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Questa sezione è dedicata alle anteprime e ai racconti delle gare.
Nel titolo scrivete il nome della gara, la provincia e la data di svolgimento.
marco ha scritto:ولكننا نفهم القليل جدا!
حتى لو كنت على حق، والعواطف ليس لديهم لغة.
(ma così capiamo poco!
Anche se avete ragione, le emozioni non hanno lingua.)
عناق كبير
(un grande abbraccio)
م.
(m.)
eheheheheh
@marco come 'ndar nosse ("come andare a nozze", azz, ha ragione luciano, il senso è intraducibile)...rimando ad una prossima "emozione" un mio intervento...intanto seguo sparta...spero tu sia un cultore dell'Islam, e oltre ad apprezzare la sinuosità e morbidezza della forma grafica, ne abbia apprezzato anche il suono della "piccola grande cosa che hai scritto" (sennò si che vo nosse)...che meraviglia la rete!? gugol tradusion iuta ah!?
@eke: hai ragione, una volta traducevo poi...mi son stancato
ma...nel mio precedente post le cose importanti erano, spero, comprensive a tutti...il dialetto, eran per le stupidaggini ("ie trojae") , cose di poco conto, da baruffe ciosotte
@martin: presupposto sbagliato: non è necessario che tutti capiscano...men che meno le emozioni...ma qualcuno condivide...affinità elettive? mah...
@frontedelpiave: no te go più visto, fato el gireto? tuto ok? ehh cossa vuto che te diga...sogni e bisogni: luce per i miei occhi
ma, dicevamo...EMOZIONI...mi sembra ci sia un pò di "ritrosia" a scriverne e condividerle...tanto vae scriver in diaetto
fun...cool
http://m.youtube.com/watch?v=x5KJrJwhSM ... 5KJrJwhSMY
Oggi ho corso con questa canzone nelle orecchie che ho riascoltato più e più volte (e che mi piace tantissimo) e alcune frasi proprio non le ho mai capite...rasentin come Battisti? Tu chiamale se vuoi emozioni...
ot, era serata tranquilla...
non corro con l'ipod ma a qualcuno consiglio di cambiar menù (almeno della musica italiana)
una versione, rivista e corretta di "fortunello"... http://www.youtube.com/watch?v=eOPjzxUEehc
Ho lasciato decantare un po’, ma giuro che ne avevo bisogno, comunque questo è il mio Tor:
Tor des geants….. idea che ti gira in testa da quando inizia ad insinuarsi nella mente fino alla partenza, poi…poi si va, completamente bagnati già prima di partire, ma si va. La moltitudine di gente da Courmayeur a Valgrisenche che ti sprona, ti incita, ti sorride pensando “questi son matti, ma se potessi, magari un giorno anch’io, chissà….” Poi dopo Valgrisenche la notte, la solitudine dell’andar per monti con i tuoi pensieri come compagni e via di seguito col Fenetre, l’Entrelor e il Loson, con acqua e vento che ti fiaccano i muscoli, ma con la testa ancora forte che con gli elementi naturali ci vuole giocare, se li vuole godere, non sempre così facile da fare, ma ci provi, poi scollini il Loson con l’alba che sta per nascere, con un nuovo giorno che pare sia pieno di sole che ti scalda la mente e arrivo a Cogne contento, contento di essere lì in quel momento e di stare vivendo appieno tutto ciò che stai facendo. La bellezza del Tor, secondo me, risiede proprio in questo: è una gara lunga, molto lunga e le emozioni, la fatica, il dolore e la gioia te li porti dietro, lungo il cammino che stai facendo, sei, in un certo senso, obbligato a viverli nella quasi immediatezza e non, come in altre gare più “corte”, a riviverli dopo, a gara finita. No, l’emozione è lì in quello stesso momento e con lei ci convivi almeno per qualche giorno…
Donnas, discesa che lascia il segno, un eterno scendere dai monti alla pianura, quadricipiti e ginocchia che urlano pietà, ma poi, dopo, il tratto fino a Gressoney, sento profumo di casa, i posti dove corro tutto l’anno, i sentieri che conosco a memoria, le pietre a cui do del tu, notte fantastica, né caldo né freddo, soltanto un viaggiare sotto le stelle con un’intensità che si rinnova ad ogni colle, ad ogni baita, con amici che ti aspettano e ti accompagnano con il pensiero fino a Gressoney dove arrivo con la leggerezza di chi non sa che cosa stia facendo.
Gressoney, quello che sarà il giro di boa del mio Tor; vorrei dormire un’oretta per ripartire con lo stesso animo, ma… ma niente dormire, no riposare, gli occhi che si aprono dopo venti minuti e non ne vogliono più sapere di quietarsi e allora riparto, ritorno a mettere passi uno dopo l’altro, ma con un piccolo tarlo nella mente, con qualcosa che non gira come dovrebbe girare, un specie di vocina che dapprima piano piano, quasi sussurrato mi dice “sei stanco, devi riposare, mettiti a dormire”, poi cammin facendo da vocina che era si trasforma in una sorta di mantra quasi insopportabile. Arrivo a Valtournenche stanco e ci riprovo, mi sdraio, non c’è rumore, stavolta forse…. Quindici minuti e le pupille sbarrate a fissare il soffitto…. esco per la mia terza notte con questa crepa nel cervello, ho un po’ paura che si allarghi, che diventi veramente un fossato troppo largo da oltrepassare, arrivo al Barmasse, ci sono dei ragazzi che stanno uscendo anche loro, mi aggrego, trovo Roberto con il quale, da qui in poi, condividerò il mio Tor fino all’arrivo. Roberto è un metronomo, ha un buon ritmo in salita e, soprattutto, corre in piano e in discesa, con lui davanti a scandire il passo il mio pensare si fa più lieve, riesco a vedere più intorno a me, assaporo di più ciò che mi circonda e riesco ad uscire un po’ da quel crepaccio che ho in testa. Sfiliamo per colli nel vento gelido della terza notte per raggiungere nuovamente il giorno al col Vessonaz e inoltrarci nella Coumba Freida ed i suoi paesini, Oyace, Ollomont e Saint Rhemy con i volontari del posto che a dispetto del nome della loro valle hanno un cuore caldissimo. Col buio attacchiamo le prime rampe verso di Lui, verso quell’ultimo colle, anzi quel passaggio stretto dove dietro emerge il primo Gigante, quello da cui sei partito quattro giorni prima, quello dove ti abbracci, dove le emozioni arrivano a cascata, il Malatrà, un nome con un suono strano, ma che ripeto mentalmente scendendo fino al Bonatti, Malatrà…Malatrà, mi fa sentire meglio, mi sta riempiendo quella buca che si era formata in testa e poi, non senza smoccolare le ultime bestemmie, l’eterno traverso per giugngere al Bertone, poi giù, già ripensando a quello che è stato fino a lì, ma giù ancora, con Roberto che estrae dal suo zainone due magliette per ricordare che si può correre e vivere anche per cosa più grandi, per cose, appunto, geants.
Courmayeur, da dove si era iniziato, dove sono le quattro del mattino e l’atmosfera è molto lieve, non c’è folla, non c’è calca, ma ci sono loro, i familiari, gli amici che ti hanno aspettato fino a tarda notte, anche loro con gli occhi carichi di emozione e io penso che sta finendo, anche questo Tor sta finendo e come tutte le cose che finiscono mi lascia un sapore ambiguo in bocca: dolce perché sono finisher di un’avventura incredibile, amara proprio perché sono già finisher…..
rasentin ha scritto:con un sacco di altre cose, son certo odio battisti
Sempre OT.
Scusa per l'accostamento (che io ritenevo lusinghiero) ma, parafrasandoti, come le nostre sono solo "corsette", queste sono solo "canzonette"...