A cura di Maurizio Scilla
Nadir Maguet, valdostano, trentadue anni, per tutti “Il Mago”, montagnard a 360°, si è fatto conoscere con grandi risultati nello skialp e nello skyrunning con medaglie ai mondiali e agli europei. Nel luglio 2023 ha tentato il record del Cervino che appartiene a re Kilian (2h52’), facendo registrare un tempo di soli 5’ superiore, lasciandogli la sensazione che quel tempo incredibile sia attaccabile. Abbiamo avuto il piacere di parlare con lui della sua vita da sportivo ad ampio raggio.
Vivi a Torgnon, hai iniziato a sciare all'età di due anni sugli sci stretti perché tuo padre era maestro istruttore di fondo, Nadir ci racconti il tuo approccio allo sport?
Non ho mai seguito un percorso lineare. Ho iniziato a praticare sport sin da bambino, ma sono passato da uno sport all'altro: sci di fondo, biathlon, mountain bike, calcio. Sono fatto così. Ho sempre avuto molte passioni. Fare una sola cosa per molto tempo mi annoia. Quando ho iniziato con lo skialp, ciò che mi affascinava era la libertà: andare in montagna, scoprire nuove vette, attraversare creste, saltare, sciare in paesaggi selvaggi.
Ti sei fatto conoscere nel mondo sportivo per i tuoi grandi risultati nello skialp, raccogliendo medaglie a livello giovanile e assoluto. Cosa pensi della svolta che c’è stata per diventare sport olimpico?
Non riconosco più il mio sport: percorsi brevi, molto segnalati, tante bandiere, sprint, salite imposte, manovre obbligatorie, curve controllate. No, non è più lo sci alpinismo con cui sono cresciuto. All'inizio andavamo in montagna per esplorare. Anche nelle gare c'erano creste, tecnica, impegno. Oggi abbiamo perso gran parte di tutto questo. E con le Olimpiadi è arrivata la politica. Le persone prendono decisioni per i propri interessi, non necessariamente per il bene dello sport. Non fa per me.
Quando era uscita la notizia che lo scialpinismo sarebbe diventato sport olimpico, avevo avuto un sesto senso. Avevo un po' paura proprio perché quando si entra in quegli ambiti, dove ahimé è tutto regolarizzato da federazioni e circuiti, si rischia di snaturare lo sport. E così è stato nello scialpinismo, inizialmente sono state fatte promesse, sembrava che alle Olimpiadi ci sarebbe stata un'altra disciplina, ma alla fine si è arrivati con una sprint e una staffetta mista. Il risultato è che in questo momento il mondo race è drasticamente calato, ciò è dovuto anche a questa scelta della strada olimpica.
Rimanendo in tema Olimpiadi, cosa pensi della possibilità che il trail venga inserito nei Giochi, si rischia la stessa fine dello skialp?
Viste le premesse che ho fatto, per il trail non vedo questa necessità di entrare negli sport olimpici come ha fatto lo scialpinismo. Il trail è uno sport che sta in piedi da solo così com'è. Ho letto l’articolo che avete pubblicato, dove Kilian parla proprio del “sogno olimpico”, condivido il suo pensiero, secondo me il sogno olimpico meglio abbandonarlo. Mi viene in mente il ciclismo per esempio, le più belle gare, dove c’è più seguito, sono le classiche, il Tour de France, il Giro d'Italia, la Vuelta. Le Olimpiadi, sì per carità, vengono seguite però secondo me il vero ciclismo è altro.
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Ci sveli i tuoi programmi 2026, allungherai un po’ le distanze vero?
Il 2026 è in gran parte pianificato, in effetti vorrei allungare le distanze, vorrei fare una 100.
Aprirò la stagione con la 46 km al Chianti Ultra Trail by UTMB, tanto per uscire un po' dalla mia comfort zone, incastrandola con le gare di scialpinismo. A maggio sarò alla 73 km della Transvulcania, mentre a giugno correrò la 50 km alla Lavaredo Ultra Trail by UTMB. A luglio sarà il momento della 43 km alla Monte Rosa Walserwaeg by UTMB, mentre ad agosto come al solito ho un piccolo sogno nel cassetto che si chiama Cervino. Alla fine di quel mese sarò a Chamonix, mi piacerebbe puntare sulla CCC ma devo vedere se il mio fisico e la mia preparazione me lo consentiranno. Per quanto riguarda le gare in autunno valuterò al momento.
Hai una gara che ricordi con più piacere per quanto riguarda il trail/skyrunning e lo skialp?
Certamente il Sentiero 4 Luglio, quando ho fatto il record. E’ stata una bellissima gara, una giornata perfetta, con un mare di emozioni. C’era mio papà al traguardo e arrivavo da un paio di gare dove avevo buttato via la vittoria per crampi e altri fattori. Un’emozione enorme!
Nello scialpinismo potrebbe essere il Tour du Rutor per diversi motivi. La reputo una delle gare più belle dello scialpinismo, ho emozioni uniche essendo in casa in Valle d’Aosta e ho un bellissimo rapporto con Marco Camandona e lo Sci Club Corrado Gex.
La preparazione invernale è più rivolta al trail che allo skialp?
La preparazione invernale è più rivolta al trail mentre qualche anno fa non era così. Riuscire a fare due stagioni ad altissimo livello nello scialpinismo è molto difficile e quindi ho deciso quest’anno di puntare più sul trail. Farò gare di skialp, ma programmo il calendario in maniera molto più soft e a cuore legger, nel senso che ci andrò con gli amici per cercare di fare una bella gara ma non sarà una cosa fondamentale.Voglio godermi di più l'inverno sotto un altro aspetto, con più piacere nell'allenarmi e nel gareggiare con meno pressioni.
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Veniamo al tuo sogno più grande, il Cervino, se ci saranno le condizioni ci riproverai quest’estate?
Il Cervino l’avevo chiuso nel cassetto dopo il tentativo nel 2023. Avrei voluto riaprire quel cassetto nel 2024 e nel 2025 ma l’infortunio mi ha bloccato. Spero veramente che questo sia l’anno giusto. Direi che se arrivo che mi sento in forma, un tentativo lo farò, ma devono combaciare una serie di fattori, forma, testa e condizioni della Gran Becca.
Al di là del record cos’è il Cervino per te?
Diciamo che il Cervino per me è molto di più di un semplice progetto di record basato su un cronometro. E’ qualcosa che è nato tanti anni fa, dovuto alle mie origini, vivo a Torgnon in Valtournenche, ma più in generale in Valle d'Aosta. Quando ero bambino, ragazzino, sentivo parlare di Bruno Brunod, tutti ne parlavano come un mito, per me è diventato un idolo, lo è ancora tuttora per quello che ha fatto. Lo conosco bene, è un amico, sono stato a casa sua prima del mio tentativo. Il Cervino è una montagna che vedo da casa, sono andato a vedere quando ha fatto il record Kilian ed era stata una cosa davvero impressionante. La cosa che mi aveva più emozionato, era tutta la gente che era lì per lui, davvero emozionata e gasata per lui. E’ stato una fonte di ispirazione. Ero un ragazzino e non avrei mai pensato un domani di provare a fare il record del Cervino. Dopo essere riuscito a “stampare” qualche record, ho capito che potrebbe essere la mia portata, è difficile, ma non è impossibile come tanti pensavano. Tutti dicevano che la discesa di Kilian era stata una cosa disumana e io ci ho messo meno di lui in discesa, quindi finché non vai lì e non ti metti in gioco non puoi saperlo. Da lì è nato questo progetto personale supportato da La Sportiva. Stiamo realizzando un film con due ragazzi che principalmente sono due amici, Matteo Pavana e Marco Zanone. Il progetto ha acquisito man mano valore lavorando insieme. Le riprese in famiglia con amici, le emozioni, questo progetto racchiude non solo la mia vita da sportivo, ma la mia vita quotidiana, penso che quando uscirà sarà qualcosa di molto forte e bello.
Avresti voglia di spiegare per chi non conosce nei dettagli la Grande Becca, quali sono le difficoltà tecniche?
Per chi non lo sa il Cervino è uno dei 4000 più iconici che abbiamo sulle Alpi, sia per la storia dell'alpinismo, sia proprio come montagna simbolo, salire sulla Gran Becca, come la chiamiamo noi valligiani, è difficile, è una via alpinistica. Difficoltà medio facili perché sulla normale italiana, ovvero la “Cresta del Leone” le parti più tecniche sono state attrezzate con dei canaponi o catene (famosa la scala Jordan). Comunque ci va una bella preparazione fisica oltre che tecnica e generalmente si fa in due giorni. Si sale, si dorme alla Capanna Carrel, il giorno dopo si va in vetta e si rientra. Per farla in giornata bisogna essere molto allenati e preparati nell'affrontare situazioni alpinistiche. Diciamo salire slegati con delle scarpe da trail sicuramente non è l'immagine giusta da mostrare, ma quello è solo il giorno del record. Alla base ci sono giornate trascorse in montagna dove si gode veramente di tutto quello che la montagna e l'alpinismo può dare, ci tengo a sottolineare questo fattore.
Una curiosità, quante volte sei già salito in vetta?
A dire il vero non so dire quante volte esattamente sono salito in vetta, non sono una ersona che tiene a mente i numeri, credo più o meno una quindicina di volte. In tante altre occasioni sono salito senza raggiungere la vetta, a volte ponendo attenzione alle varie parti tecniche, a volte non sono salito perché non c’erano le condizioni.
Hai già fatto registrare l’FKT del Gran Paradiso, delle Grandes Jorasses,del Translagorai (anche in invernale), per citarne qualcuno, hai in mente altri progetti?
I progetti ci sono, basta avere idee e ispirazioni. Mi piacerebbe fare qualcosa qui in Valle d’Aosta su Monte Rosa e Monte Bianco, ma non il classico record. Su questi due massicci ci sono varie creste, itinerari alpinistici che mi piacerebbe provare con il mio stile “fast & light”.
Un’ultima domanda, in tutti questi anni di sport, da bambino fino ad oggi, qual è il ricordo più bello?
I ricordi più belli sono legati a mio nonno che è mancato poco più di un anno fa. Quando poteva veniva alle gare a vedermi, aveva sempre con sé il binocolo e così mi seguiva anche da lontano e all’arrivo aveva sempre gli occhi lucidi. Avevo un rapporto fantastico con lui, sono stato fortunato ad aver un nonno così, sono cresciuto con lui, i momenti più belli sono proprio quelli che purtroppo non si possono più avere con lui e adesso li apprezzo ancora di più.

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