frontedelpiave ha scritto:ai nevai rossi del civetta
...
A tutti questi viva i nevai del coldai
meraviglioso intervento fabio, e ... mi hai fatto... non solo sorridere.
dopo questo tuo, mi vergogno quasi a pubblicare le righe che stavo cercando di scrivere mentre
sono ancora nel bel mezzo del frullatore con immagini ed emozioni alla rinfusa, come un puzzle di mille pezzi tutto da rifare.
vabbe' io ci provo, chi ha voglia le legga, altrimenti, basta passare oltre.
ricordo di aver detto: "è il percorso più bello che abbia mai fatto"
ricordo di aver pensato "che figata sto passaggio" aggrappandomi alla roccia per saltar fuori dal nevaio.
ricordo di aver temuto di aver sbagliato strada.
ricordo di aver tremato per quel botto nel cielo che ha illuminato tutto come un flash da un milione di candele.
ricordo di aver più volte ringraziato i volontari per la gentilezza e le premure.
ricordo di essermi scusato per la mia maleducazione nell'aver chiesto senza "per piacere" e per l'essermi lasciato scappare un ruttino.
ricordo di aver fatto fatica a stare in piedi nei sentieri bagnati.
ricordo che lì il piede mi faceva un po’ male.
ricordo Federica che andava come un treno e ricordo di aver pensato, "se sto ancora un po’ con lei non arrivo in fondo".
ricordo le poche luci che mi inseguivano e nessuna davanti.
ricordo due occhi-fari ignoti fissi nella notte.
ricordo delle tracce faticose da seguire tra nevai e rocce e segnali un po' qua un po' là. ricordo di essermi orientato grazie alla conoscenza di quei posti e di aver segnalato il problema al soccorso alpino: “devi dirlo agli organizzatori. sic!”.
ricordo di aver chiamato fabio (l’organizzatore) nella notte per dirgli che non c'erano segni a indicare la giusta via, ricordo di aver fatto segnali con la lampada e aver urlato "di qua" ai miei inseguitori.
ricordo di aver pensato che il sentiero era stretto e insidioso e "chissà come lo affronteranno di notte gli ultimi del gruppo".
ricordo di aver rimpianto il triangolo azzurro dell'altavia, abbandonato il quale è venuta meno gran parte della gratificazione.
ricordo di aver ceduto psicologicamente nei tratti noiosi e di essermi quasi fermato.
ma ricordo anche di aver pensato che ci voleva testa.
ricordo di essermi ripreso e di aver aggredito gli ultimi 15 chilometri come fossero stati i primi.
ricordo il boscaiolo che mi ha rimandato sul sentiero giusto facendomi tagliare per il bosco, ricordo il fiume dove ho perso la bussola, e quel torrente che sgorgava dalla roccia.
ricordo i mughi, le genziane, il camoscio, i rododendri, i pini, i larici, i faggi, ricordo il rospetto che mi ha attraversato il sentiero, ricordo quel concorrente in difficoltà sulla salita al Coldai, ricordo gli altoatesini che chiacchieravano nel loro dialetto ma bestemmiavano in italiano.
ricordo quel ragazzo mio concittadino, staffettista, che mi ha incoraggiato.
ricordo il lago di braies. ricordo forcella lagazuoi e quel nevaio a scendere, e la sterrata più ripida del mondo che ho disceso con le scarpe di traverso come un pendio gelato con le lame degli sci.
ricordo i tempi di percorrenza assurdi e i chilometraggi mai azzeccati che mi preannunciavano ai ristori, ma ricordo anche la determinazione di quel ragazzo che mi fa "sono 15, ne mancano 15, non ti dico bugie". devo essergli sembrato disperato.
ricordo quella salita pazzesca nel bosco dritta come una risalita dall'inferno.
ricordo le cime alle luci dell'alba, le pareti di roccia senza fine, i nevai a perdita d'occhio, i ghiaioni le vallate da attraversare, il lungo traverso per il carestiato e quello per il pramperet.
ricordo le fontane lungo il cordevole e il rumore delle moto.
ricordo l'acqua fresca del guado e i piedi bollenti all'arrivo.
ricordo la gentilezza di fabio e di sua moglie e di tutti i ragazzi all'arrivo.
ricordo l'amarezza di chi ha dovuto mollare, l'arrabbiatura di chi non ha trovato abbastanza assistenza lungo il percorso.
ricordo di aver ringraziato la mia testa e la mia capacità di resistenza. c'è voluta tutta negli ultimi 40-50 km.
Ricordo di aver corso con la bandana della TCE, con il triangolo rosso e il numero “1” in bella mostra, per offrire quasi un saluto e un omaggio da parte della nostra più piccola e assolutamente modesta altavia.
ricordo quel bicchiere d’acqua passatomi dall’orto di casa.
ricordo quella stupidissima e massacrante stradina a tornanti per scendere a la Muda. ricordo Guenther seduto su una panca (o una roccia) "ma kuanto kazzo manka al riztoro?!".
ricordo il ristoro comparso dal nulla (non previsto), e il passaggio fantasma alle case bortot che poi alla fine non ci siamo passati.
Ricordo un labirinto nel bosco di abeti, segnato come una campestre, ricordo finalmente la discesa e di aver benedetto quel fatiscente ponte pedonale, di logori calcestruzzo mattoni e ferro, che ci ha evitato la paventata risalita al centro della città.
ricordo di aver dormito malissimo. Ma ricordo anche la colazione con uova strapazzate e pancetta.
In verità, ricordo tantissime altre cose ma mi metto un freno da solo.
Grazie Dolomiti Sky Run, una gara ancora cruda, con tante cose da sistemare, quoto muntagnin al 100%, ma grazie ancora perché mi hai regalato delle emozioni così intense e profonde che forse non avevo mai provato prima.
Mi spiace per chi non ce l’ha fatta, chi ha dovuto mollare, chi si è trovato in difficoltà. A loro la mia solidarietà, ma la mia esperienza è stata bellissima.