Lavaredo UltraTrail (BL) 25-26/06/2021

Anteprime e cronache

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Questa sezione è dedicata alle anteprime e ai racconti delle gare.
Nel titolo scrivete il nome della gara, la provincia e la data di svolgimento.
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leosorry
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Lavaredo UltraTrail (BL) 25-26/06/2021

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La Sportiva Lavaredo Ultra Trail ha trovato il suo re. E' HANNES NAMBERGER con il tempo record di 12h02’12”

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leosorry
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Re: Lavaredo UltraTrail (BL) 25-26/06/2021

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E Camille Bruyas è la nuova regina con il tempo di 14h06’16”!!

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leosorry
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Re: Lavaredo UltraTrail (BL) 25-26/06/2021

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Classifica maschile

1 HANNES NAMBERGER 12:02:12
2 ANDREU SIMON AYMERICH 12:09:13
3 SEBASTIAN KROGVIG 12:33:14
4 PETER VAN DER ZON 13:03:30
5 ELIAS KADI 13:20:09
6 MARCO DE GASPERI 13:22:18
7 ALBAN BERSON 13:38:57
8 JOHAN LANTZ 13:40:26
9 ROBERTO MASTROTTO 13:55:26
10 FOTIS ZISIMOPOULOS 13:56:40
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leosorry
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Re: Lavaredo UltraTrail (BL) 25-26/06/2021

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Classifica femminile

1 CAMILLE BRUYAS 14:06:16
2 KATIE SCHIDE 14:28:21
3 MIMMI KOTKA 14:51:09
4 AZARA GARCÍA DE LOS SALMONES 15:03:40
5 KATHRIN GÖTZ 15:48:17
6 PAULINA KRAWCZAK 16:39:37
7 ESTHER FELLHOFER 16:48:59
8 ANNA KOROBKO 16:53:10
9 SOPHIE GRANT 17:02:47
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leosorry
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Re: Lavaredo UltraTrail (BL) 25-26/06/2021

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Comunicato stampa

LA SPORTIVA LAVAREDO ULTRA TRAIL, HANNES NAMBERGER VINCE LA BATTAGLIA CONTRO ANDREU SIMON AYMERICH E VINCE A TEMPO DI RECORD

Il tedesco si impone nella gara regina - 120 chilometri e 5.800 metri di dislivello - in 12h02’12, stabilendo l’ennesimo record all’edizione 2021 dell’evento ampezzano. Marco De Gasperi il primo azzurro. Tra le donne vittoria francese grazie Camille Bruyas.
Nella UltraDolomites successi per Marek Causidis (Repubblica Ceca) e Martina Valmassoi.


Cortina d'Ampezzo (Belluno), 26 giugno 2021

La Sportiva Lavaredo Ultra Trail regala spettacolo ed emozioni dal primo all’ultimo metro. Emozione è stata fin dalla partenza per i 1200 concorrenti, alle 23 di venerdì 25 giugno, per la gara più prestigiosa e massacrante tra le quattro del fine settimana proposte a Cortina d'Ampezzo (Belluno) nella quattro giorni dedicata alla Lut: 120 chilometri di sviluppo e 5.800 metri di dislivello positivo. Tanto pubblico, applausi calorosi e musica a scaldare gli animi per una partenza da brividi, anzi partenze da brividi, perché lo start quest’anno è stato scaglionato in tre (un “via” ogni dieci minuti) per evitare il più possibile assembramenti e garantire il rispetto delle normative sanitarie anticovid.
Pronti – via e subito a prendere le redini del comando è uno dei favoriti, lo spagnolo Andreu Simon Aymerich. È lui a transitare in testa al primo rilevamento, quello di Ospitale dopo 10, abbordabili, chilometri. A seguirlo, a una manciata di secondi, l’altoatesino Andreas Reiterer, con lo svedese Carl Sӧrman un minuto dietro. Passano i chilometri e trascorrono le ore della notte e la situazione non cambia. Anzi sì: perché ad affiancare Aymerich in testa arriva il tedesco Hannes Namberger che nei primi chilometri era partito senza forzare troppo. Sono loro due a viaggiare in testa, di fatto appaiati e scavando un vantaggio di assoluto rispetto sul resto del gruppo dei migliori: corrono forte sui sentieri verso Misurina e il rifugio Auronzo (ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo) e poi ai passaggi del lago di Landro, di Cimabanche e della Val Travenanzes. Mentre tanti favoriti “saltano”, Namberger prende il comando e a Col Gallina, nei pressi del Passo Falzarego, ha una cinquantina di secondi su Aymerich. Al passo Giau, chilometro 104, il tedesco e lo spagnolo passano insieme. Nel tratto che va dal Giau a Forcella Ambrizzola, Namberger però cambia marcia e nel giro di sei chilometri scava un gap di quasi tre minuti tra lui e l’iberico. Un gap che nell’ultimo tratto, quello in discesa da Croda da Lago (km 111) all’arrivo, diventa di 7 sette minuti. Apoteosi per Namberger in Corso Italia, accolto da un pubblico festante che il bavarese di Ruhpolding ringrazia con inchini e applausi. 12h02’12”: questo il responso del cronometro che sancisce il nuovo record della manifestazione. Aymerich arriva, stremato, in 12h09’13” mentre a completare il podio, bissando il terzo posto del 2017, è il norvegese Sebastian Krokvig.
«È stato sempre un sogno per me essere qui ed il sogno oggi si è avverato, con una fantastica vittoria» dice il vincitore, Hannes Namberger. «Ho fatto gara parallela con Aymerich, aprendo poi il gas nell’ultima parte in discesa. È andata davvero bene».
Primo azzurro, sesto, il valtellinese Marco De Gasperi, alla sua prima esperienza alla Lut. «Su queste distanze mi definisco uno studente impreparato e dunque sono partito accorto» spiega il più volte iridato della corsa in montagna. «Nei primi chilometri ero fuori dai venti, poi salendo verso il Passo Tre Croci le gambe andavano abbastanza bene e ho cominciato a risalire posizioni verso Misurina e poi verso il rifugio Auronzo. A questo punto l’obiettivo è diventato il quinto posto ma uno sbaglio di percorso a un bivio mi è costato quei pochi minuti che mi hanno “relegato” in sesta posizione. In ogni caso, sono soddisfatto: ci tenevo ad esserci e ci sono stato, da protagonista».
La gara in rosa ha visto il successo di Camille Bruyas: la francese si è imposta con il tempo di 14h06’16”, precedendo la statunitense Katie Schide (14h28’21”) e la svedese Mimmi Kotka (14h51’09”). Prima italiana un’atleta di casa: l’ampezzana Barbara Giacomuzzi, ex azzurra dello sci di fondo, undicesima.
Nella mattinata di oggi, 26 giugno, ha preso il via anche l’ultima nata tra le gare griffate Lut, la UltraDolomites: partenza da Sesto (Bolzano) e arrivo a Cortina dopo 80 chilometri e 4.100 metri di dislivello positivo. A imporsi, con il tempo di 8h10’26”, Marek Causidis (Repubblica Ceca). Sul secondo e terzo gradino del podio, rispettivamente lo spagnolo Mario Olmedo e il trentino di Mori Christian Modena.
Vittoria bellunese tra le donne, con la cadorina Martina Valmassoi, azzurra di sci alpinismo e di trail running, prima in 9h21’11”.
Oltre al title sponsor La Sportiva, sostengono l'evento altri brand importanti quali: Parmigiano Reggiano, Buff, Petzl, La Cooperativa di Cortina, Rudy Project, Garmin, San Benedetto, Elleerre, Fabbrica di Pedavena, Eolo, Cortinabanca, Astoria, Reflexallen e Ospedale Cortina.
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thp
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Re: Lavaredo UltraTrail (BL) 25-26/06/2021

Messaggio da thp »

io però questi nomi che vengono fuori dal nulla (almeno per me) non li capisco... rovinano il fantatrail (almeno il mio), tra l'altro facendo dei tempi supersonici...
io boh...
ap77
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Re: Lavaredo UltraTrail (BL) 25-26/06/2021

Messaggio da ap77 »

Haiku a riguardo, seguirà a grande richiesta :) relazio completa

" Grandine al Giau
io nel temporale
alle 22.50 DNF "
Merda.
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Boborosso
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Re: Lavaredo UltraTrail (BL) 25-26/06/2021

Messaggio da Boborosso »

Condivido il mio racconto... questa volta sono andato lungo a scrivere, ma sono pur sempre 120 km...

LUT – Lavaredo Ultra Trail
120km D+5800

Questa gara è molto famosa, anche troppo per me, io preferisco quelle un po’ più ruspanti con poche persone, ma bisogna provare tutto una volta nella vita.
Iscritto nel 2020, come tutti i partecipanti: nel 2021 non ci sono state nemmeno iscrizioni, potevano partecipare solo quelli che si erano iscritti nel 2020 e non erano ancora morti, in cinta o che avessero subito altre calamità naturali.
Bisogna ritirare il pettorale a Cortina entro le 19.00, mi suggeriscono di arrivare almeno 2 ore prima per evitare la massa dell’ultimo minuto (ci saranno 3500 persone che corrono sulle 4 gare di diversa lunghezza…)
Ritiro pettorale in un posto, consegna della borsa cambio in un altro e partenza in un altro ancora, tutti distanti: prima della gara ho già fatto 8 km su e giù…
Dopo il ritiro provo a dormire un po’ in macchina, adibita a letto, spogliatoio, lavanderia, mensa scolastica, parco festeggiamenti e bar. Non si dorme, ma si riposa, aiuta comunque.
Alle 22.00 mi alzo, ultimi preparativi e vado a consegnare la borsa cambio per poi arrivare in Corso Italia, zona di partenza. L’aria è quella dei grandi eventi, gente che ride, foto, il cronista che parla al microfono, maxischermo, telecamere. Presentano i TOP RUNNER, stranamente non mi citano… Chiamo per l’ultima volta mia moglie per salutare lei e le mie bambine che stanno andando a letto, sono le 11 di sera. Mia moglie mi raccomanda di stare attento, io annuisco, sono sereno.
Nella mia gara partiamo in 1183.
La prima batteria parte, io sono nella seconda di 3. Ne parte una ogni 10 minuti. Mi inserisco nei cancelli, mettendomi ultimo dei 450, voglio partire pianissimo, non ho obiettivo di tempo.
E si parte, sul corso Italia c’è una bolgia di gente che urla, batte le mani, incita i corridori. Mi scorre nelle vene un senso di potenza incredibile, è un emozione fantastica venire tifato dalla gente! In questo momento sono molto contento di essere qui, ho un sorriso a 28 denti, due capsule e due ponti (tutto rigorosamente sotto la mascherina).
Usciamo dalla cittadina e i corridori cominciano a fermarsi tra gli alberi a svuotare le vesciche, non c’è un albero che non verrà pisciato per i primi 3 km, ovvio che il bosco a Cortina è florido.
Il percorso comincia a salire, la fila si sgrana e io mi faccio lasciare indietro, rimanendo tra i “PIU’-MEGLIO-RUNNER”.
Dopo 29 minuti mi supera il primo della batteria successiva… ammazza, in 19 minuti hai fatto qello che ho fatto io in 29… bravo. Senza volerlo memorizzo il numero pettorale: XYX. E sfila via.
Il sentiero è semplice e poco tecnico, cerco di non spingere, mancano almeno 24 ore. Poi spiana e corruccio mantenendomi calmo mentre altri runner mi superano veloci. Rigagnoli, ruscelli, rumore d’acqua continua nel buio, ogni tanto mi giro a guardare il ruscello ma la frontale illumina la schiena di uno che sta pisciando una volta su due… mantengo la frontale puntata sul sentiero,va…
Cambiamo vallata, una botta di aria fredda arriva sulle nostre facce, fino a quando non passiamo la sella. Io sono vestito leggero, a cortina c’erano 15-18 gradi, canotta, maglietta, manicotti e fascia scaldacollo da alzare e abassare alla bisogna, calzoncini corti. Altri hanno pantaloni lunghi, impermeabile, fascia sulla testa, addirittura vedo dei guanti… mi immagino quanto stiano sudando. Se si suda troppo si rischia di prendere freddo e di disidratarsi velocemente… Io sto bene così.
A 3 ore e mezza mi raggiunge Marco, partito 10 minuti dopo di me, e sfila via.
Primo ristoro, 18 km: c’è la coda lunga per entrare nel gazebo… ma dai… che noia… comincio a pensare che non la faccio più questa gara.
Dopo il ristoro mi metto a bordo sentiero e guardo le stelle, andando ad incrementare il bacino idrico del Cadore. Smessaggio alla moglie e parto.
Si sale, ma il sentiero lo vedo sempre troppo facile, pendenze poco importanti. Sarà che sono fresco, ma che noia… manca solo il tappeto rosso per terra.
Mi ricongiungo con Marco e facciamo un pezzo assieme. Arriviamo al ristoro dei 28 km senza accorgerci. Di nuovo coda… un must… cheppalle…
Ci sono molti stranieri, greci, bulgari, francesi, spagnoli, babilonesi, ittiti, mandaloriani e snorky.
Metà delle persone sono italiane. Se parli italiano hai il 50% di possibilità che ti capiscano, se parli inglese hai il 50% di possibilità che quello che ti sente capisca che non sai parlare inglese.
Scambio qualche battuta qua e là, ma di notte si parla poco, anche se non sta dormendo nessuno (in verità, ho avuto qualche dubbio su qualcuno…).
Comincia a schiarire mentre scendiamo, a 32 km praticamente albeggia.
Supero uno, mi cade l’occhio sul numero pettorale… XYX…. Ma come… sei quello dei 19 minuti… allora non sei un top-runner, sei solo un def…nte che non sapeva gestirsi nei primi km…
Si procede spediti, passo costante, arriviamo al lago di Misurina, nuovo ristoro (43 km), e qui si comincia a vedere qualche zombie, quelli che hanno già corso troppo e che vogliono ritirarsi. Questo mi dà una scarica di adrenalina, mi accorgo che io sono fresco e che la sto gestendo benissimo, in fondo ho fatto solo una maratona e 2100 di dislivello positivo. Marco mi dice che vorrebbe ritirarsi, non capisco se sta scherzando, ma procede con me.
Ore 7.00, il mio orologio biologico bussa e io mi adeguo, lascio andare Marco in salita, sicuro di riprenderlo quasi subito. Invece ho le mie a riprenderlo e lo raggiungo solo in cima, al rifugio Auronzo. Altro che ritirarsi, tira come uno stambecco… Beviamo coca al rifugio e andiamo, davanti alle 3 Cime di Lavaredo facciamo i turisti, un po’ di foto ci stanno.
Al km 53 il sentiero si unisce al percorso di chi sta facendo la gara di 80 km (quindi ne hanno fatti solo 13… sono freschi, i birichini…) partiti da due ore. Mi lancio giù in discesa, un po’ lascio passare e un po’ mi lascio coinvolgere correndo con loro, salto da un masso all’altro, senza timore e senza tenere la testa al suo posto. Perdo Marco. Un altro della mia gara segue la mia tecnica, 3 minuti di corsa come se avessimo ginocchia in più da buttare via, 20 secondi in cui lasciamo passare qualcuno dell’80 (per poi risuperarli…) Dopo 4 km così guardo l’orologio, ci sono altri 4 km in discesa, rallento e cammino, sennò resto senza ginocchia… l’altro della mia gara rallenta e cominciamo a parlare, è danese e parliamo in inglese, prima biascicando e pian piano ricordandomi come si fa. Ci stiamo simpatici e parliamo un bel po’ del più e del meno, dopo aver detto tutte le parole presenti nel vocabolario arriva Marco, mi riprende perché ho corso troppo, io faccio spallucce, avevo bisogno di lasciarmi andare un po’, è sempre una gara…
C’è un guado largo, ci saranno 30 persone che guardano i corridori che cercano di attraversare senza bagnarsi, deridendoli… che bel modo di passare il sabato, a prenderci per il c… io me la cavo abbastanza nell’attraversamento, con la delusione dei miei spettatori.
Salitina blanda, 4 km e 100 metri di dislivello, una pendenza che potrebbe essere anche corribile, ma non è il caso con 62 km nelle gambe. Vorrei, Marco però dice di camminare. Cacchio, lui cammina ad un’andatura che io dovrei correre… che passo lungo e veloce… Fa caldo, sono le 11.30. Arriviamo al ristoro di Cimabanche, sembra una sagra di paese, gente stesa a prendere il sole nel prato, bambini che corrono, noi ci mettiamo in coda per mangiare. Ritiro la borsa cambio, mangiamo, Marco parte, io mi cambio, mangio come un bue, riposo 5 minuti e parto.
Davanti a me due ragazze vestite uguali, pantaloncini, gonnellino, maglietta, zaino, pettinatura, tutto uguale. Mi affianco e in inglese: “abbiamo lo stesso portapettorali, possiamo essere un trio!”, ridono e mi dicono di stare assieme a loro, la gente non si accorgerà della differenza tra noi tre. A parte il fatto che io peso come loro messe assieme e che ho la barba…
Il sentiero si inerpica in salita, io mi sento bene e accelero. Affondo in un ruscello il cappello per stare fresco: mi gronda acqua ghiacciata sul viso e salgo superando. A ogni ruscello ripeto l’operazione. Fa molto caldo, saranno 25-28 gradi ma il sole picchia e in salita è dura. Scambio una battuta qua e là e supero in salita, devo raggiungere Marco. Arrivo in cima ma non l’ho ancora beccato. Parto in discesa con il diavolo alle calcagna, supero a manetta, ad una velocità improponibile visto il sentiero abbastanza tecnico. Vedo Marco, lo supero e lo saluto, prendendolo in giro. Lo aspetterò al prossimo ristoro. Sono freschissimo.
Arrivo al ristoro, fa troppo caldo per minestra o uova, bevo molto ma non voglio mangiare (un campanello d’allarme…). C’è frutta e macedonia, ne prendo un bicchiere anche se ho paura che mi crei movimento di stomaco, negli ultimi 3 giorni ho avuto problemi con frutta e verdura. Marco mi incita a mangiare molto che per il prossimo ristoro ci saranno 20 km. Non ubbidisco.
Tengo a puntualizzare che Marco ha finito questa gara 9 volte, sarebbe bene ascoltarlo.
Si parte nel bosco, sentiero allegro, familiarizzo con varie persone, ribecco il danese e incontro Barbara, che sta passeggiando e farà la scopa nella prossima notte.
I posti da favola si susseguono, le montagne delle Dolomiti sono splendide, muri, cascate, orridi, buchi e boschi. Sicuramente questa gara merita per il paesaggio.
Arriviamo in Val Trevanzzezz, Ratvrezavez, Trebaseleghez… Ho passato tutto il tempo della gara ad impararlo, a distanza di 3 gg dalla gara adesso… so fare copia incolla: Val Travenanzes. Prima della gara ho letto di questa valle, tanto odiata e amata da tutti, la parte ritenuta più difficile della gara! Bho, mi sono detto. Ci sono due muri dolomitici, a DX e a SX, nel mezzo il fiume che scende, imponente e rumoroso, sapevo che dovevamo guadarlo ma mi sembrava assurdo, indemoniato com’era. Chissà cosa si erano inventati su internet.
E guadiamo ruscelli che scendono dalle pareti sotto la neve e si buttano nel fiume: vabbè, se sono questi i guadi… riusciamo a saltarli facilmente senza bagnarci. Il sentiero ovviamente sale, Fa caldo, caxso… bevo spesso, mi sento in sbattimento. Dalla parete di SX si vede una mega doppia cascata che fa un salto di 200-300 metri, una doccia stupenda, verrebbe voglia di buttarsi sotto, col caldo che ho. Qualche nuvola passeggera mi fa respirare, poi torna il sole che scotta. Ogni tanto saliamo un po’ di più e si sente un vento gelido, poi il sentiero torna giù nella conca e si muore di caldo. Se il vento gelido si unisce al momento in cui passa una nuvola fa ben freddo, poi fa di nuovo troppo caldo. Mi sento che sto andando in crisi, Marco mi riprende perché sto rallentando, ma io non ce la faccio, qualcosa non va. Bevo spesso un sorso di sali, poi finalmente la vallata spiana e lascio andare Marco, sono sfinito. Vado avanti ancora ma lento, e supero prima uno e poi un altro entrambi in crisi come me, seduti su un masso che ciucciano un gel…
Ma certo! Come ho fatto a non capirlo: ho un calo di zuccheri! Trovo la mia roccia, mi siedo e mangio un mini twix tarocco del LIDL, bevo una sorsata di sali e riparto, pian piano prendo coraggio e vado. Sarà anche che ormai sono le 5 del pomeriggio e il sole è meno forte, ma va meglio.
Questa valle non finisce più. Adesso è praticamente piana, il fiume si riduce a una serie di rigagnoli che passano tra la ghiaia. E finalmente lo guadiamo dove ci si deve immergere fino al polpaccio, più volte, acqua gelida, appena sgelata, le unghie si vogliono staccare dai piedi.
Si arriva alla malga Travezzinez (niente, non me lo ricordo…). Ristoro liquidi, ma hanno solo acqua e sciroppo, hanno birra e coca sottobanco ma la danno solo a chi è in difficoltà… saremo in 50, tutti qui, tutti in difficoltà. Il gestore a me mi guarda e mi dice che non mi da niente… mi sta un po’ sul c...lo, ma pace. Mi faccio una borraccia di sali e riparto con Marco che mi aveva aspettato, assieme ad un altro friulano, Carlo che si unisce al nostro “gruppo”.
Salita a Col Gallina, non si arriva più, salendo troviamo un vento gelido e tutti indossano una protezione dal vento.
Arriviamo in cima, invece del ristoro ci sono 3 taniche d’acqua per chi è in difficoltà, questo mi fa capire che manca ancora un po’ al ristoro… onde evitare di cominciare a vedere nero mi siedo su una roccia e mi tiro fuori un altro snack, riparto.
Discesa e poi risalita verso il rifugio Col Gallina, determinato con passo veloce, per fortuna ci arrivo giusto prima di tirare le cuoia, l’avevo presa troppo allegra. Prendo uova sode, salame, formaggio, patate, minestra, tutto. Questo ultimo pezzo è stato veramente duro. Quasi 6 ore senza ristoro, ho i piedi fradici, faceva caldissimo, sentiero tecnico in salita blanda ma costante. I guadi sono solo uno dei motivi per cui Val Trivilixis deve essere odiata (non dimentichiamoci del gestore birichino che non mi ha dato la birra…).
Al ristoro mi cambio i calzini, cercando di asciugare le scarpe, non risolutivo ma quasi.
Partiamo assieme a Marco e si aggiunge Luca, friulano e senatore che ha fatto tutte e 14 le edizioni della LUT, vorrebbe andare per conto suo lentamente ma da ora in poi lo teniamo vicino. Il suo obiettivo è quello di finire a ogni costo per rimanere Senatore, anche se non è riuscito ad allenarsi. Si sale, mi mettono davanti, dopo 1 km riesco ad avere un passo che va bene a tutti e saliamo assieme. Sono il più giovane e l’unico che non ha mai fatto questa gara, gli sfottò si sprecano, io subisco con il sorrisetto, il clima è piacevole e non fa pensare a quanto lunga è questa caxso di salita.
E’ sera, il cielo si sta scurendo, attorno si vedono nuvole che si ammucchiano, minaccia pioggia. Se fa come il giorno prima non c’è da preoccuparsi, due gocce e passa tutto. Aspettiamo di arrivare in cima al rifugio Averau per mettere la frontale, gli ultimi passi li facciamo con una luce flebile che attraversa le nuvole dense, abbiamo le 5 torri in parte ma non le vedo neanche. 100km. Beviamo un the caldo, seduti 2 minuti, la ragazza che dà fuori il the ci sbraita di andare via, che il prossimo ristoro è a 2 km e che prendiamo solo freddo. Attorno si vede qualche lampo. Metto l’impermeabile e la frontale e partiamo. Per fortuna ho messo l’impermeabile, un vento ghiacciato soffia forte e sbatte sulla mia faccia.
Il sentiero gira e continua in piano tagliando la montagna, si va avanti tra i massi, nel buio, scavalcando rocce, saltando giù 40-50 cm, porca miseria se questo tratto è tecnico, perdo un attimo l’equilibrio verso valle per poi riassettarmi, Luca mi vede e dà un colpo di tosse, come per dire “stai attento, cacchio…”. Giro la frontale verso il burrone di destra, non si vede niente. Possibile che ci facciano fare questo tratto al buio… Si sentono due tuoni, strani, da dietro sento due porconi di runner preoccupati, poi si vedono dei fuochi d’artificio sulla destra e tiriamo un respiro di sollievo. Ma 5 minuti dopo comincia effettivamente a rombare il cielo, si sente che l’aria ha il profumo di pioggia in arrivo. Il ristoro è a 4 interminabili km di sentiero tecnicissimo, con burrone sulla dx, alla fine c’è una specie di gradinata blanda in discesa, la facciamo correndo e arriviamo al gazebo del ristoro, c’è un capanello di persone fuori, uno con la croce rossa sul petto che sta dicendo: “io non posso vietarvelo, ma vi sconsiglio di procedere per passo Giau, rischiate grosso, sta per arrivare un temporale. Vi consiglio di ritirarvi, c’è una navetta pronta a scendere con i ritirati”. Comincia a piovere e ci rintaniamo sotto al gazebo, confusione, spostano i tavoli dei ristori, gente che arriva, piove molto, gente che si ritira, gente arrabbiata che vuole che qualcuno gli dica che è stato bravo e che può andare a dormire, che non serve che corra ancora. Il responsabile del gazebo sta al telefono con la direzione, la quale non vuole sospendere la gara.
Il responsabile del gazebo crea maggiore confusione, invece di essere distaccato comincia a dare ragione ai corridori e a esprimere opinioni, la gente è sempre più agitata, e lui insiste “proseguire è pericoloso, vi conviene ritirarvi”. Dopo 24 ore di corsa, se uno con la maglia con la croce rossa ti dice “stai per morire”, ti fidi, non hai la forza di combattere. Si ritirano in 37 persone. E noi lì, ad aspettare, in balia dei 4 venti. L’aria soffia da sotto le pareti di telo del gazebo. Ci vestiamo, mettiamo su tutto quello che abbiamo nello zaino, pantaloni lunghi, maglia, impermeabile, guanti, paracollo. Così stiamo quasi bene.
Tre quarti d’ora e la pioggia cala, 1 ora e mezza in tutto e ci danno il via libera, le gambe sono dure, i muscoli sono freddi. Teniamo addosso tutto e partiamo, l’aria è fredda. Salita a passo Giau, breve, molto tecnica, pendenza del 30-40%, proprio un muro, ma dura poco e siamo su. Ci siamo scaldati un po’, azzardo e tolgo i guanti, poi discesa nel sentiero che dribbla dei massi alti 3-4 metri , al buio. La gente a quest’ora cerca compagnia, noi siamo in 4, andiamo piano, ma gli altri non azzardano a sorpassarci, o magari ci provano ma si perdono tra i massi, il sentiero è da indovinare: noi quattro siamo come segugi, uno prova di qua, uno di là e poi ci richiamiamo verso la strada giusta, alla fine gli altri ci stanno dietro che risparmiano energie. Il sentiero si trasforma in pantano, scivoliamo molto, prima Carlo, poi Io e poi Luca appoggiamo il culo a terra, Marco arriverà indenne. Attraversiamo un prato pieno di chicchi di ghiaccio, per 5 km ha grandinato bene, quelli che erano qui durante il temporale avranno sicuramente dei ricordi particolari della gara… poverini…
Si risale un po’, si arriva alla forcella e poi sentiero corribile, quasi una carrabile, ghiaino e terra battuta. Ma i miei colleghi non vogliono correre, io davanti tengo un passo spedito cercando di tirarli, sempre senza correre per non strafare. Ci superano in 3, ma non corriamo.
Rifugio Croda da Lago, ora abbiamo solo discesa. Ennesimo piatto di minestra, ne avrò mangiati 8 da inizio gara… ma questo è buonissimo… come avranno fatto a fare la minestra di dado con i filini di busta così buona… sono 27 ore che siamo in giro, forse è quello…
E via, in discesa, sempre senza correre, in realtà faccio un passo imbroglioso, non corro ma corro, ogni tanto aspetto, ma li tiro avanti abbastanza. Io sono stufo, non vedo l’ora di arrivare.
Mancano 7 km, ci accodiamo ad un gruppetto di 5 persone… L’ultimo dei 5 scivola ogni 2 passi, è una scena veramente triste, gli suggerisco di stare sull’erba ma non parla italiano e contina a scivolare. Protesto che mi sto addormentando e finalmente, dopo 15 minuti, di preghiere, i miei compagni di avventura mi autorizzano a sorpassare. Scatto, supero e poi rirallento aspettando gli altri 3. Appena ci siamo accodati acceleriamo, sempre a passo di camminata veloce.
La traccia sull’orologio sgarra un po’, come se avessimo sbagliato, ma seguiamo le balise. Luca, dopo 14 volte che ha fatto la gara, non si ricorda il percorso…
Superiamo un paio di zombie.
4 km, ultimo ristoro liquido, andiamo dritti senza fermarci. Luca mi dice che dovrei andare avanti correndo adesso, che loro la prendono con calma ma che io, visto che sono partito 10 minuti prima, se arrivo con loro avrò 10 minuti in più. A me non par vero che posso correre, Marco mi prende in giro, guadagnando tempo per non farmi arrivare prima di lui. Mi prendo una mezza rivincita e parto con un paio di sfottò anch’io: “ma ce la fanno, 3 anziani, ad arrivare da soli? Mi raccomando, seguite le balise… non perdetevi” (hanno 51, 53 e 58 anni, non sono anziani ma dal momento che io per loro sono un giovanotto di 42 ci stava).
E parto, corro a perdifiato sul piano e in discesa, poi ci sono 3-4 salite con un 5-10 metri di dislivello, un po’ provo a correre, un po’ cammino. In 3 km supero più di 30 persone, incredule a vedere un cog…ne che corre a perdifiato alle 4 di mattina dopo aver fatto 120 km.
Arrivo sotto all’arco, esulto, ritiro la medaglia e continuo a correre verso il deposito borse… ma come… non ti fermi? No… continuo… che cog…ne… chiamo mia moglie mentre corro, ritiro la borsa cambio e riparto in salita verso l’arrivo per vedere gli altri 3 al traguardo. Per un pelo arrivo dopo di loro. Ritiro il premio finisher e il paninetto-tristezza che danno al posto della pasta. L’indomani, consultando i risultati, ho visto che ho dato 2 minuti ai miei amici, quindi ne ho recuperati 12… che mona… Arrivati 821 su 1183, io sono 781esimo, tempo 28 ore e 57, al limite della vergogna ma sono contentissimo. Ci facciamo i complimenti e ci dirigiamo verso le macchine scomode a dormire, stremati.
Sicuramente la gara è bella e vale la pena provarla una volta nella vita per i paesaggi, per la disponibilità dei volontari, per l’organizzazione di tutto rispetto, per il numero di persone che condividono la stessa passione. Non mi è piaciuta la gente fredda che incontri, turisti che non gliene frega molto e non saluta quasi mai, le code ai ristori e alcuni tratti decisamente soporiferi.
Dopo 2 ore e mezzo di sonno mi sveglio e non riesco più a dormire, prendo e parto in macchina. Il tanfo di vestiti sudati è improponibile, anche se ho chiuso tutto in buste di plastica. Mi converrà rottamarla questa macchina, ripulirla è impossibile…
gabriella52
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Re: Lavaredo UltraTrail (BL) 25-26/06/2021

Messaggio da gabriella52 »

Io ho partecipato alla 80 km. Non sarei riuscita a finire la 120. Troppo vecchia e troppo stanca.Come donna, penso di essere stata la piu' anziana. Ho fatto un bel pezzo di percorso con un olandese di 70 anni e ci siamo consolati a vicenda.Per fortuna, visto che non conosco l'inglese, abbiamo parlato in tedesco.
Ho sofferto tanto il freddo durante il temporale e durante i 32 minuti che ci hanno fermati dopo il Rifugio Giau in attesa di disposizioni da parte della cabina di regia.Fortunatamente MAURO del Soccorso Alpino, ci ha accompagnati fino alla forcella e mi ha aiutato a scendere dalle rocce. Ho avuto paura ma la Sua mano sicura mi ha dato tranquillita'.Unica nota spassosa e' stata la domanda che mi ha fatto una volontaria al rifugio dove dava il the.Volevo entrare in rifugio a prendere un caffe' caldo , la gentile signora mi ha chiesto se avevo i soldi per pagare! Le ho mostrato le mani e si e' tranquilizzata.
Durante la famigerata discesa da Croda del Lago, ho "stramaledetto" mille volte Simone, ma alla fine sono arrivata felice. Sono tornata a Padova dove c'erano piu' di 30 gradi di caldo, con la giacca a vento!
Ogni ulteriore commento sarebbe superfluo. Un applauso a tutti, sono stati insuperabili.
Da non credente, dico soltanto che partecipare a questa gara, in questo periodo, e' stato un miracolo.
Grazie a tutti
Masiero Natalina, e per chi non lo sapesse, anche se con tutte le rughe che mi ritrovo lo capirebbe anche un bambino, la vigilia di Natale, compiro' 69 anni quindi nel 2022, saranno 70.Ci saro' ancora?
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