono che non provo paura, o che non temo la morte, ma quello non è semplicemente vero! Ho la stessa sana speranza di sopravvivere di tutti quanti. Non voglio morire. Almeno non ancora. [Ride] Penso di accettare maggiormente che prima o poi morirò. Lo capisco, ma non voglio farmi prendere in braccio lungo la strada. Voglio vivere in un certo modo, che richiede accettare un grado più alto di rischio, ed è ok per me“.
Re: Nanga e riflessioni
Queste imprese non le ammiro più.
Per quello che mi riguarda l’alpinismo di ricerca è morto. Ma ricerca de che?
Alzare l’asticella al giorno d’oggi vuol dire prendere rischi esagerati.
Vedi Ueli steck che per me era un morto che camminava.
Non giudico le scelte delle persone, ognuno della propria vita fa quello che gli pare, esprimo il mio personale punto di vista.
@grigua, non puoi paragonare le gesta di Honnold con chi pratica Alpinismo invernale in Himalaya.
Il primo va incontro a pericoli soprattutto soggettivi, è iperpreparato con ha una testa fuori dal comune. I secondi invece vanno incontro a pericoli oggettivi elevatissimi (Lorenzo scrive che il 30/40 % non torna a casa).
Ragiono da vecchietto lo so ma la gioia di vedere nascere i miei due figli e vederli crescere non ha prezzo, ad altri amici questo privilegio non è stato, per loro scelta, dato. Io ho avuto culo pur non avendo rischiato neanche un decimo di quanto rischiano quelli lì.
Per quello che mi riguarda l’alpinismo di ricerca è morto. Ma ricerca de che?
Alzare l’asticella al giorno d’oggi vuol dire prendere rischi esagerati.
Vedi Ueli steck che per me era un morto che camminava.
Non giudico le scelte delle persone, ognuno della propria vita fa quello che gli pare, esprimo il mio personale punto di vista.
@grigua, non puoi paragonare le gesta di Honnold con chi pratica Alpinismo invernale in Himalaya.
Il primo va incontro a pericoli soprattutto soggettivi, è iperpreparato con ha una testa fuori dal comune. I secondi invece vanno incontro a pericoli oggettivi elevatissimi (Lorenzo scrive che il 30/40 % non torna a casa).
Ragiono da vecchietto lo so ma la gioia di vedere nascere i miei due figli e vederli crescere non ha prezzo, ad altri amici questo privilegio non è stato, per loro scelta, dato. Io ho avuto culo pur non avendo rischiato neanche un decimo di quanto rischiano quelli lì.
Re: Nanga e riflessioni
Anche secondo me alpinismo invernale è free solo son completamente diversi... Chi arrampica dal V in su sa che la testa fa il 50 percento della salita.. Andar da primi, passar lo strapiombo, rinviare in condizioni precarie son situazioni magari oggettivamente standard ma che se la mente ti blocca ti fan ghisare subito... L invernale hymalaiano mi sa di situazioni che ,anche se sei un top comunque non puoi controllare...è forse è tutta lì la differenza...
Annapurna 40 percento
Nanga parbat 28 percento
K2 28 percento
Son le percentuali di decesso.. Di tutta gente straforte, sicuramente non i turisti danarosi Dell Everest (9perc)..
Annapurna 40 percento
Nanga parbat 28 percento
K2 28 percento
Son le percentuali di decesso.. Di tutta gente straforte, sicuramente non i turisti danarosi Dell Everest (9perc)..
Re: Nanga e riflessioni
Sospese ufficialmente le ricerche.Questo il comunicato ufficiale delle famiglie.Riposate in pace.
https://www.montagna.tv/cms/137888/inte ... ga-parbat/
https://www.montagna.tv/cms/137888/inte ... ga-parbat/
Re: Nanga e riflessioni
Ho visto di recente un documentario su Philip Petit, che ha attraversato su un filo sospeso a 450 metri da terra, senza cavi di sicurezza, lo spazio tra le torri gemelle, nel1974; lui preparava tutto in modo meticoloso (come gli alpinisti) ma era consapevole che qualcosa poteva andare storto. Beh, diceva, morirò facendo quello che più amo, quale fine migliore può desiderare un artista? Immagino che sia lo stesso per questi due ragazzi. Che possano, ora, arrampicare in pace.
Re: Nanga e riflessioni
Certo El Gae, ma un conto è sfidare i propri limiti: conoscendoli profondamente, puoi sempre decidere di mantenere un seppur minimo margine di sicurezza (vedi anche Honnold); altra cosa è sfidare altri limiti, che non dipendono da noi e sui quali non abbiamo alcun controllo, in pratica la nostra sfida diventa una roulette russa. Infatti se Petit quest'anno compie 70 anni ci sarà un motivo.
Re: Nanga e riflessioni
Questo, in effetti, è ineccepibile. Ciò nonostante non riesco a rimanere indifferente alla morte di persone giovani, nemmeno se danno l'idea di "cercarsela"
Re: Nanga e riflessioni
Il mio non voleva essere un paragone tra discipline, riportavo solo il pensiero di chi vive la passione in modo estremo, un pensiero che sicuramente va oltre il mio modo di affrontare la vita, ma io ho fatto altre scelte ed ho messo davanti altre priorità e non me la sento di giudicare.