GR20: UNO SPAZZOLINO PER DUE

Testo e foto di Giulia Saggin

 

E' domenica mattina a Lione, siamo tutti al tavolo per la colazione, la gatta scende le scale schifandomi come solo un felino sa fare e prende la via della gattaiola. La quasi totalità del pavimento è coperto di borse, sacchetti, sacchettini, materiale vario e questa volta, non si possono incolpare i bambini. Ci aspetta un aereo.
Da poco mi è stata rivelata la meta a sorpresa: si va in Corsica, il GR 20 ci aspetta.

 

INFORMAZIONI PRATICHE & SUGGERIMENTI

Scopro così che ci aspetta uno dei sentieri tra i più difficili in Europa: 180 km di traversata da Nord a Sud del Parco Nazionale della Corsica, tecnico, selvaggio e con i suoi 11.000-13.000 m+ ( a seconda delle fonti consultate). Il percorso tocca cime di 2500 metri, attraversa nevai e aree rocciose esposte per cui richiede buona dimestichezza con la media montagna e ottimo allenamento. Il periodo consigliato va da giugno a settembre, sperando di trovare un meteo clemente, eviterei di percorrere certi tratti sotto la pioggia o con poca visibilità poiché potrebbero rivelarsi seriamente pericolosi.

All'interno del parco è vietato campeggiare al di fuori delle aree dedicate presso i rifugi gestiti dall'ente responsabile. La prenotazione può essere effettuata tramite il sito ufficiale dell'ente ed è consigliabile provvedere con diversi mesi di anticipo.

Queste strutture sono presenti ogni 5-10 km (eccetto la tratta più lunga di 22 km per raggiungere il rifugio Manganu). Mettono a disposizione pochi posti letto, delle tende già montate con piccolo materasso (generalmente non le coperte) o aree dove poter montare la propria tenda. A volte sono disponibili delle piccole cucine o fornelletti, a volte anche una doccia calda. La cena va prenotata con anticipo, spesso è meglio arrivare entro le 20 per garantirsi un pasto caldo, in alcuni posti la prenotazione va effettuata entro le 18 e non c'è possibilità di contattare telefonicamente. La colazione viene invece servita solitamente dalle 7-8, ma viene data anche la possibilità di acquistarla takeaway. A volte viene  anche lasciato a disposizione un fornelletto e dell'acqua per prepararsi un caffè solubile, ma almeno caldo.

Il pernottamento prenotato online va pagato in anticipo mentre tutto ciò che può essere acquistato in loco, va pagato in contante per assenza del POS. Bisogna considerare una spesa media di 15-20 euro per un pasto e 10-15 euro per una colazione. Solitamente un pernottamento in tenda costa sui 15 euro a persona ( in caso non si riesca a raggiungere il rifugio prenotato e sperare in un posto libero in quello precedente, come è successo a noi).

Sono presenti anche strutture alternative, le "bergeries", simil agriturismi che possono offrire un pasto caldo con prodotti locali e spesso anche un posto letto. Solitamente la traversata è organizzata in un lasso di tempo che va dai 10 ai 15 giorni. Noi che ci vogliamo male, abbiamo tentato in 3 giorni. Per quanto riguarda il materiale, con il senno di poi non risparmierei sul peso del sacco a pelo, l'ultima notte passata battendo i denti, me la sarei risparmiata volentieri.

Si attraversano vari nevai, i ramponi o ramponcini sono utili. Come lo sono crema solare, occhiali da sole, cappello/bandana, materiale termico, coltello, accendino (che può eventualmente tornare utile per dar fuoco alle proprie calze all'arrivo visto quanto riusciranno ad appestare l’ambiente), cerotti per le vesciche, vaselina e anche cerotti tape per la protezione preventiva della pelle nelle aree dove vi è maggiore sfregamento. Consiglierei delle scarpe con ottimo grip evi anticipo anche di prepararvi a salutarle, le rocce sono spesso acuminate e verticali. Da non dimenticare lampada frontale e power bank, spesso molte persone usano le prese di ricarica e potrebbero non bastare per tutti.
Noi, viaggiando in coppia, abbiamo potuto essere molto romantici condividendo uno spazzolino, una salvietta, un tubetto di crema solare….

Probabilmente una dimostrazione di amore vero invece è l'essere riusciti a condividere la tenda, in assenza della doccia serale. Ah! “Last but not least” , straconsigliati i tappi per le orecchie. Basta un russatore professionista per creare una tendopoli di zombie della mattina.

Calenzana, il paese di partenza, è piccolo e ancora molto carino, non è molto difficile trovare un posto. E' raggiungibile da Calvi con navetta o con 20 minuti di taxi.
Mentre all'arrivo, a Conca, sbucati dal bosco, basta seguire la discesa asfaltata, al primo incrocio in centro paese è presente un ristorante bar, proprio dove si fermano le navette che collegano Porto Vecchio in circa 40 minuti. Da qui è disponibile un bus per raggiungere Ajaccio in 3 ore o è possibile spostarsi con il traghetto.

Per prenotare i rifugi il sito è il seguente: https://pnr-resa.corsica/

DAY ONE

Partiti all'alba, in pochi minuti da Calenzana si trova l'imbocco del percorso. Si percepisce subito che non è stato coccolato come i sentieri che percorriamo abitualmente. Con le sue rocce mobili e sporgenti e arbusti della macchia mediterranea, viene tenuto aperto dal semplice transito delle persone e così sarà tutto ciò che segue. La salita non si farà attendere e già dopo 5-7 km inizieranno le creste rocciose, a volte da arrampicare, oppure lastre di pietra su belle pendenze. L'eccessiva usura ha lisciato alcuni passaggi, un po' come il seno della statua di Giulietta a Verona, per cui attenzione, anche le suole più performanti non possono garantire un grande grip. 

Il primo rifugio, “d'Ortu di u Piobbu”, è in un'area ricca d'acqua e cascate, è in ricostruzione a causa di un incendio, ma attivo. Seguiranno poi tratti più tecnici e sarà possibile attraversare i primi nevai passando vicino al Monte Cinto (2700 m).

Abbiamo completamente sottovalutato il tempo di percorrenza, nei primi 50 km si sviluppa quasi la metà del dislivello positivo totale. Quando alle 7 di sera ci accorgiamo di essere ancora un bel po' indietro ed iniziamo a chiedere indicazioni ai rifugisti, ci rendiamo conto che saremo costretti a raggiungere il posto prenotato e sperare di trovare un posto libero lungo la via. Grazie anche a fantasiose indicazioni ricevute, ci troviamo al centro della tappa più lunga, 22 km che portano dal rifugio Ciottulu di i Mori  (stupenda alpe in quota) al rifugio de Manganu (altro stupendo pascolo in quota), con la luce agli sgoccioli e un bel dislivello dovendo scendere e risalire. Cercando di impietosire un pastore ad ospitarci, scopriamo che a 30 minuti si trova un albergo che ha creato un piccolo rifugio a lato. Anche se non è un rifugio ufficiale, riprendiamo la via sperando che le indicazioni siano corrette. Fortunatamente, niente notte sotto le stelle e addirittura un letto e persino una coperta. Arrivati troppo tardi, ci arrangiamo con un pasto d’emergenza usando le nostre scorte.

Rifilati nei sotterranei dell'hotel, ci guardiamo ridacchiando mentre io salto fuori da una doccia improvvisata e lui attende l'imbibizione dei suoi "spaghetti alla bolognese" liofilizzati, sgranocchiando patatine. La montagna ci ha rimesso al nostro posto, siamo stati stupidamente superficiali, ci è andata bene!

Un’occasione per rimettere in ordine le priorità, in un mondo dove siamo troppo comodi e troppo capricciosi, il valore della semplicità e la gioia di guadagnarsi l'essenziale diventano valori importanti. Si apprezza davvero una doccia quando si è sporchi, un pasto quando si è affamati, un letto quando si è realmente stanchi. Forse non apprezziamo più nulla perché non abbiamo più realmente bisogno di niente oggigiorno.

Sveglia puntata alle 4.00, domani si aggiungono 10 km al programma,  con la speranza di trovare dove potersi fermare a dormire. I nostri programmi sono saltati completamente, si vivrà letteralmente alla giornata.

DAY 2

L'obbiettivo di partenza era di provare a percorrere 70 km, sino al rifugio Prati, situato in un altro grande pascolo in quota. Sulla carta il dislivello era la metà del giorno precedente. In realtà ci siamo trovati ad attraversare altri nevai e aree complicate. Ci rassegniamo così a fare del nostro meglio e a fermarci dopo circa 60 km di percorso, al rifugio Capanelle. Arriviamo al pelo per un pasto caldo, c'è addirittura la pizzeria. Io riesco a scappare a fare una doccia calda prima di coricarci in tenda. Vicino a noi il campione olimpionico di russata lirica che vince anche la sfida con i tappi. La mia stanchezza riesce a farmi prendere comunque sonno finché nel pieno della notte mi accorgo di aver chiuso male il camelbag e di aver inondato mezzo materassino. Si dia il via alle sagginate!

DAY 3

Bene poco freschi e ben poco fiorellini, ripartiamo all'alba. Qui viene messo a disposizione  un fornello di cortesia per scaldare l'acqua e rendere meno triste il caffè solubile.
Bastano poche ore per comprendere che la carenza di sonno inizia ad alterarci, limitando la sopportazione del dolore, dei fastidi e la pazienza. E’ difficile avere la consapevolezza di non essere se stessi quando non si è in sé. Coscienti della poca coscienza e ricevendo il colpo di grazia dalla mappazza del panino di mezzogiorno, decidiamo di fermarci un'ora all'ombra di una roccia in cresta per riposare.

Scampando da vento e nuvole, arriviamo in serata al rifugio Asinau. Qui non ci  sono posti disponibili  e la cucina è  in chiusura 5 minuti dopo. Vedendo le nostre facce, i ragazzi al tavolo ci passano ciò che era rimasto del loro tagliere di formaggi con un sorriso. I rifugisti ci cercano un angolo nel container della sala da pranzo dove poter passare la notte ed il cuoco salta fuori dalla cucina con un piatto di lenticchie caldo. Dopo che il mio compagno ha risolto il problema della porta del container scardinata e dopo  averlo pregato di fare una doccia nonostante il freddo ( l'amore sarà cieco, ma non manca di certo d'olfatto), si riesce finalmente a riposare.

DAY 4

Riusciamo a raggiungere Conca giusto giusto per pranzo, che consumiamo nel baretto davanti alla fermata della navetta, con un'ora e mezza di tempo prima di dover ripartire.

Nonostante l'aver dovuto accettare di rallentare, sembra che i piani del destino fossero molto più precisi dei nostri. Mi chiedo che utilità abbia pianificare troppo il futuro quando il presente ha sempre mille alternative. Forse l'essenziale per vivere può essere davvero racchiuso in uno zaino da trail.


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