Riccardo Montani

Intervista a cura di Diego Trabucchi

 

Classe 1992, vediamo il suo nome nella classifica di un ultratrail per la prima volta nel 2013, a soli 21 anni, poi un crescendo di risultati a livello italiano ed internazionale.

Abbiamo voluto incontrare Riccardo Montani per conoscerlo meglio ed abbiamo trovato un giovane uomo appassionato di sport che unisce all'indubbio talento, anche metodo e costanza.

 

Ti conosciamo poco, anche se il tuo nome è oramai da anni fra quelli degli italiani più forti: ci racconti qualcosa di te?

- Sono Riccardo, ho 29 anni; sono fisioterapista all’ospedale cantonale di Martigny, in Svizzera, in area ortopedica. Il weekend rientro sempre a casa, dai miei genitori e dalla mia ragazza, sul Lago d’Orta, posto di cui non penso possa fare a meno nonostante viaggiare mi piaccia molto. Tutti i giorni mi alleno: corro soprattutto, ma faccio anche molta bici e palestra; d’inverno un po’ di scialpinismo. Sono un atleta Salomon.

 

Dove ti alleni di solito?

In settimana mi alleno sempre verso le 17:30, finito lavoro quindi zona Martigny; è un buon posto per farlo, pur partendo dall’ospedale trovo facilmente tutto ciò di cui ho bisogno: piano, salita e discesa ripida o corribile, collinare, sia asfalto che sterrato. Nel raggio di 7km c’è il VK di Fully oppure i sentieri delle gare UTMB: si respira forte aria di trail. Ma anche in bici ci sono colli o dighe spettacolari da raggiungere. Nel weekend, quando non ho gare, il playground è intorno al lago o nel VCO in generale oppure in Valsesia (anche qui abbiamo posti altrettanto spettacolari!).

 

Meglio correre da solo oppure riesci ad organizzarti con altri atleti di livello per correre in compagnia?

Durante gli allenamenti settimanali corro quasi sempre da solo, è capitato che uscissi qualche volta con Xavi Chevrier oppure col suo collega Gilles Roux (anche loro lavorano a Martigny) ma abbiamo orari un po’ diversi e soprattutto i lavori da svolgere spesso non coincidono. Cerco compagnia specialmente per le uscite lunghe, è stimolante, si tiene sempre un ritmo allegro senza rendersene troppo conto. Per questo chiedo spesso ai compagni del team Salomon o ad altri atleti local che vanno come me. Molte volte mi alleno con la mia ragazza Veronica, anche lei viaggia e ci divertiamo molto.

 

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Visto il tuo mestiere, ti curi da solo? Oppure sei come "il calzolaio che va in giro scalzo" e non ti curi affatto?

No, tutti hanno bisogno delle manine di una seconda persona per rimettersi a posto talvolta, quindi di media 1 volta ogni 3 settimane mi faccio trattare. Certo la mia professione è un valore aggiunto ma spesso è difficile separare testa e cuore dell’atleta da quello del fisioterapista, e infatti ahimè è capitato anche di infortunarsi.

 

Ti capita di lavorare con sportivi amatoriali? Dai loro qualche consiglio sulla base della tua esperienza da atleta?

Si si mi capita sovente, con amici o pazienti; il bello di essere un atleta è che si riesce a gestire meglio la reintroduzione allo sport post-infortunio: molte volte si viene “smanettati, sbloccati” ma manca quella parte attiva di riatletizzazione e programmazione dei carichi che fa incombere la recidiva.

 

Quando hai iniziato a correre?

Ho fatto sport fin da piccolo, in particolare ho giocato a calcio, ma già allora talvolta facevo qualche corsetta in più oppure mi divertivo a “ravanare” con gli amici per funghi o per risalire i torrenti. Per poter seguire con maggior libertà gli impegni universitari ho smesso col pallone e mi sono dedicato alla corsa e al trail grazie all’esempio di mio zio: la mia prima gara è stata la 1° edizione di UTLO nel 2011, 25 km con partenza da Pogno. Da lì mi sono  appassionato ma solo dal 2018 con criterio e costanza, prima ero più interessato allo studio... e alla festa.

 

Lo scorso anno hai fatto una seconda parte di stagione ad altissimo livello anche su gare internazionali (Maxi Race in Francia, Grossglockner in Austria) con un settimo posto alla CCC. Che esperienza è stata?

Veramente dell’anno scorso credo possa salvare solo la fiammata del 7° posto alla CCC. Per il resto è stata una stagione piena di sfighe ed infortuni da prendere come esempio da non ripetere. Grossglockner è rappresentata la ripresa dal periodaccio, quindi non ho potuto performare ma rimane una gara bellissima dove mi piacerebbe tornare per il tour completo. Ho vinto poi una 50km in Svizzera non di alto livello ma che è servita, oltre a farmi sospendere la patente per 3 mesi per eccesso di velocità, a far crescere la forma per CCC, giusto 2 settimane dopo. A Courmayeur avevo pochi km nelle gambe ma tanta voglia dentro, e nel durante vedere che raccoglievo un cadavere dietro l’altro l’ha aumentata esponenzialmente, almeno fino al 70°km: da lì sono calato anch’io ma ho tenuto. Infine ad Annecy Maxi Race stavo e mi ero preparato bene ma una brutta caduta mi ha costretto al ritiro, peccato. Di sicuro le aspettative che avevo qui erano molto più elevate di quelle pre-CCC e mi sentivo teso come una corda di violino, probabilmente troppo: ho segnato nel mio taccuino mentale che è sbagliato presentarsi con quell’ansia addosso perché si  sprecano energie inutilmente (forse anche per questo caddi).

 

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Correre tutte le domeniche o selezionare gli appuntamenti: cosa preferisci?

Preferisco selezionare gli appuntamenti, credo sia il modo migliore per poter eccellere. Alcune gare le intendo comunque come “di costruzione”, dove non mi aspetto di performare al meglio, ma diventano mattoni importanti per le gare “obiettivo”. Inoltre mi piace avere dei weekend solo di allenamento, mi fa arrivare più carico e voglioso agli eventi.

 

Per questa stagione che programmi hai?

Settimana prossima correrò con la nazionale italiana FIDAL gli Europei di Trail a El Paso,

Canarie sul format Marathon. A metà luglio Eiger Ultratrail, una 100 km By UTMB in Svizzera. Ad agosto Tromso Skyrace in Norvegia, tappa delle Skyrunning World Series, a cui seguirà un po’ di vacanza. Il weekend di UTMB io sarò invece a fare il KIMA. E poi il finale di stagione è ancora un po’ da scrivere ma ho la certezza di voler chiudere con i mondiali di Trail Lunghe Distanze in Thailandia, a Chiang Mai (obiettivo che rincorro da più di 2 anni, in quando spostato più volte causa Covid, e che spero finalmente si concretizzi).

 

Come ti preparerai?

Il segreto di una buona preparazione è sicuramente la corretta alternanza dei carichi di lavoro ai momenti di riposo, come farlo al meglio e nel modo più intelligente è l’arcano che tartassa ogni atleta e allenatore. Di base già calendarizzare astutamente gli appuntamenti, un po’ come ti ho appena descritto, è essenziale. Di conseguenza l’allenamento diventerà più specifico per la gara che sto preparando: per esempio rispetto alle due skymarathon che ho inserito dovrò rivedere l’aspetto della tecnicità del terreno; mentre se magari le previsioni climatiche per la Thailandia diranno caldo e umido dovrò nel limite del possibile ricercare quelle condizioni.

 

Ti abbiamo visto con Fulvio Massa: come lavorate insieme?

Fulvio Massa e la sua spalla destra Simona Morbelli sono le mie guide nella preparazione. Insieme hanno fondato Trail Running Coaching, un servizio di consulenza sportiva che segue anche me. A inizio anno si esegue una valutazione, con test da sforzo e posturale e viene stilata una programmazione grossolana, con ben definiti gli appuntamenti cardine. A seguire, periodicamente,nel mio caso ogni settimana, viene costruita la tabella di allenamento anche e soprattutto grazie ad un rapporto diretto costante: loro mi dicono cosa fare e io descrivo com’è andata. Quando c’è la gara prima ci sentiamo per definire le tattiche migliori e nel post per un piccolo brainstorming su cosa ha funzionato e cosa no. Lavorare in team con loro mi motiva tantissimo, se sono cresciuto devo tanto a loro.

 

Ti avvali di altri supporti professionali (es. Nutrizionista)?

No e non sono seguito da nessuno a livello nutrizionale, nella vita quotidiana preferisco essere libero di mangiare come e quanto mi pare. Non peso la quantità degli alimenti, mangio finché ho fame. A livello qualitativo invece sono molto attento, quasi ossessionato. Non che mi faccia delle paranoie ma mi appassiona e diverte studiare i valori nutrizionali e le caratteristiche di ogni alimento, sia dai libri e articoli che sulle etichette dei prodotti, e che effetto possano avere sulla prestazione. In vista della gara curo tantissimo quest’aspetto: avere un piano nutrizionale preciso è tanto più importante quanto più si allungano le distanze.

 

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Dopo quasi dieci anni ad alto livello, che cos'è per te lo sport in questo momento? La parte centrale della tua vita o una passione da vivere a complemento del resto?

Direi 5 anni a buon livello, prima ho cazzeggiato ahah... Lo sport è una parte molto importante della mia vita, ma prima di esso ci sono gli affetti (la mia ragazza, la mia famiglia) e il lavoro, inteso come un “lavorare per vivere” e non “vivere per lavorare”, perché sponsor e qualche premio ok ma al mio livello senza due soldini in tasca non vai molto lontano. Per fare un esempio ai campionati italiani 2022 l’organizzazione mi ha premiato con un piatto e una bottiglia di vino. Per fortuna non è sempre così ma tante volte si.

 

C'è qualche sogno nel cassetto ancora da tirare fuori nello sport?

Beh dai sono ancora abbastanza giovane da avere tanti sogni nel cassetto: nel trail mi piacerebbe finalmente acciuffare il titolo di campione italiano lunghe distanze: su 4 volte 2 ero infortunato e 2 ho fatto secondo dietro ad Andreas; mi piacerebbe correre e completare UTMB con un buon crono o mi piacerebbe fare il colpaccio in qualche gara di livello, tipo gare by UTMB. Anche andare a questi benedetti mondiali in Thailandia sarebbe un sogno che si realizzerebbe a dire il vero.

Nello sport in generale ho tanti obiettivi alpinistici (cominciando da Gran Paradiso, Cervino e

Bianco la fila è lunga), alcune traversate da fare a piedi o a sci e poi molte gare da sogno appunto come Pierra Menta, Mezzalama, PDG, la maratona di New York, completare un Ironman, ecc. ecc.

 

E nella vita?

Nella vita in generale vorrei arrivare ad avere un casa di proprietà sul Lago d’Orta e un van

Volkswagen California con cui girare il mondo in compagna della mia ragazza.


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