Cervino Matterhorn Ultra Race (Ao) 27.06.2025

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Questa sezione è dedicata alle anteprime e ai racconti delle gare.
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biglux
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Re: Cervino Matterhorn Ultra Race (Ao) 27.06.2025

Messaggio da biglux »

Corry ha scritto: 26/06/2025, 10:21 Bella scelta. In bocca al lupo!
Grazie Corry! Spero in un report positivo per sabato :lol:
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Dariogrizzly_1981
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Re: Cervino Matterhorn Ultra Race (Ao) 27.06.2025

Messaggio da Dariogrizzly_1981 »

Probabilmente il forte caldo degli ultimi giorni è riuscito a pulire buona parte dei sentieri dove passerete che non è male.
Se il meteo sarà buono , considerato il percorso, sarà un giornata da ricordarsi! Buona fortuna!
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motosega
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Re: Cervino Matterhorn Ultra Race (Ao) 27.06.2025

Messaggio da motosega »

biglux ha scritto: 26/06/2025, 13:18
Corry ha scritto: 26/06/2025, 10:21 Bella scelta. In bocca al lupo!
Grazie Corry! Spero in un report positivo per sabato :lol:
In bocca al lupo Lucio !!
Cazzo non sei mai fermo, grandissimo
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biglux
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Re: Cervino Matterhorn Ultra Race (Ao) 27.06.2025

Messaggio da biglux »

La gara più dura e una delle più belle “corsa” fino ad ora. Tempo di riprendermi e seguirà (vostro malgrado :D ) mio report!
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biglux
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Re: Cervino Matterhorn Ultra Race (Ao) 27.06.2025

Messaggio da biglux »

Dopo 2 gg. di "decantazione e immobilismo" cerco di radunare le sensazioni e i pensieri che mi hanno accompagnato per quasi 20 ore intorno al più nobile scoglio d'Europa. Innanzitutto devo ringraziare il mio socio Marco per la pazienza che ha avuto nell'aspettarmi (visto che è molto ma molto più veloce di me) e nel darmi un conforto sui tratti tecnici (che io patisco abbastanza mentre lui zero!). La notte precedente l'abbiamo trascorsa nella palestra della scuola elementare di Cervinia (a 100 m dalla partenza) quasi completamente in bianco, visto russamenti e "rumori" corporali vari (oltreché gente con telefonini sempre accesi e viavai continui dai bagni): mi sono fatto irretire anche questa volta dal pernotto gratuito e spartano e come sempre me ne pento! Si parte nel "fresco" (13°C) e nel buio della notte (alle 3) subito in salita dopo avere attraversato il centro del paese per raggiungere il bel sentiero che con un lunghissimo traverso tutto saliscendi molto ben corribile sotto le Grandes Murailles ci porta alla Finestra di Cignana. Sarà la stanchezza accumulata da settimane di lavoro veramente stressante e dalla notte insonne, ma prendo subito una storta in un tombino alla partenza alla mia caviglia sinistra già malandata e ben due volte in quota cado a terra rovinosamente inciampando in sassi e radici, fortunatamente senza particolari conseguenze. Marco sta davanti e ogni tanto si gira per vedere di non lasciarmi troppo indietro: questi suoi gesti li apprezzo tantissimo e mi motivano a tenere un ritmo alto (almeno per me) per non bucare i cancelli orari! Finalmente sorge il sole e l'alba sul traverso che porta al rifugio Perucca-Vuillermoz la vivo come liberatoria. I panorami sono splendidi e verso sud il lago artificiale di Cignana mi ricorda il mio passaggio di anni fa al Tor: che nostalgia! Viaggiamo costantemente dentro un bel gruppetto che corre più o meno al nostro ritmo e che incroceremo per tutto il giorno. Al rifugio (punto di ristoro del Tor des Glaciers) cerco di darci dentro con tutto quello che riesco a ingurgitare (pane, cioccolato, frittata, ecc.) e a bere, perché i ristori sono circa ogni 10 km ma il percorso si sta rivelando decisamente tecnico. Dopo poco ci aspetta il primo vero colle sopra i 3000 m (di Valcourniere) e una discesa inaspettatamente senza neve molto ripida su sfasciumi e terra decisamente scivolosa (mi ricorda un po' quella dal Col Fenetre del Tor): Marco ne avrebbe eccome per andare visto che la discesa è una delle sue specialità e lo incito a farlo e ad aspettarmi in fondo. E' un piacere per gli occhi vedere come zampetta di sasso in sasso apparentemente senza fatica! La discesa verso la Valpelline è lunghissima e bellissima, non smettiamo di ammirare le valli che attraversiamo e le montagne che ci circondano e che ricordano molto quelle della nostra Valgrosina. Al rifugio Prarayer solito pit-stop breve (ci concediamo non più di 5') ma molto intenso (questa volta torte e crostate a go go oltre che l'immancabile Coca Cola). Il meteo ci ha graziato con una giornata spaziale con solo qualche velatura e gradevole come temperatura grazie anche al fatto che siamo costantemente sopra i 2000 m. Il primo cancello orario delle 7h30' (e dei primi 29 km) ci attende al rifugio Aosta. Comincio a soffrire un po' di ansia per la paura di non superarlo mentre Marco è molto sereno: mi ripete spesso che lui distanze così lunghe non ne ha quasi mai fatte, che più di 10 ore non ha mai corso e che sono io l'esperto...annamo bbene :lol: ! Finalmente su un cocuzzolo intravediamo il rifugio, io inizio a calcolare a occhio distanze e dislivello e mi sale un po' di agitazione: ce la faremo? Cerco di non dire nulla per non fare il "pesantone" ma sono momenti che vivo non benissimo. Alla base della salita verso il rifugio una guida ci fa vestire per la prima volta imbrago, longe e casco. Manca poco più di mezz'ora al cancello, cerco di fare tutto velocissimamente e mentre il mio socio sta finendo la vestizione, mi involo all'attacco della prima ferrata di giornata e del relativo vertical: la paura di bucare il tempo limite mi fa andare come un pazzo e 9' prima del "gong" varchiamo la soglia del rifugio dove, come negli altri ristori, ci "badgiano" e si complimentano con noi. L'organizzazione devo dire che è assolutamente presente e super efficiente senza tanti fronzoli, nei punti clou del percorso troveremo sempre guide o personale del Soccorso Alpino e ristori ben forniti (tranne in un punto in Svizzera...). La salita successiva al Col de la Division (da me ribattezzato alla guida che ci assiste de la Moltiplication dei bestemmion) è durissima, verticale, "sfasciumosa", con sassi che ogni tanto precipitano dall'alto e le immancabili corde per i passaggi più pericolosi (soffro un po' di vertigini e ogni tanto mi scappa l'occhio con terrore verso il basso: se dovessi scivolare mi troverebbero in poltiglia a fondo valle... :? ). Alla base del nevaio la guida ci fa calzare i ramponcini: devo dire che con il materiale obbligatorio, a parte i soliti furbetti minimalisti, ci portiamo dietro almeno 5 kg di zaino! Risalito il nevaio ci aspetta ovviamente un tratto attrezzato scivoloso che percorro con estrema cautela, Marco invece sembra fare una passeggiata in centro :D ! Al colle (quota 3300 m) il Soccorso Alpino ci fa legare in cordata per attraversare l'Haut Glacier de Tsa de Tsan. In verità crepacci non ce ne sono e penso subito che il pendio si presterebbe benissimo allo skialp. Raggiunta la cima Coppi della CMUR70 (Col de Valpelline, 3552 m) inizia la discesa in Svizzera sullo Stockjigletscher con il percorso segnato da bandierine che ci fa aggirare i tanti crepacci (pensavo di fare come all'AMA e scendere di sedere ma non era proprio il caso!). La neve è in parte dura e in parte sfondosa per cui non si sa come affrontarla, un po' si scivola e un po' si sprofonda, l'incedere è faticoso e inizio a sentire i quadricipiti in fiamme. Finalmente termina il percorso su ghiacciaio e tolti ramponcini e corda ci troviamo a dover aggirare lo Stockji (una "montagnola" di 3000 m) per raggiungere la Schoenbielhutte su un sentiero esposto e franoso parzialmente attrezzato con calate in un paio di diedri verticali che mi lasciano abbastanza perplesso. Il rifugio svizzero si trova sul cocuzzolo sopra una parete attrezzata. Abbiamo una sete fotonica, perché per percorrere i 10 km dal rifugio Aosta abbiamo impiegato quasi 4h30'. Mi lascio tentare da un ruscello glaciale aggiungendo all'acqua qualche sale ma la sete non cambia di molto. Attacchiamo la ferrata legati con le longe mentre una coppia di tizi completamente "bolliti" dal sole e dalla sete ci supera senza legarsi: il primo scivola e rimane miracolosamente appeso con la mano alla corda con mio grande terrore (fosse andata male l'avrebbero trovato in fondo al ghiacciaio con un salto di una cinquantina di metri...), e Marco fortunatamente lo convince a sfruttare le longe. Il ristoro si rivela una mezza delusione: cibo finito, solo acqua, Coca Cola e brodo...Mi compro una birra in lattina (10 euro, li mortacci...) e scopro con orrore dalla guida che il cancello orario delle 10h30' (h. 15.30) non è dove siamo adesso ma 11 km più a valle a Furi (poco sopra Zermatt): dovremmo farci la discesa in 20' con tanto di record mondiale! Lo scazzo prende su di me (e su quelli con noi al ristoro convinti che avevamo scampato al rifugio Aosta il cancello più stretto) il sopravvento mentre Marco lo vedo molto tranquillo. La discesa la facciamo camminando (tanto) e corricchiando (poco), studiando la strategia con cui mediare il passaggio al cancello di Furi (la guida ci ha detto che se non ci avrebbero fatto passare dovevano comunque garantirci il ritorno a Cervinia ma le funivie svizzere dopo una certa ora so che non le smuovi nemmeno con le granate). Arrivati al ristoro di Furi veniamo sorprendentemente accolti (come da tutti i ristori del resto, chapeau a organizzazione e volontari!) con grandi feste e un bel bicchiere di Coca Cola (ci sarebbe anche il vino...). Ci dicono che hanno eliminato il cancello (penso perché altrimenti sarebbero passati in pochi) e possiamo scegliere se proseguire oppure fermarci a dormire a Zermatt: la maggior parte di noi vedo che alza bandiera bianca, si sdraia su un prato e accetta l'ospitalità. Con Marco non c'è nemmeno bisogno di dircelo: siamo arrivati al 50° km e molliamo il colpo dopo questa botta di culo??? Dopo esserci rifocillati per bene ci incamminiamo verso questi 10 km e 1500 m di dislivello positivo che ci aspettano verso il Trockener Steg e il rifugio Teodulo. Il mio ritmo è molto lento ma cerco di non fermarmi mai, davanti a noi una coppia mista con una ragazza con i polpacci completamente ustionati che detta il ritmo. Il percorso non mi sembra logico ma molto tortuoso, dalla Schoenbielhutte abbiamo riposto definitivamente ramponcini, imbrago, longe, corda e casco, si procede silenziosamente, ognuno nella sua bolla di fatica e di resilienza, ogni tanto un sorso d'acqua e l'ennesimo gel buttato giù a forza per prevenire i momenti di "down". Arrivati sul ghiacciaio e sulle piste che scendono dal comprensorio italiano non abbiamo nemmeno la forza per calzare i ramponcini e come quasi tutti ci sciroppiamo gli ultimi 500 m di dislivello con la suola delle nostre scarpe, cercando le tracce dei gatti delle nevi dove la neve è più portante. Devo dire che alle 8 di sera si può stare sereni in maglietta e t-shirt, al massimo un antivento per le folate fresche che ogni tanto arrivano. Personalmente sono sempre rimasto vestito con intimo lungo, maglietta e fuseaux più che altro per evitare le inevitabili ustioni e mi è bastata la giacca in GoreTex sopra una certa quota per difendermi dal vento. Adesso anche Marco parla poco e lo vedo provato, le gambe ci sono ma la stanchezza l'ha colpito e l'arrivo al Teodulo è liberatorio: ci strafoghiamo di cibo e liquidi (ho fatto dei mix schifosi che mi si riproporranno sotto forma di acidità gastrica e una vaga nausea il giorno dopo), chiacchieriamo con le guide e i volontari sempre gentilissimi e dopo 10' ci "lanciamo" finalmente verso i 10 km e i 1300 m di dislivello negativo che ci separano da Cervinia mettendoci le frontali. Sono le h. 21.30 e abbiamo circa 1h30' per non sforare il tempo massimo per cui raduniamo le forze residue e ci lanciamo in una corsetta molto poco elegante ma che ci fa superare parecchie coppie (quasi tutti la camminano). Come spesso accade miracolosamente alla fine delle ultra, vuoi per il cibo o per l'odore del traguardo, ci esaltiamo chiacchierando tutto il tempo. Finalmente alle h. 22.50, 10' prima del limite massimo, tagliamo il traguardo in una Cervinia notturna con poca gente ma con gli organizzatori che ci aspettano e si complimentano con noi. Sono felicissimo ma anche completamente distrutto! Una doccia veloce e via a casa perché l'idea di un'altra notte insonne in palestra non ci ispira per nulla. A bocce ferme devo ammettere che è stata una bellissima ma durissima avventura, un continuo metti/togli imbrago-longe-ramponcini-corda-casco da fare impazzire, una concentrazione costante sui numerosi tratti tecnici e un'ansia di fondo per la paura di non passare i cancelli. Sicuramente la gara più dura fatta (e che non rifarei) e che consiglio solo agli innamorati della montagna, della fatica e dell'aspetto tecnico (infatti è definito a ragione come un ultratrail alpinistico). Ovviamente chi non soffre di vertigini come me è sicuramente favorito e risparmia un bel po' di tempo che invece io mi sono preso con tutta calma nell'affrontare le parti più ostiche. Anche questa è andataaaaa!
hasta1977
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Re: Cervino Matterhorn Ultra Race (Ao) 27.06.2025

Messaggio da hasta1977 »

Bravo Lucio!! 20 ore in giro, in ambiente così tecnico, sono una gran bella impresa.
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Corry
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Re: Cervino Matterhorn Ultra Race (Ao) 27.06.2025

Messaggio da Corry »

Bella avventura! Complimenti!
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martin
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Re: Cervino Matterhorn Ultra Race (Ao) 27.06.2025

Messaggio da martin »

Molto bravo Lucio. Il tuo racconto rispecchia in tanti aspetti quello che mi ha raccontato il mio atleta che era in coppia con suo fratello. Forse non la gara più difficile in assoluto mai fatto ma sicuramente da enumerare con il gruppo PTL, Pierra Menta (corsa), AMA.
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Dariogrizzly_1981
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Re: Cervino Matterhorn Ultra Race (Ao) 27.06.2025

Messaggio da Dariogrizzly_1981 »

Complimenti biglux!

Sicuramente una gara molta difficile anche da preparare, considerata la quota massima e la quota media. Per me che ad esempio non pratico skialp sarebbe difficile arrivare a fine Giugno preparati per l'altitudine.
Quindi mi sembra di aver capito che non avete trovato molta neve, tranne ovviamente che per la parte di ghiacciaio oltre il Col de la Division, corretto?

Ciao,
Dario
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gogo
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Re: Cervino Matterhorn Ultra Race (Ao) 27.06.2025

Messaggio da gogo »

Mamma mia! nel leggere il tuo racconto mi è venuta ansia, stanchezza e sete :lol:
Che roba, che impresa!
Bravissimo Lucio e tutti i finishers
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